A mezzogiorno sapremo se la Juventus è un focolaio
stasera (forse) ▻ Quello che la Juventus temeva, si sta realizzando. Alla positività di Alex Sandro è già seguita quella di Cuadrado. Intorno a mezzogiorno sono attesi gli esiti dei tamponi al gruppo squadra e il pensiero di tutti corre a Juventus-Napoli, che Alessandro Bocci e Lorenza Castagneri definiscono sul Corriere della sera “una storia che è una storiaccia per come si è sviluppata e poi finita, a colpi di carte bollate e sentenze”, parlando della ASL come di un ente pubblico che “non esclude di mettersi di traverso”.
che cosa è successo | Ieri sera il dottor Roberto Testi, direttore del Dipartimento di Prevenzione della Asl Città di Torino, ha detto a Calciomercato: «Se ci fosse un focolaio, si dovrebbe intervenire. Al momento, siamo lontani anni luce da un problema di sanità pubblica. Se alla Juventus o alla Fiat di Mirafiori ci sono casi di positività, vengono gestiti dall’azienda. Se dovessero venire fuori altri tre positivi alla Juventus e si può avere la percezione che possano svilupparsi a catena altri casi, allora la Asl è chiamata ad intervenire. Caso analogo a Juventus-Napoli? No, quello non fu un problema di sanità pubblica, per me Juve-Napoli andava giocata».
Matteo Marnati, assessore alla Ricerca applicata per l’emergenza Covid della Regione Piemonte, subito dopo ha corretto: «Milan-Juve si giocherà. Ho appena sentito il direttore generale della Asl Torino e mi ha risposto che non è stata presa alcuna decisione. Il nostro interesse è che siano le autorità sportive a gestire la questione. Non c’è un’emergenza che giustifichi un intervento dell’Asl di Torino. Posso assicurare i tifosi che la gara ci sarà, credo che Testi sia stato frainteso e penso volesse dire che andrà valutata la gravità così come avviene quotidianamente in altri settori».
Emanuele Gamba su Repubblica scrive che “alla Juve ci sono due contagiati ma non un focolaio, perché la positività di Cuadrado, scoperto infetto (e asintomatico) ieri, non è collegata a quella di Alex Sandro, controllato lunedì al di fuori del protocollo perché aveva accusato dei sintomi. I due hanno preso il coronavirus in ambito familiare e non se lo sono trasmesso l’un l’altro in allenamento”.
Tony Damascelli sul Giornale è certo che la Juve vada a Milano “senza utilizzare gabole preventive medicoburocratiche” ma poi aggiunge: “Non so che razza di campionato sia questo, così come la Premier e la Bundesliga, la Ligue 1 e la Liga, intossicate da calendari, infortuni e covid che stanno rendendo imprevedibili le vigilie e poi le partite stesse”.
I contagiati dall’inizio della stagione sono saliti a 131. Il 26.2% delle rose. Come se nel paese si fossero ammalate 15 milioni di persone. Ma il protocollo funziona, eh.
Come la pensa [S]lalom | In dissenso con certi passaggi di stamattina. Le ASL non si mettono di traverso. Provano a limitare i contagi. Le ASL non fanno gabole. Governano una pandemia e non un campionato. Hanno altri pensieri. La decisione della ASL di Torino sarà perciò sovrana e sarà presa nell’interesse di noi tutti, non della serie A. Come è giusto che sia. Così come è stata sovrana quella di evitare a Ronaldo la quarantena in Italia al rientro da Dubai perché non rappresentava un problema per la sanità pubblica. Se la ASL di Torino riterrà che far partire la Juventus per Milano metta a rischio la collettività, farà bene a fermarla. Altrimenti la lascerà partire. È tutto molto lineare. Non si mettono gli interessi privati del calcio davanti a quelli della salute comune. La ASL di Napoli fermò la squadra cittadina temendo lo sviluppo di un cluster dopo 3 positività in 48 ore e i contatti avuti con i 17 positivi del Genoa. La ASL di Parma provò a fermare la squadra prima della trasferta di Udine (ma la Lega fece pressioni), la ASL di Firenze dispose il divieto di partenza per i nazionali in isolamento fiduciario (ma il divieto fu violato e gli sciagurati partirono). Non dinanzi ai cluster, ma dinanzi al timore di un cluster, in Inghilterra stanno rinviando le partite.
Questo protocollo che la federazione difende in modo insensato e ottuso – lo ripeteremo fino alla noia – non previene i contagi e non gestisce l’aspetto sportivo. È stato scritto a giugno quando uscivamo dal lockdown. L’Italia stava andando al mare. Possono valere per il calcio ancora quelle condizioni se la nostra vita non è più la stessa di giugno? È indecente che le scuole non riaprano e sia consentito ai club – non di giocare – ma addirittura di rigettare un aggiornamento delle linee guida riscritte dalla federazione medici sportivi, come hanno fatto e continuano a fare.
