Sì, ma questo è Red-bullismo

Max Verstappen ha vinto sul circuito del Montmelò di Barcellona il terzo GP consecutivo dopo quelli di Miami e Monte-Carlo, portandosi a 170 punti nella classifica generale, cinquantatré in più del compagno di squadra Pérez. Ha il terzo Mondiale in mano, il dominio della Red Bull non è contrastabile. 

 

SETTE CILINDRI | Il Melò-dramma della Ferrari 

DI ROBERTO LIBERALE

 

ARTEFICI  Il Red bullismo

Gli aggettivi sulla Red Bull e Verstappen stanno finendo. L’accoppiata magica della Formula Uno degli anni venti del secolo XXI si avvia a vincere sia il mondiale piloti che quello costruttori con largo anticipo. Settima vittoria Red Bull del 2023, un filotto che, unito alla vittoria dell’ultima gara del 2022, costituisce l’ottava prestazione assoluta in questa speciale classifica. Il record resta della McLaren, con 11 vittorie consecutive nel 1988, record che sembra verosimilmente battibile quest’anno.

RINASCITE  Toto a colori

Ancora Mercedes sugli scudi. Toto Wolff continua a sorridere grazie al doppio podio di Hamilton e Russell. Al di là della prestazione velocistica (le qualifiche non sempre danno riscontri positivi), la monoposto tedesca continua a essere solida, concreta e costante. Che in Formula Uno non è una qualità da sottovalutare. Appena un anno fa la scuderia di Brackley sembrava in una crisi profonda e quasi irreversibile, e pian pianino, pur vincendo pochissimo, dopo un mondiale 2022 concluso con i suoi piloti in top 6 e con un terzo posto in classifica costruttori, occupa attualmente la seconda piazza della classifica costruttori con 18 punti sulla Aston Martin e 52 sulla Ferrari, con Hamilton e Russell in top 5 della classifica piloti.

 

CADUTE  Sprofondo rosso

La Ferrari, ovvero una scuderia in una forma sempre più preoccupante. Sempre pronta a competere con la Red Bull nei giorni antecedenti alla gara, in vigilie “ricche di segnali” (come spesso scrivono i quotidiani italiani), ma sempre fuori dalle posizioni di rilievo nel Gran Premio della domenica. Eppure stavolta Sainz partiva dalla prima fila. Neanche il secondo tempo in qualifica è bastato però per ottenere una posizione più interessante del quinto posto finale. Di Leclerc neanche a parlarne, partito dai box per una serie di sostituzioni non consentite, non è andato oltre un modesto 11mo posto. Pare che sul banco degli imputati torni a salire il pessimo rapporto tra penumatici e vettura. Pare che sia così, ma francamente è azzardato affermare che il problema sia tutto lì.

 

PROSPETTIVE La frenata di Alonso

Prima giornata così così per la Aston Martin. Il sesto e settimo posto, rispettivamente con Stroll e Alonso, costituiscono il bottino più magro del 2023, con soli 14 punti all’attivo. Sembrava che Alonso volesse spaccare il mondo fino a domenica scorsa, a Montmelò è sembrato invece essere quasi in libera uscita, proprio nel GP di casa.

 

TRAME Il buio della McLaren

Giornataccia per la Mc Laren, in una domenica che sembrava essere quella giusta per tornare ad un risultato di rilievo. Invece, prima l’incidente in partenza di Lando Norris, con il pilota britannico incapace di andare oltre il 17mo posto, poi il 13mo posto di Oscar Piastri, hanno prodotto l’ennesimo zero, vanificando l’ottima qualifica di entrambe le monoposto della scuderia di Woking (alla fine terza e decima sabato). Un’altra scuderia storica che non intravede ancora la luce in fondo al tunnel, con gli pneumatici ancora una volta sotto accusa, in quanto responsabili di non aiutare abbastanza la McLaren nel passo gara

 

