SETTE CILINDRI | Un, due, tre, Stella: sta crescendo la McLaren
di roberto liberale
① PANORAMI La differenza tra Max e Pérez
Verstappen è tornato a volare e la Red Bull è la regina. Tutte le speranze di rivedere la scuderia di Chris Horner in difficoltà come a Singapore si sono sciolte al sole di Suzuka già tra venerdì e sabato. In realtà scriviamo di Red Bull, ma potremmo scrivere quasi del solo Verstappen, una sorta di Red Max o Max Bull che dir si voglia, visto che con i suoi 400 punti sopravanza da solo la somma delle due Mercedes di ben 95 punti. L’assenza di Pérez dal podio per 8 gare su 16 non ha impedito la conquista anticipata del titolo costruttori, con 623 punti contro i 305 della Mercedes. È probabilissimo che il distacco record di 297 punti della Mercedes sulla Red Bull, che risale al 2016, venga aggiornato a fine campionato.
Pérez continua invece a stupire in negativo già dal sabato, con un tempo di qualifica di 8 decimi più lento di quello del suo compagno di squadra. Poi una gara confusionaria, due posizioni perse in partenza e una collisione con Hamilton che lo ha costretto a cambiare il musetto, facendogli perdere altre posizioni. Nel frattempo era entrata la Safety Car, ma Pérez aveva fretta di recuperare. Così tanta fretta che ha finito per sorpassare, in uscita dalla pit-lane, alcune vetture che lo precedevano. Ma in regime di Safety Car non si può, e sono arrivati 5 secondi di penalità. Nove giri dopo, Checo è andato ancor più nel pallone e ha buttato fuori pista Magnussen. Altra penalizzazione. Così, dopo appena due giri, il muretto ha messo fine al calvario richiamando definitivamente Pérez ai box. Ma dopo un po’ in Red Bull si sono resi conto che mancava ancora la penalità da scontare. E qui è andata in scena una situazione tanto originale quanto bizzarra. Dopo 25 giri dal ritiro, Pérez è stato spedito in pista per fare un giro, fermarsi ai box per azzerare la penalità e scendere definitivamente dalla macchina. In caso contrario, la penalità se la sarebbe ritrovata sul groppone nel prossimo GP del Qatar. Un siparietto che Horner e i suoi avrebbero volentieri evitato. La differenza di guida e di gestione della Super Red Bull tra lui e Verstappen è sempre più imbarazzante. Checo ha un contratto fino a fine 2024 e, almeno a parole, è intoccabile. Vedremo se i mangia-piloti che risiedono a Milton Keynes resisteranno alla tentazione di sostituirlo
② SCOPERTE La prima volta di Piastri sul podio
La McLaren è ancora una volta sul podio, stavolta doppio. Ha raggiunto così la Ferrari a quota 5, con la prima volta di Oscar Piastri. Un pilota anch’egli considerato predestinato, al di là dell’abuso che si fa di questo termine. Con 22 anni, 5 mesi e 18 giorni, il pilota australiano è il 19esimo più giovane a salire sul podio. Erano tre anni che un under 23 non arrivava tra i primi tre in un Gran Premio. L’ultimo fu Norris, che nel GP di Austria 2020 si piazzò terzo ad appena 20 anni, 7 mesi e 22 giorni. E Lando non ha perso l’abitudine, visto che, con il secondo posto di Suzuka, ha raggiunto quota 10. Tutti però ancora senza vittorie. La McLaren è diventata una realtà consolidata. La sua rincorsa post aggiornamenti è arrivata tardi, ma ciò non le ha impedito di mettere al sicuro il quinto posto in classifica costruttori, ma con un occhio al quarto. La Aston Martin, che ormai raccoglie solo briciole, la precede ormai di soli 49 punti. La scuderia di Zak Brown e Andrea Stella le ha mangiato 53 punti solo nelle ultime due gare.
③ ORIZZONTI I mezzi bicchieri della Ferrari
La Ferrari va giudicata nell’ottica del bicchiere mezzo pieno. Leclerc è arrivato ai piedi del podio, ma per soli 7 secondi. Inoltre, aver mantenuto praticamente invariato il distacco dal secondo posto della Mercedes, il tutto su un circuito considerato inadatto alla Rossa, è un buon risultato. Sempre che il secondo posto in classifica costruttori possa essere considerato dalle parti di Maranello e dai tifosi della Ferrari come un obiettivo stagionale. Gli errori sono ormai ridotti al minimo e entrambi i piloti sembrano molto concentrati. È chiaro che alla Ferrari si chiede sempre il massimo, la pressione sulla scuderia di Maranello è sempre enorme. Ma riuscire a chiudere la stagione come seconda forza, con il cameo della vittoria di Sainz che ha interrotto il dominio Red Bull, sarebbe un ottimo finale di stagione.
