La Serie A con più spettatori da 29 anni

 

  Un interesse riacceso. Era da 29 anni che la Serie A non aveva tanti spettatori. Alla fine del girone d’andata la media a partita è di 4.273, la seconda dal 1979, a soli due spettatori di distanza dal record assoluto del 1990/91. La crescita rispetto alla stagione scorsa è stata del 7.23%. L’Olimpia Milano ha 7.208 spettatori di media e 4 delle 5 partite con più pubblico.

 

la classifica  Virtus Bologna 30, Sassari 28, Brescia 24, Milano 22, Brindisi 20

 

Cinque cose successe   1 Tutte le squadre della parte alta della classifica hanno vinto, l’Olimpia Milano anche senza particolare sofferenza.  2 Il passaggio di Teodosic dietro la schiena per Marcos Delia dopo 8 minuti di partita a Roma.  3 Lo striscione della curva della Virtus Roma per Davide Ancilotto, del quale sarebbe stato il compleanno il 3 gennaio.  4 I 30 punti di Alessandro Gentile con cui Trento ha vinto a Pistoia. Con 7 rimbalzi. Ha segnato 14 canestri su 18 tentativi da due.  5 L’ottava vittoria consecutiva di Sassari con un Dyshawn Pierre da 22 punti, 12 rimbalzi e 40 di valutazione. 

 

  Le partite della notte. Ai Clippers non bastano 30 punti di Kawhi Leonard per uscire vincenti da Denver. A Est perdono sia Miami (a New York) che Toronto (di un punto contro San Antonio). Utah vince la nona in fila, successi anche per Memphis, Phoenix e Brooklyn, con Kyrie Irving autore di 21 punti al rientro con 10/11 al tiro. | Sky Sport online

 

Ridefinire LeBron. Un anno fa, di questi tempi, Lebron era finito nel cono d’ombra dell’infortunio, il primo grave della sua carriera (27 partite saltate) che avrebbe fatto dire ai giornalisti, beh, il Re è alla frutta. Dodici mesi dopo, James è andato oltre la classica rinascita del campione: sta ridefinendo la figura della star. In campo è addirittura migliorato, fuori è una multinazionale, e con i 54,9 milioni di follower comunica da solo, ogni giorno, direttamente dal proprio telefonino. Alla stagione numero 17 tira con il 48,8%, meglio del primo anno da rookie, il 35% da tre, quinta percentuale migliore in carriera, ed è diventato più preciso nei liberi rispetto a un anno fa, seppure resti sotto un sanguinoso 70%.

In campo è un monolite, sovrasta fisicamente tutti. Le telecamere si soffermano continuamente su di lui. Il suo volto è un dado, non ti ci abitui mai. Mette pressione su tutto: compagni, allenatori, organizzazione, club, tifosi. Ogni partita sembra fatta solo per convincere gli ultimi testoni su chi sia il più forte. Ma LeBron non è solo il più forte, sembra unico. Ha un’idea su tutto, sa già quello che vorrà fare. Ha un piano. Anche se nessuno sa quale. Essere il presidente degli Stati Uniti? Tutto è possibile. Quando non si schierò con le proteste democratiche di Hong Kong, per non turbare i rapporti tra Cina e Nba, forse stava facendo le prove. | Massimo Basile, la Repubblica

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