13 maggio. L’irritazione di Boniek per le voci di Maradona alla Juve. Mario Soldati vorrebbe Rummenigge

 

 

 

Lo scrivono anche in Germania. Maradona è destinato all’Italia. Chissà se hanno delle conferme per conto loro o se stanno rimasticando le voci arrivate negli ultimi i due giorni dall’Italia e dalla Spagna.

Così sembra, per la verità. La Bild parla della trattativa negli stessi termini presentati ieri dalla Gazzetta e l’altro ieri dal Mundo Deportivo. Ora è sicuro – scrive il più grande quotidiano tedesco – dopo un colloquio con il suo presidente Nuñez, l’argentino ha avuto il permesso di trattare con la Fiorentina e la Juventus.


Quello della Fiorentina è il nome che gira in Catalogna, quello della Juventus si fa in Italia.

Secondo la Bild il manager di Maradona, Minguella, l’uomo che perfezionò ll trasferimento miliardario del glocatore in Spagna, si trova già in Italia per concludere quest’altro affare

Ai tedeschi questa storia interessa da vicino perché l’anno prossimo arriverà in serie A pure Kalle Rummenigge. L’ha preso l’Inter qualche mese fa e martedi giocherà a San Siro in amichevole con il Bayern contro l’Inter. Pare che invece se ne vada Hansi Müller, Mazzola dice che gli dispiacerebbe

Ormai il calcio europeo è completamente senza frontiere anche per quanto riguarda l’interesse dei tifosi scrive stamattina Marco Degl’Innocenti sulla Gazzetta. Al campionato italiano – aggiunge il corrispondente dalla Germania – manca un solo grande nome, proprio l’asso argentino del Barcellona.

Oggi pomeriggio c’è l’ultima giornata di serie A. Con la Juve campione per la ventunesima volta, resta da stabilire chi si salva, chi retrocede, chi va in Coppa UEFA, chi vince il titolo di capocannoniere: Michel Platini ha segnato 20 gol e Zico sta a 19. Oggi Genoa-Juventus e Udinese-Milan.

Questa storia di Maradona alla Juventus sta indispettendo Boniek. Stamattina la Gazzetta dà grande risalto alle sue parole. «È assurdo – dice – aspettare la finale di coppa per dirmi se resterò o se dovrò partire». Così pare che stiano le cose. Il 16 la Juventus gioca a Basilea contro il Porto per la Coppa delle Coppe. Se vince, tiene Boniek. Se perde, cambia. Ieri il Porto ha segnato 8 gol contro l’Estoril nell’anticipo di campionato, Gomes ha fatto una tripletta. 

«Ma allora cosa facciamo – dice lui – tutto dipende da novanta minuti? Mi rifiuto di pensare una cosa del genere. Leggo che al mio posto arriva Robson, poi Zico. Mi dispiace che di fronte a queste voci la Juve non abbia mai smentito ufficialmente. Lo so che i tifosi sono con me. Però non vorrei che il giudizio degli sportivi fosse l’elemento decisivo per la mia riconferma». 


Non si sa bene a cosa credere. Lodovico Maradei è una grossa firma della
Gazzetta, stamattina nel suo commento di introduzione all’ultima giornata ha scritto: E siamo giunti alla fine. Il campionato 83-84 passa la mano mentre impazzano le notizie, le anticipazioni, le indiscrezioni (le bufale…) su quello prossimo

Perché parla di bufale? Ce l’ha con la storia di Maradona? Oppure si riferisce a qualche altra trattativa. Ce ne sono in giro in quantità industriale. La Gazzetta scrive che la decisione dell’Udinese di cedere Zico e di sostituirlo con Socrates ha provocato la reazione del Verona, che si è buttato a sua volta sul centrocampista del Corinthians e intanto parla con l’attaccante dell’Atletico Mineiro, Vinicius. Nella corsa a Socrates – continua David Messina sulla Gazzetta – si è inserito a sorpresa anche il Napoli che vorrebbe inoltre scambiare Ferrario con Daniel Bertoni. Il capitano del Liverpool, Souness, ha confermato che verrà in Italia: favorita la Sampdoria

Dalla Spagna non ci sono novità. Mundo Deportivo oggi ha pubblicato un ritaglio della prima pagina della Gazzetta di ieri. L’unica parte del giornale in cui si parla di Maradona è nelle poche righe che segnalano un’amichevole del 26 allo stadio Olimpico di Caracas: Barcellona-Udinese, Zico contro Maradona, il duello saltato in Friuli l’8 maggio.