④ STRUZZI La nuova pelle della Mercedes
La Mercedes non manca mai dalla classifica finale. La politica dei piccoli passi è l’unica possibile per la scuderia di Toto Wolff in questo momento. A Toto saranno venuti i brividi durante i duelli tra i Russell e Hamilton, in barba a chi afferma che lottare tra compagni di squadra sia spettacolare. Un’uscita di pista di uno dei due, o addirittura di entrambi i piloti, dopo il ritiro di Russell a Singapore all’ultimo giro, sarebbe stata un evento disastroso. La scuderia di Brackley si deve difendere dagli assalti della Ferrari, e sta nel frattempo consolidando il terzo posto in classifica piloti di Hamilton, che sta pian piano distaccando Alonso e la sua Aston Martin, che sembrano non riuscire più a risalire la china. E i 33 punti di ritardo di Lewis dal secondo posto di Sergio Pérez non sembrano neanche più tantissimi, considerate le disavventure di Checo. Chiudere con un doppio secondo posto nelle due classifiche sarebbe davvero un risultato enorme per una scuderia che non ha avuto nessun exploit, ma che ha accettato il proprio ruolo di comprimaria con grande pragmatismo.
⑤ TRACCE Il Sargeant nella neve
Il mercato piloti in vista della stagione 2024 è stato assolutamente bloccato. Nove coppie e mezzo su 10 sono state confermate, il che non permetterà, quasi sicuramente, ingressi di nuovi piloti. Resta però l’incognita Williams, che avrà Albon come prima guida, ma che non ha ancora assicurato il posto al rookie Sargeant, il cui contratto scade a fine 2023. Di sicuro le prestazioni del quasi 23enne pilota statunitense non sono state incoraggianti. Quasi sempre male in qualifica, con una sola presenza in Q3 e tre in Q2, contro i numeri del compagno di squadra Albon che recitano tutt’altro, con addirittura sei presenze in Q3 e sei in Q2. Sargeant è anche l’unico pilota rimasto ancora a zero punti. E, come se non bastasse, tante macchine danneggiate, anche pesantemente. Se i contratti avessero una logica meritocratica, il destino di Logan nel campionato 2024 sarebbe già segnato. Ma nella Formula Uno mai dire mai, anche se là fuori qualcuno che aspetta, più bravo al volante, c’è di sicuro.
⑥ PROSPETTIVE L’avversario di Verstappen si chiama Ascari
I numeri: Verstappen ha raggiunto la sua 13esima vittoria stagionale e insegue il Max del 2022, che chiuse con 15 vittorie su 22 Gran Premi. La percentuale dei Gran Premi vinti in stagione è attualmente dell’81,25% (a fine stagione 2022 fu del 68,2%). Il record in termini percentuali è di Alberto Ascari, che nel 1952 vinse il 75% delle gare, però i Gran Premi vinti furono appena 6 su 8. Più logico è forse confrontare Verstappen con il record di Michael Schumacher, che nel 2004 vinse il 72,2 % dei GP (13 su 16). A Max basterà vincerne 3 dei prossimi 6 per superare Schumi e 4 per battere invece anche Ascari ed entrare nella storia come il primatista assoluto. Intanto Max ha completato 712 giri in testa sui 962 percorsi, ovvero il 74%. Con altri 28 giri al comando supererà Vettel come valori assoluti. In termini percentuali dovrà mantenersi sugli stessi standard della stagione in corso per superare Jim Clark, che chiuse il campionato 1963 con la percentuale record del 71,5% dei giri in testa.
⑦ MAPPE L’università di Suzuka sposta l’esame in aprile
Suzuka è un circuito che nel tempo è divenuto storico. Si è trattato del suo 33esimo Gran Premio, e le piste presenti nel calendario 2023 sulle quali si sono disputati più di 30 Gran Premi dal 1950 ad oggi sono meno della metà, 10 su 22 per la precisione. La politica della Formula Uno è ormai quella di avere nuovi circuiti, ma la pista di Suzuka esercita sugli appassionati sempre un grande fascino. È stato il circuito sul quale la rivalità tra Senna e Prost raggiunse il suo apice. Inoltre, la gara è stata vinta per 27 volte su 33 da un pilota già campione del mondo o che lo è diventato successivamente. Anche per motivi di collocazione in calendario, la gara di Suzuka è stata quella più volte decisiva per l’assegnazione aritmetica del titolo mondiale, ben 12 volte. Insomma, vincere a Suzuka non è da tutti. Senza dimenticare che il pubblico giapponese è tra i più appassionati del mondo. La nuova collocazione nel calendario 2024 sposterà il GP del Giappone ad aprile. Probabilmente perderà il suo fascino di gara decisiva, ma resterà sempre una sorta di università della Formula Uno.

