#797 – O noi o Ronaldo ai Mondiali: vi decidete a rinviare questa giornata di serie A? | lo Slalom del 27 novembre

COSA STAI PER LEGGERE

    O l’Italia o Ronaldo ai Mondiali. Chi ha fatto i calendari del campionato senza ipotizzare i play-off? Rilanciamo la nostra proposta del 16 novembre: rinviate la giornata del 20 marzo. Che cosa scrivono in Portogallo del sorteggio. L’unica Nazionale che ancora funziona sta giocando la Coppa Davis. Anche per l’Italia di basket è svanito l’effetto estate. La situazione di tutte le Nazionali italiane nel loro cammino di qualificazione verso i rispettivi grandi eventi | Calcio internazionale. Pochettino è diventato l’incognita del PSG, Rangnick è la risposta di Manchester al londinese Tuchel. Stasera la finale di Coppa Libertadores | Calcio italiano. L’inchiesta della Procura di Torino sulle plusvalenze della Juventus. Le partite di oggi | Palazzetti e dintorni. La terza sconfitta di fila in Eurolega per Milano

 

Ogni Paese ha la classe dirigente che si merita

Eugenio Scalfari

      discussioni

O l’Italia o Ronaldo fuori dai Mondiali

Chi ha fatto i calendari dei campionati senza pensare ai play-off?

 

  ◇  Dunque per andare in Qatar nell’autunno del 2022, l’Italia dovrà battere il 24 marzo la Macedonia del Nord (in casa) e poi andare a vincere in trasferta martedì 29 marzo contro la Turchia o il Portogallo. La sintesi certa è che ai prossimi Mondiali o mancherà Cristiano Ronaldo o la Nazionale quattro volte campione. Come l’Italia si è complicata la vita in quattro mesi

 

  ▻   Certo è davvero incredibile come si possa essere passati in quattro mesi dall’idea di poter vincere i Mondiali alla possibilità di non andare nemmeno a giocarli. Roberto Mancini ha già coperto un’oscillazione andata da Vittorio Pozzo a Gian Piero Ventura. Bastava segnare uin rigore a Sommer e adesso bisogna vincere in casa di Ronaldo. Probabilmente. A patto di battere la Macedonia, che nel marzo scorso ha battuto la Germania in Germania. 

Mario Sconcerti sul Corriere della sera stamattina scrive: Ora che l’avversario peggiore ci è puntualmente caduto addosso, si può anche giocare a normalizzarlo. La prima cosa da dire è che se l’Italia non dovesse andare ai Mondiali sarebbe infinitamente più crudele rispetto alla mancata qualificazione del Portogallo. Non è mai stato uno straordinario frequentatore di Mondiali il Portogallo, dal 1930 al 2002 si è qualificato appena due volte, una ai tempi di Eusebio nel ’66, arrivando terzo, e l’altra vent’ anni dopo, arrivando quarto. La crescita del Portogallo è avvenuta quando all’inizio degli anni duemila i grandi movimenti europei hanno cominciato a importare i suoi migliori giocatori. I portoghesi naturalizzavano i brasiliani per antichi sovranismi, potevano tesserarne quattro quando noi non avevamo ancora stranieri. Finirono per assorbirne la qualità, si completarono. Finirono in tanti nei migliori campionati europei perché portavano una leggerezza che non c’era. A loro volta gli altri restituivano alla Nazionale una completezza di scuola che il Portogallo non aveva mai avuto. Ancora oggi sono appena quattro i nazionali portoghesi che giocano nel loro campionato, gli altri tutti fuori, due anche in Italia, Leao e Rui Patricio

Sconcerti è convinto che buona parte dell’esito dipenderà dal tipo di Italia che vedremo in campo. Quella leggera e un po’ sciatta di questo autunno ha buone possibilità di perdere. Quella dell’Europeo ne ha di vincere. È pesante semmai che la finalina si giochi al Da Luz in casa loro, sessantamila spettatori sicuri, un luogo di culto antico, molto suggestivo. Ma l’Italia giusta ha saputo battere l’Inghilterra a Wembley. In sostanza siamo squadre alla pari, con l’Italia che conosce meglio queste partite. Certo non si potrà evitare di giocarla bene. Questo proprio no.

 

 

    Ora, provate solo a immaginare a cosa starà pensando Cristiano Ronaldo da ieri sera, e non vi viene un brivido dietro la schiena, mandateci in mail il vostro programma di meditazione e di yoga. Giulia Zonca su la Stampa scrive che il rapporto tra l’Italia e Ronaldo è così complesso ormai che è difficile capire se sia meglio trovarselo davanti o sperare di evitarlo. Ronaldo è un enigma, è un’ossessione, è un rebus senza soluzione: meglio averlo e restare invischiati nel bisogno che si ha di lui o crescere senza. Non siamo riusciti a capirlo nelle stagioni che ha passato qui e non lo sappiamo nemmeno ora. Cr7, a 36 anni, in nazionale ha segnato 115 gol in 184 partite. La maggioranza di destro, 61, 16 rigori e 17 reti piazzate tra il minuto 86 e il triplice fischio, 3 di queste dal dischetto, senza battere ciglio e con molti «siuum» sibilati a ogni salto che ha accompagnato la palla in porta. È il rumore che fa, il richiamo al successo. Contro l’Italia non ha sibilato mai. Ancora lui, una dannazione o un carta che il destino mette davanti agli azzurri per ricordare loro che cosa sono capaci di fare. La stella che il Qatar non vorrebbe mai perdere contro la squadra che proprio non può perdersi il Qatar. Se poi tocca sul serio giocarci contro, prima della partita serve la psicanalisi”.

 

    Eh sì, perché nei quattro mesi trascorsi dall’euforia di Wembley all’angoscia di Belfast – 472 miglia che in macchina si fanno in 10 ore meno un quarto – anche Ronaldo ha attraversato un prisma di concetti e sfumature differenti. Da sovrano signore delle terre e dei mari fino all’ultimo secondo in cui ha vestito la maglia della Juventus, è diventato un attimo dopo più o meno come un susamiello, un palamidone, un peso, un motivo di intralcio per la crescita – che so – di Bernardeschi. Chiellini gli ha detto che era meglio se ne fosse andato prima, Ronaldo avrà tutti i ritagli nella cartellina sulla scrivania e se li guarderà una alla volta, caricandosi all’ascolto di Madame e Sciccherie. Poi la Juventus ha cominciato a giocare e s’è capito che Ronaldo, ecco, in fondo, come dirlo. Tranne scoprire che a Manchester – dove ha tolto molte castagne dal fuoco – gli rimproverano di averle messe lui, quelle castagne sul fuoco. Lo hanno scritto più chiaramente di tutti Jonathan Wilson e Jonathan Liew sul Guardian, mentre Michael Cox su The Athletic ha analizzato perché è diventato un problema tattico per Solskjaer. Un problema risolto: Solskjaer non c’è più, e chissà quale Ronaldo ci restituirà Rangnick a marzo. Da oggi a quella sfida passeranno altri quattro mesi, come da luglio a oggi. Chissà se si fa in tempo a percorrere il tragitto inverso. 

