motori
L’ultima settimana prima del via
Le parole di Valentino Rossi e Daniel Ricciardo
voci Valentino, il covid, due anni di GP e due figli ➔ «La domenica di Le Mans torno qui e vado a mangiare una pizza. Incontro questo ragazzo di Milano, ci conosciamo da tanto. È felice, mi racconta, “perché in città è un inferno ma mi sono appena arrivati i risultati del tampone: negativo”. Non so neanche se l’ho abbracciato o gli ho solo dato la mano. Però 2 giorni dopo mi telefona, ha un po’ di febbre: ahia, penso. Altri 2 giorni e mi sveglio con un mal di schiena bestiale e la temperatura alta. Alè, è andata».
➣ È rimasto fermo quasi un mese: paura? «No, respiravo abbastanza bene. Mia madre era spaventata ma eravamo attentissimi, mi lasciava da mangiare e scappava via: se lo è preso anche lei, poverina. È stata dura perché ero isolato da tutto. Io, che da quando sono nato è sempre una festa, perché chiunque incontro mi sorride e mi sembra di portare allegria: mi sono sentito un appestato. Un diverso. Credo di aver capito cosa sia la solitudine: non mi era mai successa una cosa del genere».
«Yamaha per la squadra ufficiale ha scelto Viñales e Quartararo: li capisco. Però sono andato lì, gli ho detto: “Non mi lascerete mica a piedi?”. Non potevano dirmi di no: eccomi con la squadra satellite, la Petronas. Con Franky. E poi Luca, mio fratello. E Pecco Bagnaia, uno dei miei “studenti”. È troppo divertente: come andare a giocare al calcetto con gli amici il lunedì sera, noi invece si corre in pista la domenica. Ufficialmente per un anno, però il mio obiettivo è correrne ancora due. Dipenderà da come vanno le cose nel 2021: se mi diverto, lotto per vincere o per il podio, se resto tra i migliori 5, allora continuo. Altrimenti, faticare così tanto non varrebbe più la pena».
«Vorrei un bambino. È un po’ che ci penso, credo di avere trovato la ragazza giusta. Uno o due figli: si può fare. Anche perché dopo passano gli anni e ti annoi, così invece ne vale la pena. Io sono più interessato al figlio. Però se a un certo punto mi guarda negli occhi e mi dice: ‘Oh, dài, sposiamoci, allora va bene».
intervista di massimo calandri, la Repubblica
voci Il pilota della McLaren ➔ «Io sono così come mi vedi. Sorrido, rido, mi diverto, ma quando si gareggia faccio sul serio, cambio in un attimo, anche se stiamo giocando a Monopoli oppure a carte Uno a Natale. Con il dominio dei Mercedes sarebbe facile sentirsi frustrati e amareggiati, ma io cerco di non essere così. Semmai mi tolgo il cappello, dico che stanno facendo un buon lavoro e dobbiamo trovare noi un modo per raggiungerli. Questa è una motivazione. Stavo per dire che in fondo non stiamo parlando di scienza missilistica, invece è proprio una specie di scienza missilistica. Se sono esausto dopo la gara, allora dentro di me so di aver dato tutto. C’è sempre la bella storia di uno sfavorito che aspetta di essere scritta, spero di scriverla io. Non ho ancora ottenuto quello che voglio veramente, ed è il titolo mondiale. Questa è la mia motivazione quando la visiera si abbassa, in una gara io do tutto, non ho tempo per scherzare».
intervista di giles richards, Observer