VITE OLIMPICHE
Il nuovo Canada di Valérie Grenier
Aspettavamo la storia, e la storia eccola qua. Sotto un’altra forma. Non è arrivata con Mikaela Shiffrin e il record di successi in Coppa del mondo, ma con il pettorale numero 30 di Valérie Grenier, alla sua prima vittoria in Coppa del Mondo nel gigante di Kranjska Gora. Il suo paese non ne vinceva uno da 49 anni [Pfronten 74], con Kathy Kreiner, che sarebbe stata poi oro olimpico a Innsbruck 76. Marta Bassino si è piazzata al secondo posto, ancora un podio, terza la slovacca Petra Vlhova. Shiffrin sesta.
Gianmario Bonzi, voce di Eurosport, parla di “favola Grenier e spettacolo di altissimo livello. Il gigante femminile è una meraviglia assoluta, ancor di più su piste… maschili! Date alle ragazze anche Badia, Campiglio, Adelboden, Schladming, perché no? La sfida nella seconda manche è stata probabilmente la più bella della stagione. Brava Platino alla prima qualificazione della sua storia agonistica (poi 23esima) e sempre costante Zenere, al terzo risultato a punti nel 2022-2023. Asja ed Elisa sono anche prima e terza nella classifica di specialità in Coppa Europa. L’Italia sta trovando ricambi importanti tra le porte larghe”.
I prati di Adelboden
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La vittoria di Marco Odermatt nel gigante di Adelboden ha impressionato per la striscia di prato verde che emergeva sotto i piedi della folla. Il bianco era solo sotto gli sci di chi gareggiava, un altro segno dell’emergenza climatica e dell’impatto [anche] sulla Coppa del mondo.
Stamattina la Stampa dedica un ampio spazio di approfondimento al tema. “C’è neve solo ad alta quota, sugli Appennini stagione a forte rischio il nuovo clima costringe molte località a inventarsi un altro futuro. C’è una riga rossa che divide l’Italia e questa riga si chiama fiume Po. Sopra, si scia, sotto, no. O meglio, in tutte le località dell’arco alpino al di sopra dei 1.500 metri gli impianti sono aperti, funzionanti e gli operatori di settore dicono: «La stagione è salva». Sulle Prealpi e a Sud del grande fiume, le conseguenze del cambiamento climatico che lo stesso corso d’acqua aveva manifestato in estate, facendo registrare una siccità record, ora si vedono in quota. Niente neve nella media montagna del Nord, né in Appennino, dov’ è troppo caldo per spararla (si scioglierebbe), dove gli operatori del settore dicono che «la stagione è a rischio» e i politici si sono schierati per chiedere ristori, in parte già promessi dal governo. Oltre l’emergenza, però, si sprecano i «che fare?» per il piano a lungo termine”.
Kristian Ghedina dice: «È un dato di fatto che la temperatura della Terra si stia alzando e questo è tra i peggiori inverni degli ultimi 100 anni in Europa. Mi ha fatto impressione vedere lo slalom gigante maschile di Adelboden, una delle classiche dello sci, con il pubblico in mezzo ai prati e soltanto la striscia bianca del pendio. Gli organizzatori hanno fatto un miracolo a rendere la pista così performante e ad assicurare lo stesso lo spettacolo: fa pensare poi che la località svizzera è a 1.350 metri, persino un po’ più in alto di noi a Cortina, che siamo a 1.224».
Stefania Belmondo considera: «Sono un carabiniere forestale e non ho la bacchetta magica per far tornare i bianchi inverni di quando ero bambina, ma credo che dovremmo imparare tutti a rispettare l’ambiente: non so se sia già troppo tardi, ma mettendoci un po’ di buona volontà possiamo almeno provare a non renderlo più inquinato di quello che è già. L’altra sera sentivo che, tra 30 o 40 anni, il nostro sport rischia di diventare marginale a causa della diminuzione delle precipitazioni nevose. Un allarme che abbiamo davanti agli occhi: basta guardarci attorno».
Sempre stamattina, Massimo Sideri sul Corriere della sera scrive che non esiste una tecnologia in grado di sostituirsi a quella che chiama una inconvenient truth, citando la definizione di scomoda verità dal documentario del 2006 di Al Gore.
“L’ambiente richiede scelte difficili ed è impermeabile agli slogan. Sembra interessare solo gli sciatori e invece colpisce tutti. Le piste brulle e senza un fiocco di neve a dieci gradi centigradi sono un problema, senza dubbio. Non tanto per noi sciatori che non possiamo goderne visto che esistono altre opzioni, ma per le economie locali che vivono e spesso sopravvivono grazie al turismo bianco”.
Sideri analizza certe scelte usate in questi anni, i cannoni, la neve artificiale, e ammette che non esistono soluzioni capaci “di invertire il corso del meteo e il destino del clima”. Descrive questo container che producono ghiaccio al proprio interno, posti sulle piste a breve distanza l’uno dall’altro, e chiede di immaginare “una processione di frigoriferi giganti sul bordo della pista come una lenta ma inesorabile fila sull’autostrada. Uno scempio per chiunque ami la montagna. Non possiamo distruggere l’ambiente per sciare a tutti i costi. Produrre neve a dieci gradi è quello che ci sembrava quando si parlava di piste di sci nei Paesi arabi: una follia climatica. Vuole dire continuare a tenere accese le macchine giorno dopo giorno per cambiare il corso della natura. Il consumo di energia rimarrebbe un costo enorme per il bilancio del cambiamento climatico così come lo spreco d’acqua. È una soluzione adatta a problemi circoscritti. Parliamo di abbattere la CO2 per l’industria, figuriamoci se ha senso produrla per sciare”.