 

LA POLITICA

 

CHE ALTRO SUCCEDE NELLO SPORT

  Ora è definitivo il ritiro dalla boxe di Ray Sugar Leonard, tornato sul ring dopo due operazioni agli occhi. È stato messo al tappeto da Howard alla quarta ripresa, s’e rialzato, ha vinto per fuori combattimento tecnico alla nona, ma si è reso conto di non essere il campione di una volta ed ha annunciato che adesso basta. Loris Stecca è partito per San Juan di Portorico, dove il 26 maggio difenderà il suo titólo mondiale contro Callejas. 

 

VOCI 

Mario Soldati alla Juve vorrebbe solo Rummenigge

 ➣  Mario Soldati, ma il calcio è romanzo o poesia?

«Le partite di coppa sono liriche; il campionato un racconto, intricato, stendhaliano».

 ➣  Lei è nato da una famiglia altoborghese di Torino. È vero che fu «obbligato» a tifare bianconero perché in quel periodo la passione granata era esclusiva della plebe?

«Ma che obbligato e obbligato! Ho studiato all’Istituto sociale dei gesuiti, la scuola snob della città. E al Sociale c’erano molti ragazzi che giocavano tra i bianconeri: Valerio Bona, attaccante, figlio di un ricco industriale del cotone; il marchese Giriodi di Monasterolo, biondo e riccio, centromediano. Cosi tifavamo per questi nostri compagni. Ma tra noi c’erano anche sostenitori granata. Indossavano sempre qualcosa che avesse il colore della loro squadra. Li guardavamo con spirito quasi razzista. Per noi erano dei “diversi”. E passando davanti alle case dove abitavano si diceva: guarda, guarda, lì abita uno che tifa Torino» 

 ➣  E allo stadio per la prima volta quando ci andò?

«Non avevo plù di 10 anni. A Mirafiori, in primavera, su un prato verde squillante, casacche granata e bianconere. Un’esplosiva armonia di colori, una suggestione pittorica».

 ➣  Allora era un derby?

«Ma che derby e derby. Il derby è una corsa per cavalli di 3 anni che si disputa a Epsom. Chiamare derby una sfida straeittadina è segno di provincialismo. È una parola stupida, non bisogna usarla».

 ➣  Lei ha detto: il potere è sempre di destra…

«Chi lo esercita, lo difende. Ci faccia caso: i grandi uomini politici, pur rivali in Parlamento, restano grandi amici. Quello è il potere».

 ➣  Anche il potere di «sinistra», anche quello comunista?

«Se i comunisti andassero al potere confermerebbero i carabinieri. Anche se poi magari li chiamerebbero in un altro modo. Palmiro Togliatti (segretario del Pci dal 1927 al 1964) conoscendo bene Torino e sapendo cos’era la Juve, rimase tifoso del bianconeri nonostante ci fossero più socialisti e comunisti tra le file dei sostenitori granata. Probabilmente pensava di riscuotere simpatie tra i borghesi e i capitalisti e magari ottenere anche qualche voto in più. Siccome la politica è più importante dello sport, nessun comunista granata avrebbe cambiato bandiera perché lui era juventino, ma qualche juventino senza bandiera avrebbe potuto votare per lui proprio perché tifava bianconero. E sì, in politica esistono anche queste speculazioni».

 ➣  È vero che giudica John Charles il più entusiasmante giocatore di tutti i tempi?

«Supera in fascino Rosetta e Caligaris.  Rappresenta il mito del gigante buono. Il suo scatto era una partenza del 100 metri. E via, con i gomiti stretti, dritto al gol. Altro che takles! Vedendolo così molti si scansavano. E mai un richiamo, né un’ammonizione».  

 ➣  E Pelé?

«Non mi ha impressionato. Bobby Charlton sì. Un eroe dell’Eneide. Spirituale, ragionatore. Charles commuoveva, Chariton si faceva ammirare».

 ➣  Ma la Juve di Boniperti e di Karl e John Hansen, campione d’Italia nel 1950 e nel 1952, vincerebbe davvero per 4-0 contro quella di Platini?

«Sciocchezze! Le prenderebbe. Era inferiore anche alla Juve di Sivori. Quella che vinse 4 titoli tra il 1957 e il 1961».

 ➣  Boniperti dice che in una sfida con Gentile si sarebbe divertito…

«Nessuno può farsi beffe di Gentile. Fa paura a tutti. E questo non è soltanto un complimento».

 ➣  E Rosetta?

