La semifinale di Sinner è diventata la semifinale di Rune

La semifinale di Sinner è diventata la semifinale di Rune

 

  E poi ha cominciato a piovere, per dirla alla Walter Mazzarri, forse la frase su cui si è conclusa la sua carriera di allenatore dell’élite, lui che aveva per primo portato il Napoli in Coppa dei Campioni. Sinner pare meno incline agli alibi. Non ne ha cercati per l’acqua e il vento che hanno spezzato la sua semifinale contro Rune mentre la stava vincendo [6-1 nel primo set, ma anche 0-3 nel secondo], non ne ha cercati per il western acceso dall’altro intorno ai colpi nudi e crudi. 

Stefano Semeraro su la Stampa dice che questa fa male. Questa sanguina. Okay, non era una finale, ma sembrava l’occasione giusta per Jannik Sinner, di prendersi il benedetto Masters 1000 che insegue da due anni. Invece la cazzimma diciannovenne di Holger Rune, danese spavaldo, micro-Connors nordico, lo ha stoppato in semifinale in un torneo che sembrava apparecchiato per lui e nel quale fino ad ora aveva camminato da protagonista. E il rimpianto, oltre che per la semifinale persa in tre set dopo aver letteralmente dominato il primo – 1-6 7-5 7-5 in due ore e 46 minuti – è anche per una finale che contro l’altro Rosso (ma russo) del Tour, vincitore di Taylor Fritz, oggi sarebbe stata alla sua portata”

Semeraro dice allora che il danese è un guerriero vero, lo ha già dimostrato, si esalta nelle difficoltà.  ha trasformato comunque una serata no in un thriller (av)vincente. Piazzandosi a fondo e reggendo gli scambi, iniziando a dialogare-litigare con la torcida quasi tutta italiana del Country Club, buttandola sui nervi.  

Paolo Rossi su Repubblica dice: Non cercavamo tutti la nuda verità? Non era proprio Jannik Sinner a dire, alla vigilia della semifinale di Montecarlo: «Holger Rune dirà qual è il livello del mio tennis»? E allora ecco la sentenza: la semifinale del Masters 1000 ha visto la sconfitta del tennista italiano, ma ne ha, paradossalmente, certificato la forza in progress: perché quando Jannik avrà limato certe ombre tecniche sul gioco al volo, e magari anche la gestione delle smorzate altrui, ne vedremo delle belle. Che sia terra rossa, cemento o erba.

Gaia Piccardi sul Corriere della sera definisce la partita una corrida

Sinner-Rune si conferma una rivalità destinata a produrre scintille perché i due non si amano. C’è il ruolo del pubblico del centrale, nella bolgia di ieri, schierato contro l’antieroe danese, che ci mette del suo: provocatore nato («I suoi atteggiamenti? Non commento» dirà Sinner), si conferma l’avversario che non vorresti mai incontrare. Acerbo e già fortissimo, imperfetto come Jannik

 

UNA PARTITA UNA STORIA 

Il doppio per amicizia del trentenne di casa

 

ARNEODO/WEISSBORN vs DODIG/KRAJICEK | FINALE DOPPIO

Quando Romain Arneodo è andato a sedersi ieri sera in sala stampa, s’è guardato attorno e non riconosceva il posto. Non ‘ avvezzo al rito, per lui quella stanza è solo il posto dove il circolo di Monte-Carlo mette il tavolo da ping pong durante il resto dell’anno. Oggi all’età di trent’anni gioca la prima finale di un torneo Masters 1000, per giunta in casa. È nato a Cannes, gioca per il principato di Monaco da 10 anni, con una classifica in singolare intorno alla 470esima posizione al mondo. Avrebbe potuto far coppia con il francese Nicolas Mahut che glielo aveva chiesto, ma qui è venuto un amico, l’austriaco Sam Weissborn, e allora ha scelto lui, «per stare un po’ insieme questa settimana, fargli visitare Monte-Carlo, solo per divertirci, magari vincere il primo turno, senza ambizioni». Invece si giocano il titolo. 

Arneodo finora non era sufficientemente classificato per giocare tutti i tornei. Dopo Monte-Carlo sarà almeno 56esimo e Weissborn 61esimo. Significa che sono sicuri di poter giocare insieme al Roland-Garros. Arneodo aveva chiuso la carriera sette anni fa, perché al livello in cui si trovava, non guadagnava più, anzi perdeva dai 10.000 ai 15.000 euro l’anno. Aveva preso un certificato da allenatore, era entrato a far parte dell’Elite Tennis Center di Jean-René Lisnard a Cannes. Nel 2017 è cambiato tutto per caso, gli diedero una wild card per il torneo in coppia con Hugo Nys, altro doppio per amicizia, si imbucarono fino alla semifinale. E ha ricominciato a giocare, quando non ci sperava più. Non tutto è andato liscio. 

«Gioco i Challenger, a volte mi sento depresso, mi riprende la tentazione di smettere perché spesso finisco in posti squallidi. Ma ciò che sta accadendo ora, mostra che a un certo punto i sacrifici vengono ripagati. So quanto vale questa finale per me [un assegno da 152.140 euro – precisa L’Équipe che racconta la storia, ndSl] e so che farà bene alla federazione di Monaco. Il principe sarà in tribuna»

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