I giorni americani della giacca verde

 

Il verde è il colore principale del mondo

Pedro Calderon de la Barca

 

  ▻  Sam Snead aveva imparato a giocare durante la Grande Depressione, preparandosi da solo le mazze con i rami degli alberi. Aveva messo in pausa la carriera da professionista, era andato in Marina a combattere la seconda guerra mondiale e al ritorno aveva iniziato ad aggiungere altri Major al PGA vinto prima di arruolarsi. Quelli che ne sanno di golf, di lui vi diranno due cose. La prima: non ha mai vinto un US Open. La seconda: è stato il primo a vestire la giacca verde del Masters. Era il 1949 e di lui già si diceva che avesse lo swing più bello del mondo, l’occhio di un’aquila, la grazia di un leopardo e la forza di un leone.

Si presentò a quel Masters con un cappello di paglia sulla testa e se ne tornò a casa con la giacca che sarebbe diventata un simbolo, ordinata dall’Augusta National dodici anni prima per tutti i soci del circolo, obbligati a indossarla lungo il percorso per la durata del torneo. 

 

Un  monopetto a tre bottoni con lo spacco sul retro, in lana tropicale e con il logo del Masters impresso sui bottoni d’ottone e ricamato sul taschino. Il vincitore viene aiutato a indossarla dal campione uscente. Può tenerla un anno e indossarla casomai in occasioni ufficiali, poi deve riconsegnarla al club, dove gliela conservano nel caso capitasse un bis. Da qualche tempo i sarti ne preparano all’ultimo giorno più d’una della taglia giusta, in base alla classifica, così che non ricapiti di averne con le maniche corte come per Snead nel 1952, o lunghe come per Nicklaus nel 1963. Sentirete dire che è una giacca dal valore inestimabile ma 27 anni fa un modello dei Cinquanta venne trovata in un mercatino di Toronto, comprata a cinque dollari e battuta successivamente all’asta per 140 mila. Nel dubbio, adesso all’interno ricamano pure il nome e il cognome del vincitore. Non si sa mai, con questi golfisti. Un’altra tradizione è che la sera prima dell’inizio del torneo, il campione uscente offre una cena a tutto l’albo d’oro.

 

 

Sarà Dustin Johnson stavolta a pagarla, cinque mesi dopo l’edizione pandemica e straordinaria di novembre: il torneo torna da giovedì alla sua tradizionale collocazione in calendario. Così, in aprile, i giocatori troveranno di nuovo le azalee. Che ad Augusta sono come le fragole a Wimbledon. Ne esistono all’interno della proprietà di trenta varietà diverse. Quando la tenuta fu chiusa durante la seconda guerra mondiale, per aiutare i profitti del club vennero allevati tacchini e bovini, ma presto si accorsero che costava troppo anche il mangime e che le mucche si davano al pellegrinaggio lungo l’erba, mangiando di tutto, azalee comprese. Si sa che la fecero finita, non si conoscono ulteriori dettagli sulla sorte delle mucche. 

L’Augusta Chronicle prevede che sia battaglia tra quelli che chiama i cinque grandi bombardieri e il resto del mondo: Cameron Champ, Bryson DeChambeau, Tony Finau, Dustin Johnson, Jon Rahm, quest’ultimo fresco papà e in prima pagina su Diario AS con il suo bebé.

Grossa attesa per Jordan Spieth, tornato a vincere sul PGA Tour al Valero Texas Open nel giorno di Pasqua dopo un’attesa di quattro anni. Il Guardian scrive che è un salto di livello, mentre David Walsh sul Times ne riporta il pensiero sul Masters («Si vincerà con un punteggio non migliore di 10 colpi sotto il par») e sottolinea che può vincerlo. Come nel 2015. 

 

simboli | Il verde è nello sport il colore della maglia dei Boston Celtics in NBA e della Nigeria ai Mondiali di calcio, dell’Avellino in Italia e del Saint-Étienne in Ligue 1. Era verde la prima macchina di Michael Schumacher campione del mondo, la Benetton che a Treviso vinceva in verde pure nel basket, nella pallavolo e nel rugby. Era verde la maglia del miglior scalatore al Giro d’Italia fino al 2011, quando s’è trasformata nel blu di uno sponsor, ed è tuttora verde quella per la classifica a punti del Tour de France: così nacque nel 1953 perché era il colore sociale della sartoria À la Belle Jardinière. Fu tradito, sempre per ragioni commerciali, solo nel 1968, in favore del rosso.

 

il percorso | Ogni buca porta il nome di un fiore. In italiano sono: osmanto, camelia, corniolo rosa, corniolo bianco, fiori di pesco, forsizia, fiori di melo, azalea, magnolia, cunninghamia, ginepro, agazzino, piuma della pampa, gelsomino, bambù, fiori di Bach. Il campo di gioco prima del 1933 era un vivaio. Prima che arrivasse un gelo killer, alla buca 17 si ergeva il cosiddetto Eisenhower Tree, l’albero che prendeva il nome del presidente, perché era lui con la sua presidenziale mazza a colpirlo con altrettanta presidenziale precisione. Tra il terzo colpo della buca 11, tutta la 12 e i primi due colpi della 13 si estende l’Amen Corner, ineluttabile nel nome come in effetti nel gioco: se lo passi bene, se non lo passi: amen. Questa cosa se la inventò nel 1953 il giornalista Herbert Warren Wind in un articolo per Sports Illustrated, ispirandosi a un pezzo jazz degli anni Trenta, Shoutin’ In The Amen Corner, dei Dorsey Brothers. 

 

 

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