 

Rinviate ‘sta giornata, non vi sarà fatto alcun male

 

Questo era il nostro numero del 16 novembre

 

     Meno male che c’è Ronaldo, così diventa sgargiante l’urgenza di rinviare la 30esima giornata del 20 marzo. Stamattina la necessità è appariscente come il giubbottino giallo di quelli che mettono il triangolo rosso dietro le macchine in autostrada. L’emergenza era tale già il 16 novembre, la mattina dopo lo 0-0 in Irlanda del nord: Sky invitò Slalom nei suoi spazi pomeridiani di approfondimento per discutere della proposta lanciata in newsletter quella mattina. È ancora là, 11 giorni dopo, affrontata dalle istituzioni del calcio italiano tra un «La vedo dura» di Gravina e il silenzio sostanziale di Dal Pino, non sia mai che si dispiaccia qualcuno dei grandi elettori. Al massimo è trapelata qualche posizione (pare di sentirli: «ma non me la virgolettare»), secondo cui la cosa è impossibile.  

Lo ripetiamo. Uno dei reali fattori di differenza tra l’Italia di Wembley e l’Italia di Belfast è nel numero dei giorni trascorsi da Mancini con i giocatori. Un tempo nel quale si possono disporre allenamenti differenziati e programmi di recupero individuali, anziché subire le situazioni maturate nei singoli club fino a tre giorni prima. Non è solo una questione di spogliatoio. Che succede se si fa male (aggiungere nome a piacere) a tre giorni dalla qualificazione per i Mondiali?

Che cosa possiamo aggiungere a quanto già siamo noiosi? Una cosa ancora si può, nel vedere la Lega in affanno, riunita per ridisegnare il calendario, non questo, ma l’agenda del 2022-23: stanno cercando una soluzione tra le date per capire come sospendere la serie A tra novembre e dicembre. Ed è necessario, ovviamente. Ma per evitare di trovare oggi una soluzione buona solo a guardarsi Portogallo-Argentina con l’albero di Natale nel salotto, sarebbe il caso di cercarne una pure per andarci a ‘sto Mondiale. Viene da pensare: com’è possibile che l’estate scorsa abbiano partorito il calendario 2021-22 senza immaginare che i play-off potevano riguardarci? O l’ipotesi è stata sottovalutata oppure davvero in Lega Calcio e in federazione credono che si possano preparare due spareggi per andare ai Mondiali in tre giorni. Un errore di visione e di prospettiva francamente inconcepibile. 

 

    i commenti | Per fortuna si infoltisce il complesso di voci che chiede il rinvio. Gigi Garanzini su la Stampa ha scritto stamattina: Se il repertorio è quello dei luoghi comuni, allora tanto vale cominciare da chi è causa del suo mal pianga se stesso. Due match-point ha avuto l’Italia, mica uno. Il primo in casa con la Svizzera, con la palla sul dischetto all’ultimo minuto. Il secondo in Irlanda in cui è riuscita a fare persino peggio, meritandosi l’eliminazione due volte. Una in classifica, finendo due punti dietro la Svizzera: un’altra in differenza reti, perché nemmeno il miracolo di un gol in extremis l’avrebbe salvata da un playoff che, visto oggi, ha tutta l’aria di un playout. È’ facile adesso dire, facile ma vero, che già l’Italia campione d’Europa era andata in calando: ma nulla lasciava presagire un crollo autunnale delle proporzioni che poi si sono viste. La squadra si è persa, e per andare a vincere in Portogallo – ma anche in Turchia- non basterà rigenerarla. Bisognerà ricostruirla. Otto anni senza l’Italia al Mondiale sono stati tanti. Dodici sarebbero troppi. Per provarci seriamente qualche sacrificio andrà messo in conto, e toccherà ai club sostenerli nell’interesse superiore della buona causa. Non se li è meritati il club-Italia, questo no. Ma negare uno stage, magari un paio, e rinviare una giornata di campionato non sarà la fine del mondo. Lo sarebbe ricominciare a guardare gli altri che si giocano il Mondiale proprio quando eri finalmente riuscito a rivincere l’Europeo

Paolo Condò su Repubblica scrive che una Lega Calcio lungimirante offrirebbe oggi stesso alla Federcalcio il rinvio della 30esima giornata di campionato, in modo da fissare a venerdì 18 marzo il raduno degli azzurri per gli spareggi mondiali. Quella è la settimana delle gare di ritorno degli ottavi delle coppe, e fino a giovedì avremo senz’altro qualche squadra impegnata: ma è necessario che da venerdì Roberto Mancini possa contare sui suoi azzurri per riattivare – in un tempo ristretto, ma non così ristretto: la gara con la Macedonia del Nord è in programma il 24 – quello spirito di squadra che tanto ha contato nella straordinaria vittoria europea della scorsa estate. E poi, parliamoci chiaro: la partita alla quale tutti pensiamo, col massimo rispetto per i macedoni, è quella del 29 in Portogallo, o meno probabilmente in Turchia. In questo caso i giorni di concentrazione sarebbero undici, e una certa atmosfera avrebbe l’ossigeno per ricrearsi. La finalità è piuttosto ovvia. Per passare questa final four – una specie di punizione divina per il modo in cui è maturata, prima in campo e poi nell’urna – occorre l’Italia dell’Europeo. Qualsiasi versione minore non avrebbe chance. Ci sarebbe qualcosa da dire su un sorteggio incapace di evitare alle ultime due nazionali campionesse d’Europa il crudele incrocio, ma la prima è che chi è causa del suo mal pianga se stesso

 

    antagonisti che cosa scrivono in Portogallo | La prima cosa da dire è che si parla più della Turchia che dell’Italia. È un avversario che gli editorialisti portoghesi temono più di quanto da noi stia succedendo con la Macedonia del Nord. Il quotidiano sportivo A Bola propone per esempio un’analisi della Nazionale di Calhanoglu, uno per uno. L’Italia è un’ipotesi che sta sullo sfondo, come scrive l’altro quotidiano sportivo O Jogo tra molti se e molti ma. Nel senso che prima bisogna arrivarci. Un sorteggio poco amico, viene definito in ogni caso, ricordando che João Cancelo e Renato Sanches sono squalificati e altri sei giocatori in diffida per la finale.

