Un francese ha battuto i francesi: la Coppa Campioni al Bayern del rinnovamento

Bonjour, tristesse

l’Équipe, stamattina 

 

il calcio internazionale

Un francese ha battuto i francesi

La Coppa Campioni al Bayern del rinnovamento

 

  È stato un francese a battere i francesi. È stato un ragazzo cresciuto nelle giovanili del PSG, e al PSG soffiato diciottenne con molte polemiche e a costo zero dalla Juventus nel 2014. Poi Kingsley Coman a Torino non ha avuto molta fortuna. È durato poco. Un anno. È stato una specie di nuovo Thierry Henry (una specie), la Juventus ha preferito giocarselo come plusvalenza e adesso ha deciso una finale di Coppa dei Campioni con un colpo di testa, innescato da quello straordinario signore del gioco moderno che è Joshua Kimmich, ala, terzino, mezzala, quello che serve, spesso nella stessa partita. 

Coman non avrebbe neppure dovuto giocare, alla fine è stato preferito a Perisic da Hansi Flick, diventato il sesto allenatore tedesco della storia a vincere dopo Udo Lattek, Dettmar Cramer, Ottmar Hitzfeld, Jupp Heynckes e Jürgen Klopp. “Ha frequentato le serie minori come i mondiali. È la rivincita – ha scritto Gabriele Romagnoli sulla Repubblica stamattina – dei praticoni sugli ex campioni. Di un debuttante con un’esperienza enorme, non un esordiente avvolto nel lusso del proprio passato come è stato Zidane”. 

 

Il Bayern ha conquistato quello che ci siamo rassegnati a chiamare Triplete. Nessuna squadra aveva mai vinto prima tutte le partite di un’edizione di Coppa dei Campioni. 

Prima di andare in vantaggio, il Bayern aveva colpito un palo con Lewandowski e il PSG s’è divorato un gol con Mbappé, fermandosi altre due volte davanti al monumentale Neuer, portiere che nel corso della sua carriera avrebbe meritato un Pallone d’oro. “Imperiale, un muro” lo definisce l’Équipe che gli ha dato 9 in pagella. Voto a Neymar e Mbappé: 3. Neymar è uscito esausto e provato, alla fine anche in lacrime, consolato da Tuchel. 

“Il Bayern ha un tasso di qualità altissimo – scrive Mario Sconcerti sul Corriere della sera – sono tutti fantasisti, anche i difensori, da Kimmich, ad Alaba, a Davies. È difficile che il Bayern possa perdere una partita oggi in Europa perché è una sola scatola dove dentro corrono le migliori idee e la migliore capacità di controllarle. Il Psg aveva il potere dei suoi solisti. Indecifrabile è sempre la storia finale del calcio. Meglio cercare spazio sfondando o meglio cercare lo stesso spazio alle spalle degli avversari? Non l’ha capito nemmeno la teoria militare che all’inizio del Seicento cancellò la cavalleria per scoprire la difesa degli uomini a piedi, come aveva fatto Tebe duemila anni prima. Resta così il gol di Coman e una partita che ci ricorda come sa essere il grande calcio anche quando è esausto”. 

Ah, già, Orsato. Niente, Orsato ha negato un paio di quei rigori che in Italia si fischiano in genere quattro-cinque volte a domenica. L’ha fatto con lo stesso sorriso (“Ma dai, non è rigore”) che scopriamo sulle nostre facce guardando la Serie A. Buono a sapersi. 

 

  Dalla Francia | “Inconsolabile” titola in prima pagina l’Équipe  con una foto di Neymar che espone le sue lacrime. Vincent Duluc scrive nel suo editoriale che “ciò che non è una vittoria può restare una conquista. Il PSG è stato punito dai suoi difetti di costruzione, Neymar e Mbappé non hanno inciso sulla finale per motivi atletici ma non solo, il PSG è stato battuto da un Bayern che aveva più collettivo. Proveniente dal vecchio mondo, il Bayern ha insegnato al PSG come si vince una finale, dalle basi, vincendo i duelli, mostrando un’identità di squadra più pronunciata. La storia ricorderà che i parigini hanno chiuso atleticamente sfiniti, battuti da una squadra che ha conquistato il campionato prima degli altri e che si era data il tempo di riposare. Una sconfitta che lascia il PSG questa mattina sulla sabbia, ma è sempre così che inizia la scoperta di nuovi mondi”.

Laurent Louët su le Figaro commenta: “Nell’estate dei suoi cinquant’anni il PSG si è fatto un regalo prestigioso. Tutti i pianeti sembravano allineati per portare la Coppa dalle grandi orecchie nella sala dei trofei. In un momento nel quale la delusione è immensa, non va dimenticato che il progresso ha un prezzo. Quello dei ripetuti fallimenti. Dal 2011 il presidente Nasser Al Khelaïfi ne sta facendo esperienza. Con lui i tifosi hanno dovuto rinunciare al loro sogno. Ma nonostante la sconfitta contro il Bayern, oggi il PSG è un po’ più vicino alle grandi d’Europa”.