«Un artista del fallo, colpi secchi, da vicino. Nessuno se ne accorgeva. Dopo ogni partita perduta ripeteva: “E pensé ch’i l’uma perdu ‘na partia ch’i pudia paregé cumudament” (e pensare che abbiamo perso una partita che avremmo potuto pareggiare comodamente). Se invece la gara era finita con un pareggio cambiava leggermente il ritornello ripetendo: “E pensé ch’i l’uma paregià ‘na partia ch’i pudia guadagne cumudament” (e pensare che abbiamo pareggiato una partita che avremmo potuto vincere comodamente). E poi era un eccellente giocatore di poker, inferiore solo a Gabetto».

 ➣  Lei è stato un buon ciclista, scalatore …

«Ero leggerissimo, un fuscello. Capace di salire per chilometri sempre sui pedali, senza appoggiarmi mai al sellino. Come Trueba, “la pulce dei Pirenei”. Ma in discesa frenavo. Mi facevano paura quelle maledette rotaie. Invidiavo Bartali. Anche i francesi lo applaudivano. “Sourtout descends bien” (è soprattutto un gran discesista) diceva di lui Jacques Goddet, direttore di corsa al Tour» 

 ➣  E i campioni del pedale che l’hanno affascinata di più?

«Girardengo, Brunero, Binda, tutti piemontesi o quasi, e tutti scalatori».

  Però Girardengo era più passista e velocista che scalatore …

«Ma nei momenti decisivi sapeva anche volare su».

 ➣  Moser e Saronni?

«Sono stato più per Binda che per Guerra, più per Coppi che per Bartali. Ma tra Moser e Saronni non so decidermi. Qualcosa mi frena. Forse perché Moser dovrebbe essere lo scalatore e invece fa il passista e Saronni, che dovrebbe essere passista, è scalatore».

 ➣  E il Giro chi lo vince?

«Spero sia il momento di Baronchelli».

 ➣  Partito per gli Stati Uniti nel 1929 tornò in Italia nel 1931. È vero che la cacciarono dalla Casa Italiana che l’ospitava perché trovarono una donna nel suo letto?

«Volevo diventare cittadino americano. Me lo vietò la depressione economica. Sì, quella ragazza nel letto c’era: Marion, che poi divenne la mia prima moglie. Fu uno scandalo. E per quella che definirono irrequietezza morale non mi fu assegnato l’incarico di lettore all’università di Charlottesville (Virginia) che mi spettava. Ma c’erano anche altre ragioni».

 ➣  Ha detto: adoro gli americani perché sono europei…

«Conservano i valori che dominavano l’Europa quando il vecchio continente significava qualcosa: fede, onore, amore, il bene, il male, idee chiare. Loro sono Europei che vivono con il rimorso di aver abbandonato l’Europa. -E noi? Dopo il crollo dell’Europa sopravviviamo sognando gli Usa. Vorremmo essere americani per essere europei».

 ➣  Nel 1935, per una scommessa, andò a piedi dal lago d’Orta a Milano…

«Partii con un amico a mezzanotte. All’alba arrivammo a Gallarate e là, esausti, salimmo sul primo tram» 

 ➣  Ma è vero che durante il fascismo leggeva soltanto giornali sportivi?

«Gli altri quotidiani mi facevano schifo. Anche la Gazzetta dello Sport era fascista, ma un po’ meno. Poi ero un colitico cronico (negli Usa avevo bevuto whisky terribile e cattivissimo gin) così mettevo la “rosea” dentro i pantaloni per riparare la pancia dalle fresche brezze estive».

 ➣  Ha detto: Tolstoj è il più grande regista del mondo. E Falcao?

«Non si dice Falcao. Faucon, Faucon. Nasale. Non riesco a giudicarlo con serenità. È un temibile avversario della Juve. Credo sia un ipocrita. Molto virile nella volontà di potenza e di gloria, molto femminile nella voluttà di sentirsi amato».

Ma se gli attribuiscono persino un flirt con Ursula Andress…

«Infatti quella lì sembra proprio un ragazzo».

 ➣  Brady?

«Un tipo vecchia Inghilterra: onesto e provinciale. Impassibile, è l’uomo dei rigori infallibili. Con lui in campo, l’anno scorso la Juve non avrebbe perso né la sfida con il Torino, né lo scudetto. E con Platini andrebbe molto d’accordo».

 ➣  Wilkins?

«Un distributore. Vale meno di Falcao e meno di Platini. Il francese sa trasformarsi anche in punta travolgente».

 ➣  Ma Boniek lo cederebbe?

«Le sue sgroppate da terzino-in-fuga ricordano quelle di Caligaris. Entusiasmano la gente. E lui si commuove. Con la folla del Comunale ha proprio un rapporto d’affetto, di tenerezza. Guai spezzare un amore così. E proprio ora che il polacco riesce a farsi capire».