DISCUSSIONI Le gomme

Gli pneumatici sono diventati il principale ago della bilancia delle prestazioni di tutte le monoposto, e di conseguenza il fattore decisivo per stabilire le gerarchie tra le scuderie. Non c’è Gran Premio in cui non ci sia qualche scuderia che accusi un consumo anomalo delle gomme. L’appassionato inizia a chiedersi se davvero gli pneumatici hanno tutta questa importanza, o magari manchi la capacità di chi progetta una monoposto di Formula Uno di prendere a riferimento le prestazioni ottimali delle gomme che saranno installate sulla specifica macchina. Lo stesso appassionato si chiede perché delle vetture così tecnologicamente avanzate, con motori sofisticati, aerodinamica raffinatissima ed elettronica di altissimo livello, debbano fare risultato non più grazie alla qualità della monoposto o del pilota, ma quasi del tutto in funzione delle gomme.

 

  TEMI  I piloti giovani

I rookie ed i piloti meno esperti stanno incontrando grosse difficoltà, al di là delle narrazioni sulla generazione che un giorno prenderà il posto dei più anziani nelle scuderie più importanti. Logan Sargeant e Nyck De Vries sono rimasti sempre fuori dalla zona punti, il 23enne Yuki Tsunoda, al suo terzo anno di Formula Uno, ha collezionato due miseri punticini, contro gli undici del 2022 e gli otto del suo primo anno. Albon è fermo a uno, al suo quarto anno di Formula Uno, mentre Piastri e Zhou ne hanno messi insieme quattro a testa. Gran parte delle responsabilità per queste scarse prestazioni in termini di punti è addebitabile alle loro monoposto, ma purtroppo manca la controprova, in quanto le migliori vetture sono tutte in mano ai piloti più esperti, spesso anch’essi giovani, ma messisi in luce in maniera molto più perentoria. Quasi che il ruolo di un gruppo di piloti esordienti e a loro volta molto giovani resti quello di navigare nelle retrovie del gruppo senza alcuna speranza di mettersi in luce per ambire a scuderie più importanti 

 

   PUZZLE Che cosa si dice in giro

 ◇  Umberto Zapelloni, il Giornale: Chiudiamola qui. Diamo il terzo mondiale a Max e ripartiamo da zero. Il Mondiale 2023 era segnato dalla prima gara. Adesso sta diventando noioso tanto è grande il dominio della Red Bull, almeno di quella guidata da super Max arrivato alla 40esima vittoria in carriera, a una sola dal mito Senna. Verstappen che aveva cominciato a vincere proprio qui a Barcellona nel 2016 ormai non si ferma più, è in testa da 153 giri di fila e fa esattamente quello che vuole in pista. Quando si è preso una bandiera bianconera per aver superato due volte i limiti della pista non ha fatto una piega, si è preso anche il punticino del giro veloce restando perfettamente nei limiti. Ha chiuso con più di 24” sulla Mercedes di Hamilton e con 32” su quella di Russell. Due Mercedes sul podio, pur approfittando dell’errore di Perez in qualifica, quest’anno non si erano ancora viste.

 ◇  Daniele Sparisci, Corriere della sera: “Per la Ferrari doveva essere il bivio della stagione, si era lavorato mesi per anticipare aggiornamenti tecnici non previsti, ma la deviazione ha portato in un vicolo cieco.  Leclerc ha dato la colpa a un misterioso guasto, ieri smontando mezza vettura (e sostituendo il retrotreno con uno nuovo, e cambiando parti del motore ibrido) non è stato trovato. Le indagini continueranno a Maranello nei prossimi giorni, resta il sospetto che a provocare il disastro siano stati un mix fra il coefficiente di difficoltà di guida del mezzo e la frustrazione di un pilota che a inizio anno era partito per vincere il Mondiale, sostenendo la rivoluzione Vasseur.

Anche il team principal ormai è finito nel frullatore, come quelli che l’hanno preceduto.

Sta scoprendo quanto sia difficile mettere ordine al caos e si aggrappa ai guai altrui

 ◇  Alessandra Retico, Repubblica: Referto impietoso, Barcellona, per la rossa. La pista che non mente sullo stato di salute delle F1, emette una diagnosi di recidiva: la SF-23 continua a manifestare sintomi contrastanti e inspiegabili, veloce in qualifica e gambero in gara. La cura delle pance e del fondo nuovi per sterzare la stagione, non funziona.