Il sorteggio – scrive O Jogo – non è stato piacevole nemmeno per gli italiani. La reazione di genuina frustrazione da parte dei giornalisti è un buon esempio.

Il terzo quotidiano sportivo del paese, Record, rilancia invece una scena del documentario Rai Sogno Azzurro, nella quale lo spogliatoio di Mancini si domanda chi aspettarsi o cosa augurarsi nei quarti di finale, se Belgio o Portogallo. La frase più enfatizzata è «Difendono in dieci» (se non sbaglio è di Ciro Immobile), così come il giudizio di Marco Verratti («Il Belgio è più prevedibile») e quello di Lorenzo Insigne («Sono tutti giocatori tecnici»).  

 

voci Fabio Cannavaro

«CR7 vivrà per quella partita con l’Italia perché vuole il Mondiale. E sicuramente sarà sempre il più pericoloso perché puoi criticarlo quanto vuoi ma lui continua a segnare una caterva di gol. Confidiamo in Chiellini e Bonucci che conoscono bene i suoi movimenti. Cristiano non è più mobile come qualche anno fa e magari questo può avvantaggiarci».

  ➣  Poi cosa servirà? «Recuperare i tanti giocatori che erano infortunati a novembre. Penso a Immobile che tanti criticano ma che dà profondità e scatta mille volte mettendo in difficoltà qualsiasi difesa. E poi i centrocampisti di qualità. Come Verratti e Pellegrini che all’Europeo non c’era. E magari a marzo sarà pronto pure Spinazzola così Mancini ha alternative valide in rosa, come all’Europeo».

  ➣  A proposito, forse sarebbe meglio cancellare dalla mente quella vittoria, anche per la riconoscenza del c.t. «Credo che i nostri siano ragazzi intelligenti. E in queste ultime prestazioni deludenti abbiano capito che bisogna rialzare la testa senza guardare indietro, dimenticando il passato. Forse contro la Svizzera Roberto ha fatto qualche scelta di riconoscenza, ma non aveva alternative».

  ➣  Che cosa dovrà fare il campionato per “spingere” l’Italia al Mondiale? «Innanzitutto rinviare la giornata del 20 marzo per consentire un minimo di lavoro di preparazione. E poi alzare il ritmo delle gare, con gli arbitri che devono imparare a interrompere meno il gioco.  Siamo l’Italia e state sicuri che in Portogallo sono più dispiaciuti di incontrare la Nazionale 4 volte campione del Mondo». intervista di maurizio nicita, la Gazzetta dello sport

 

pareri Paulo Fonseca 

  ➣  Fonseca, che Portogallo sarà? «Difficile dirlo. Fernando Santos ha fatto un grande lavoro, tutti noi gli siamo grati per aver vinto Euro 2016. Ma il Portogallo in alcuni momenti non è stato squadra, non ha lottato unito. Quello che ci è mancato è il collettivo, ciò che ha fatto dell’Italia la squadra più forte d’Europa».

  ➣  Pensa davvero che sia stata la più forte, all’Europeo? «Nettamente. Quello che ho visto lavorando in Italia è la mentalità dei calciatori italiani. È quella con cui ha vinto l’Europeo: si vedeva dalle qualificazioni, ai miei amici avevo detto che l’Italia era tra le favorite. E dalle primissime partite ero convinto che avrebbe vinto».

  ➣  Crede che la mentalità conti più della qualità? «L’Italia ha anche un livello tecnico molto elevato. Prendete Barella: lo avrei voluto alla Roma, ci ho anche parlato un paio di volte al telefono, per provare a convincerlo. Mancini ha saputo costruire su questa qualità un grande collettivo, una cosa che non riesce facilmente, altre hanno grandi talenti ma non sono squadra».

  ➣  A proposito di talenti: il Portogallo dipende da Ronaldo? «Non possiamo dimenticare che Cristiano ha 36 anni. È il miglior marcatore della storia, ha fatto crescere i giovani con cui ha giocato. Ma oggi il Portogallo non è solo Ronaldo: lui è un grandissimo finalizzatore, ma non ha più la stessa esplosività, la stessa forza nell’uno contro uno. È grande, ma ora c’è una generazione di giocatori forti, che giocano nei migliori club d’Europa».  intervista di matteo pinci, Repubblica

 

Le altre Nazionali | Le sconfitte dell’Italia femminile e del basket 

 

    I gol subiti dalla Nazionale femminile di calcio nella partita di qualificazione ai Mondiali 2023 giocata a Palermo contro la Svizzera. Esatto, la Svizzera. Le due squadre erano alla pari in testa al girone prima di ieri, con quattro vittorie a testa, a punteggio pieno e con la stessa differenza reti. L’Italia non aveva ancora preso gol contro Moldova, Croazia (andata e ritorno) e Lituania. Il girone si chiuderà il 12 aprile in Svizzera. Le prime vanno ai Mondiali, le seconde ai play-off. A luglio 2022 l’Italia sarà agli Europei: nel girone con Francia, Islanda e Belgio. 

 

     La bella stagione si è spezzata pure per l’Italia del basket di Romeo Sacchetti, battuta 92-78 in Russia, nella prima partita per andare ai Mondiali 2023. I migliori sono stati Tonut con 20 punti e Tessitori con 19. Lunedì seconda partita a Milano contro i Paesi Bassi. L’altra avversaria nel gironcino è l’Islanda. Non è una fase cruciale. Passano addirittura le prime tre per ciascuno degli otto gruppi. Le 24 superstiti saranno divise per la seconda fase in quattro gironi da sei e le prime tre andranno ai Mondiali. Ma ci si porta dietro i risultati della prima fase. A settembre 2022 l’Italia andrà agli Europei e le prime avversarie saranno Estonia, Grecia, Ucraina, Croazia e Gran Bretagna. 

 

TENNIS

La vittoria all’esordio contro gli USA in Coppa Davis

 

    È finita senza che Lorenzo Sonego concedesse un break a Reilly Opelka (6-4 7-6), contenuto pure al servizio, nonostante i 12 ace contro e una palla messa dentro a 232 km orari. È finita con Jannik Sinner che ha lasciato solo 2 game a John Isner (6-2 6-0), la sconfitta con il peggior scarto subito in carriera. È finita allora con la prima vittoria dell’Italia in Coppa Davis, 2-1 sugli USA che hanno preso il punto ininfluente del doppio (Ram/Sock vs Musetti-Fognini 7-6 6-2). Il passaggio ai quarti di finale è vicino, a patto di non fare scemenze contro la Colombia oggi. L’avversaria probabile (lunedì) sarebbe la Croazia e la tappa successiva è la semifinale (venerdì) a Madrid. 

