Come si può governare un paese che ha 246 varietà differenti di formaggio?
Charles De Gaulle
I MONDIALI | 22ESIMA STAGIONE, EPISODIO VENTISEI
Parigi val bene una Messi
È il titolo più scemo che siamo riusciti a partorire nel giro di poche ore ma possiamo fare di meglio nei prossimi giorni, fino a domenica c’è tempo. La Francia giocherà domenica la quarta finale di Coppa del Mondo in 24 anni, con l’occasione di diventare la prima squadra a confermarsi campione a 60 di distanza dal Brasile di Garrincha e Pelé.
2-0 Il Mondiale del Qatar l’ha vinto il PSG del Qatar. I due ragazzi sul poster della finale sono suoi. Messi contro Mbappé è la scena che gli emiri desideravano più di ogni altra per domenica.
Il terzo gemello, Neymar, è atteso a Parigi la mattina dopo la finale, ancora esausto e scosso, potrebbe prendersi una pausa dalla Nazionale brasiliana. Un quarto volto è apparso inatteso, la faccia così contemporanea e così piena di mondo di Achref Hakimi. Nel tentativo di mettersi di traverso alla trama perfetta, l’ha arricchita. Grégory Schneider su Libération fa notare che “sessant’anni dopo la Seleçao brasiliana di Pelé, domenica la Francia avrà l’occasione di confermarsi campione del mondo. Oppure i libri di storia del calcio parleranno dei due mostri del calcio contemporaneo – Leo Messi e Kylian Mbappé – faccia a faccia. Non racconteranno mai l’impressione che l’incontro di mercoledì ha davvero lasciato ai presenti, scossi dalla testa ai piedi per ottanta minuti, i primi, con la diffusa impressione di non aver mai visto, almeno allo stadio, ventidue giocatori restare così lontani da una risorsa per vincere una partita”.
| Vincent Duluc su L’Équipe saluta anche la vittoria personale di Deschamps, alla sua terza finale in cinque grandi competizioni dal 2012. “Dopo aver visto fallire a Euro 2021 l’idea di una squadra costruita per attaccare, la sua Coppa del Mondo è un modello di adattamento alle circostanze e di costruzione di un’energia. Non è il Brasile del 1970, mancano illuminazioni, magia e tanta luce. Non è nemmeno Francia 2018, manca di controllo a certi livelli, ma Francia 2022 è una squadra strana, finalista ai Mondiali per un’intima ambizione coltivata nelle avversità, costruita in un tempo incredibilmente ridotto. Non sempre è necessario giocare bene per essere felici, nemmeno per arrivare in finale ai Mondiali. Ma bisogna pur sempre avere qualcosa in più degli altri, in un ambito o nell’altro, essere un po’ più squadra quando tutto è difficile, essere collettivamente all’altezza, se non tecnicamente”.
E adesso la Francia sa di avere almeno un paio di miliardi di persone per avversarie, come scrive Duluc, perché “tutto il pianeta sogna già di vedere Messi alzare il trofeo”.
◇ Non gli inglesi, a occhio. Matt Lawton sul Times scrive un irritata nota sul fatto che i giocatori dell’Argentina hanno celebrato la loro vittoria in semifinale contro la Croazia “cantando una canzone che insulta gli inglesi e fa riferimento alla guerra delle Falkland. La parola putos, usata per descrivere gli inglesi, può avere connotazioni omofobe”. Ecco.
◇ Jacob Steinberg, sempre dall’Inghilterra, solleva invece sul Guardian un interrogativo sulla Francia. [Chissà perché gli interrogativi si sollevano. Forse sono dei pesi]. Insomma, scrive il Guardian che la Francia ha fatto il minimo indispensabile per arrivare in finale e allora si domanda se ne ha ancora, per andare all’impatto con l’Argentina.
FIGURINE MBAPPÉ ► Giulia Zonca su La Stampa ha scritto: “Chiamatela pure cinica ma la Francia sa esattamente che cosa fare per rompere l’incantesimo: mettersi nelle condizioni di poter aspettare Mbappé, attendere che l’avversario si sfoghi e poi lasciare a lui il guizzo, l’incanto, l’azione che strappa gli equilibri precari e inventa il numero per il successo. Messi contro Mbappé, l’erede della maglia di Maradona contro il figlioccio di Pelé. I sogni di Mbappé continuano a seguire i numeri di O’ Rei. Mbappé reagisce al dribbling sontuoso di Messi con un record, è quello che ne ha fatti di più, 21, entrambi ci arrivano con 5 reti, da compagni di un club targato Qatar e si sfidano in casa di chi paga i loro stipendi. Un incrocio talmente perfetto che sembra disegnato”.
