longform week-end
L’antica arte dei difensori
e la loro realtà aumentata
Ogni luogo inaccessibile diventa piano
dove i forti difensori mancano
Niccolò Machiavelli
Il massimo ideologo della buona difesa
Si intendono per difensori gli occupanti i ruoli di immediata difesa della porta, che sono quattro: terzino destro e terzino sinistro d’ala, secondo terzino d’area, o battitore libero, e primo terzino d’area o stopper o anche centromediano. Sulla terminologia bisognerà mettersi d’accordo per evitare confusioni o equivoci. I moduli calcistici evolvono nel tempo e la terminologia muta con i compiti nuovi. …
Compito del difensore è inibire agli avversari la via del gol: per raggiungere il suo scopo si serve dell’anticipo o intercettamento preventivo, del tackle o incontro, che è la battuta sulla palla in possesso dell’avversario, del recupero in tackle di esterno, delle respinte a volo di testa e di piede. …
Un equivoco di sapore qualunquista ha convinto molta gente (?) che il calcio sia bello quando le segnature abbondano. Nulla di più falso. Il calcio è bello quando viene giocato bene, seguendo schemi il più possibile definiti ma di volta in volta variati secondo abilità e fantasia. Se le segnature sono numerose, evidentemente non giocano bene i difensori, e ne terrà conto nel suo giudizio tecnico lo spettatore informato e competente. …
Per tutti gli anni Trenta si è giocato a W. Se il gioco veniva impostato dagli avversari sui lunghi rilanci, il terzinone d’area tentava l’anticipo incornando con stacchi d’una truculenta goffaggine o battendo a volo per respinte con il botto, di pieno collo, tali da riportare palla a ridosso dell’area opposta. I contatti personali erano rari e francamente sconsigliabili. Il terzinone apparteneva senza possibilità di equivoci ai boja vendicatori se non proprio ai killer. Quando il suo centravanti veniva maltrattato, s’incaricava lui di rendere la pariglia all’avversario, magari avvertendo che la legge del taglione era in atto, e che non era previsto guidrigildo di sorta.
Con il progresso tecnico, la figura del mastino ringhiante si è un poco ingentilita: ma di certe respinte lunghe e alte mi ricordo ancora il botto balistico. Non è un caso comunque che i terzini più celebri fossero anche i meno grevi …
Che una buona casa incomincia dalle fondamenta l’avevano dimenticato tutti con deplorevole leggerezza. Tecnici stranieri assunti per la guida della Nazionale asserivano che le tattiche non contavano nulla, a paragone della classe dei giocatori, come non fosse necessario un concetto tattico per lo stesso elementare gioco della briscola, che se tu spendi subito i carichi e gli onori, poi ti trovi a perdere con chi magari ha solo scartine. | Gianni Brera. Il mestiere del calciatore (Mondadori, 1972)
La nascita del calcio moderno
Mentre Chapman col gesso faceva grosse righe bianche alla lavagna sotto i loro nomi, il capitano, Charlie Buchan, uno dei due difensori centrali, molto stimato dall’allenatore e fortemente voluto al suo arrivo all’Arsenal, alzò la mano e chiese di parlare. Si fece silenzio. Buchan era molto rispettato. Disse: “Perché non spostiamo il centromediano in mezzo alla difesa? Dobbiamo ritornare al vecchio vantaggio dei difensori sul fuorigioco. Le regole hanno tolto un uomo, noi ne mettiamo un altro. Proviamo a giocare con tre difensori”.
Chapman sulle prime non disse niente. Capì che era un’idea diversa e si guardò intorno per vedere che effetto faceva tra i suoi giocatori. Ci fu un momento di silenzio.
“E questo terzo difensore da dove lo prendiamo?”.
“Dalla linea superiore, quella mediana. Spostiamo il centromediano in difesa e torniamo ad avere superiorità numerica sugli attaccanti”.
Chapman girò lo sguardo verso lo spogliatoio. Voleva partecipazione. Si era fatto un grande silenzio. Per un momento pensò che la squadra non avesse nemmeno seguito l’audacia di Buchan. Poi alzò la mano Tom Wittaker, altro giocatore vitale. “Io la penso come Charlie”.
“Anch’io” disse Chapman. “Proviamoci”.