Antonio Garofalo per Ubitennis scrive che l’America è lontana, dall’altra parte della luna. Ma è l’Italia dei giovani esordienti a guardare dall’alto i giganti statunitensi, letteralmente abbattuti sotto i colpi degli scatenati Sonego e Sinner. Giampiero Galeazzi ruggiva al microfono quando gli “eroi di Milwaukee”, Sanguinetti, Gaudenzi e Nargiso, capitanati da Paolo Bertolucci, consegnarono all’Italia l’ultima vittoria sugli Stati Uniti in Davis. Quell’impresa  di ventitré anni fa portó gli azzurri in finale, la vittoria di oggi contro gli americani consente a Sinner e compagni di ipotecare la qualificazione

 

     Stefano Semeraro su la Stampa ricorda che tutte le volte che l’Italia ha superato gli Stati Uniti in Coppa Davis – nel 1960, 1961 e 1988 – è sempre arrivata in finale. Siamo una squadra fortissima. Detto seriamente, e rubando solo il copyright dell’allegria a Checco Zalone. Il modo in cui l’Italia di Coppa Davis ha chiuso il conto gli Stati Uniti già nei singolari, al netto dei demeriti degli avversari, la dice lunga sulla qualità di una squadra che pure deve fare a meno del n. 7 del mondo, Matteo Berrettini. Una dimostrazione di superiorità assoluta

Paolo Rossi su Repubblica parla di Sonego e Sinner come di due ragazzi debuttanti e irriverenti. Focosi e tignosi. Talentuosi e giocosi, mentre Gaia Piccardi sul Corriere della sera a proposito di Davis-non Davis, formati e rivoluzioni, stamattina dice che è inutile rimpiangere il passato, è più divertente vivere il presente.

in tv oggi ore 16 Supertennis: Italia-Colombia

 

    calcio U21 | L’avversaria per la qualificazione agli Europei è la Svezia, in testa al girone con 14 punti, uno in più dell’Italia, ma anche con una partita in più. Lo scontro diretto all’andata è finito 1-1 a Monza. Il ritorno è in programma il 9 giugno. Passano le prime dei gironi più la migliore seconda – che al momento è proprio l’Italia. Le altre 8 seconde piazzate giocheranno gli spareggi. Non esistono i Mondiali per le Under 21: il loro torneo più alto è l’Olimpiade. 

 

    basket donne | L’Italia di Lino Lardo ha iniziato il cammino per la qualificazione agli Europei del 2023 in Slovenia e Israele: battute la Slovacchia fuori casa (66-69) e il Lussemburgo a Faenza (82-48). La Svizzera sbucherà anche qua: è la terza avversaria nel girone, partita in programma il 24 novembre 2022. La prima in classifica passa, la seconda va agli spareggi. Nel settembre del 2022 si giocheranno i Mondiali a Sidney ma l’Italia non è qualificata. 

 

  pallavolo donne | La Nazionale di Davide Mazzanti deve preparare i Mondiali in programma nel settembre 2022 in Olanda e Polonia. L’Italia è già tra le 24 partecipanti grazie al titolo europeo vinto due mesi fa in casa della Serbia. 

 

  pallavolo uomini | Stesso programma anche per gli uomini di Fefè De Giorgi. L’Italia è tra le 24 ai Mondiali dell’agosto 2022 in Russia avendo vinto gli Europei che valevano come qualificazione. Le avversarie nella prima fase saranno Canada, Turchia e Cina. 

 

    rugby donne | L’Italia è tra le 12 nazionali qualificate ai Mondiali, slittati dal 2021 al 2022 in Nuova Zelanda. La precedente esperienza nel 2017 si chiuse con tre sconfitte su tre. Le avversarie nel girone stavolta saranno Canada, USA e Giappone. La Nazionale femminile di rugby è la sola nello sport italiano ad avere un ranking migliore degli uomini: è settima contro il 14esimo posto maschile. 

 

    rugby uomini | I Mondiali di Francia non arriveranno prima del settembre 2023 e l’Italia è già certa di avere un posto tra le 20 partecipanti. Sarà nello stesso girone di Nuova Zelanda, Francia, Uruguay e una qualificata dall’Africa. 

 

     pallanuoto donne e uomini | Si tratta dello sport dal calendario più stravolto per il rinvio dei Giochi di Tokyo. I Mondiali di Fukuoka previsti nell’estate del 2021 sono slittati a maggio 2022, andando quasi a sovrapporsi agli Europei in programma a Spalato dal mese di agosto. Il torneo torna in Croazia dopo 12 anni. Altri dettagli non sono ancora noti. 

 

    tennis donne | Nella ex Federation Cup che oggi porta il nome di Billie-Jean King, la Nazionale italiana ha giocato e vinto i suoi quattro match della zona Europa-Africa per tornare in serie A (con Austria, Estonia, Grecia e Croazia). Nell’aprile del 2022 l’Italia giocherà contro la Francia l’unico match valido per la qualificazione alle fasi finali. 

 

   tennis uomini | L’Italia di Filippo Volandri aspetta la fine del Masters per concentrarsi sulla fase finale di Coppa Davis. La Nazionale – che ha vinto solo una volta nel 1976 – avrà il primo girone con USA e Colombia in casa, a Torino. 


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nevi

Marta Bassino sulla pista dove vinse la prima gara

Lo distanza dalle idee della federazione sugli slalom

 

    La prima discesa libera maschile della stagione a Lake Louise è stata cancellata per una nevicata. Oggi ci riprovano.

La Coppa femminile è invece in America, a Killington, sulla pista dove due anni fa Marta Bassino ottenne la prima vittoria in carriera. Ne ha parlato stamattina in una intervista con Simone Battaggia per la Gazzetta dello sport

«Qui ho ricordi splendidi, mi sono tornati in mente sulla seggiovia nei giorni scorsi. Quel successo fu la dimostrazione che potevo vincere. Non fu facile, ero in testa dopo la prima manche ed era la prima volta che mi capitava in Coppa del Mondo. Ricordo i momenti nella team ospitality e la ricognizione, gestirli fu dura. Quando arrivai al traguardo mi dissi “Ok, so farlo”. La cosa più difficile però fu restare da sola al cancelletto, essere l’ultima a partire. Cercai di non pensarci, di non farmi coinvolgere. Poi fu solo un’esplosione di gioia». 

