UNA PARTITA UNA STORIA
Come si impara a giocare colpendo le mele sugli alberi
SHELBAYH vs PENISTON | TENERIFE – II TURNO
Papà non si staccava dal televisore, così cominciò a guardare pure lui. Abedallah aveva 4 anni e rimase incantato da quel tipo mancino che sulla terra rossa tirava palline oltre una rete. il signor Khaled gli regalò una racchetta e il piccolo la impugnò con la mano sinistra, nonostante fosse un destro naturale. L’ha detto la televisione che si fa così.
Se è una leggenda, è bene inventata. Le fondazioni di qualcosa di grande in genere cominciano con una fandonia. Questa è la genesi di Abedallah Shelbayh, tennista della Giordania, dove il tennis a certi livelli non l’hanno visto mai.
È il tennista venuto dal nulla, lo definisce infatti Massimo Gaiba per Ubitennis nel suo ritratto.
“Ha un fisico compatto, non è particolarmente alto (180 cm) e questo lo induce a giocare il servizio in kick, in maniera però molto incisiva, tanto da porre ogni volta l’avversario di fronte a un bel problema. Solido nei fondamentali e dotato di un ottimo tocco, si intuiscono grandi margini di miglioramento”.
Da Nadal è andato per davvero. Si è iscritto alla sua Accademia di Manacor. È rimasto tre anni, ha vinto una borsa di studio all’Università della Florida, ha preso il posto di Ben Shelton.
Si sta parlando di Shelbayh al challenger di Tenerife, dove è arrivato in tabellone passando le qualificazioni e dove ha vinto al primo turno contro Salvatore Caruso.
Prossimo avversario: Ryan Peniston, 28 anni, britannico, con qualche punto in comune. Anche lui ha lasciato prestissimo casa per studiare tennis all’estero [Nizza]. Anche lui ha vinto una borsa universitaria in America [a Memphis]. Anche lui mette Rafa Nadal in cima alla lista degli idoli.
Ryan ha iniziato a giocare a tennis all’età di 3 anni con suo padre, come Abedallah.
Appendeva una palla di spugna al soffitto del nostro salotto e riuscivo a malapena a raggiungerla con una racchetta. Avevamo anche un melo nel nostro giardino e una volta ha scoperto me e mio fratello che prendevamo i frutti a racchettate. Erano finiti nel giardino del vicino, vennero a lamentarsi. Da quel momento, niente più mele, solo palline.
Papà e mamma lo lasciavano fare. Ryan a 2 anni aveva superato un cancro allo stomaco, con un intervento chirurgico e chemioterapia. Al sito ATP Ryan dice che adesso esiste sempre una parte dentro di lui che vuole mostrare qualcosa ai bambini, tipo che avere sogni fa bene, che qualche volta si possono perfino realizzare. Quando ha vinto il primo torneo, ha donato la vincita all’ospedale St. Bart di Londra. È il posto dove lo hanno curato.