Non ci fu da aspettare un minuto. Lo spogliatoio si alzò in piedi e si mise ad applaudire. Avevano capito tutti che era stato un momento importante.
Quel pomeriggio di fine ottobre cominciò a nascere il Sistema, la base di tutto il calcio moderno. | Mario Sconcerti. Storia delle idee del calcio (Baldini & Castoldi, 2009)
Le urla di Brera dalla tribuna. Quando un difensore sbagliava un tocco facile, Brera si sollevava appena dal sediolino in tribuna stampa e gli partiva un Codognooo!, per dare la dimensione tecnica paesana del brocco; il resto della tribù, sorrideva non potendo applaudire. | Tony Damascelli, il Giornale, 21 agosto 2017
Carta d’identità. Tarcisio Burgnich
➣ Come si diventa grandi difensori?
«Sostanzialmente bisogna essere umili. E poi, sempre concentrati. L’attaccante è un ruolo di fantasia, il difensore no. Ti tocca sempre la seconda mossa, ti muovi in base a come si muove l’avversario. Lui vuole fare, tu impedirgli di fare. Uno dei miei primi allenatori, Comuzzi a Udine, mi diceva: con un occhio e mezzo guarda l’uomo, con l’altro mezzo occhio il pallone. … Io ero un difensore umile e veloce, me la sono cavata anche contro Gento. Chi ha messo più in difficoltà è stato Dzajic, nel ’68. Alla prima partita: poi gli ho preso le misure». | Intervista di Gianni Mura, la Repubblica
La versione di Montero
«Si pensa al calcio di qualche anno fa come a un calcio solo difensivo, ma quando giocavo nella Juve – con Lippi, Ancelotti e Capello – anche loro ci chiedevano di arrivare a metà campo con la linea difensiva. Nel calcio non ci si inventa mai nulla, semmai si rielabora. … Escludendo il portiere è il ruolo che è più cambiato più di tutti, secondo me. Adesso i centrali devono saper giocare il pallone e leggere bene il gioco, perché il possesso da dietro è troppo importante. Stesso discorso per i mediani, che ai miei tempi erano giocatori prettamente difensivi, ma adesso devono saper pensare come un vecchio numero 10. Secondo me i giocatori più “distintivi” di una squadra sono i difensori centrali». | Intervista di Angelo Andrea Pisani, l’Ultimo uomo
L’evoluzione del ruolo
Fra i 10 calciatori con più passaggi nella scorsa serie A quattro si sarebbero detti un tempo stopper: Koulibaly (secondo dietro Brozovic), Skriniar, Andersen e Tonelli. Appena otto anni fa tra i primi dieci c’era il solo Thiago Silva (sesto). Dimenticate Claudio Gentile. Fra i 10 che hanno commesso più falli nell’ultimo campionato italiano non c’è nemmeno un difensore, e quattro sono centravanti (Pavoletti, Inglese, Ciano e Belotti). La battaglia del pressing si è spostata sempre più avanti. I terzini sono cambiati più di tutti. Erano addestrati a correre e crossare. Sono diventati prima dei veri centrocampisti esterni, poi nemmeno più tanto esterni, chiamati come sono a entrare dentro il campo e diventare dei costruttori di gioco alternativi. Se il primo calciatore a costare più di 100 milioni è stato un ex terzino dal dna ritoccato (Gareth Bale), allora tutto torna. Il calcio apparterrà sempre di più ai giocatori capaci di forzare i modelli, i Lahm, andando oltre gli schemi noti, portandosi dentro quel territorio in cui il loro punto di forza può essere il loro limite. Il rischio è sembrare ovunque fuori ruolo, il vantaggio è non esserlo mai. Quale sia il ruolo naturale di un Florenzi o di un Sergi Roberto, adesso si farebbe fatica a stabilirlo. | il Napolista
Infatti uno alla fine si può confondere. Il caso De Rossi
“In quel ruolo davanti alla difesa ho iniziato a giocare sempre. Prima ero un ibrido. Un giorno Ugolotti, un allenatore col quale giocavo poco, stava facendo un allenamento e disse: “I difensori vanno lì a fare questo, i centrocampisti vanno con il preparatore atletico, gli attaccanti vengono con me”. Poi si gira, mi guarda e fa: “E tu dirai ‘e adesso io ‘ndo cazzo vado’?”. Non si era capito se ero un difensore, un centrocampista, un attaccante. Mi hanno messo davanti alla difesa e non sono mai più uscito”. | Intervista a Daniele De Rossi di Giuseppe De Bellis, Undici, 7 giugno 201
Il prototipo contemporaneo: Bonucci
Cannavaro e soprattutto Nesta, i due centrali italiani più forti dell’èra contemporanea, ovvero del dopo Baresi, erano decisamente migliori difensori di Bonucci, ma avevano piedi e idee peggiori. Leo guarda, Leo si muove, Leo la gioca su Pirlo, se la fa ridare, ricomincia. Conosce tempi e luoghi dell’impostazione perché li ha frequentati a lungo | Beppe Di Corrado, il Foglio, 20 febbraio 2015
Ma non tutti hanno Bonucci. La versione di Fabio Capello
➣ Lei non trova che passare la palla all’indietro al portiere possa servire a creare spazi e superiorità numerica? Come con il dribbling.