◇ Emanuele Gamba su Repubblica sottolinea che “il favoloso Kylian ha ideato i gol per induzione come Messi quelli di invenzione. Tocca a loro ed è giusto così: l’anima non può far tutto”. Mbappé ha fatto vincere i suoi per induzione, nel senso che “la gabbia difensiva marocchina gli ha impedito di liberare la sua falcata da ghepardo (anche con qualche rudezza di troppo, come il fallaccio di Amrabat) ma lui è riuscito a essere decisivo anche da lì dentro”.
◇ Fabio Licari sulla Gazzetta scrive: “Se dovessimo confrontare le due semifinali non ci sarebbe storia: Messi ha giocato la più bella partita dell’anno, sempre in attesa della prossima. Ma non ci sarebbe la Francia in finale senza le percussioni e gli sfondamenti di Mbappé. I due gol sono nati dai suoi tiri, dalle sue entrate prepotenti e dirette verso la porta. Ormai si sa: o Mbappé distrugge i suoi avversari diretti o ne irretisce tanti davanti a lui da liberare i compagni”.
Alessandro Barbano, condirettore del Corriere dello sport-stadio, rilancia la visione scettica di ieri mattina, sulla imminente fine dell’età della tecnica e scrive: “Sarà una finale tra il fioretto di Messi e la dinamite di Mbappé, estremi generazionali ed estetici di una transizione giunta alla sua tappa cruciale. Dove il passato e il futuro faranno il presente per l’ultima volta. Poi, chiunque sia il vincitore della notte di Doha, solo il futuro dei calciatori-corridori avrà un presente, e la tecnica non sarà più la virtù suprema, ma una funzione dell’agonismo. Non resta che augurarsi che il passato abbia un colpo di coda e che il ritiro del fuoriclasse argentino, che lo incarna, avvenga più tardi possibile. Perché quel giorno archivieremo per sempre la parola “fantasista”, con cui siamo soliti chiamare, dalla notte dei tempi, le emozioni più forti.
Di questo cambiamento epocale in atto Francia-Marocco è la prova. Mai come questa volta il soprannome di Pulce incarnerà la sostanza di un campione leggendario: Messi-Mbappé è l’ultima sfida della destrezza alla velocità. Prima che inizi tutta un’altra storia”.
ARTEFICI L’INATTESO KOLO MUANI ► Un ragazzo di Bondy, periferia di Parigi, Seine-Saint-Denis, ha segnato in semifinale. Ma non è Kylian Mbappé. Così dice Clément Martel su Le Monde raccontando le strane coincidenze che hanno fatto di Randal Kolo Muani l’ultimo eroe inatteso per la Francia. La sua convocazione non era in programma. Deve la presenza in Qatar all’infortunio in extremis di Christopher Nkunku. “Era a uno stage in Giappone con il suo club – ricorda Le Monde – quando ha saputo della notizia. Ha dovuto prendere al volo un aereo per unirsi ai Blues. Anche mercoledì non doveva giocare. Avendo trovato la sua formazione titolare, Deschamps vi è rimasto fedele negli ottavi e nei quarti di finale. Contro l’Inghilterra, solo una riserva è entrata in campo a parte i titolari, verso la fine della partita, ed era Kingsley Coman”.
◇ Emanuela Audisio su Repubblica racconta: “Fortuna che gli davano dello svogliato, perché arrivava tardi agli appuntamenti, e in campo quando non aveva il pallone si eclissava. In più uno con un carattere acceso (8 giornate di squalifica per aver reagito male a un fallo). Ha scelto di giocare per la Francia e non per il Paese dei suoi genitori. È la vecchia Africa occidentale ed equatoriale a condannare quella del Mahgreb”
ARTEFICI IL SOLITO DIFENSORE ► In semifinale per la Francia, il gol del difensore è un vizio. Una bella abitudine, anzi, perché poi finisce che vince i Mondiali. Prima di Théo Hernandez ieri sera, c’è già stata la doppietta di Lilian Thuram contro la Croazia nel 1998, o il gol di Samuel Umtiti, il colpo di testa fatale ai belgi, in Russia, nel 2018.