Bassino è la sola italiana fra le tre d’élite a essere arrivata in America dalla Finlandia, dove è andata a gareggiare in slalom. Non ha raccolto niente e niente fa stamattina per nascondere quanto sia arrabbiata. Per il risultato e soprattutto per il programma, tanto che non correrà lo slalom di domani. «Rulfi mi ha detto di scegliere dopo il gigante – sono le parole di Bassino – ma per me è no. Basta, sto facendo fatica, non vedo perché dovrei perdere altre energie. Già non mi sentivo a mio agio prima di Levi, in allenamento, e in gara ho continuato. Lì in Finlandia ho tribolato tra buio e cibo cattivo, qui si sta meglio. Di penare così tanto per strappare una qualifica mi interessa poco».

Rulfi deve essere di un’altra idea. A Gianmario Bonzi su Tuttosport ha detto che «l’idea era di provare seriamente con lo slalom già dallo scorso anno, se non si comincia mai non si possono avere risposte. Più avanti tireremo le somme. È arrabbiata per Levi, ma qui può rifarsi subito».  

Bonzi parla comunque di trasferta con un suo fascino tutto particolare, perché la neve da quelle parti è molto diversa rispetto a quella europea, e piste non sono difficili, ma sempre insidiose, e gli atleti di casa (cioè di Team Usa e Canada) sanno esaltarsi in maniera particolare.  Lara Gut e Katharina Liensberger , tra le principale favorite, alla fine si sono vaccinate in tempo per presenziare negli Stati Uniti, mentre Petra Vlhova e Meta Hrovat hanno preferito restare in Finlandia due giorni in più per allenarsi al meglio, sbarcando a Killington solo tra mercoledì e giovedì, anche perché non ci sono piste dove allenarsi in loco, causa mancanza di neve, e pure la sciata in pista è stata cancellata, ieri, con il tracciato salato a ripetizione.

    titoli |  Corriere dello sport-stadio: Valentina a testa in giù nella storiaMargaglio regala all’Italia il primo podio di Coppa nello skeleton grazie a una grande rimonta. Terza con una seconda manche perfetta: «Le altre andavano più piano e io non capivo perché: non sono abituata a vincere… Devo lavorare su questo aspetto»

Tuttosport: Ventisettenne alessandrina di Casale Monferrato, papà italiano e mamma della Costa d’Avorio, un passato nell’atletica, la Marcell Jacobs della velocità sul ghiaccio a testa in giù è la regina del venerdì che apre il primo vero grande weekend degli sport invernali, con tutti in pista appassionatamente (di Giorgio Pasini)

in tv oggi ore 16 e 19 Rai Sport e Eurosport: gigante femminile da Killington | 20 Rai Sport e Eurosport: discesa libera maschile da Lake Louise | domenica ore 15.45 e 18.45 slalom femminile da Killington | 20.05 Rai Sport e Eurosport: super-G maschile da Lake Louise

 

calcio internazionale

La finale di Coppa Libertadores

 

     Nel Palmeiras gioca ancora Felipe Melo: in difesa. Nel Flamengo c’è Renato, però in panchina. La coppa Libertadores resterà in ogni caso in Brasile, per la terza volta di fila, e se la giocano le due ultime vincitrici. 

Montevideo può dare un altro trofeo alla scuola tecnica portoghese. Abel Ferreira punta al bis sulla panchina del Palmeiras, nella coppa già vinta da Jorge Jesus. Nella Champions europea ci sono i titoli di Artur Jorge e José Mourinho, in quella d’Africa ha vinto quattro volte Manuel José con l’Al-Ahly e Leonardo Jardim è fresco di Champions d’Asia in Arabia Saudita. 

 

in tv oggi ore 21 Dazn: Palmeiras-Flamengo (finale Libertadores) | lunedì ore 20.30 Sky: cerimonia Pallone d’oro | martedì ore 17.30 Rai 2: Romania-Italia (qualificazioni Mondiali femminili)

 

 

I campionati | L’intellettualismo nel calcio: Rangnick è la risposta a Tuchel

 

     Ralf Rangnick non farà in tempo a ottenere tutti i permessi e i documenti necessari per andare domani in panchina con il Manchester United contro il Chelsea. Toccherà ancora al caronte Carrick, prima che comincia la nuova gestione e il nuovo ennesimo dopo Ferguson. Micah Richards sul Daily Mail ha scritto stamattina che Mauricio Pochettino, il passivo Pochettino ha perso la sua chance al Manchester United schivando certe decisioni impopolari a Parigi, per esempio quando non ha sostituito Messi, Neymar o Mbappé durante la partita persa contro il City. Un vero allenatore da Old Trafford – dice l’ex difensore del City visto anche a Firenze nella sua rubrica del sabato – avrebbe preso il comando. Mauricio Pochettino ha sbagliato alcune grandi mosse

La sfida di domani tra due raffinati cervelli di calcio è saltata, ma Barney Ronay sul Guardian sostiene che l’arrivo di Rangnick a Manchester è proprio la risposta al Tuchel di Londra, esattamente quella, mentre ci stiamo godendo l’appetitosa prospettiva di un maturo Cristiano Ronaldo che viene istruito nell’arte del violento gegenpressing tedesco da un allenatore che potrebbe scrivere libri sul design dei mobili oppure guidare un’auto alimentata a olio di girasole

Il tema che Ronay introduce è la nuova forza dell’intellettualismo nel calcio della Premier. Un quarto di secolo fa Arsène Wenger ha introdotto lo yoga e l’eliminazione del cioccolato. José Mourinho ha portato il potere della personalità. Negli ultimi cinque anni Pep Guardiola e ora Tuchel hanno prodotto una rivoluzione di sistemi e teorie, tanto che ormai è fondamentale anche per i dirigenti dei campionati minori parlare di filosofia. Tutto questo è successo in una cultura calcistica che per molto tempo ha deriso i metodi accademici come affettazione, prendendo in giro le lavagne nella stanza. Benvenuti invece nel nuovo intellettualismo. L’editorialista del Guardian parla di Tuchel sostenendo che poche altre volte un allenatore di calcio ha mostrato quanto fosse stata convincente la scelta di licenziarne un altro. C’è allora una strana nota di circolarità nell’assunzione di Rangnick. Proprio come la carriera di Tuchel ha avuto un impulso dalle idee e dall’intensità della scuola di Rangnick, così l’entusiasmo dello United nell’assumere Rangnick proprio ora è chiaramente influenzato dal successo di Tuchel. Ecco come si vince in questo gioco ora. La forma fisica e la qualità tecnica dei giocatori d’élite sono così ben assortite che il calcio è diventato una questione di dettagli, una battaglia cerebrale oltre che fisica