Che cosa si dice in giro
▥ la reazione ► Daniele Sparisci, Corriere della sera: “A Suzuka lo spauracchio di un calo imputabile a nuove direttive tecniche è stato esorcizzato da SuperMax con il 48º successo in carriera (28 centri dall’inizio del 2022, 13 in questa stagione su 16 Gp). Bisognava far capire chi comanda, reagire dopo un passo indietro innocuo ma imprevisto, demolire di nuovo il compagno Sergio Perez. Per marcare la differenza fra uomo e macchina. Non è vero, infatti, come sosteneva George Russell (ieri impegnato in una lotta feroce con Hamilton con cui la Mercedes ha perso tempo e punti) che sulla Red Bull sarebbero in grado di vincere almeno dieci piloti. Basta vedere che cosa ha combinato il messicano”
▥ lezioni di letteratura ► Leonardo Iannacci, Libero: “La Formula 1 sta diventando un romanzo d’appendice di stampo gattopardesco, dove tutto dovrebbe cambiare ma alla fine nulla muta, proprio come nel capolavoro di Tommasi di Lampedusa. Taluni che masticano davvero poco di sport dei motori si erano illusi, appena sette giorni fa, che la Ferrari fosse tornata ruggente e capace di vincere, come ai bei tempi”.
▥ la frittura ► Mario Salvini, la Gazzetta dello sport: “Dove dobbiamo andare, tutti noi che dopo Singapore abbiamo immaginato (sperato?) in una svolta legata alla Direttiva 18, Max Verstappen ce lo ha detto dopo la pole con un delicato giro di parole. Ovvero a farci friggere (ma lui aveva utilizzato un’immagine meno spiritosa). se vi siete illusi avete fatto male, perché tutto ricomincia come prima. Insomma: Suzuka aveva proposto un’ incertezza come non succedeva ormai da parecchie gare, allora il campione si è subito premurato di stoppare gli entusiasmi. E presto si è capito che il tema sarebbe diventato un altro, cioè non se sarebbe tornato padrone, ma come. Con quanto margine, con quanta autorità”.
▥ this must be the place ► Gianluca Gasparini, la Gazzetta dello sport: “Suzuka, infatti, è il circuito perfetto per esaltare le caratteristiche tecniche della RB19 di Adrian Newey. Curve veloci in appoggio, dove lo sfruttamento perfetto dell’aerodinamica permette di fare una differenza abissale. Basta prendere in considerazione le “esse” velocissime del primo settore cronometrato e misurare i distacchi che Max lì rifilava ai rivali. Solo a Montmeló – se consideriamo i Q3 disputati sull’asciutto – l’olandese aveva piazzato un distacco simile (0”452) al pilota più vicino, Sainz. E non a caso sono le piste su cui, nella storia recente dei GP, si misura l’autentico valore di una monoposto in stagione. La rondine di Singapore non fa primavera, la crescita della McLaren invece autorizza un filo di ragionevole ottimismo alla compagnia”.
▥ segnatevi la data ► Fabio Tavelli, il Foglio: “Ci si rivede in Qatar tra 15 giorni per celebrare il nuovo cannibale del Motorsport. Aveva promesso di stracciare tutti dopo Singapore.ha fatto senza se e senza ma. Come fanno quelli di un’altra categoria”
▥ fuori i secondi ► Giandomenico Tiseo, Tuttosport: “’Non si tratta solo di un GP sfortunato nel caso del messicano. Se si riavvolge il nastro, si può constatare che dopo l’appuntamento di Miami i suoi piazzamenti non siano stati all’altezza del suo compagno di squadra, non ottenendo alcuna vittoria e non salendo sul podio in sette degli undici round disputati. I riscontri parlano chiaro, ma la struttura Verstappen-centrica, alla fine della fiera, basta e avanza”.
▥ la genesi ► Stefano Mancini, la Stampa: “La Red Bull è nata nel 2005 dalle ceneri della Jaguar, che a sua volta aveva rivelato la Stewart. Lo stabilimento è a Milton Keynes, nel cuore della Motor Valley inglese. Lì è stato sviluppato un progetto tecnologico straordinario: dal nulla (o quasi), tra il 2010 e il 2013 sono arrivati i quattro successi dell’era Vettel e poi i due del dominio Verstappen (vincitore del solo titolo piloti nel 2021). Gli altri devono accontentarsi dei premi di consolazione”.