Repubblica sottolinea con Emanuele Gamba il peso dello “sbagliato 5-4-1 di partenza” del Marocco, “il modulo che ha indotto Theo a essere lassù al momento di segnare” e il ritorno al “solito 4-1-4-1 che ha messo alla corde la Francia per più di un’ora” con lo stesso Théo che ha patito “le pene dell’inferno”.
◇ Arianna Ravelli sul Corriere della sera nota: “Fa sorridere che il gol che indirizza la partita lo segni proprio Theo Hernandez a cui Deschamps impone compiti più di copertura di quelli nel Milan (e che, in copertura, rischiava di fare un disastro, con l’intervento su Boufal in area)”.
TRAME I CAMBI DI DESCHAMPS ► Nella lettura della partita che fa Vincent Duluc su L’Équipe, la Francia ha sofferto fino al momento in cui Didier Deschamps ha cambiato la squadra, chiedendo a Marcus Thuram di aiutare Hernandez e Youssouf Fofana dove soffrivano a sinistra. “I Thuram – scrive il giornale francese – sono davvero gli uomini delle semifinali, perché il ragazzino ha avuto un impatto incredibile, partecipando allo sviluppo del secondo gol. Kolo Muani ha fatto in meno di un minuto quello che il resto del mondo non era riuscito a fare in un mese, segnare un secondo gol al Marocco, perché Nayef Aguerd non c’era e Romain Saïss neppure. Il Marocco è uscito come un re da un’avventura favolosa e pionieristica, che si concluderà sabato con la piccola finale contro la Croazia. Una partita famosa per non consolare mai nessuno, ma questa volta potrebbe essere diverso”.
I cambi di Deschamps sono stati necessari, spiega Gamba su Repubblica, perché la Francia “si è scoperta vulnerabile ai cross tagliati di Ziyech, alle scorribande di Hakimi e Boufal, alla solita enormità monumentale di Amrabat, all’agilità elegante di Ounahi e agli slanci animisti dei meno celebri, chiamati a rabberciare una formazione piena di guai (prima si è fermato Aguerd, poi Saïss e infine Mazraoui) e corretta da Regragui. Ci sono stati un palo in rovesciata dell’ex genoano El Yamiq (inaudito, per chi lo vide giocare all’epoca), molto lavoro per Lloris e i due centrali e poi tanti palloni schizzati di qua e di là senza posa, ma mai dalla parte giusta”.
◇ Arianna Ravelli sul Corriere della sera ricorda come “Michel Platini dice che Dedé «da bambino è caduto in un’acquasantiera», a sottolineare una certa fortuna, e in effetti, sul palo di El Yamiq e soprattutto nel gol che Kolo Muani segna al primo pallone toccato dopo essersi alzato dalla panchina è difficile non dare ragione a Le Roi. Ma la vita di Deschamps, che viene da Bayonne, non è stata sempre fortunata: a 18 anni perde il fratello maggiore in un incidente aereo, «una tragedia che ti segna per sempre». Alla stessa età si mette con Claude, da allora la donna della sua vita. È un tipo da rapporti lunghi e anche con la Francia dovrebbe rinnovare dopo il Mondiale e continuare fino a Euro 2024. E allora, forse, è più vera la frase che di lui ha detto il vecchio presidente del Marsiglia, Bernard Tapie: «Ci sono quelli che vogliono semplicemente raggiungere un obiettivo, quelli che lo vogliono veramente e quelli che lo vogliono assolutamente, come Didier»”.
◇ Marco Evangelisti sul Corriere dello sport-stadio parla di “quella stramaledetta ansia di dover sempre dimostrare qualcosa a qualcuno. Didier Deschamps per sua fortuna e suo merito l’ha sempre esorcizzata con il miglior rituale del mondo: il sorriso. Potrebbe diventare il primo ct dopo Vittorio Pozzo a conquistare due titoli mondiali consecutivi. A ogni angolo spuntano plausibili nomi di successori, l’ultimo dei quali è Zinedine Zidane che sembra non stia aspettando altro, mentre ha tanto altro da aspettare. Deschamps francamente se ne infischia. Sa aggirare gli ostacoli. Voleva giocare a rugby, ma non appena si accorse che erano tutti più grossi di lui passò al calcio. Lo chiamavano Il Portatore d’Acqua, quando era centrocampista. Vita da mediano scritta nel soprannome, destino che imponeva di andare verso mete scelte da altri. Con un sorriso li seppellirà”.