Dove si vede tutto questo è nel ruolo dei terzini, il più mutato, prima negli ultimi dieci anni da Bale – addirittura il primo calciatore della storia oltre la valutazione dei 100 milioni – e poi dalle intuizioni di Guardiola, sui vari Lahm, Alaba, Kimmich, Cancelo. Klopp ci ha lavorato su Alexander-Arnold e Tuchel su Reece James, che stamattina il Guardian indica come miglior terzino destro al mondo. I terzini – si legge – sono i messaggeri dal futuro, sono fluidi, scatenati e senza catene. I terzini offrono larghezza, profondità, altre marce. Ebbene, i terzini dello United devono ancora segnare un gol in questa stagione. Il Chelsea ne ha fatti nove. Prima della partita contro la Juventus di mercoledì sera, l’ultima volta che uno degli attaccanti centrali del Chelsea aveva segnato era stato nella vittoria contro il Southampton a inizio ottobre. Dei venticinque gol fatti da allora, tredici erano arrivati da giocatori principalmente difensivi

Non sarà domani ma Rangnick vs Tuchel è la prossima grande sfida di cervelli che la Premier metterà in cartellone. 

Jack O’Malley sul Foglio sportivo è tornato invece sull’esonero di Solskjaer e ha scritto che bisognerebbe prendere appunti, studiarlo ai master di management sportivo, farlo vedere nelle scuole e nei pub. È vero, l’uomo del gol vittoria nella folle finale di Champions del 1999 sarebbe stato perdonato e applaudito anche se avesse sacrificato le primogenite di tutti i tifosi dei Red Devils sul campo di Old Trafford, ma se pensate all’imbarazzo di come la Juventus ha salutato Pirlo alla fine della scorsa stagione, capite che comunque c’è modo e modo. Nel video in cui l’allenatore norvegese saluta commosso la sua squadra del cuore dicendo che continuerà a tifarla non c’è nulla di finto. Resta il fatto che il Solskjaer è un allenatore mediocre, non è riuscito a cambiare granché di una squadra sulla carta fortissima, non le ha dato un’identità né tanto meno continuità, alternando vittorie incredibili a sconfitte pietose. Soprattutto, e allo United la cosa conta, non ha vinto niente. Vedremo adesso cosa combinerà Ralf Rangnick

 

in tv oggi ore 13.30 Sky: Arsenal-Newcastle | 16 Sky: Liverpool-Southampton | 18.30 Sky: Brighton-Leeds | domani ore 15 Sky: Manchester City-West Ham, Burnley-Tottenham | 17.30 Sky: Chelsea-Manchester United

 

SPAGNA

    voci Carlo Ancelotti e la sua idea di calcio del futuro

«Ho ritrovato una Liga più livellata, sono cresciute squadre come il Siviglia e la Real Sociedad, anche il Rayo sta facendo bene. L’offerta del Madrid è stata una fantastica sorpresa, anche se non avevo mai perso i contatti con il club. Dipendesse da me, resterei a vita, non esiste un posto migliore di questo per fare calcio e per vivere. Al Real è tutto così uguale e immutabile, l’unica cosa che cambia sono gli allenatori. Gli stessi fisioterapisti, gli stessi magazzinieri, gli stessi giornalisti, la stessa visione, la stessa urgenza di grandezza nonostante i danni finanziari prodotti dalla pandemia. Tra un anno, a fine dicembre 2022, sarà pronto il nuovo Bernabeu e per luglio Florentino ha intenzioni serissime».

  ➣  Florentino è uno dei due irriducibili della Superlega. L’altro è Agnelli.

«Il calcio deve cambiare e deve farlo in fretta. Per prima cosa bisogna ridurre il numero delle partite, si gioca troppo e male, la qualità dello spettacolo è precipitata, i giocatori non ne possono più, alcuni rifiutano la convocazione in nazionale. Stanchezza fisica e mentale, uno sproposito di infortuni, partite che finiscono 10 a 0, è ora di dire basta».

  ➣  Eppure la Fifa si inventa il Mondiale ogni due anni per provocare la Uefa e alimentare un dibattito intollerabile.

«Meno partite, lo ripeto, e due finestre per l’attività delle nazionali. Tempo fa ne ho parlato con Wenger. Sono sicuro che i giocatori sarebbero disposti a abbassarsi lo stipendio, se passasse la riduzione del calendario. Gli allenatori farebbero lo stesso. Oggi non siamo più in grado di lavorare e di incidere. Il calcio, così, non sta in piedi». – intervista di ivan zazzaroni, Corriere dello sport-stadio

 

la classifica Real Madrid 30, Real Sociedad 29, Siviglia 28, Atlético Madrid 26, Betis 24, Rayo Vallecano 23, Barcellona 20

 

in tv oggi ore 14 Dazn: Alavés-Celta | 16.15 Dazn: Valencia-Rayo Vallecano | 18.30 Dazn: Maiorca-Getafe | 21 Dazn: Villarreal-Barcellona | domenica ore 14 Dazn: Betis-Levante | 16.15 Dazn: Espanyol-Real Sociedad | 18.30 Dazn: Cadice-Atlético Madrid | 21 Dazn: Real Madrid-Siviglia | lunedì ore 21 Dazn: Osasuna-Elche

 

FRANCIA

Pochettino è diventato l’incognita del PSG

 

      Così viene trattato stamattina da Damien Degorre su l’Équipe, in una lunga analisi sul lavoro dell’allenatore argentino al PSG.

Dal giorno del suo arrivo, il 2 gennaio 2021, l’allenatore non è riuscito a sfruttare al meglio la sua squadra galattica. Anche se manda segnali equivoci sul suo futuro, non ha intenzione di arrendersi durante la stagione. Avanza a passo di formica. È in testa al campionato, qualificato per gli ottavi di Champions, ma da quando ha preso il posto di Thomas Tuchel alla guida del PSG, Mauricio Pochettino ha faticato a dare forma alla squadra. Quando è arrivato ha detto: – Faremo del nostro meglio per dare l’identità di gioco offensiva che i tifosi parigini hanno sempre amato, al PSG non è importante solo vincere, bisogna vincere con stile. Quasi undici mesi dopo, non è riuscito ancora a disegnare uno stile d’attacco. Nella sua intervista a L’Équipe del 19 novembre, aveva già dato l’impressione di un malinteso tra lui e Parigi. «Siamo qui per sviluppare le idee del PSG, non per sviluppare le nostre, altrimenti sarebbe necessaria una costruzione con elementi adatti a quelle idee». Tra le righe si capisce che sente di non avere i giocatori adatti a lui. Se voleva un baguette tradizionale, gli è stata offerta una con semi di cereali. Come se non bastasse, gliene hanno date due. Pochettino e il suo staff credono che la complementarità di due buoni giocatori sia più redditizia dell’acquisto di due superstar”.

