Spagna-Argentina. La finale ai Mondiali di basket in una lingua sola  

Saranno Spagna e Argentina a giocarsi domani il titolo mondiale in Cina. La Spagna ha battuto l’Australia 95-88 dopo una partita bellissima e due supplementari, l’Argentina ha vinto 80-66 con la Francia. Oggi gli USA contro la Polonia in una malinconica partita per il settimo posto.

 

Come è arrivata in finale una squadra senza giocatori NBA

 

Dei poco più di cinquanta giocatori NBA presenti ai Mondiali, l’Argentina non ne ha neppure uno. Luis Scola ha lasciato i Nets due anni fa. Sette giocatori della nazionale giocano in Spagna, tre in Argentina, uno in Messico e uno in Cina. È come se ai Mondiali di calcio fosse andato in finale l’Uruguay, nazionale che nel 2018 non aveva fra i suoi convocati nessun giocatore della Premier inglese. Molti dei meriti di questa impresa vengono attribuiti dalla stampa argentina al ct Sergio Hernández. Maurizio Codocea ne fa un ritratto sul Clarìn defininendolo “un architetto silenzioso” che per molti anni si è portato dietro l’etichetta di “erede di”. L’erede cioè di Rubén Magnano, la guida della cosiddetta Generación Dorada (finale mondiale nel 2002 e oro olimpico nel 2004). La sua filosofia: “In genere si mette da un lato il gioco rapido, che a me piace, e dall’altro il controllo del gioco. Se io ottengo che la mia squadra tiri dopo 5 secondi, con il controllo del gioco, è perfetto. Che ce ne facciamo di tenere la palla per 25 secondi senza dominare l’azione?”. Andrea Tosi sulla Gazzetta ha scritto: Il fatto che Argentina-Spagna fosse alla vigilia del torneo iridato una finale impronosticabile, non significa che oggi sia una finale non all’altezza di questa competizione.
Giorgio Viberti su la Stampa ricorda come Scola sottolinei spesso che «in Argentina ci sono poche palestre e noi cresciamo nei playground, dove giochiamo sempre 5 contro 5 perché siamo in tanti e i canestri sono pochi». Scola ai Mondiali è il secondo marcatore di sempre, dopo il brasiliano Oscar. «Era il mio idolo, non lo raggiungerò mai. Ma è giusto così». Ora punta al suo primo titolo mondiale, poi penserà ai Giochi 2020: sarebbe la sua quinta Olimpiade, a 40 anni. Una leggenda.
Un anno fa su Pianeta Basket Umberto De Santis faceva notare: Qual è stata la migliore squadra di pallacanestro negli ultimi venti anni in Europa? La Nazionale spagnola con un tecnico italiano di lungo corso […] La Spagna risulta avere il campionato in cui è più alta la percentuale di stranieri in campo: il 69,6%. E che ha visto scendere, nella stagione presa in considerazione, l’utilizzo degli under 21 spagnoli al 7,4%, appena sopra l’Australia (5%) e la VTB League, il 6,3%. Due anni fa gli under erano il 9,7% dei giocatori utilizzati. Il secondo campionato che utilizza più stranieri è quello francese col 57,8% – Paese che ha una Nazionale mica da ridere.

 

Sergio Scariolo, l’italiano di Spagna

 

Il ketchup | “Ci sono quelli che sanno giocare in queste situazioni e alla fine emergono. L’esperienza e la personalità sono un valore. Il valore dell’esperienza”, ha detto Scariolo prima di parlare di Marc Gasol. “È stato un po’ come il ketchup, che costa aprirlo ma quando ci riesci va dovunque”. [Faustino Sáez, El País]
“Sono nato a Brescia, ma quando penso a casa, è Marbella” [Intervista di Marco Imarisio, Corriere della sera, 26 luglio 2012]
Suo padre | “Era un professore universitario e sicuramente il suo più grande orizzonte professionale era insegnare a Princeton o ad Harvard. Si tratta semplicemente di aspirare a toccare il tetto della tua professione. I sogni hanno un’altra natura. Mio figlio può sognare di giocare nell’NBA, per me è stato un obiettivo professionale. Il merito che mi do è di aver saputo aspettare il momento giusto”. [Intervista di Faustino Sáez, El País, 2 dicembre 2018]
Sua moglie | Blanca è stato un mito del basket femminile: madrilena, cresciuta alle Canarie, guardia-ala di 1.80 di grande carattere, è stata votata più volte tra le migliori giocatrici d’Europa ed è una delle prime europee ad essere invitata dalla nascente Wnba. Ma a 26 anni s’è ritirata, sfruttando la laurea in scienza dell’Informazione come giornalista televisiva. E proprio grazie a un’intervista ha conosciuto il futuro marito, che recentemente ha aiutato anche nel lanciare la Fondazione Cesare Scariolo, il padre di Sergio, che aiuta i bambini malati di leucemia. Blanca definisce il marito: «Hombre vertical», una persona onesta e leale. [Gazzetta dello sport, 23 settembre 2009]