ARTEFICI LLORIS ► Secondo L’Équipe la partita sarebbe stata molto complicata “senza un enorme Hugo Lloris, ancora una volta, un uomo da grandi serate nei grandi tornei. È andato a prendere un tiro di Azzedine Ounahi alla sua sinistra (10° minuto), un altro di Jawad El-Yamiq alla sua destra (45esimo), proprio davanti al palo, saltando su tutto ciò che passava”. Nelle pagelle del quotidiano sportivo francese ha preso il voto più alto: 8.
CULT ANTOINE GRIEZMANN ► È il premio della critica di questo Mondiale. È il film che passa alla rassegna parallela. È la Quinzaine des Réalisateurs, roba d’autore. Anche se di realizzare in realtà non se ne parla proprio. Non ha ancora segnato, ieri non ha tirato mai in porta, eppure. Ha servito 6 passaggi decisivi nell’ultima porzione del campo e 4 per mandare al tiro un compagno.
◇ E allora, come dice L’Équipe, Antoine Griezmann potrà anche finire questo Mondiale senza gol, ma “se la Francia stamattina è in finale, lo deve in gran parte all‘immensa attività del suo nuovo centrocampista. Ha impressionato per volume di gioco e propensione a tenere palla nei momenti difficili. È stato decisivo e le statistiche lo spiegano solo in parte”. In questi giorni, Pogba lo sta paragonando a Kanté e al ruolo che ebbe nel titolo in Russia.
Un elogio totale arriva dall’Inghilterra, con l’intervento sul Telegraph di Oliver Brown. Parla di “maestoso Griezmann che dirige l’orchestra francese, con un tocco da virtuoso”, di “coreografo” e poi di “potenza del perossido”. Scrive il Telegraph che “mentre Kylian Mbappé ha prodotto i momenti più emozionanti della maestosa avanzata della Francia, è stato Griezmann a dargli così spesso la licenza di emozionare”. È alla sua 73esima partita consecutiva in Nazionale e “il suo incalcolabile valore è meglio definito dalla moltitudine di funzioni che svolge. Griezmann si è mosso felicemente da trequartista, ala, seconda punta e anche difensore centrale quando necessario. Non c’è ego nel suo gioco, un fatto che potrebbe essere difficile da conciliare con l’immagine del ragazzo che una volta ha messo Barcellona e Atletico Madrid l’uno contro l’altro, in un documentario-reality TV di cattivo gusto. Griezmann ha già il maggior numero di assist nella storia della Francia, con 28. Questa serata ha lucidato la sua reputazione”.
◇ Barney Ronay sul Guardian parla di “diavoleria” di Antoine Griezmann che “dà alla Francia il vantaggio quando conta”. Lo definisce “il cuore pulsante dei Bleus che sta giocando a centrocampo come nessun altro fa”. Nella sezione podcast del giornale inglese, se ne trova uno che si chiede se Griezmann non abbia trovato solo adesso il suo vero ruolo.
◇ Sebastiano Vernazza sulla Gazzetta lo definisce “uomo a tutto campo, spalmato su 70 metri. Nella ripresa Grizou ha evitato due gol del Marocco con interventi difensivi degni di un grande libero d’epoca”.
POPOLI MAROCCO, CHE SARÀ DI TE ► Karima Moual su Repubblica si domanda: “È finita qui?” e trova risposta nelle parole di Yasmine, 2o anni, «Nemmeno per sogno». Yasmine, “anche lei tra le tante ragazze e donne – leggiamo – che hanno animato le caffetterie, le piazze e le strade del Marocco. Mai come in questo mondiale si è vista una presenza femminile così imponente, a dimostrazione che qualcosa è cambiato in questi anni. Che significa che non è finita? «Che quello che è successo è solo una scintilla. Siamo solo agli inizi. So che può sembrare tutto relegato al calcio, ma non è così». Forse ha ragione lei, ci sono tante cose che questo pallone ha scatenato, con riflessioni e sentimenti dei più disparati. Un mondo in movimento e in pieno cambiamento. Non è più il mondo dei nonni e dei genitori per troppo tempo in ombra, ma quello della rivalsa, che pian piano avanza e sprigiona speranza. Forse è tutta lì l’esaltazione, quel tifo così incontenibile che a macchia d’olio si è portato dietro molti”.
