Jordi Cruyff e Jorge Valdano, entrambi opinionisti del quotidiano El País si sono incontrati per conversare di calcio nella sede della Fondazione Johan Cruyff, facendosi fotografare sotto il gigantesco ritratto alla parete del cosiddetto gol impossibile del grande numero 14 olandese. Il dialogo cade nel ventesimo anniversario di una intervista dell’argentino a Cruyff padre. Il futuro del calcio e i progetti di una Superlega sono stati il cuore del faccia a faccia.
➣ Sono interessato alla tua visione della famosa Superlega europea, che renderà i ricchi molto più ricchi, ma sappiamo già quali saranno le conseguenze.
“Mio padre era un romantico. Penso che alcune partite in un campionato nazionale siano molto più interessanti di altre in Champions. Capisco l’idea dei grandi club, loro notano di non riuscire a raggiungere il livello commerciale di qualsiasi sport americano. Ma rompere la tradizione, che è quello che piace alla gente, è molto rischioso. Nel momento in cui fai quel passo non puoi tornare indietro. In Inghilterra la gente preferisce un derby City-United anziché Inter-United. Le grandi squadre vogliono avere la loro presenza garantita, ma la bellezza dello sport in generale – e anche del calcio – è vedere che le piccole possono intrufolarsi. Il calcio ha bisogno di casi come quello del Leicester”.
➣ Le cinque leghe più ricche sono quelle che hanno tutti i loro rappresentanti agli ottavi di finale. E mi chiedo: quando la Cina sarà molto ricca, dovrà essere integrata nel business?
“È rischioso perdere il romanticismo. Devi mantenere l’equilibrio. Alla fine, le buone squadre si qualificheranno sempre. Ma è più importante prendersi cura del campione d’Olanda, del Belgio o della Repubblica Ceca, anziché della quarta classificata in Spagna. Si chiama Champions League e i campioni non sempre partecipano”.
➣ Il calcio è imprevedibile. Come pensi che il tifoso comune accoglierà un cambiamento così clamoroso: passare da una lega nazionale, in cui è molto eccitante battere gli avversari della porta accanto, a una lega internazionale in cui dovremo abituarci a vedere grandi show con grandi attori.
“Non ne sono sicuro. L’Europa è stata fatta per unire, ma sempre più persone vogliono andarsene. Non mi è chiaro il sentimento generale. Gli stadi in Inghilterra e Germania si riempiono e questo significa che sono contenti di ciò che hanno”.
➣ Non pensi che il romanticismo sia una cosa per generazioni precedenti? I giovani che hanno una relazione amorosa con la tecnologia, che amano i grandi giocatori e i nomi stellari, inizieranno a chiedere cose diverse? Ricordo alcune dichiarazioni di Pablo Aimar: diceva di appartenere all’ultima generazione che vedrà le partite per intero. Mi ha spaventato, ma sembrava reale. Non so cosa dovrà fare il calcio per adattarsi.
“Concordo sul fatto che la nuova generazione vuole informazioni rapide. Non vuole vedere 90 minuti, ma una clip di tre minuti con le migliori azioni del gioco. Tutto cambia. Molti anni fa si aspettava fino al giorno successivo per leggere qualcosa su un grande evento. Oggi, in 20 secondi hai già 20 posti diversi dove puoi leggere tutto. Non c’è tempo per riflettere. Ma è così per tutto, non solo nello sport. La tecnologia genera questo, o la seguiamo o restiamo indietro. Non puoi fermarla”. | dialogo per El País