Il digiuno dei Dallas Cowboys. Di proprietà del petroliere Jerry Jones, che li gestisce in prima persona assieme ai figli Stephen, Jerry Jr. e Charlotte, i Cowboys si sono confermati come squadra più ricca con un valore di 5 miliardi di dollari – uno più di quanto stimato da Forbes quattro anni prima – e un utile netto di 365 milioni di dollari nel 2018. Il valore dei Cowboys si deve soprattutto alla grande popolarità guadagnata nel Novecento in tutto il paese, specialmente in Texas e negli stati del sud, motivo per il quale sono soprannominati America’s Team. Oltre ai successi del passato, rimangono un autentico simbolo di quella regione del continente nordamericano.
Eppure, paradossalmente, sono più di vent’anni che non vincono niente. La famiglia Jones è proprietaria della squadra dal 1989. Nel suo primo decennio, la ricca gestione familiare favorì la vittoria di tre Super Bowl e una presenza pressoché stabile ai playoff. Quel periodo fu segnato da un formidabile trio di giocatori che partecipò a tutte le vittorie, formato dal quarterback Troy Aikman, dal wide receiver Michael Irvin e dal running back Emmitt Smith. … Negli ultimi venticinque anni, Dallas non ha mai giocato un Super Bowl, ha partecipato ai playoff soltanto in sette stagioni, fermandosi al primo turno cinque volte. Con l’attuale gruppo di giocatori, ha concluso tre stagioni identiche, senza mai qualificarsi ai playoff e con un bilancio mediocre di otto vittorie e otto sconfitte nella stagione regolare. Al termine dell’ultima stagione regolare, la proprietà ha deciso di prendere provvedimenti. Jason Garrett, ex giocatore dei Cowboys e capo allenatore da nove anni, è stato licenziato. | Il Post
~ domenica le finali di Conference: Kansas City Chiefs-Tennessee Titans e Green Bay Packers-San Francisco 49ers.
altre storie
baseball | Il motivo di tanti home run
Uno studio sulle palle della Major League. “Lievi cambiamenti nel cuore delle palle da baseball potrebbero aiutare a spiegare come mai da giugno 2015 è aumentato il numero degli home run nella Major League”. Lo scrive Science citando uno studio di Chemical & Engineering News. Usando strumenti come microscopi a scansione elettronica, spettroscopie a raggi X e analisi termogravimetriche, i ricercatori hanno appurato che il nucleo delle palle usate nel 2016 e nel 2017 era meno denso di quelle con cui si giocava fra 2014 e 2015.
sport e politica | Le denunce di Sukur e Alizadeh
Contro i governi di Turchia e Iran. L’ex calciatore turco di Torino Inter e Parma, Hakan Sukur, 48 anni, lavora come autista Uber per le strade di Washington e vende libri. Il motivo: i contrasti con il presidente turco Erdogan: «Mi ha tolto tutto, non mi è rimasto niente». Sukur era entrato in politica nel 2008 con il partito di Erdogan (l’AKP) e tre anni dopo era stato eletto parlamentare. Nel 2016 fu accusato di aver partecipato al fallito colpo di stato. Al giornale tedesco Welt am Sonntag ha detto: «Non sono un traditore o un terrorista. Sono un nemico del governo, ma non dello Stato o della nazione, amo il mio Paese».
Dall’Iran invece è scappata l’unica donna ad aver vinto una medaglia olimpica, Kimia Alizadeh (taekwondo), 21 anni. Con un post su Instagram ha accusato il suo paese di avere un sistema «ipocrita che umilia i suoi atleti», usandoli per fini politici. Si sta allenando nei Paesi Bassi. «Sono una tra le milioni di donne oppresse». Ieri è stato il capitano della nazionale di pallavolo maschile, Said Marouf, a protestare: «Spero che l’Iran abbia visto il suo ultimo spettacolo di inganno e stupidità».
atletica | Gli italiani nel primo week-end di gare
L’esperimento di Luminosa Bogliolo. Il 5,72 di Claudio Stecchi con l’asta. Ma anche un 6″69 di Luca Lai nei 60 (a Modena), 5656 punti di Simone Cairoli nell’eptathlon (ad Aubiere), 8″66 di Larissa Iapichino nei 60 hs all’esordio da junior (a Modena), 17.20 di Chiara Rosa nel peso (ad Ancona) e 55.20 di Carolina Visca nel giavellotto (a Ostia). Il primo weekend del 2020 in pista e in pedana ha dato indicazioni interessanti all’atletica azzurra. Più un risultato da valutare in prospettiva: il 7″54 di Luminosa Bogliolo nei 60 piani ad Aosta (dove il 20enne Mattia Montini ha corso i 60 hs in 7″75) la poliziotta, esplosa tra gli ostacoli, per un definitivo salto di qualità deve incrementare la velocità di base. «Amo poco le indoor, ma sto lavorando tanto sulle accelerazioni – dice – e i 60 sono una verifica. Il riscontro è positivo, anche se nella seconda metà mi sono imballata. Ho tanto da imparare, ma sto crescendo. Piuttosto, ora che sono più rapida, dovrò ricalibrare l’arrivo sul primo ostacolo…». | Andrea Buongiovanni, la Gazzetta dello sport
altre opinioni
marketing | Il business delle terze maglie
Innovazione e tradizione. Alcuni tifosi, specie quelli più nostalgici, sono rimasti disorientati dal caos cromatico dell’Olimpico: la Roma in blu scuro, la Juve in bianco e rosso. Possiamo comprenderli ma non dobbiamo più stupirci. Quello delle maglie dai mille colori, in barba alle tradizioni, è un fenomeno figlio di un calcio ormai da tempo consacrato al business e alla globalizzazione. … Le maglie possono servire a costruire un marchio più accattivante per i giovani e per i tifosi all’estero. A una condizione, che gli esperti di marketing e i designer dovrebbero sempre tenere a mente: le maglie siano belle e non pacchiane, spiazzanti sì ma con un certo stile, ancora meglio se ispirate alla storia del club. È vero che l’estetica è soggettiva ma c’è un limite a tutto. | Marco Iaria, la Gazzetta dello sport