Niente fischietti, la questura di Milano ha deciso che non si può. La contestazione del tifo interista contro Romelu Lukaku domani dovrà essere nature, alla Trapattoni, con i mignoli posizionati ai bordi delle labbra, oppure indice e pollice in bocca, sotto la lingua. Gianni Visnadi sul Giornale dice così “la prossima volta, gli ultrà imparano ad annunciarlo con un mese di anticipo. Niente fischietti, ma la contestazione rimane, basta che non sfoci là dove non sarebbe ammissibile, coi riferimenti alla pelle dell’ex amico Lukaku. Il bello è che tutti chiedono che sia Inter-Roma e poi si comportano perché diventi Inter-Lukaku. Dal parlarne troppo romano, prima Mourinho e poi Tiago Pinto, al non parlarne per nulla milanese, oggi Inzaghi resta in silenzio, o meglio a fare parlare gli altri, rivelando telefonate inedite e curiose. Lukaku solo nella cronaca, fine pena mai”.
Gabriele Romagnoli su Repubblica racconta il ritorno del belga a San Siro con un approccio cinematografico e un richiamo al Giudizio Universale, il classico di Vittorio De Sica. “Non oggi, domani. Non a Napoli, a Milano. Non per tutti i peccati e i peccatori, ma per uno solo e per un’unica colpa. In nome e per conto. Una sineddoche. Ancora tu, l’incorreggibile. Un tribunale di trentamila senza macchia scaglierà il primo fischio nell’arena. Torna Lukaku, niente è perdonato. Per chi si fosse chiesto dove stesse il confine tra l’indifferenza e l’indignazione e quando ma quando mai la coscienza di un popolo potesse ribellarsi allo sgarbo, ecco la risposta. Di tutti i tradimenti conta e va esecrato quello del centravanti belga. Ci sono politici che hanno cambiato bandiera, col favor delle tenebre e di un posto al sole. Opinionisti che hanno sostenuto tutto e il suo contrario, senza nemmeno sapere che cosa significhi esser sofisti, individuando la parte scoperta in commedia o nel talk. Uomini e donne che sono svaniti (l’abbiam fatto in tanti) dentro una bolla di non detto, spegnendo il telefono e bloccando i contatti. Anche per loro paga Lukaku. Anche per noi, giacché il modo migliore di non riconoscere le proprie responsabilità è quello di individuarle in un altro”.
Marco Ciriello su Domani invece guarda alla letteratura e dice che “alla fine, come in Shakespeare, è il tradimento che genera la trama anche nel calcio. Senza i traditori le partite sarebbero una noia. Va bene Pep Guardiola e il suo farsi Onu-calcistico, va bene Gigi Riva che come Gesù nel deserto resiste alla tentazione, ma poi servono i Romelu Lukaku per animare le domeniche. Se Lukaku avesse anche uno Shakespeare ci sarebbero le dichiarazioni in conseguenza, con striscioni alla domenica successiva e nuovo appuntamento all’Olimpico ed ecco la saga, e il filo sul quale danzare. Jorge Luis Borges, uno specialista in tema di tradimento, in Finzioni affronta l’argomento in due racconti: Tema del traditore e dell’eroe dove si sofferma su come il traditore agisca per propria mano, quasi in un istinto di consacrazione; e nelle “Tre versioni di Giuda” dove in quella più interessante senza Giuda non c’è Gesù e quindi niente trama e protagonista e ossessioni seguenti. Borges legge il tradimento come un gioco di scatole cinesi o specchi dove il traditore accende la trama e consacra l’eroe. Gioca il traditore, tradisce il giocatore.
domani ore 18 in tv su Dazn