TENNIS
Il ripescaggio dell’Italia nella United Cup
Battuta dalla Polonia nelle cosiddette City Finals, l’Italia è stata ammessa comunque alle semifinali di United Cup, ripescata come migliore battuta. Polonia-USA e Grecia-Italia sono le partite in programma tra la prossima notte e domani mattina.
voci Fabio Fognini
«Gli obiettivi ci sono, altrimenti non sarei qui, con un team che lavora insieme a me. Una spinta me l’ha data anche mia moglie, che è stata tennista come me («E ti capisce», interviene Flavia, ndr) Di sicuro vorrei rientrare fra i primi 50 e giocare i grandi tornei».
➣ È coetaneo di Djokovic: si sente il Vecchio Saggio del nostro tennis?
«Lo sono in Coppa Davis, che è sempre stata un mio pallino. Purtroppo è sempre più dura, perché io ho 35 anni, Simone 37 (Bolelli, ndr). Quelli su cui puntare ora sono Berrettini, Sinner, Musetti. Bisogna fare in modo che in questa competizione siano molto uniti, cosa che non è mai facile in uno sport egoista come il tennis».
➣ A Malaga ha fatto molto discutere la sconfitta in doppio col Canada e la scelta di Volandri di metterle a fianco Berrettini convalescente.
«Con il senno di poi è facile criticare o dire che si sarebbe dovuto fare diversamente. Per me l’ideale sarebbe stato poter comunque giocare con Simone, ed eventualmente il giorno dopo con Sonego».
➣ C’era Musetti
«No, Lorenzo dopo il singolo era molto nervoso, si era creato delle aspettative troppo alte nei confronti di Aliassime che al momento gli è superiore».
➣ Nessuna recriminazione?
«Forse all’interno del nostro spogliatoio avremmo potuto gestire meglio la situazione. Ma ormai è andata così e le polemiche non servono. Certo, lo dico con il cuore in mano, mi sono visto passare davanti un’occasione che non so se si ripresenterà, perché quest’ anno la Spagna aveva perso, la Russia non c’era Uscire così è stata una pugnalata».
➣ Da marito e papà è più difficile girare il mondo?
«Finché il figlio era uno era più gestibile, con tre, la piccola che ha appena un anno, io e Flavia facciamo più fatica, bisogna girare almeno in sette persone. In Europa è gestibile, le trasferte lunghe sono un problema e onestamente non mi va di fare la carovana dell’amore visto che sento di avere ancora uno, due o tre anni da giocatore». – intervista di stefano semeraro, La Stampa
ADELAIDE | Novak Djokovic si sta togliendo di dosso i fantasmi australiani, ma forse sono più dentro le nostre teste che nella sua. Un anno dopo essere rimasto sigillato nell’albergo dell’immigrazione clandestina a Melbourne, è tutto anema e core con il pubblico. Baci, applausi, fotografie. O fai così o ti mangiano. Tutt’intorno è pieno di simpatici. Andrej Rublev l’altra sera ha regalato la sua racchetta a un ragazzino del pubblico, che se l’è stretta al petto come si faceva nei feuilleton con le lettere d’amore.
Djokovic ha battuto nella notte appena trascorso il francese Quentin Halys con due tie-break e nei quarti gli tocca Shapovalov [6-4 6-3 a Roman Safiullin]. Novak dice in giro che sta ancora cercando di farsi un’idea del suo gioco. È imbattuto da sette partite contro il fusto del Canada dai gesti gentili. Di diverso c’è che nel frattempo il Canada ha vinto la Coppa Davis. Con Novak si commuovono negli USA: fino ad aprile chi non è vaccinato non entra. Dovrà saltare Indian Wells e Miami.
Un posto ai quarti in Adelaide lo sta cercando in questi minuti Sinner, in campo da testa di serie numero 6 contro la wild card di casa Thanasi Kokkinakis. Precedenti: 1-0 con la vittoria a Cincinnati. Adelaide è la città dove Jannik fece suo il titolo nel 2021 e non ha mai perduto. Ma pure Kokkinakis non scherza. Il torneo nel 2022 è stato suo e questo è pur sempre il posto in cui è nato.
