Parigi è bella ma non ci vivrei

Una volta qui era tutto splendore, era tutta una reggia, anzi un emirato, una volta qui era pieno di gioia e di indignazione altrui, la ricchezza uno scandalo, una vergogna. Ora che ridiventa [quasi] tutta campagna, il più rapido declino di sempre va in scena dentro uno stadio dal nome rumoroso, il Parc des Princes. Dopo due anni di MNM – o come diavolo l’avete chiamata – Nasser Al-Khelaifi ha un cerotto al posto di Messi, un livido sul nome di Neymar, un buco nel cuore invece di Mbappé. A Tuttosport, dove non ha dei simpatizzanti dopo aver scalzato Andrea Agnelli dal cuore di Ceferin, hanno scritto nei giorni scorsi che tutto sembra potersi ritorcere contro l’impresario del Golfo, la cui protervia sta trovando un osso duro da rodere nell’orgoglio di Mbappé

Kylian attende fuori rosa lo sviluppo degli eventi e i pareri degli avvocati. Qualcuno ritiene che sia legittimo tenerlo ai margini durante il mercato, ma che andrà reintegrato una volta chiusa la finestra. Il PSG chiede 150 mln per lasciarlo andar via. Lui ha rigettato un’offerta saudita, ricorda i sogni di bambino quando la chitarra era una spada e la maglietta bianca, colore Real Madrid. Secondo le informazioni raccolte da Le Monde, Mbappé ha rinunciato a 199 milioni e mezzo di euro, lasciando cadere la clausola per il rinnovo. 

In mezzo al gorgo sta Luis Enrique, uomo tuttora verticale se ne esiste uno. Marca qualche giorno fa ha lanciato la notizia di sue dimissioni imminenti. Gli uomini che se ne vanno, per un principio o per un disagio, a Slalom troveranno sempre dei polpastrelli schierati dalla loro parte. Lucho rischia comunque di trovarsi senza nessuna delle tre mentine, sì, insomma, la MMN, la MNM, quella roba là. Lui che è un talebano del 4-3-3 [sempre Tuttosport] sarebbe chiamato a inventarsi qualcosa. Insomma: c’è confusione. 

Anche intorno a Neymar ronzava e ronza l’Arabia Saudita. L’Al Hilal ci sta lavorando, secondo L’Équipe. Ancor prima che l’attaccante della nazionale brasiliana annunciasse alla sua dirigenza l’intenzione di lasciare Parigi i vertici sauditi avevano avviato approcci con l’entourage del giocatore. Da qualche giorno sembrano aver accelerato, decisi a sedurlo

In realtà anche Neymar preferisce rimanere in un grande club europeo, se possibile tornare al Barcellona. Il giornale francese dice che all’interno del club catalano diverse voci sostengono che sarà fatto tutto il possibile, sei anni dopo che il pagamento della clausola di 222 milioni di euro da parte del PSG. Ma il Barça ha i mezzi per riportare a casa il brasiliano, ancora sotto contratto per quattro anni e con uno stipendio annuo lordo di 30 milioni di euro? – ci domanda il giornale francese, e noi che cosa ne sappiamo. In Spagna c’è chi scommette su un prestito con opzione di riscatto obbligatoria da esercitare l’estate prossima. Ma equivale a sottovalutare lo stato di degrado delle relazioni tra i due club che il caso Ousmane Dembélé ha acuito

 

Comunque sia, nessuno è in grado di immaginare come sarà il PSG fra tre settimane. È la sintesi a cui giunge stamattina Vincent Duluc su L’Équipe. Nessuno oggi può dire davvero se rimarrà o meno il grande favorito per un decimo scudetto in tredici anni, nella stagione della riduzione della Liggue da 20 a 18 squadre e dell’avvio di un nuovo contratto tv. Duluc attacca il suo pezzo in modo spiritoso, parlando dell’emicrania del collega che ha dovuto scegliere la foto di apertura del giornale per illustrare l’inizio del campionato. Era sempre stato un lavoro facile. Una volta mettevi Mbappé, poi Messi, poi Neymar, e la settimana – dice Duluc – era quasi finita.

Stamattina se la sono cavata con un PSG che entra in campo, Marquinhos in prima fila, Donnarumma dietro di lui. La rivista So Foot si domanda se la complicata estate di calciomercato del PSG può essere indicativa di un processo più profondo all’interno del club della capitale. La strategia messa in campo da molti anni da QSI sembra comunque aver fatto il suo tempo. Le Parisien lo chiama un grande salto nel buio

Sgomenta, la Francia riflette sulla forza complessiva del movimento, a partire da un quinto posto nel ranking UEFA che appare “indebolito come mai prima d’ora”. Il Marsiglia ha perso in Grecia l’andata del preliminare di Champions contro il Panathinaikos e rischia di star fuori dai gironi. Così, questa incertezza nel cuore del PSG, non è una buona notizia per nessuno – scrive Duluc – e non si vede per quale miracolo il campionato francese dovrebbe valere 1 miliardo, se questi giocatori conosciuti in tutto il mondo preferiscono giocare in tutto il mondo tranne che in Francia.  

Solo cinque anni fa, giravano sibille certe che la Ligue avrebbe scavalcato la serie A. 