Nel caso di Torino la ASL avrebbe anche il vantaggio mediatico, vogliamo dire etnico, che nessuno parlerà di furbetti, strade maestre, sceneggiate e Pulcinella.
il campo | Le eccellenze della partita sono i gol di Ronaldo (capocannoniere con 14 e una media di 5 tiri a partita, più di tutti), i passaggi di Calhanoglou, primo in A per assist con 6 insieme a Mertens e Mkhitaryan, e primo per occasioni create (3.5 a partita), i tackle di Calabria (primo in A con 4 di media a partita), i palloni intercettati da Danilo (quarto in A con 2.7), i palloni giocati da De Ligt e sempre Danilo, entrambi fra i cinque che in A ne toccano di più in 90 minuti (82 e 76.1).
Luigi Garlando, che vede per il prossimo Pallone d’oro un testa tra Lewandowski e il portoghese della Juventus, ricorda sulla Gazzetta che “i 14 gol di Cristiano sono il 48,2% del bottino juventino, un’incidenza che non ha paragoni in Serie A: Immobile è il 43% della Lazio, Belotti il 36% del Toro, Lukaku il 30% dell’Inter, Ibra il 29% del Milan”.
Mario Sconcerti sul Corriere della sera legge così la vigilia: “Penso che la Juve sia più forte del Milan ma non so fino in fondo perché. Il Milan ha stravolto il concetto di normalità, che è un concetto eterno, non discutibile. C’è nel Milan una chiarezza che non esiste nelle altre squadre. C’è gioco e senso della compagnia. Pioli, quando trova una sintonia, diventa l’amico anziano, è facile volergli bene. Pensate a Pirlo, ad Andrea Agnelli, alla Ferrari, a Stellantis, a un cozzo di interessi che sono molti mondi, non una partita. Lì c’è una freddezza di intenti, la piccola aria che tutto sia provvisorio. Io non ho mai visto un attaccante come Ronaldo, la sua naturalezza nel fare gol. Che c’entrano Pelè e Maradona? Ronaldo è solo attaccante, ma è come nessun altro attaccante. La Juve insomma ha di più, ha l’innaturale, ma il Milan ha cose molto particolari. La Juve ha sempre un uomo solo al comando. Ha sempre un principio più forte, un declino rimandabile. Questa è comunque una grande Juve possibile. Oggi è il momento però di afferrare il tempo, l’unica vera cosa che sta mancando e il Milan invece ha”.
Claudio Savelli su Libero sottolinea che “il Covid sgretola il cliché per cui la Juventus ha una rosa lunga. Bastano infatti due defezioni dell’ultima ora per mettere in difficoltà Pirlo”.
«Non capisco la diffidenza. Vedo forza, autostima, entusiasmo in questo Milan. So che dicendo questo gli interisti si arrabbiano, però i fatti sono lì. Nel calcio di oggi servono giocatori veloci, con cambio di passo tra esterni e attaccanti. Il Milan è completo da questo punto di vista. Non è più una sorpresa, se dopo quattro mesi sono ancora lì c’è un motivo. Beppe Baresi mi diceva che quando arbitrava le partitelle ad Appiano, da collaboratore di Mourinho, aveva paura a fischiare fallo a Ibrahimovic per l’intensità che ci metteva. Ha alzato la qualità di tutti.».
Beppe Bergomi intervistato da Mattia Todisco, il Giorno
L’ARCIPARTITA
Il Milan è caro al nostro cuore e di per sé importante agli occhi di ogni lombardo bennato. | Il Milan che muove al meglio tutti gli ingranaggi senza inceppar rotelle o assi o leve non ha eguali. | La carne messa al fuoco dal Milan è tanta e tale da far tremare le vene e i polsi: giorno verrà, presago il cor mel dice, in cui il Milan tornerà a fare favile. | Stimo buoni lombardi coloro che, tifando Inter, non sono contenti se va male il Milan e viceversa. Tutti gli altri sono faziosi di stampo medioevale: oppure meteci che si fingono tifosi di una squadra locale per meglio integrarsi con i cittadini fra i quali sono tenuti a vivere. | Sulle direzioni del favore popolare – il tifo! – varrebbe la pena di indagare con riferimenti socioculturali e persino etnici. Il primo responso, ad ogni modo, è questo: che agli italiani piace parteggiare per chi vince. La Juventus gioca bene, vince sempre e non è né lombarda né emiliana né veneta né toscana: appartiene a una regione che ha innervato l’esercito e la burocrazia nazionali: di quella regione, il capoluogo è stato anche capitale d’Italia. Nel Medio Evo non esisteva se non come povero villaggio. Nessuna città periferica aveva contratto odii nei suoi confronti, all’epoca dei Comuni. Essa batteva ormai le decadenti squadre del Quadrilatero e offriva agli altri italiani la soddisfazione di umiliare le città che nel Medio Evo avevano spadroneggiato: i romagnoli andavano in visibilio quando Bologna veniva mortificata dalla Juventus, così i lombardi di parte ghibellina come pavesi e comaschi quando le milanesi venivano battute in breccia, e ancora i lombardi che avevano squadre proprie, come bergamaschi, bresciani e cremonesi, e le vedevano puntualmente vendicate dalla Juventus.