in tv oggi ore 9 SuperTennis: ATP Adelaide | 11 SuperTennis: WTA Adelaide | 13.30 SuperTennis: ATP Pune | 24 Sky: ATP Auckland | nella notte 1.30 WTA Adelaide | 3 SuperTennis: Polonia-USA [United Cup] | domani ore 9 Supertennis: Grecia-Italia [United Cup]
Gaia Piccardi sul Corriere della sera analizza stamattina in modo complessivo la ripartenza del tennis italiano. “Munito di nuovi tatuaggi e di un servizio che sembra tornato all’altezza della finale di Wimbledon (correva il 2021, mica una vita fa), Matteo Berrettini è il raggio di sole che arriva dall’estate australe per illuminare i primi giorni della nuova stagione. La crescita costante di Lorenzo Musetti (vittorie su Alves, Durasovic, Michalski: non è tanto la caratura degli avversari, quanto la qualità del tennis espresso dal toscano, virtualmente top 20 da lunedì), il primo felice squillo di Jannik Sinner (torna in campo stamane con Kokkinakis all’Atp 250 di Adelaide) ma, soprattutto, questo Berrettini d’antan in gran spolvero, capace di battere due top 10 in due giorni (Ruud numero 3 e Hurkacz numero 10), lasciano sperare in un Australian Open (al via il 16 gennaio: il pensionato Federer, invitato dall’organizzazione, ha declinato) molto made in Italy”.
Caroline Garcia ha raccontato gli attacchi di bulimia
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Si sentiva stanca, mangiava. Era nervosa, mangiava. Perdeva una partita, mangiava. Questo è successo a Caroline Garcia, nel lungo viaggio tra l’arrivo nell’Elite del tennis, la caduta, il ritorno in testa, una traiettoria completata nella seconda parte del 2022 con il titolo a Cincinnati, la semifinale degli US Open, la vittoria al Masters nel mese di novembre in TExas, prima francese 17 anni dopo Amélie Mauresmo.
L’Équipe l’ha nominata campionessa dei campioni di Francia nel suo tradizionale referendum, stamattina il giornale le dedica la prima pagina e una lunga intervista, realizzata lo scorso 6 dicembre, prima delle vacanze e del ritorno in campo alla United Cup, in questi giorni. Una intervista con Quentin Moynet nella quale Garcia ripercorre una stagione di lacrime, notti insonni e attacchi di bulimia.
Si è concessa dodici giorni a Bali da sola, per capriccio, dice. «Ho prenotato tutto al volo. Due giorni prima di partire con l’aereo, non avevo ancora un albergo. Quando sono arrivata, mi sono detta: – Che c’è di male a trovarsi da soli in vacanza?’ Mi ha fatto bene seguire i miei desideri. Le escursioni, le risaie, le cascate, la scoperta del surf».
È lo stesso metodo con cui è uscita dal periodo più buio, “gli attacchi di bulimia che regolarmente accompagnavano le sue angosce”.
«Alcuni non mangiano più – ha raccontato – io al contrario mi rifugiavo nel cibo. Sono stati tempi di crisi. Ti senti così vuota, così triste, che hai bisogno di riempirti. Era l’angoscia di non poter fare quello che volevo in campo, non vincere più, soffrire fisicamente. Mangiare mi calmava per qualche minuto. Sappiamo tutti che non durerà, ma… Era una fuga. È una cosa incontrollabile. Quando sei da sola, è più difficile da tenere a bada. E nel tennis passi molto tempo da sola nella stanza. Spesso è così che succedeva. Dopo, ho iniziato a parlarne, ai miei parenti, agli amici, ai genitori. Ti rendi conto che a volte è solo la stanchezza che fa desiderare al corpo dello zucchero. Non cambia la vita. A volte era inspiegabile. Avevo bisogno di riempirmi per compensare sconfitta e dolore. Ora che mi godo un po’ di più tutto quello che c’è intorno al tennis, che mi prendo più tempo per me, mi succede di meno. E quando ancora mi succede, lo accetto di più, mi sento molto meno in colpa».
Garcia dice che oggi concedersi dei piccoli piaceri più regolari, le evita di provare troppo spesso desideri irresistibili per qualcosa. «Ora, se per due giorni voglio una pizza, bah, prendo la pizza e smette di ossessionarmi. Di tanto in tanto mi concedo un piccolo dessert, anziché pensarci tutta la settimana e finire per crollare completamente alla fine. La sconfitta era diventata una scusa per permettermi tutto. È molto meno vero oggi. Nel ristorante delle giocatrici le tentazioni non mancano, non è facile. Ma piano piano, impari a conoscere te stessa».
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