 ➣  È vero che Vittorio Pozzo le era talmente antipatico che negli anni Trenta ha sempre fatto il tifo contro gli azzurri?

«Era ingenuo ma brutale. Eccitava la squadra. Bisogna vincere a tutti i costi, diceva. E quelli non avevano gran rispetto per le gambe degli avversari».

 ➣  Invece Bearzot l’appassiona…

«È austroungarico. Come Zoff e Vecchiet. Il Mundial l’abbiamo vinto grazie a loro».

 ➣  Sostiene che nel cinema la cinepresa deve restare ferma. Allora il centrocampista ideale è quello che corre poco?

«Guardi i film di Chaplin, Ford, Wilder, Truffault, Rene Clair: il movimento della macchina non si avverte mai. Dev’essere il sentimento, l’ispirazione a trascinare la tecnica. Gli spostamenti convulsi sono inspiegabili, arbitrari: svolazzi per nascondere qualcosa in cui non si crede. È così anche in letteratura: non si giudica uno scrittore per una bella frase, per un aggettivo. Lo stesso vale in campo. Un buon centrocampista sta dove deve essere» 

 ➣  A cena con il commendatore Gianni Agnelli, cosa direbbe?

«Vale la pena di sostituire Boniek solo prendendo Rummenigge. E credo che l’Avvocato non abbla comprato il tedesco per una questione di buon gusto. Per non sopraffare gli avversari».

 ➣  Indro Montanelli ha detto che Agnelli somiglia a Napoleone ma, se si lascia travolgere dall’ambizione calcistica, rischia di trasformarsi in un barbaro Attila…

«Invece Agnelli è un Attila che, per lungimiranza politica, cerca, finché può di essere un Taillerand».

 ➣  George Bernard Shaw ha scritto: si commette sempre lo stesso errore. Qual è quello della Juve?

«Quello di cercare troppo di vincere la coppa dei Campioni. Dovrebbe conquistarla senza pensarci, naturalmente, “en souplesse” (in scioltezza)».

 ➣  Nel 1952 lanciò Gina Lollobrigida come attrice drammatica nel film “La provinciale”. Com’era a quei tempi?

«Molto bella e molto provinciale».

 ➣  E Sofia Loren?

«Provocante. Tutte e due, ciascuna a suo modo, molto avvedute. Su questo non c’è dubbio».

Suo figlio Giovanni è fidanzato con Stefania Sandrelli: le ricorda le dive di allora?

«È ancora una diva di allora. In lei c’è il fascino, delizioso e affettuoso, dell’Italietta».

 ➣  Ha detto: Torino è morale e pulita, ama l’ordine anche quando si ribella. Roma è corrotta e corruttrice, attira ambiziosi e truffaldini, respinge gli umili e gli onesti, spegne l’entusiasmo dei giovani. Ha sofferto molto per lo scudetto giallorosso dell’anno scorso?

«Molto, sì. Non perché ha vinto la Roma, ma perche Roma approfittava di quella vittoria per attribuirsene la gloria».

 ➣  E tiferà Liverpool nella finale di coppa dei Campioni?

«Eh sì, purtroppo sì. Con tutto il bene che mi sforzo di avere per la squadra di Andreotti, sì, purtroppo sì». 

 ➣  Ma quest’anno lo scudetto alla Juve l’ha ripagata?

«Credevo di provare un piacere più forte. Invece la gioia è meno intensa di quanto sarebbe stato lo sconforto per una nuova sconfitta».

 ➣  L’Unione sovietica e altri Paesi comunisti hanno annunciato che non intendono partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles…

«Spero si tratti di una manovra per ottenere maggiori concessioni di carattere propagandistico».

 ➣  Il 17 giugno si tengono le elezioni europee: voterà per Alberto Moravia o per Enzo Tortora?

«Per nessuno dei due. Sono iscritto al PSI dal 1943. E queste elezioni mi sarebbe piaciuto viverle da candidato».

 ➣  Il generale Giovanni Corvetto, suo bisnonno materno, nel 1862 arrestò Giuseppe Garibaldi a Figline Valdarno. Il maresciallo. Arnaudi, protagonista del suo ultimo sceneggiato televisivo, chi arresterebbe alla fine del campionato?

«La Juve ha vinto e to ho stracciato il lungo elenco degli arbitri e degli avversari indiziati di reato».

 ➣  E il premio Strega 1984 per la letteratura a chi lo assegnerebbe?

«A Francesca Duranti» 

 ➣  E quello per il calcio?

«A Vignola, naturalmente».

intervista di enrico parodi, la Gazzetta dello sport 13 maggio 1984

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