Come sarà la Serie A di Ibrahimovic. L’uomo riprende il potere sulla VAR

Come sarà la Serie A di Ibrahimovic

 

Gioca a recitare un ruolo. L’età l’ha reso più ironico, perfino più sorridente, per il resto è rimasto il bad boy fiero e spaccone di sempre. Maturità diversa, indole intatta.

Come disse nella famosa autobiografia: puoi togliere il ragazzo dal ghetto, non il ghetto dal ragazzo. Sì, ora l’impressione è che ci giochi anche un po’, a fare quella parte lì, perché a 38 anni la consapevolezza è diversa, ma la sostanza, l’essenza, è sempre la stessa.| Carlos Passerini, Corriere della sera

 

I dubbi. Le scommesse sono aperte e agli inguaribili ottimisti si oppone il partito di coloro che, con razionalità, non s’illudono di rivedere l’Ibra di dieci anni fa, tutto muscoli, potenza, e tocchi da fuoriclasse. | Andrea Schianchi, la Gazzetta dello sport

 

È più felice. La Zlatan-mania è già (ri)partita, inarrestabile. Ibra è sempre lo stesso, solo più felice forse e con l’età più altruista, ascoltando le sue parole da capitano, trascinatore, capopopolo. Carisma denso al punto che lo si potrebbe affettare, mezz’ora gli è bastata per chiarire quasi tutto Se la vedrà anche con un ultimo tabù, spesso i sequel in rossonero – Gullit, Shevchenko, Kakà – non hanno sfondato. «Perché a me dovrebbe andare meglio? Perché io non ho perso la passione». Convincente, come sempre. | Jacopo D’Orsi, La Stampa

 

Paura del ritorno? No perché non ho perso la passione per quello che faccio. Il Milan mi diede la felicità di giocare dopo l’esperienza al Barça, ora cerco altra adrenalina. Alla mia età so che devo giocare in modo diverso, ma la testa è la stessa: mi piace lavorare duro e mi aspetto molto dai compagni  Zlatan Ibrahimovic

Un quasi quarantenne che gioca da due anni negli Stati Uniti. Il Milan, la squadra che doveva scrivere il futuro, chiede aiuto al passato. Più Barnum che Berlusconi&Galliani, più circo che pallone: ecco il ritorno di Zlatan Ibrahimovic, che sarà anche più cattivo di quando otto anni fa lasciò la squadra, ma ha anche un mucchio di partite in più ed è un quasi quarantenne che da due anni gioca negli Usa, con i Los Angeles Galaxy, un posto dove si va a riflettere sulla pensione continuando a giocare con un ritmo lento e con le marcature larghe. | Marco Ciriello, Il Mattino

 

L’avversario. L’avversario di Ibra non è Cristiano Ronaldo e men che meno il Krzysztof Piatek che gli lascerà il posto. L’avversario di Zlatan è l’Ibrahimovic dei 122 gol in Serie A. Il suo termine di paragone è il suo passato, il campione che era e che crede di essere ancora. Uno abituato a fare la differenza in campo e in spogliatoio. Sul fatto che gli basterà alzare un sopracciglio per riprendere un compagno non ci sono dubbi. Sul resto è necessaria una verifica. Un esame. | Umberto Zapelloni, il Foglio sportivo

 

Giornata 18  Domani: Brescia-Lazio, Spal-Verona, Genoa-Sassuolo, Roma-Torino. Lunedì: Bologna-Fiorentina, Milan-Sampdoria, Juventus-Cagliari, Atalanta-Parma, Lecce-Udinese, Napoli-Inter  la classifica Inter e Juventus 42, Lazio 36, Roma 35, Atalanta 31, Cagliari 29, Parma 25, Napoli 24, Bologna 22, Torino e Milan 21, Sassuolo e Verona 19, Udinese 18, Fiorentina 17, Lecce e Sampdoria 15, Brescia 14, Spal 12, Genoa 11

 

Ibra ha giocato ieri la prima amichevole, contro la Rhodense squadra di eccellenza. È finita 9-0 per il Milan, per lui un gol e un assist.

 

Sul campo. Gabriele Raspelli, allenatore della Rhodense, ha commentato a MilanNews.it la prestazione dello svedese: «Mi ha fatto un’ottima impressione. È un grande giocatore e l’ha dimostrato in 45 minuti. Ha parlato tanto con la squadra e ha dato indicazioni ai compagni. Non sembrava minimamente un uomo fermo da due mesi. Con la mentalità che ha, nel giro di un paio di settimane potrà dare una grossa mano al Milan». | Antonio Vitiello, Corriere dello Sport-Stadio

 

~ lo Slalom ~

 