Corriere della sera: “La forza di un paese multietnico” – Mbappé e Giroud sono i simboli, diversi ma uniti in campo la favola senza lieto fine dei leoni
La prossima partita del Qatar Saint-Germain
▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔
meduse Il verdetto sulla Superlega | La Corte di giustizia della UE si dovrebbe pronunciare oggi sul conflitto tra la UEFA e il terzetto delle superleghiste, Real Madrid-Barcellona-Juventus, ancora desiderose di lanciare una Superlega dissidente. Ne scrive Étienne Moatti su l’Équipe dicendo che la corte ha in mano parte del futuro del calcio europeo. Arriverà un parere, non una sentenza sull’ipotesi di abuso di posizione dominante da parte della federazione europea. “Anche se il putsch di aprile 2021 è stato sventato – scrive l’Équipe – la minaccia incombe ancora”. Dopo il primo parere di oggi, 15 giurati avranno circa quattro mesi per prendere una decisione definitiva, che in genere va nella stessa direzione. Secondo le fonti del giornale francese, “l’andamento sembra piuttosto favorevole alla Uefa, sostenuta in questo caso da 21 Paesi europei che si sono concretamente impegnati al suo fianco nel procedimento”. Il progetto della Superlega pare a l’Équipe “un guscio vuoto” anche nella sua riformulazione, seguita a un riassetto interno alla società A22 Sport Management. Non è andato benissimo l’incontro progettato di recente con i vertici dell’UEFA e dell’associazione dei club europei [ECA], guidata dal presidente del PSG, Nasser AL-Khelaifi, impegnato in una nuova operazione da kolossal dopo i Mondiali in casa sua.
Il giornale francese ricorda che in quell’occasione “l’Uefa ha abilmente manovrato, convocando all’incontro i presidenti di tutte le leghe nazionali i rappresentanti dei giocatori, i tifosi, tutti contrari al progetto, senza avvisare A22 Sport Management. Durante l’incontro, i superleghisti “non hanno presentato né un format per la loro futura competizione, né una modalità di accessibilità, né le emittenti eventualmente interessate, né gli sponsor pronti a finanziarla. Pertanto, è difficile vedere come la decisione di oggi possa essere sfavorevole alla UEFA. Ma potrebbe essere sfumata”.
◇ MEDUSE L’INCHIESTA SULLA CORRUZIONE UE ► Sullo sfondo di questa storia, o molto più che sullo sfondo, c’è l’inchiesta sulla corruzione al Parlamento Ue, quello che stamattina Repubblica chiama l’euroscandalo degli italiani pagati dai servizi segreti del Marocco. Nel sommario si legge che Panzeri e Cozzolino “prendevano ordini” dal capo delle spie di Rabat. Dovevano pilotare i rapporti tra Bruxelles e il Paese nordafricano. Repubblica scrive: “Non è una semplice storia di corruttori e corrotti. Il “Qatargate” sta diventando un vero e proprio “Spy-game”. Con un protagonista principale: il Dged. Ossia, il servizio segreto marocchino. E una serie di coprotagonisti: l’Intelligence del Belgio con la collaborazione di Paesi alleati dell’Unione europea, e il governo del Qatar. Con il Marocco e Doha nelle parti dei grandi corruttori. O meglio dei grandi «infiltrati» dentro le istituzioni dell’Ue, in particolare il Parlamento. E un solo obiettivo: condizionare l’Unione e farlo attraverso l’arma convincente dei soldi e della corruzione”.
Abbiamo notizie del Papa? Che fa? Sta guardando i Mondiali? Che dice di questa finale contro gli anti-papi di Avignone?