“Ma non si dribbla più. Sa perché? Non lo sa fare più nessuno. A forza di passarla indietro. Il passaggio corto di cinque metri, dieci metri, è molto più facile. Toglie responsabilità. Se la giochi di lato, sembri più bravo. Ci sono meno movimenti da fare. Quando leggo nei numeri delle partite che un difensore centrale ha toccato il pallone più di un attaccante, in certi casi anche cento volte, io penso che in quella squadra c’è qualcosa che non funziona”. | Intervista al Corriere dello sport-Stadio, lunedì
Differenza di stili. I rinvii giudicati da Xavi
Al Bernabéu se un difensore tira il pallone in tribuna va bene. Sono abituati. La gente applaude. Al Camp Nou se tiri il pallone in tribuna si sente un mormorio di protesta. Dall’epoca di Cruyff». | Intervista di Diego Torres, El País, 8 gennaio 2018
Non è logico che siano così poco premiati
I difensori sono raramente votati come i migliori giocatori dell’anno, e questo mi è sempre parso assurdo. In quasi quattro decenni a World Soccer hanno vinto solo due difensori: Paolo Maldini nel 1994 e Fabio Cannavaro nel 2006. Non è certo una coincidenza che entrambi siano italiani e abbiano goduto di carriere in una cultura calcistica nella quale il valore dei difensori è sempre stato compreso e celebrato. … Ma anche essere italiani non sempre aiuta. Il miglior esempio di una magnifica difesa al centro della gloria di una Coppa del Mondo è quello del 1982, con un reparto estremamente efficace composto da Gaetano Scirea, Antonio Cabrini, Claudio Gentile e Giuseppe Bergomi. Nessuno è stato nemmeno fra i primi tre giocatori del Pallone d’oro di quell’anno. È un’ingiustizia sportiva che va oltre la comprensione.
Diamo un’occhiata alle statistiche di tutti i tempi per il Pallone d’Oro. Ci sono state 189 scelte per i primi tre posti da quando il premio è stato istituito a metà degli anni ’50. Solo 13 di questi nomi sono difensori. Solo 13. Come è possibile? Come può una parte così fondamentale di ogni squadra di calcio, la difesa, valere solo il 6,88 per cento del totale quando si giudica l’eccellenza? È una sfida alla logica e alla ragione. … Perché il Liverpool non è riuscito a vincere la Premier League la scorsa stagione? Perché la difesa del City si è rafforzata nelle ultime 10 partite, quando il capitano Vincent Kompany è stato disponibile per ogni partita e ha portato rigore e disciplina nella difesa della squadra di Pep Guardiola. È stata un’ulteriore prova del fatto che i difensori sono parte integrante delle migliori squadre di calcio. Meritano di essere celebrati per le loro virtù, la loro forza e la loro intelligenza. … Scirea e Cabrini non hanno mai fatto parte della lista per il Pallone d’oro, nemmeno per i piazzamenti minori. Nemmeno Wim Suurbier o Marcel Desailly, Morten Olsen o Alan Hansen. Nei tempi moderni non c’è stato posto per Gerard Pique, Rio Ferdinand, Giorgio Chiellini o Sergio Ramos. È un vero peccato – e i prossimi quattro decenni di onori non dovrebbero essere così ciechi verso la grande arte della difesa. | Jim Holden, World Soccer