| ⌦ parole opere e omissioni di gianni brera
la classifica Milan 37, Inter 36, Roma 30, Napoli 28, Juventus 27, Sassuolo 26, Atalanta 25, Verona 23, Lazio 22, Benevento 18, Sampdoria 17, Bologna 16, Fiorentina e Udinese 15, Cagliari 14, Parma 12, Genoa Spezia e Torino 11, Crotone 9, Torino 8
in tv oggi ore 12 Sky Sport 1: Juventus-Roma (semifinale Supercoppa donne) | 12.30 Sky Sport Serie A: Cagliari-Benevento | 15 Sky Sport Serie A: Sampdoria-Inter | 15 DAZN: Bologna-Udinese e Lazio-Fiorentina | 18 Sky Sport 1: Fiorentina-Milan (semifinale Supercoppa donne) | 18 DAZN e DAZN1: Napoli-Spezia | 20.45 Sky Sport 1 e Serie A: Milan-Juventus
LE ALTRE PARTITE
Sampdoria-Inter
La Sampdoria ha perso quattro delle ultime sei partite e tre delle ultime quattro in casa. L’Inter arriva da otto successi nelle ultime otto giornate e ha segnato 40 gol nelle prime 15 giornate come non faceva dal 1950. Lautaro Martínez ha fatto sei dei suoi nove gol nel secondo tempo mentre Fabio Quagliarella ha segnato contro l’Inter tre dei suoi ultimi quattro gol dopo l’84esimo minuto. Escluse lesioni muscolari, Lukaku potrebbe andare in panchina per entrare in caso di necessità.
Ranieri e Conte hanno vinto il campionato in Inghilterra uno dopo l’altro, nel 2016 il primo e nel 2017 il secondo. Filippo Conticello sulla Gazzetta ricorda che Conte “importò un calcio fatto di coraggio e calore: i tifosi di Stamford Bridge andavano pazzi per quei tuffi di gioia verso di loro. Ranieri arrivò a Leicester già 64enne, sembrava percorrere malinconicamente l’ultimo pezzo di strada verso la pensione. E invece si scoprì condottiero, un sovrano nella terra dei re. Se Sir Claudio aveva da sempre mostrato uno stile british, solo da allora è diventato un riferimento globale per le élite del pallone. Dopo il Chelsea Conte è diventato sempre più un allenatore-manager, da panca e scrivania, e in Inghilterra sogna prima o poi di tornare”.
ZIBALDONE
| ① L’ultima chance per Liverani. Il Parma non vince dal 30 novembre (2-1 a Marassi con il Genoa) e nelle ultime sei giornate ha chiuso con 3 pareggi e 3 sconfitte. Lo scivolamento verso il fondo della classifica mette a rischio la panchina di Liverani oggi contro l’Atalanta. Sedici dei suoi 28 gol subiti sono concentrati in parti eguali tra il 16’ e il 30’ oppure negli ultimi 15 minuti, ma fuori casa la squadra è sempre riuscita a segnare tranne che all’Olimpico con la Roma.
| ② La Roma senza Dzeko. Salvata da Dzeko contro la Sampdoria, la Roma potrebbe non averlo a Crotone per un problema muscolare. Paulo Fonseca invece raggiunge la squadra solo oggi. Ieri è stato fermato per prudenza. Aveva avuto contatti nei giorni scorsi con il ds Tiago Pinto, che è risultato per la seconda volta positivo al covid. “La Roma – racconta Alessandro Angeloni su Messaggero – per prassi, sottopone al test tutti i dipendenti, ed è toccato anche al neo arrivato. Primo test antigenico per Tiago, rapido: negativo. Secondo test, molecolare: positivo. Con carica bassa, che potrebbe anche aver rivelato residui del virus non più contagioso”. Ai due test Fonseca è risultato negativo.