C’è qualche dubbio anche sulla sua capacità di adattamento. 

Mentre i suoi assistenti hanno trovato casa nei sobborghi parigini – scrive il giornale francese – lui alloggia ancora all’Hotel Brach nel 16° arrondissement. Pochettino non mostra una grande voglia di integrarsi nel suo nuovo ambiente, parlando sempre in spagnolo o in inglese durante i suoi briefing con la stampa, anche se (molto lentamente) comincia a pronunciare parole in francese. Appena può, torna a Londra, dove risiede ancora sua moglie. Appena terminata la partita a Brest (4-2, 20 agosto), dopo aver concesso al suo gruppo un fine settimana di riposo, ha preso un jet per raggiungere la capitale inglese dal Finistère. Continua ad avere un amore smodato per la Premier League e ha confessato, in un’intervista al Guardian del 17 novembre (pubblicata il 20 novembre): «Tra due giorni è l’anniversario: due anni da quando ho lasciato il Tottenham. È nella mia testa». Pochettino cerca, brancola, assicura progressi ma regolarmente va a sbattere contro un muro perché i pezzi del puzzle non si incastrano come l’ambiente si aspetterebbe. In privato, a volte confida che le sue istruzioni non vengono sempre applicate. Ma non ha intenzione di arrendersi durante la stagione. A meno che il club non decida di separarsi da lui, cosa che non è all’ordine del giorno.

 

la classifica PSG 37, Nizza 26, Rennes 25, Lens 24, Marsiglia 23, Angers 21

 

in tv oggi ore 21 Sky: Nizza-Metz | domani ore 20.45 Sky: Marsiglia-Troyes

CALCIO ITALIANO

    C’è un’altra indagine sul calciomercato della Juventus. Agli accertamenti avviati dalla Consob in Borsa e della Covisoc in federcalcio, si è aggiunta la Procura di Torino che ha emanato i finanzieri alla Continassa per acquisire documenti. I giornali stamattina riferiscono di sei indagati: il presidente Andrea Agnelli, il vicepresidente Pavel Nedved, l’ex direttore dell’area tecnica Fabio Paratici, l’ex direttore dell’area economica Stefano Bertola, il direttore finanziario Stefano Cerrato e il suo predecessore Marco Re. L’ipotesi di reato è false comunicazioni per una società quotata ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. A carico del club inoltre esiste l’accusa di responsabilità amministrativa da reato, cioè il presunto vantaggio tratto dagli illeciti. L’indagine si chiama Prisma, è iniziata a maggio 2021. 

Antonio Barillà e Giuseppe Legato su la Stampa sottolineano due cose. La prima è che si tratta di “materia intricata che la magistratura ha trattato già in passato scontrandosi sovente con la difficoltà di stabilire il valore reale ed oggettivo di un calciatore, un parametro che possa consentire di inchiodare i responsabili di valutazioni gonfiate. In realtà, non esistendo listini o riferimenti, ogni società può essere libera di trattare su basi che ritiene eque.

La seconda è così fan tutti, con un passaggio che sembra riferirsi al Napoli e al trasferimento di Osimhen dal Lille con la ipervalutazione di quattro ragazzi della Primavera. Tra l’altro, nell’indagine calcistica sono stati registrati in altre realtà operazioni coinvolgenti calciatori ai quali sono state attribuite valutazioni elevate e poi finiti in categorie molto basse, cosa che alla Juventus non si è verificata. Per questo, a fronte dei precedenti accertamenti, pur senza commentare è sempre stata ostentata tranquillità

Le operazioni a cui si è interessata in federcalcio la commissione che controlla i conti delle società sono 62: 42 riguardano la Juventus. La magistratura si concentra su quelle dell’ultimo triennio, i nomi e le valutazioni che si fanno sono quelli di Pereyra da Silva (8 milioni), Marques (8 milioni e 300 mila), Rovella (18 mln), Portanova (10 mln) e Petrelli (8 mln), oltre ad Arthur (72 mln), scambiato con Pjanic (60 mln). 

 

Gioca Dybala, la Stampa scrive che con lui la Juventus va alla ricerca del gol perduto (ha il 12esimo attacco della serie A). Emanuele Gamba su Repubblica sottolinea che in torneo di soli scontri diretti tra le prime otto, la Juventus sarebbe al primo posto assieme al Milan con 11 punti in 6 partite, l’Atalanta all’ultimo posto (2 punti in 4 partite). Allegri ha sottolineato i problemi con le piccole e ha dato una mezza risposta di traverso a Sacchi che ha definito superato il suo calcio. 

 

la classifica Milan e Napoli 32, Inter 28, Atalanta 25, Roma 22, Fiorentina, Juventus e Lazio 21, Verona 19, Bologna 18, Torino 17, Empoli 16, Venezia e Sassuolo 15, Udinese 14, Sampdoria 12, Spezia 11, Genoa 9, Salernitana e Cagliari 7

 

Le partite di oggi

 

     Roberto Perrone sul Foglio sportivo dedica stamattina un ritratto a Vincenzo Italiano, che Alberto Malesani ha avuto da giocatore nel Verona e definisce allora un Pirlo meno potente. Beppe Bergomi spiega che da allenatore alterna la costruzione dal basso al rinvio lungo ma il dato più interessante è che fa il fuorigioco più di tutti, in questo momento in Serie A. Da tanto che non lo vedevo così”. 

Perrone dice che Zdenek Zeman, in effetti, lo ha nominato suo erede. Ma Italiano non è solo questo. Nella sua tesi di 80 pagine (con molte foto, ma a corredo delle idee; quelle di più blasonati colleghi si fermavano a 12/15) al Supercorso per allenatori, questo allenatore iellato da giocatore – una carriera girovaga zavorrata da un grave infortunio al ginocchio –, ha definito il pallone “sua maestà” e chiarito molto bene la differenza tra calciatore e allenatore: il secondo si porta sempre il lavoro a casa, la famosa panchina in salotto di Conte. Rispetto a Conte, Italiano è meno ossessionato dalla (mancanza di) capigliatura, ma per il resto è simile: non delega, non ha intermediari, si muove in prima persona. Gli piace entrare nella testa dei giocatori. Da come si muove la Fiorentina sembra esserci riuscito.