▥ i dinsinvolti ► Umberto Zapelloni, il Giornale: “Ormai è così tanta l’abitudine a vincere, che Adrian Newey, l’uomo che ha progettato tutte le Red Bull, fin dai tempi di Vettel, non era neppure a Suzuka a festeggiare con la squadra. Ha preferito partecipare con la sua terza moglie alla Cavalcade Classica con una Ferrari 250, una delle vetture d’epoca che tiene in garage e ama guidare. Ha festeggiato il suo 22° Mondiale (11 piloti, aspettando il dodicesimo di Max e 11 costruttori) guidando una Ferrari. Evidentemente non era troppo preoccupato dagli effetti dell’ultima direttiva tecnica che a Singapore sembravano aver stravolto il mondo. Sapeva che quei problemi non si sarebbero ripetuti su una pista vera”.
▥ neologismi ► Leo Turrini, Resto del Carlino: “L’Olandese Volante non è tipo da… sbinotteggiare. Sbinotteggiare è un verbo inventato qui e ora: serve per descrivere affettuosamente l’atteggiamento di chi, di fronte ad una nuova direttiva Fia, sia lesto a negare qualunque effetto sulla propria vettura. Salvo poi essere smentito dai fatti. Ebbene, quando prima delle qualifiche giapponesi ho sentito l’olandese volante proclamare che la più recente direttiva Fia avrebbe avuto conseguenze zero sul rendimento Bibitaro, beh, mi sono lasciato sedurre dalla speranza. E se il campione del mondo sbinotteggiasse, cioè avesse torto come l’allora capo Rosso, Mattia Binotto, che un anno fa affermò non esserci danno per il Cavallino nelle modifiche regolamentari anti saltellamento (risultato reale: dodici mesi di sconfitte, fino a Singapore)? No, invece. Cioè Verstappen non è Binotto, cioè ancora la Red Bull non è la Ferrari”.
▥ le McPapaya ► Alessandra Retico, Repubblica: “In prospettiva, oltre alle Frecce, c’è da occuparsi della volata delle McLaren governate dall’italiano Andrea Stella, ex ingegnere di pista a Maranello. Le papaya maturano sempre più: per Norris 2° podio di fila, per l’esordiente Oscar Piastri il primo bronzo in F1 dopo la prima fila”.
▥ l’ingegnere Andrea Stella ► Mauro Coppini, Corriere dello Sport-Stadio: “Una strada tortuosa ma inevitabile in mancanza di quella genialità capace di trasformare la complessità in cammino verso la semplicità che ha fatto di Adrian Newey, il Leonardo Da Vinci della F.1 e di quella stella nascente: Andrea Stella, il capo di una modesta McLaren, pronta a divenire una Audi, tra un paio d’anni, in grado di trasformare una mediocre monoposto, capace a Suzuka di superare Mercedes e Ferrari. L’ennesimo rimpianto per una Ferrari che lo ha avuto con sé, salvo poi costringerlo a un fortunato, almeno per lui, abbandono. In queste condizioni a Maranello non rimane che ricorrere a un più burocratico “PFRR”. Giocando allo stesso modo su resistenza e resilienza”.
▥ il boomerang di Sainz ► Fulvio Solms, Corriere dello Sport-Stadio: “Nel finale, lo spagnolo ha subito lo stesso giochino astuto che aveva escogitato a Monza in chiave anti-Mercedes: Hamilton ha tenuto Russell in zona DRS affinché potesse difendersi da Carlos, ma le gomme del ferrarista erano più f resche e la sua macchina più veloce, per cui al terz’ultimo giro ha superato Russell. Ma di un sesto posto stiamo parlando e per Leclerc, alla fine, di un quarto, anche detto podio mancato”.
▥ la differenza con Bagnaia ► Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: “Verstappen può solo vincere, Bagnaia può solo perdere. Tutto, comunque, sta nelle loro mani. Due ragazzi molto lontani, dotati di enorme talento. Quello di Verstappen è esondante, quello di Pecco più mascherato. Guidano entrambi i mezzi migliori dei lotti ma da una parte c’è il solo Perez altrettanto attrezzato, il cui rendimento (disastroso) esalta ulteriormente le qualità del compagno, mentre siedono su moto Ducati i rivali di Bagnaia. Bezzecchi, il più brillante, il più rognato, il più attardato; Martin, tanto pericoloso quanto imprevedibile, la cui tempra è tutta da verificare perché un conto è rincorrere, un altro è fare il leader. Cosa che Francesco ha già appreso, pur con qualche incidente di percorso. Serve un pizzico di fiducia adesso”.
Massimo Calandri, Repubblica: “La fuga è finita, il Mondiale riaperto. E quelli sentono il sangue della preda. Martin a -13, Bezzecchi a -44. Tutto da rifare, Pecco.
Con 7 gp ancora in calendario e 518 punti in palio, perché da quest’anno il sabato c’è anche la sprint race. Tra 5 giorni in Giappone è vietato sbagliare: un altro errore potrebbe costare carissimo, in particolare dal punto di vista mentale”.