Lo scudetto a Conegliano fa comodo anche a Paola Egonu

Certo che non è brutto, uno scudetto così. Se ne va Paola Egonu, se ne va Miriam Sylla, ti dicono che stai ridimensionando, che hai smantellato un cammino, un progetto, un processo di crescita. Sintesi: si è chiuso un ciclo. Invece non solo il ciclo non si è chiuso, ma arriva un titolo di campionesse del mondo, e lo scudetto lo vinci contro Miriam Sylla, contro la squadra che viene a prendersi Paola Egonu – dopo il giro largo per la Turchia, il parcheggio di un anno a Istanbul. 

Fanno sei per Conegliano

Pierfrancesco Catucci sul Corriere della sera dice che cambiano le protagoniste, non il risultato, a testimonianza di quanto sia il sistema Conegliano a fare la differenza. Un sistema costruito dalla coppia di presidenti Piero Garbellotto (patron dell’omonima azienda che realizza botti di legno) e Pietro Maschio (ex giocatore di basket e leader di mercato nell’etichettatura dei vini), capaci di coinvolgere gran parte del tessuto imprenditoriale del territorio. Un territorio che festeggia.

 

  Angelo Di Marino su la Stampa sottolinea che le partenze di Egonu, Sylla e Folie potevano rappresentare una difficoltà per chiunque. Non è stato così per Daniele Santarelli, coach delle venete che è anche campione del mondo come cittì della Serbia e che si appresta a scrivere un nuovo capitolo internazionale sulla panchina della Turchia. Lavorando spalla a spalla con un club che è una realtà consolidata nel panorama globale del volley, il tecnico ha disegnato una squadra capace di vincere ancora e subito, mettendo insieme il vecchio gruppo con le nuove arrivate. È lo scudetto di giocatrici italiane come Monica De Gennaro, il libero azzurro che tiene insieme la storia e il futuro dell’Imoco, Marina Lubian, Alessia Gennari e Sarah Fahr, super in questi playoff.  Ma anche di autentiche top player di altre nazionalità come Isabelle Haak, Kathryn Plummer, Robin De Kruijf, Alexa Gray (MVP ieri sera), Kelsey Robinson-Cook, la capitana Joanna Wolosz”

 

  Il sito Volleyball racconta la gara finale come dai due volti, quella che ha visto Milano crederci per un set e mezzo, il primo vissuto da preda, il secondo che sembra mettere il sigillo sullo scudetto con Thompson che tira il gruppo, incurante della fasciatura alla coscia affaticata in gara 4. Poi c’è lei, Alexa Grey. Canadese, da Calgary, entra per Plummer, da Long Beach, California, e cambia improvvisamente l’inerzia della gara, la storia dello scudetto

In due set e mezzo, Alexa Gray ha portato 25 punti personali, con il 68% in attacco, 22 palloni a terra su 31 attacchi, nessun muro subiti, 1 solo errore, un ace, due muri. 

Una prova da super eroe della Marvel secondo Volleyball, e allora Milano non ci ha più capito nulla, non è riuscita a ritrovarsi, così che il terzo e quarto set, alla fine, sono diventati quasi una passerella verso il tricolore. Quello che Milano ha pagato è stata una mancanza di alternative a Thompson. Orro è partita forte con l’americana (20 palloni nel primo set in attacco,  11 a terra, 55%) e da lì non ha più cambiato registro, non trovando risposte da Larson e Sylla che come le centrali restano sotto la doppia cifra nel tabellino finale.

Thompson ha chiuso con 32 punti complessivi. È stata chiamata in causa addirittura 77 volte, 77 palloni attaccati, 31 a terra, con una perdita progressiva di efficacia. Sylla ne ha attaccati 20, ma ne ha messi a terra solo due. Thompson va in Turchia, Egonu fa il tragitto inverso. 