 

      L’Inter non vince a Venezia dal 1967. Inzaghi pare intenzionato a far riposare Barella. È la prima volta dal 1941/42 che il Venezia ha vinto quattro o più partite a questo punto del torneo in serie A. Ha segnato un terzo dei suoi gol nelle ultime due partite e conserva il secondo peggior attacco del campionato. Tre dei quattro segnati da David Okereke sono arrivati nell’ultima mezz’ora. La curiosità è che l’Inter ha subìto cinque dei suoi 15 gol tra il 16esimo e il 30esimo minuto di gioco.

 

rewind Alvaro Recoba

Doge a Venezia e amato signore anche a Milano: Alvaro Recoba oggi parla ai suoi due popoli. Nel 1999 in sei mesi salvò i veneti dall’acqua alta della B, ma fu solo una parentesi felicissima nella lunga storia d’amore con l’Inter. Per questo dall’Uruguay i pensieri del “Chino” vanno dritti al Penzo.

Gennaio 1999, arrivo in Laguna: che cosa ricorda? «Eravamo quasi retrocessi. Rischiavamo tutti: io, l’allenatore Novellino, il presidente Zamparini, il d.g. Marotta, ma da lì è nata una cavalcata magnifica, un girone di ritorno incredibile. Pensate che fino a quel momento non avevo mai messo piede in città ed è stato bello scoprirla un po’ alla volta: mi allenavo e vivevo a Mestre, ma mi ritagliavo un pranzo settimanale a Venezia con mia moglie. Abitandoci, forse, non cogli la bellezza, arrivi quasi a pensare che sia tutto normale, ma Venezia non è normale. È pura magia».

Un angolo del cuore in città? «Troppo facile dire una chiesa o una strada, allora dico il Penzo. Ho avuto la fortuna di giocare nei più grandi teatri del mondo, ma un posto così, in cui arrivi in vaporetto e dopo 50 metri entri negli spogliatoi, non l’ho mai visto. Ogni stadio ti racconta una storia e il Penzo, per come è fatto e dove è messo, ne ha una bellissima».

intervista di filippo conticello, la Gazzetta dello sport

 

    titoli | la Stampa: “Tim, il ribaltone – Il cda accetta le dimissioni di Gubitosi. Il manager nel mirino di Parigi, tradito dai conti e dal flop Dazn – Arrivato da Alitalia e imposto con un blitz a Vivendi. Giovedì confronto tumultuoso sui numeri di fronte al collegio sindacale

in tv oggi ore 15 Dazn: Empoli-Fiorentina, Sampdoria-Verona | 18 Dazn: Juventus-Atalanta | 20.45 Sky: Venezia-Inter | domenica ore 12.30 Dazn e Sky: Udinese-Genoa | 15 Dazn: Milan-Sassuolo, Spezia-Bologna | 18 Dazn: Roma-Torino | 20.45 Dazn: Napoli-Lazio

 

visioni Matteo Mammì, ex Sky e ceo di Helbiz

  Come sarà il futuro dei diritti tv? «È finito un mondo, è finita l’era dei grandi broadcaster che investivano tanti soldi nei diritti premium per poi monetizzarli in un certo modo. Ormai quel momento è finito, si è rotta quell’equazione che è stata vincente per un ventennio in Europa, mentre negli Stati Uniti la dinamica è diversa. Ancora però non si è affermato il nuovo modello e purtroppo questa fase di transizione sta durando un po’ troppo e non sarà facile trovare un nuovo equilibrio che permetta di salvaguardare gli introiti di oggi per il calcio. È difficile che quei livelli possano restare tali o addirittura crescere… Certo non è un problema per la Premier League che opera in un mercato media molto forte e molto ricco con un appeal internazionale gigantesco come racconta anche l’accordo appena chiuso con Nbc in America per 250 milioni di dollari all’anno… Finché ti chiami Premier o anche Nba, Nfl il problema non esiste. Quel modello è molto solido, ma se ti chiami in un altro modo è molto complicato».

  ➣  Ogni riferimento alla Serie A è voluto. A rischiare di restare con le casse vuote sono i nostri club.

«Non parliamo di Superlega, perché di fatto una Superlega esiste già: è la Premier League. Chiedete a una squadra inglese di lasciare quel campionato… provateci. La Superlega non può essere la soluzione insomma, ma può servire da stimolo per cambiare alcuni assetti attuali». – intervista di umberto zapelloni, il Foglio sportivo

palazzetti e dintorni

Milano ha perso la terza di fila e la quarta partita delle ultime sette in Eurolega con i greci dell’Olympiakos (72-93). Un ciclo nero che l’ha fatta retrocedere dal primo al quarto posto. La prossima venerdì 3 dicembre a Berlino con l’Alba.

 

Andrea Tosi sulla Gazzetta sottolinea i trenta punti subiti nel primo quarto, altrettanti nel secondo fanno un totale di 60 all’intervallo. La difesa di Milano, cuore e anima del sistema di coach Messina, si sbriciola in 20′ da incubo che non hanno precedenti nella storia recente del club, tantomeno nella carriera del suo tecnico. Non si spiega il brusco passaggio dal trionfo di Istanbul nel +25 sul Fenerbahce, producendo numeri e primati societari da mandare a memoria, alla crisi (vogliamo definirla così) di risultati e di copertura difensiva degli ultimi 10 giorni: il -21 con 93 punti concessi, con otto avversari capaci di colpire dall’arco lontano, è uno shock per tutto il Forum caldo di 7500 tifosi (venduti tutti i biglietti disponibili), un pugno nello stomaco per questa Milano che voleva rilanciarsi dopo le sconfitte rimediate nella campagna di Russia. La serata da fantasmi di Melli e Rodriguez, finora tra quelli che ha tirato di più la carretta, è lo specchio di una caduta che fa rumore, la prima in casa.

Anche Giuseppe Sciascia sul Corriere della sera sottolinea la pioggia di triple dell’Olympiacos. Senza Mitoglu e con Delaney a tre cilindri, non basta il solo Shields (27) a un’Ax povera di alternative con Melli e Rodriguez fuori partita

A domani

 

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Orson Welles diceva: il montaggio è tutto.

A cura di Angelo Carotenuto.

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