 ◇  Stefano Mancini, la Stampa: È la fine delle illusioni e delle promesse. I tecnici di Maranello hanno atteso la settima gara dell’anno per montare un pacchetto di novità che avrebbe dovuto risolvere i pesanti deficit della SF-23. E invece nulla è cambiato. La macchina ha continuato a ben figurare in qualifica (con l’eccezione di Leclerc, frenato da un guasto misterioso) e a perdersi in gara. Il Montmelò è il circuito più usato nei test. Contiene tutte le caratteristiche che poi si trovano sulle altre piste: se una monoposto va forte qui, può vincere dappertutto, è uno slogan della F1. La Ferrari deve fare i conti con una vettura che resiste ai trattamenti, ai set up, alle modifiche aerodinamiche. E che perde terreno. Il contrario della Mercedes: la casa tedesca ha abbandonato un’idea di vettura che si è dimostrata inefficace ed è tornata a un concetto più tradizionale. Il tentativo è riuscito

 ◇  Gianluca Gasparini, la Gazzetta dello sport: Agli uomini della rossa non sembra mancare la buona volontà, ma la visione d’insieme. In Australia, a Baku, ora in Spagna, in più occasioni abbiamo scritto di nuovi fondi, nuove ali, nuove fiancate, pezzi che arrivavano e poi sparivano, ognuno a voler vedere beffardamente fine a se stesso. E allora urge ribadire, senza nulla togliere ai talenti ingegneristici presenti in quel di Maranello, che è più che mai necessario qualcuno in grado di indicare una direzione e avere un pensiero di lunga gittata. Una figura che finora la Ferrari non ha trovato, dandosi sì da fare ma a quanto pare in modo un po’ sconnesso. Invece servono calma e lucidità, per identificare la persona giusta e strapparla alla concorrenza. Insieme, magari, ad altri nomi di sostanza. Alla svelta. E, ci sia perdonata la brutalità, pagando quel che c’è da pagare. Perché, arrivati ormai (è chiaro) al sedicesimo anno di digiuno iridato, la Ferrari deve porsi una domanda fondamentale: è sufficiente esserci, in F.1, o il successo rientra ancora nei desideri e nelle ambizioni della scuderia più vincente della storia?

 ◇  Mauro Coppini, Corriere dello Sport-Stadio: La Formula 1 è una cosa seria. Non si fanno miracoli ma piuttosto occorre mettere insieme sintesi ed analisi. Guardare il computer ma accarezzare il cervello. Perché quando l’elettronica sarà in grado di rispondere ad ogni domanda quello che importa e che farà la differenza, sarà fare le domande giuste. Gli “enfant prodige” non hanno nulla a che fare con la Formula 1. Non a caso Adrian Newey, anni 61 e Fernando Alonso, anni 41, centodue anni in due, sono quelli che fanno della Formula 1 una cosa seria. In mancanza di leadership meglio lasciare la pista e ritirarsi in quella cava dove lo spot pubblicitario ha collocato uno Charles Leclerc capace di risolvere un problema complesso che aveva bloccato un monumentale autocarro facendo ricorso a “sicurezza, precisione, velocità”. Proprio quello che manca alla sua Ferrari che, parole sue, era “impossibile da capire

 ◇  Fabio Tavelli, il FoglioIn questo momento Mercedes è davanti ad Aston Martin con la ragionevole speranza di poter provare a vincere una gara se e quando Max Verstappen dovesse avere un passaggio a vuoto. Che Mercedes e Aston Martin possano contestare qualche vittoria alle Red Bull è prima di tutto interesse della Federazione e di Liberty Media. Perché siamo ai primi di giugno, manca ancora una vita alla fine della stagione e se le scuderie inglesi non creano un po’ di bagarre sarà durissima convincere la gente ad andare agli autodromi o guardare le gare in tv”.

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