Adolf Wiklund aveva già 37 anni. Era stato un discreto calciatore, un buon corridore tra i campi, prometteva pure in pista sugli ostacoli. È così che vanno in genere le cose nel nord Europa, c’è una pratica diffusa prima che arrivi una specializzazione.
Wiklund lavorava come tecnico di volo in un aeroporto militare, solo avanti negli anni si diede allo sci di fondo e col tempo aggiunse il fucile ai due sci. Riuscì a veder nascere i Mondiali di biathlon e oggi lo ricordiamo come il primo campione del mondo di sempre, oro sulla distanza dei 20km, trascinatore pure della staffetta – non ancora una gara ufficiale.
Sessantasei anni dopo quell’esordio minimo a Saalfelden, questo sport nato forse nella seconda metà del Settecento come gara fra soldati svedesi e norvegesi, mette in scena a Nove Mesto in Cechia la 59esima edizione dei Mondiali. I titoli in palio sono saliti progressivamente fino a 10.
Il primo è già andato alla Francia, nella staffetta mista, davanti alla Norvegia. Sono i paesi che hanno dominato due degli ultimi tre medaglieri. Éric Perrot ha avuto il compito di lanciare la sua squadra, i più quotati Quentin Fillon Maillet, Justine Braisaz-Bouchet, Julia Simon – per raccogliere il primo titolo della sua carriera. La Norvegia ha pagato i pasticci al poligono in prima frazione di Johannes Boe [“Chissà, forse la pioggia gli ha dato fastidio”, Sciare Magazine].
Una gara che ha perfino rischiato di essere rinviata. A Nove Mesto, questo posto a 600 metri d’altezza dove il più grande datore di lavoro locale è l’ospedale, la neve non s’è fatta vedere fino a due giorni dalla manifestazione. C’è stato un via-vai di camion che si attrezzavano per una situazione d’emergenza, in ogni caso – scrive L’Équipe – “siamo lontani dalla cartolina di Babbo Natale con gli abeti innevati. In un mondo che diventa sempre più caldo, un sito arroccato a soli 600 metri di altitudine non ha un grande futuro davanti a sé”.
L’oro francese arricchisce la casistica sportiva di squadre che vincono senza amarsi. Prendiamo Julia Simon, la quarta staffettista. È la detentrice della Coppa del mondo. All’inizio di luglio L’Équipe ha rivelato l’esistenza di due denunce presentate contro di lei per frode con carta di credito. Una è stata firmata da Justine Braisaz-Bouchet, la terza frazionista. L’onda mediatica è montata e da allora Simon deve convivere con questa storia. La sua risposta è stata una contro-denuncia contro ignoti per furto di identità. Aveva iniziato la stagione in modo balordo, si è ripresa fino a sommare alciuni podi in Coppa del mondo, vincere la mass start di Anterselva, far risalire le statistiche di tiro in posizione prona al 91 percento. Scrive L’Équipe che è carica, concentrata, attentissima. Fa le interviste portando la mascherina.
Le gare sprint di Coppa sono state vinte da Justine Braisaz [due], Lou Jeanmonnot [una] e dalla norvegese Ingrid Landmark Tandrevold [due]. Julia Simon ha il pettorale 2, Lou Jeanmonnot il 5, la svedese Hanna Oeberg il 6, Justine Braisaz-Bouchet il 21, Ingrid Landmark Tandrevold il 26.
L’Italia fa affidamento su Lisa Vittozzi, due terzi posti in Coppa nella specialità finora. Le altre azzurre al via: Dorothea Wierer, Samuela Comola e Michela Carrara. Wierer ha parlato alla vigilia con Mario Nicoliello per il Messaggero.
“Ha già deciso per il futuro – si legge – ma preferisce evitare annunci prima della chiusura di una stagione sin qui stregata. Si è presa quattro volte l’influenza («Febbre, tosse, raffreddore a ciclo continuo, mi sentivo distrutta e non riuscivo a uscire di casa»), ha saltato in blocco le tappe tedesche di inizio anno, è rientrata in corsa sulla neve casalinga di Anterselva, ma il suo reale stato di forma resta un’incognita: «Non ho più vent’anni e lo sento. Il fisico ha bisogno di più tempo per recuperare. Dopo essere stata completamente ferma per dieci giorni nel ripartire mi sembrava di essere all’inizio della preparazione in primavera». Per fortuna, dopo aver concluso anzitempo l’ultimo allenamento in cui un gallo cedrone le ha sbarrato la strada, è volata regolarmente da Bergamo a Praga («Dopo dieci anni in valigia ho rimesso l’uncinetto, che non toccavo dai Giochi di Sochi. Vorrei ricamarmi alcune fascette da indossare in gara») e da lì ha raggiunto in autobus il centro della Moravia, un luogo per lei magico. «Resto senza parole quando vedo le adolescenti di adesso che sono già professioniste, con alimentazione serrata, tempi di recupero fissati, controllo frequente delle pulsazioni. Aspetti dei quali io mi disinteressavo totalmente alla loro età»”.
RETRO – Il biathlon che fu vergogna per Mussolini
Negli archivi della Gazzetta dello sport, c’è questo resoconto di Francesco Ceniti su quanto avvenne nel gennaio del 1924, quando Benito Mussolini – da meno di 2 anni al potere grazie alla marcia su Roma – ha bisogno “di fatti concreti – dice Ceniti – per esaltare il regime. Ci sono malumori tra i gerarchi più duri, il delitto Matteotti del giugno successivo segnerà il punto di non ritorno. Ma in quel gennaio, Mussolini cerca il consenso attraverso il Biathlon, ammesso alle prima edizione dei Giochi invernali, in Francia a Chamonix. Una sola gara a squadre, riservata a formazioni militari da 4 capitanate da un ufficiale. Alla gara parteciparono Finlandia, Svizzera, Francia, Cecoslovacchia, Polonia e gli azzurri, guidati da Pietro Dente, sottotenente degli Alpini, con Goffredo Lagger, Albino Bich e Paolo Francia, tutti classe 1901. La sfida si svolse sotto una tormenta di neve, con continui colpi di scena. Uno, riguardò gli italiani: di loro si persero le tracce, mai arrivati al traguardo, letteralmente scomparsi. Forse la rottura di uno sci ne provocò il ritiro, fatto sta che quando la notizia arrivò a Roma, fu tenuta nascosta”.
IL PROGRAMMA
ven 9 ore 17.20 Sprint donne | sab 10 ore 17.05 Sprint uomini | dom 11 ore 14.30 Inseguimento donne | 17.05 Inseguimento uomini | mart 13 ore 17.10 Individuale donne | merc 14 ore 17.20 Mass start uomini | giov 15 ore 18 Staffetta singola mista | sab 17 ore 13.45 Staffetta donne | 16.30 Staffetta uomini | dom 18 ore 14.15 Mass start donne
in tv su Eurosport e streaming su Eurovision Sport [qui]