 

Due delle protagoniste

 

Johanna Wolosz

Fate mente locale. Siamo nel 2017: è tornato in edicola Pallavolo Supervolley dopo tre lunghissimi anni, un’inchiesta del New York Times ha svelato gli abusi del produttore cinematografico Harvey Weinstein (vi consiglio il film “She Said”) e Joanna Wolosz, la bionda, polacca, palleggiatrice che un paio di anni prima aveva indossato la maglietta di Busto, entra nel roster di Conegliano. Se la prima è un filino autoreferenziale e la seconda fuori contesto, la terza storia è quella che ci viene meglio raccontare. Perché da allora la nostra Joanna ha vinto quattro scudetti su cinque. E solo perché il quinto non l’hanno assegnato. E solo perché il sesto non si è ancora giocato. Quando, nel 2017 appunto, Wolosz alza il telefono e chiama il suo procuratore dicendogli “voglio tornare in Italia” è quell’attimo che cambia le cose. Quando Conegliano punta su di lei come nuova regista, invece, inizia la storia. Prendere decisioni è l’unica cosa che devi fare nella vita. Come azzeccarle, ah chiedete a lei. Benvenuti nella vita di Joanna detta Asia (che si pronuncia Ascia): attualmente la palleggiatrice più forte del globo terraacqueo. Partiamo da qui. «Mi sento fortunata e piena di gioia. Conegliano è stata la scelta migliore che potessi fare per la mia vita e la mia carriera. E non era scontato che andasse così, perché quando sono arrivata avevo davvero paura di non essere all’altezza di una squadra che puntava in alto. Mi chiedevo: sarò al livello delle aspettative? In più andavo a sostituire Skorupa, una palleggiatrice che conoscevo benissimo, polacca come me, un’amica più che un idolo, un’atleta che avevo osservato per lo stile di gioco. Insomma il rischio di fallire era alto ma io volevo fare un salto di qualità e speravo che fosse il momento giusto». – di eleonora cozzari, Supervolley, marzo 2023

 

Federica Squarcini

Tutto è partito da nonno Sirio e uno dei suoi segreti è la cheescake. Federica Squarcini, centrale del Bosca S.Bernardo Cuneo, ha 21 anni e una dirompenza potente, in campo e fuori. Scalpita per raggiungere il suo sogno, le Olimpiadi, e lavora senza sosta ma con il sorriso. Per eguagliare il suo mito, Raphaela Folie. Fede ha le idee chiare, il suo è un nome nuovo per la A1 e la freschezza che sprigiona può essere riproposta anche in nazionale. Di certo si sta mettendo in mostra, è una delle giocatrici che più sono migliorate e la sua carriera è una parabola in continua ascesa. Squarcini era stata inserita nel gruppo della Vnl l’estate scorsa, finché qualcosa è andato storto. «Ho esordito in nazionale ai Mondiali del 2019 con l’Under 20, l’anno passato ero stata chiamata dalla maggiore per i raduni e la Vnl, ma non sono scesa in campo per un problema a un ginocchio ora risolto, grazie anche a Cuneo. Era una bella occasione perché venivo da due stagioni in cui avevo giocato poco a Monza ed era stata una sorpresa favolosa, mi confrontavo con giocatrici forti ed esperte. Esserci era una grande notizia ma non mi vorrei fermare a quell’estate brutta, spero ce ne siano altre. La prossima non ci saranno due gruppi come accaduto per Vnl, ed Europei e Olimpiadi. Ci sono i Mondiali e penso che si opterà per la squadra esperta e titolare, non so se ci possano essere cambiamenti o inserimenti di giovani. Io continuo a dare il massimo in vista di un domani, per farmi trovare pronta. Lo immagino da quando ero piccola ma so di avere davanti gente forte, la fila è parecchio lunga. Già essere nel giro azzurro sarebbe un primo passo. Inoltre, in squadra ci sono tutte ragazze della mia età, emergenti che stanno giocando bene, è una lotta tra di noi». Federica si dice incantata dal modo di esprimersi del Ct Davide Mazzanti. «Lo avevo conosciuto quando giocavo con Serena Ortolani a Monza poi ci ha allenato in nazionale ai primi collegiali, perché Giulio Bregoli era fuori. Per lui il volley è un gioco di divertimento e semplicità. Parrocchiale, Orro e Danesi mi avevano parlato di lui, ammiro il suo lasciarti libera di esprimerti e di provare ciò che sai fare meglio, anche cose non tecnicamente perfette ma con la libertà di svagarti e, quando non hai la pressione di sbagliare, rendi di più. Mi piace questa mentalità e Davide è bravo perchè spiega i dettagli tecnici. È stata la scoperta di un altro mondo della pallavolo: è disponibile, ti ascolta, va a fondo per capire con te cosa vuoi migliorare. Di solito gli allenatori lo fanno nell’arco di una stagione, lui è entrato subito nel meccanismo». – di camilla cataldo, Supervolley, aprile 2022

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