 

Che cosa scrivono in Germania

 

  commento L’apertura di un ciclo | Dieci mesi fa, nell’autunno 2019, nessuno osava sognarlo. Di settimana in settimana nel Bayern si è fatta strada un’incredibile frenesia per la vittoria. Un cammino dritto verso questi tre titoli. Totalmente concentrati, incredibilmente avidi. Il padre del successo è chiaramente Hansi Flick. Ha dato un volto e un ordine a questa squadra. Un progetto chiaro a cui ogni professionista subordina tutto il resto. Le vanità personali sono state messe in secondo piano, non ci sono mai state lamentele da parte di giocatori sostituti o rimasti in panchina. Laddove c’erano opinioni diverse con Niko Kovac, è arrivata la calma a regnare rapidamente. Una generazione di calciatori nuovi è cresciuta e continua a crescere. Un Joshua Kimmich maturo, un Leon Goretzka, un David Alaba con un nuovo ruolo di leadership, un Thomas Müller che trasmette la sua esperienza. Kingsley Coman, a Monaco da cinque anni, è rimasto a lungo all’ombra di Franck Ribery e Arjen Robben. Ha dovuto digerire alcune esclusioni. Se ora si guarda a questa squadra già ringiovanita, se si considera questo spirito di squadra sotto coach Flick, se si pensa alla nuova struttura societaria con Oliver Kahn nel consiglio, allora questa tripletta del 2020 non sarà la conclusione sensazionale di una stagione straordinaria, ma l’inizio di una nuova età dell’oro.

di georg holzner, Kicker

 

  analisi  Un bene per la nazionale | Sotto Kovac, Boateng e Müller venivano ripetutamente esclusi. Ieri sera, Müller ha sollevato la Coppa insieme a Philippe Coutinho – un grande gesto, Coutinho era stato preso in prestito dall’FC Barcelona come concorrente nel suo ruolo e ha avuto un momento difficile a Monaco. La questione della successione a Karl-Heinz Rummenigge, che lascerà la carica di CEO tra poco più di un anno, è risolto. Kahn sarà il nuovo uomo forte del Bayern e sta già lavorando a stretto contatto con Salihamidzic. Il “periodo di prova” di Kahn si è concluso con la vittoria a Lisbona. I leggendario portiere è stato promosso. Ora Kimmich e gli altri possono dare una spinta che va oltre questa stagione di successo alla nazionale. Ci si può sicuramente fidare di questa generazione per vincere gli Europei il prossimo anno. Nella finale contro il PSG s’è visto con chiarezza come funziona bene questa squadra. Per Leroy Sané, addirittura, le cose non saranno facili. Quando Pep Guardiola assunse la sua posizione di allenatore al Bayern dopo il Triplete del 2013 con Jupp Heynckes, si diceva: ora arriva un architetto famoso, ma la casa è già lì. È un po’ la stessa cosa per Sané adesso. È un giocatore da sogno ma deve spingere Gnabry sull’altra fascia o fuori dalla formazione.

di julien wolff, Die Welt

 

intervista Lo stress e le notti insonni di Ceferin per arrivare fino in fondo

La finale del PSG dimostra che la Champions è davvero aperta ai “nuovi ricchi” del calcio europeo?  «La Champions non esclude nessuna squadra. Nuovi investitori, vecchi investitori, tutti hanno una possibilità. Il PSG ha giocato un fantastico torneo finale».  

Chi dice che i club “storici” fanno di tutto per impedire che PSG o Manchester City arrivino ai vertici dunque si sbaglia? «Il PSG o il Manchester City stanno facendo un buon lavoro. Il successo del PSG dimostra che se si investe nei giocatori giusti, se il club è ben organizzato, tutto il resto, tutto quello che si dice dietro le quinte, non è molto importante. La UEFA rispetta tutti i suoi club allo stesso modo»

Nasser al-Khel Aï fi, presidente del PSG, è anche membro del comitato esecutivo dell’UEFA. 

Che rapporti hai con lui? «Rappresenta l’ECA (l’Associazione Europea dei Club) nel nostro comitato esecutivo. È un membro importante. Si esprime, suggerisce cose all’interno della nostra organizzazione e ho un ottimo rapporto con lui»

È anche presidente di beIN Media Group, che è in affari con l’UEFA per l’acquisizione dei diritti televisivi. Questo non è un problema? «È molto semplice: abbiamo bandi di gara chiari e trasparenti. Chi offre più soldi vince. Se anche mio fratello o mia sorella partecipassero all’asta, non potrebbero vincere se non fossero i migliori»

Nasser al-Khelaïfi è preoccupato per le accuse del sistema giudiziario svizzero a proposito della controversa assegnazione dei diritti televisivi per diversi Mondiali e dovrebbe essere processato a settembre. «In qualità di avvocato, ho sempre rispettato la presunzione di innocenza. Se qualcuno è condannato è un fatto. Ma se è solo coinvolto in un caso senza ancora essere stato processato, non significa che sia colpevole»

  Temeva che le Coppe dei Campioni sarebbero state definitivamente annullate in questa stagione? «Per niente. Ho sempre pensato che avremmo potuto portare a termine le nostre gare. È stata una sfida incredibile. L’UEFA è l’unica organizzazione al mondo, non solo sportiva, che ha organizzato contemporaneamente quattro diversi eventi in quattro paesi durante questa pandemia. Ci è voluto molto lavoro, molto stress e notti insonni, molte discussioni con molti governi. Ma alla fine è stato un successo. 

  Per il 2024 è prevista una riforma della Champions League. A che punto ove siamo? «Con il lockdown non ne abbiamo più parlato, nemmeno in maniera informale. Lo faremo probabilmente a settembre. C’è un prodotto magnifico. Le cose si cambiano per renderle migliori. Se non cambia niente, resta superbo. Non so quale direzione prendere per rendere il torneo più attraente. Quattro grandi club sono arrivati in semifinale. In Champions tutti possono battere tutti. Una Superlega con 12 o 24 club sarebbe una competizione molto noiosa. Quando ne ho parlato con i grandi club, non ho visto interesse per la creazione di una Superlega».

intervista di étienne moatti, l’Équipe  

 

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