La lunga attesa di Messi per essere qui
SPECCHI MARALEO ► Ecce Leo. Quello che non aveva mai messo una maschera da LM10 per opporsi a CR7. Quello che non si è mai fatto chiamare Messi[a] per rispondere a D10s. Eppure da sempre incastrato dentro questi due schemi. Ecce Leo, ora che tutto conta un pochino di più, finanche di più di una carriera meravigliosa, piena di gemme e di record, di magie e cose [quasi] mai viste. Messi si muove sul palcoscenico del Qatar come se tutta la vita vissuta fosse stata solo un’immensa attesa per essere adesso qui, un lungo passaggio in sala prove, prima del debutto, spettacolo pomeridiano, come fanno i grandi del teatro la domenica.
Dall’Inghilterra, Sam Wallace scrive per il Telegraph che comunque vada, Lionel Messi è – ed è sempre stato – il più grande giocatore della sua epoca.
“È stato un bambino e un adolescente prodigio, ma è ora che stiamo assistendo alla vera misura della sua grandezza, nel tramonto della sua carriera. Gli anni migliori sono passati da un pezzo, quando il Barcellona poteva ancora permettersi di pagare il suo reale valore, quando i giocatori intorno a lui erano dei coetanei e non dei giovani che cercano disperatamente di non deludere il dio vivente nel loro spogliatoio. Senza il sostegno di quel corpo giovane che lo ha spinto a simili altezze, stiamo assistendo alla vera misura del più grande calciatore della nostra epoca. Messi è sempre stato il più grande. Con o senza un Mondiale – scrive il Telegraph – con o senza l’infinito confronto con Cristiano Ronaldo”.
◇ Wallace passa poi a illustrare un suggestivo aspetto del confronto con Maradona. Scrive: “È difficile dire perché Josko Gvardiol non abbia dato una spallata su Messi, perché non abbia messo il suo corpo tra lui e la palla, durante la corsa che nel secondo tempo ha portato al terzo gol dell’Argentina. Messi ha iniziato e fermato due volte l’azione. In qualsiasi momento Gvardiol avrebbe potuto usare la sua fisicità per intervenire, ma qualcosa lo ha trattenuto, e poi era semplicemente troppo tardi. Perché c’è un’aura in Messi che condiziona gli avversari. Sono stati parecchio celebrati gli uomini che hanno tormentato e spesso picchiato Diego Maradona negli anni ’80 e ’90. Chiunque faccia lo stesso con Messi, potrebbe essere obbligato a entrare in una specie di programma di protezione dei testimoni. Tutte queste cose giocano nella mente di un avversario. Li costringe a una pausa di riflessione, e in quell‘esitazione Messi sa esattamente cosa fare”.
| Giulia Zonca su La Stampa dice che “in questo Mondiale non ha paura di nulla, nemmeno delle ombre, dei confronti, delle risse, delle entrate dure che lo lasciano zoppicante e agitano gli argentini frementi. Il suo mondo gli sta tremando intorno e lui non è mai stato più tranquillo di così. Va bene la maturità dei 35 anni, la paternità di tre figli e la libertà di non avere intorno antagonisti come Riquelme o Tevez a contendergli (a forza di urli) la voce nello spogliatoio, ma il Messi 2022 resta imprevedibile. Lo scarto che c’è tra questa versione di lui e il capitano visto prima sarebbe inspiegabile se non lo facesse direttamente lui: «Tutto quello per cui ho vissuto è qui». È vero, non c’è più nulla da perdere. L’Argentina rimarrà aggrappata al dieci di Maradona e, chi vuole, capirà che Messi ha fatto tutto quello che poteva. Persino diventare un altro. Se vince il suo Paese camperà di amore. Per lui. c’è Messi e se arriva il Mondiale ci sarà in eterno. Contro qualsiasi miseria. Una volta l’idea lo avrebbe fatto vomitare in campo, l’avrebbe rifiutata, adesso tutto quello per cui ha vissuto è qui. E lui non ne può più dell’Argentina che piange di strazio e di felicità, la vuole far ridere”.
◇ Luigi Garlando sulla Gazzetta ha scritto che “Messi non ha riempito il Mondiale soltanto con la sua tecnica sublime, ma anche con una nuova, muscolare, leadership, con la maschera incattivita di Maradona addosso. La Pulce ha messo denti di piranha. Atteggiamenti anche discutibili, ma di sicuro in spogliatoio arriva una carica diversa; i guerrieri più giovani scendono in battaglia più fiduciosi, guidati da un capo indiano che appare più spietato di prima. Forse, senza il Messi maradonizzato, Alvarez e Fernandez non sarebbero sbocciati così bene. Era da 20 anni che un Mondiale non veniva caratterizzato da un’individualità così forte. Allora, a Giappone-Corea 2002, fu il brasiliano Ronaldo. In passato Zidane, Pablito Rossi, Gerd Muller, Pelè… In realtà, in Qatar, i re sono due: Lionel Messi e Kylian Mbappè. Ma una finale è un pollaio per un gallo solo: domenica qualcuno finirà spennato”.
