Processare la VAR è una battaglia persa. Ora ci provano in Francia

    Non c’è nulla che in Italia non abbiamo già detto, sperimentato e visto. Il vantaggio di aver avuto la VAR per primi. Per primi ci siamo entusiasmati, per primi siamo insorti, per primi siamo diventati perplessi e confusi, per primi abbiamo detto che c’era poca VAR e un attimo dopo ce n’era invece troppa. E così uccide le emozioni. E dov’è il fascino dell’errore. Ma perché non va almeno a rivedere. Ma perché vanno a rivedere tutto. Cose così, ormai le conosciamo. Abbiamo imparato i nomi di chi resiste e di chi rimesta l’acqua per renderla limacciosa.

Un po’ per volta ci arriva il resto d’Europa e in questi giorni è il turno della Francia. Stamattina L’Équipe dedica la prima pagina alla questione con un titolo significativo: È il momento di rivedere tutto. Ecco. 

Il giornale mette in fila gli inevitabili errori e scrive che da diversi mesi il mondo degli arbitri è in tempesta. Un tumulto che ha fatto una prima vittima, Stéphane Lannoy, responsabile del settore professionisti. È stato licenziato dalla federazione, suo datore di lavoro. In effetti no, in effetto questo da noi non succede. 

Antony Gautier, direttore del settore, ha parlato con il giornale francese per la prima volta dall’inizio di questa crisi. Dice che c’è stato un utilizzo sbagliato della video-assistenza in qualche caso, la decisione finale non ha corrisposto a quanto tecnicamente era previsto, ma ci tiene a sottolineare il mezzo gaudio del mal comune, che non si tratta di un fenomeno esclusivo, né di questa stagione, né della sola Francia.

«Ci sono sempre state situazioni che hanno portato a decisioni poco comprese o nient’affatto comprese». Tuttavia Gautier fa notare che la VAR in Francia ha rimediato al 74 percento degli errori. «È impossibile dire che non funzioni. È vero che c’è un margine di miglioramento. Ma non raggiungeremo mai il 100% di successo, le regole del gioco non lo permettono. Anche con la VAR non riusciremo ad arrivare a zero errori».

 

     L’Équipe ha così apparecchiato un piccolo dibattito interno, tra chi resta favorevole e chi vorrebbe aboliarla. Il partito radicale della cancellazione è guidato da Jean-Philippe Leclaire, il vicedirettore, biografo di Michel Platini e autore di un bellissimo, definitivo documentario sull’Heysel [qui]. 

Scrive Leclaire che la VAR uccide il sentimento. Ecco. Ogni sabato pomeriggio e ogni lunedì sera, la stessa felicità: gioia sfrenata dopo i gol assegnati, arbitri che sbagliano, del resto sono umani, senza che la partita venga spezzata da interminabili interruzioni e senza che il post-partita sia inquinato da discussioni. Che sollievo è la serie B senza la VAR. Anch’io ho creduto nella tecnologia, mi sbagliavo. La questione non è più nemmeno se il VAR serva a qualcosa, ovviamente sì, il problema è il prezzo da pagare: uccide l’emozione. La cosa peggiore è che il VAR arriverà la prossima stagione in Ligue 2. Viva la Nazionale», conclude Leclaire – certamente senza malizia, senza ricordare il tocco di mano con cui Thierry Henry portò a un gol decisivo nello spareggio contro l’Irlanda per andare ai Mondiali 2010. L’ammutinamento di Knysna fu il castigo dell’Olimpo. 

Yves Leroy, capo della sezione calcio del giornale francese, è invece dalla parte della VAR perché consente di rimediare alla cecità di uomini e donne. Casomai sono altri i sensi da riattivare, bisogna ritrovare l’udito per ascoltare il suggerimento di andare alla VAR e bisogna ritrovare la voce per spiegare tutto bene al pubblico. 

Le attuali battute d’arresto nel video-arbitraggio – spiega – dimostrano solo che il pilota di un ultraleggero potrebbe rimanere disorientato dai comandi di un A380. La VAR non ha motivo di essere messa in discussione, a differenza del suo metodo di utilizzo – il come, il quando – che dovrebbe essere chiaro per consentire di escludere pregiudizi umani o addirittura politici. Quando viene usata bene, la VAR avvicina a un risultato più esatto, offrendo in giustizia ciò che costa in emozione. Nessun geometra tornerebbe a misurare in pollici e piedi solo perché non sa come utilizzare un misuratore laser»

Nel sondaggio aperto ai lettori, alle 8.30 di stamattina il 71% è contro la cancellazione. 

 

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