guerre stellari Come vendere i diritti tv ai nativi digitali | L’obiettivo della Lega di ottenere 1 miliardo e 150 milioni l’anno per le prossime tre stagioni (+18%) appare irrealistico. A meno che non si studino modalità di offerta del tutto nuove, che passino magari anche attraverso la cessione di una piccola parte di calcio in chiaro, e che vadano incontro alle diverse esigenze digitali delle nuove generazioni: l’Nba ha sperimentato la vendita in pay per view, a 99 centesimi, dell’ultimo quarto e poi di dieci minuti delle partite. Idee troppo rivoluzionarie? In fondo, in Italia c’era una volta la telecronaca registrata del secondo tempo.
di gianfranco teotino, la Gazzetta dello sport
soldi Spendeteli tutti e andate in pace | Aspettando il miliardo dei diritti tv che sembra molto simile al milione d’epoca uscito dal film Così parlò Bellavista di Luciano De Crescenzo (la scena è qui), si è aperto un mercato nel quale la serie A potrà spendersi gli occhi che ha per piangere. Lorenzo Vendemiale sul Fatto quotidiano scrive che la federcalcio ha concesso ai club di spendere anche se non hanno soldi e non rispettano i parametri messi per iscritto dopo il fallimento del Parma. Uno di essi è il cosiddetto indicatore di liquidità, “che facendo la differenza fra disponibilità, crediti e debiti immediati – scrive il Fatto – serve a capire la solvibilità di una squadra, cioè quanti soldi ha davvero. Chi non ne ha, non ne può spendere”.
Questo almeno in teoria. Due volte l’anno la Covisoc getta infatti uno sguardo a quel numerino e dice: tu sì, tu no. Chi non è in regola, non può spendere più di quanto incassa. Invece stavolta c’è la deroga e il Fatto considera: “Piangono miseria per gli stadi chiusi. Rinviano gli stipendi, pretendono ristori, non pagano le tasse. Poi arriva il calciomercato e si dimenticano di tutto, tornano a spendere, anche a debito, anche se le regole non lo permetterebbero. Mentre le istituzioni peroravano la causa del pallone e strappavano al governo il rinvio dell’Irpef fino a marzo”.
La Supercoppa femminile
La formula l’ha scritta il lockdown. Quattro squadre in corsa. Sono quelle che occupavano i primi 4 posti in classifica quando il campionato si fermò a marzo, lo scudetto fu assegnato a tavolino alla Juventus in giugno e pure la Coppa Italia venne annullata. Roma, Fiorentina e Milan sono le tre sfidanti. È un torneo nel quale vedremo le tre attaccanti con più gol finora in campionato: la juventina Cristiana Girelli (11), la milanista Valentina Giacinti (8) e la fiorentina Daniela Sabatino (8). Greta Adami, capitana viola, salta la semifinale di oggi per squalifica. La Fiorentina ha pure 4 positive più l’allenatore Cincotta.
Tutte le partite si giocano a Chiavari a porte chiuse, la finale è in programma domenica. Ludovica Mantovani, presidente della Divisione calcio femminile in federazione, ha parlato in una intervista al Secolo XIX di percezione cambiata intorno al movimento. «Il Mondiale ha fatto innamorare una nazione. Questo grande risultato si è andato a inserire in un percorso di grandi collaborazioni tra i club e di grandi investimenti che sta portando al professionismo, a partire dal 2022/2023. Stagione che cambierà la storia del calcio femminile in Italia». Proprio in Liguria nel 1987 le bambine hanno debuttato nel Torneo Ravano, oggi Coppa Paolo Mantovani (l’ex presidente della Samp da scudetto, papà di Ludovica), la più grande manifestazione scolastica d’Europa. «Siamo stati dei precursori. Da allora sono successe tante cose. Ho notato che ultimamente le bambine del Ravano iniziano a avere come modello delle calciatrici. E vale anche per qualche maschietto. Significa che è stato fatto un lavoro socialmente impattante. Dobbiamo restare legati alle scuole, punto di partenza di tutto. Quando una bambina fa un gol in un campo così gigantesco, non conta il risultato, ma solo la conquista di quella gioia. E fanno delle faccette, delle espressioni, che ti fanno sciogliere. Una bambina che si avvicina al pallone per la prima volta va idealmente a sormontare un ostacolo. Indipendentemente dal seguito della storia, se cioè continueranno a giocare a calcio da grande oppure no. Nel nostro torneo scolastico le protagoniste sono sempre state loro, le bambine. Loro avevano scritto a mio papà chiedendogli di creare un Ravano femminile, loro cinque anni fa hanno deciso le nuove modalità della premiazione. Le regole se le sono fatte da sole negli anni. Non è una grande emozione?».