Tre recuperi per Conte. Ritrova quasi in un colpo solo Stefano Sensi, Nicolò Barella e Alexis Sanchez. I tre piccoletti di qualità sono pronti per dare una nuova dimensione all’Inter, per aggiungere a una squadra che in loro assenza ha retto in testa al campionato uno sprint verso il giro di boa. Mancano 180 minuti, ma di quelli complessi, con la trasferta di Napoli e la sfida all’Atalanta: i tre difficilmente li giocheranno tutti ma sono, finalmente, pronti. | Valerio Clarín, la Gazzetta dello sport 

 

Chiellini, fai presto. Probabilmente Giorgio Chiellini tornerà prima del previsto, cioè nella seconda metà di febbraio. Per la Juve, 17 gol presi in 17 partite di A, riavere il capitano è essenziale. Con lui si può giocare uno contro uno con qualunque avversario, alzando il baricentro e soffrendo forse un po’ meno la friabilità di un centrocampo che copre poco. De Ligt non è più intoccabile (se la gioca con Demiral) e con l’arrivo di Chiellini lo sarà ancora meno: del resto, l’olandese è semmai il vice Bonucci. Per il rientro di Chiellini si ipotizza Juve-Inter del 1° marzo, con possibile assaggio a Lione (26 febbraio) se non già a Ferrara (il 23). | Maurizio Crosetti, la Repubblica

 

Quando Kulusevski non la passava mai. Che ricorda dei tempi in cui era lei ad allenarlo? «Il primo giorno era solo dribbling, dribbling, dribbling. Perdeva palla e non tornava indietro. Lo presi di lato e gli dissi: “Ora difendi!”. Capì subito, poi col tempo ha maturato le caratteristiche che lo rendono unico e che in questi sei mesi a Parma può ancora migliorare. Gli piace combinare sulla trequarti e puntare gli avversari. Della attuale rosa juventina somiglia a Bernardeschi, ma è più “diretto”: ha la porta in testa». | Andreas Engelmark, il suo primo allenatore. Intervista  di Filippo Conticello, la Gazzetta dello sport

 

La VAR che ci aspetta. Gli uomini si riprendono il potere 

 

Rosetti dice che il nuovo criterio è fare in fretta. «Se per valutare un offside di pochissimi centimetri occorrono svariati minuti per posizionare le linee, ed esiste una difficoltà reale nel determinare se è fuorigioco, sempre meglio lasciare la decisione del campo. Il protocollo Ifab insiste su questo concetto: la decisione va cambiata solo se le immagini provano una chiara evidenza».

Non è che a volte manchi del coraggio nei Var? Tra «silent check» ed «errore grave» non potrebbe essere ampliata la fascia del «dubbio»?

«Il Var controlla tutto quello che riguarda i quattro casi del protocollo: gol, rigori, “rossi” ed errori di identità. Il silent check è un controllo ordinario che non si deve notare: da noi dura circa 16″ (in media sono 8 a partita) e non interferisce sulla gara. L’errore importante, chiaro, viene rilevato mediamente in 27″ e determina una review dell’arbitro».

➣  A volte le interruzioni sono troppo lunghe, no?

«Se succede, più di 3 minuti con 10/15 replay e 4/5 camere differenti, significa che non è un “clear and obvious mistake” ma interpretazione soggettiva che il Var non deve correggere». | Intervista di Fabio Licari, la Gazzetta dello sport 

 

La restaurazione secondo Casarin

Lei è d’accordo con la proposta dell’Ifab? Dicono che non bisogna più intervenire sulle questioni di centimetri.

«Sì, sono d’accordo. Oggi è come se dicessimo: facciamo una gara su 100 metri però misuriamo sono il tempo degli atleti al traguardo, senza controllare se la partenza è corretta. Assurdo».

Ci permetta: significa abbandonare l’oggettività. Il fuorigioco come lo interpretiamo oggi è stato accettato da tutti…

«Quando il guardalinee contava davvero, doveva accorgersi del momento in cui partiva il pallone e contemporaneamente controllare il movimento dell’attaccante. I 20 centimetri di cui parlavo erano un margine più che accettabile di errore. La misura per determinare una fuorigioco era la luce tra attaccante e difensore: se la figura del primo si trovava avanti rispetto al secondo si alzava la bandierina. Ma quei fenomeni della FIFA hanno preferito abbandonare il buon senso. Se vogliamo misurare i centimetri sulla linea, dobbiamo essere certi che la stessa oggettività possa essere dimostrata nel momento in cui parte il pallone».

La tecnologia è sfuggita dalle mani di chi l’ha pensata?

«Penso di sì. Hanno voluto fare i super precisi senza avere lo strumento giusto. E poi c’è un altro tema centrale. Con la vecchia valutazione del fuorigioco favoriva l’attaccante, che poteva essere avanti di qualche centimetro ma non superare la figura del difensore. Con questa storia del 3D si sceglie, invece, di dare ragione sempre alle difese. In un momento in cui il calcio progredisce verso il gioco offensivo, in cui tutte le regole sono finalizzate a migliorare lo spettacolo, è stato un ragionamento controsenso». | Intervista di Giorgio Marota, Corriere dello sport-Stadio

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