 

Il disastro degli USA

 

Il fatto che il paese guida in questo sport chiuda al settimo o all’ottavo posto il torneo trova finalmente spazio anche nel dibattito interno americano, fin qui indifferente alla disfatta della squadra di Gregg Popovich.
Jerry Brewer sul Washington Post dice: Riservate lo shock per un’altra storia di un altro sport. Un oltraggio? Niente di tutto questo. Non è una gran sorpresa che questa versione del basket maschile americano abbia fallito ai Mondiali. A causa di tutte le superstar infortunate, stanche o disinteressate, questo è il roster più timido mai allestito in nazionale con giocatori NBA. Non è certamente un Dream Team. Cosa ci dice questo fallimento? Stavolta non è una questione di sistema o di qualità del gioco. Il problema è la mancanza di impegno delle star. Gli USA probabilmente possono vincere con la squadra A, la squadra B o la squadra C. Ma con questa squadra D? Non me la bevo. Durante questa era di emancipazione dei giocatori NBA, il problema è che le star pensano troppo a sé.
Le stelle sono altre | Per il sesto anno consecutivo, Sports Illustrated ha compilato la lista con la previsione sui 100 migliori giocatori della stagione successiva. Per la prima volta in testa non c’è LeBron James, scivolato al terzo posto, ma il greco Giannis Antetokounmpo. Il curatore della classifica, Rob Mahoney, analizza le sue caratteristiche di giocatore in grado di svolgere tutti i compiti nelle cinque posizioni del campo. 
“Ci sono così tanti modi in cui Antetokounmpo può cambiare il corso di una partita, e quindi così tante aree in cui il suo miglioramento marginale può diventare significativo. Questo è il futuro. Questo è il mondo di Giannis”.
In una intervista alla Gazzetta dello sport, l’ex presidente della federazione internazionale Jordi Bertomeu dice che “il calendario Fiba si è dimostrato sbagliato in ogni manifestazione, dalle finestre per le nazionali durante la stagione a questo Mondiale a un anno dall’Olimpiade. Vedendo le tante rinunce dei giocatori più importanti delle squadre nazionali, la Fiba deve aprire una riflessione onesta. La logica direbbe di tornare al Mondiale negli anni pari senza Giochi”.
Per restare sul tema affrontato più volte in questi giorni – la relazione tra i Mondiali in Cina e l’élite del basket – balza agli occhi che fra i 20 giocatori più attesi il prossimo anno da Sports Illustrated, solo 4 erano ai Mondiali. Insieme al greco, il serbo Jokic (8.), il francese Goubert (14.) e un solo statunitense, Kemba Walker (20.). I finalisti dei Mondiali? Il primo è Marc Gasol, 42esimo. Non figura in classifica il molto atteso Zion Williamson, prima scelta assoluta al draft per New Orleans, mediaticamente il nuovo LeBron. 

 

Come parla Zion
Le regole Nba dovrebbero esaltare le sue caratteristiche. Che ne pensa?
«In effetti penso di poter esprimermi meglio in Nba che in Ncaa. Sarà molto più difficile raddoppiare la marcatura su di me, perché in Nba tutti possono punire gli avversari dal perimetro e non puoi intasare l’area: questo mi permetterà di attaccare il canestro in modo più fluido. Penso proprio di poter dare il meglio di me».
Quindi dobbiamo aspettarci che sia più dominante in Nba rispetto al college?
«È probabile, vedremo. Io cercherò solamente di giocare la mia pallacanestro (…) Penso che possiamo puntare al titolo…».
Prego?
«Sì, sono convinto che questa squadra possa avere il titolo come obiettivo. So che non sono discorsi facili da fare, soprattutto considerata la complessità dell’Ovest. Ma la vedo così, mentirei se dicessi qualcosa di diverso. Poi sarà il campo a dare le risposte, ma resto convinto che quello debba essere il nostro obiettivo».
intervista di simone sandri, Gazzetta, 12 settembre

  

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