In attesa che la telenovela finisca, il PSG non può essere favorito come al solito, la mattina della prima giornata. La sua fortuna – dice L’Équipe – è che le avversarie hanno altrettanta incertezza.  Il Marsiglia si regge sugli azzardi di Pablo Longoria, che vorrebbe rimpiazzare Alexis Sanchez con Pierre-Emerick Aubameyang, 34 anni, 26 gol in tutto nelle ultime tre stagioni.  Il Lens ha aggiunto l’impegno di Champions e ha ceduto i suoi due giocatori migliori, Seko Fofana [Al-Nassr] e Loïs Openda [Lipsia]. Il resto è stato un tourbillon di panchine. A Eurosport France si sforzano di essere ottimisti. Loris Belin ha scritto che il downgrade può sembrare implacabile, ma non deve offuscare l’intero quadro. Qual è il quadro? Il ritorno a casa di Ousmane Dembélé (al PSG), Ismaïla Sarr (all’OM) e Jérémie Boga (al Nizza). L’attesa di potenziali rivelazioni, come Emanuel Emegha allo Strasburgo, Hakon Haraldsson a Lille, Akor Adams a Montpellier. Mentre qui trovate la solita parata di giovani che potrebbero approfittare delle partenze delle stelle per affermarsi: da Warren Zaire-Emery a Parigi Warren Zaire-Emery a Parigi, Rayan Charki a Lione, Elisse Ben Seghir a Monaco.

 

La partita con cui si comincia

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  NIZZA-LILLE Un italiano in Costa Azzurra 

Quattro partite vinte tra le ultime tredici sono costate il contratto a Didier Digard, subentrato a Lucien Favre, a Nizza. La decisione riguarda il calcio italiano. La panchina è stata affidata a Francesco Farioli, 34 anni, reduce da un’esperienza in  Turchia. 

Paolo Tomaselli ha raccontato sul Corriere della sera la sua formazione, a partire dalla tesi di laurea scritta sul tema Filosofia del Gioco. L’estetica del calcio e il ruolo del portiere nella quale cita Messi, Dostoevskij, Buffon e Socrate. Tomaselli ha scritto che per uno così trovarsi di fronte a un capitano di nome Dante, per giunta di cinque anni più grande di lui, è il benvenuto ideale

Allenava i portieri nel Sassuolo di De Zerbi. Se ne andò in Turchia perché alla sua età [32] in Italia non sarebbe stato possibile allenare. È poco italiano anche nel suo approccio al gioco, nella sua voglia di attaccare, di divertirsi e divertire. Tutto sommato lo è anche nell’empatia con i calciatori, che lo seguono e gli danno fiducia anche se non è mai stato un calciatore professionista. Farioli – ha scritto Tomaselli – non è l’Harry Potter della panchina. È uno che crede davvero nel calcio come divertimento e costruzione di un gruppo: un sognatore coi piedi per terra, senza narcisismi e senza nemmeno l’atteggiamento da filosofo del pallone, che a volte caratterizza gli allenatori che non hanno mai giocato

 

«Il sogno è il calcio sottratto all’idiozia calcistica, alla volgarità degli italioti, alla corruzione e all’inquinamento che minacciano di soffocarlo: un calcio concepito in armonia con altre attività, modalità e sfere dell’esistenza, ricondotto nuovamente alla sua fonte originaria, al suo essere gioco carico di avventura e al piacere provato dai bambini».

di francesco farioli, dalla sua tesi di laurea

 

Alex Frosio sulla Gazzetta ha raccontato che Farioli ha esportato le idee di De Zerbi, uno dei suoi riferimenti che si allargano anche a Guardiola – ovviamente -, Gasperini, Bielsa, l’amico Spalletti, anche per la comune matrice toscana. Il suo ultimo Alanyaspor aveva statistiche simili per possesso, occasioni, passaggi, vicinissimi al Napoli scudettato. Le influenze risalgono anche al Sudamerica – Diniz con il Fluminense è un osservato speciale – ma pure a… Hegel e Darwin.

 

Cosa dice del suo stile

 ➣  Capita di leggere reazioni sui social al “Farioliball”: ti amano e ti odiano.

«Il nostro stile divide in Turchia e in generale un po’ ovunque, non ci sono mezze misure. Però si fa notare, crea interesse, dibattito: lo trovo un aspetto positivo. Non ho l’abitudine di leggere i social, preferisco concentrarmi sul lavoro. Ma chi apprezza la nostra filosofia mi fa percepire che il nostro stile possa portare qualcosa di positivo al movimento turco. Il calcio è cambiato anche qui. In Turchia sono abituati a un calcio fatto di duello, fisicità, scontro aperto, libero, è un calcio che negli anni si è caratterizzato per essere di grandi transizioni. Anche lo scouting è orientato su giocatori offensivi di grande potenza fisica, e le partite vanno in quella direzione. Veder giocare una squadra aggressiva senza palla e più paziente quando in possesso, che cambia ritmo, rompe un po’ gli schemi. C’è a chi piace, a chi no, ma è uno stile che viene comunque riconosciuto» – intervista di alex frosio, la Gazzetta dello sport, 16 gennaio 2023

 

CHI VEDERE  Hakon Haraldsson

Una delle facce nuova candidate a stupirci. Arrivato al Lille per 12 milioni, trequartista, islandese, a Copenhagen ha vinto due scudetti e ha giocato la Champions. L’Équipe lo definisce un ragazzo letteralmente immerso nel calcio sin dalla nascita. Entrambi i genitori sono stati professionisti e in nazionale. Suo padre Haraldur Ingolfsson giocava a Raufoss, in Norvegia, pochi mesi prima che la famiglia tornasse ad Akranes, una città costiera a tre quarti d’ora di macchina da Reykjavik. Davanti alla scuola di Hakon c’erano dei piccoli campi in erba sintetica e campi in terra battuta al coperto, gratuiti, così i bambini potevano andarci tutti i giorni, anche in inverno. 

 

in tv oggi ore 21 Sky: Nizza-Lille | domani ore 21 Sky: PSG-Lorient | domenica ore 13 Sky: Brest-Lens

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