◇ Qualche pagina dopo, Giancarlo Dotto si infastidisce per “le bordate di genuflessa retorica sparate nel mucchio lacerando corde vocali proprie e timpani altrui”, quando sente “tutti dire che il Leo Messi di questi giorni non si era mai visto prima”. E allora scrive che “il mondiale in Qatar arriva al momento giusto. Compagni che ne fiutano la mutazione e lo venerano. Non più il genio autistico, ma il leader imperioso che è diventato. Leo Messi ha fatto di questo Mondiale la sua missione. Scoprirsi leader a 35 anni, al ciglio del tramonto, di una squadra e di una nazione gli infonde un’euforia speciale. Si vede e si ascolta. L’avete ascoltata la sua orazione ai compagni? Proverà a vincere domenica anche per questo. Spazzare via il palloso ritornello di chi lo accosta, di chi lo nega e lo compara, essendo lui tutto quello che volete, ma certamente unico”.
Nella sua rubrica calcio-visiva Schermaglie per Repubblica, Antonio Dipollina scrive: “In altro ambito, in altre circostanze, visto il clamore che si solleva ogni volta, nessuna tv al mondo rinuncerebbe ad avere Lele Adani telecronista per la finale, in quota Argentina, ovviamente. Ma qui c’è la serissima Rai, ci sono gerarchie da rispettare, la coppia principale è quella formata da Alberto Rimedio e Antonio Di Gennaro e la finale spetta a loro. Adani e Bizzotto commenteranno sabato quella per il terzo e quarto posto”.
TENDENZE
Corriere dello sport-stadio: “Mamma, mi si è ristretto il centravanti” – Il torneo mondiale conferma una tendenza negativa: molte nazionali (anche le top) stanno soffrendo la crisi di qualità dei numeri 9. Sono rarissime le eccezioni. Una crisi generale: hanno fallito Müller e Lewandowski, Morata si è abituato a un altro ruolo. E in Italia non va meglio
leggi anche Tiriamo i rigori da 9 metri o allarghiamo la porta
Slalom 12 dicembre 2022
The Mail & Guardian: “Il miglior Mondiale dall’inizio del secolo” – Risultati sorprendenti, sfavoriti che si battono fino alla morte e la prospettiva di una squadra africana in finale hanno reso questa Coppa del Mondo sorprendente
SU RIMBALZI
▻ L’inganno della mano de D10s
È disponibile da ieri mattina il 45esimo episodio del podcast Rimbalzi, prodotto e realizzato da Chora Media, il quinto e penultimo dello spin-off Mondiali. È dedicato ai Mondiali vinti dall’Argentina in Messico 86, al gol della mano de D10s visto con gli occhi di Peter Shilton che lo subì. Con un presentimento. Su Spotify a questo link la serie completa | Rimbalzi è disponibile su tutte le principali piattaforme
Se vi sentite smarriti all’ora della merendina, tutti i giorni intorno alle 17.15, per l’intera durata dei Mondiali, Slalom è ospite di Cronache di Spogliatoio per due chiacchiere sul suo canale Twitch [qui]
in tv sabato ore 16: finale Croazia-Marocco | domenica ore 16 Rai 1: Argentina-Francia
QATARTWEET
“Grant Wahl è morto per cause naturali. Niente di oscuro”. Di seguito le parole di sua moglie: L’autopsia è stata eseguita dall’ufficio del medico legale di New York. Grant è morto per la rottura di un aneurisma dell’aorta ascendente a crescita lenta e non rilevato con emopericardio. La pressione al torace che ha sentito poco prima della sua morte potrebbe aver rappresentato il sintomo iniziale. Nessuna quantità di CPR o shock lo avrebbe salvato. La sua morte non è in relazione con il covid. La sua morte non è in relazione ai vaccini. Non c’è niente di oscuro nella sua morte” | Isaac Kimes – avvocato civilista di Nashville