I Mondiali di pallacanestro sono arrivati alle semifinali. Domani sono in programma Spagna-Australia e Argentina-Francia. Gli USA sono fuori, battuti di 10 punti dai francesi. Ma è proprio una sorpresa?
Le cifre del fallimento USA
Hanno segnato 86 punti di media a partita. Sono soltanto il decimo attacco del torneo. Dietro l’Italia. Hanno tirato con il 44.3% – una percentuale da 15esimo posto – mentre da tre scendono al 33% – al diciottesimo posto.
È la quarta volta che i signori del basket mondiale restano fuori dalle prime quattro dopo 1970, 1978 e 2002. Nel 1992 ai Giochi di Barcellona iniziò l’era degli NBA in nazionale. Arrivarono 58 vittorie di fila fino ai Mondiali del 2002 e alle tre sconfitte con Argentina, Jugoslavia e Spagna. Ai Giochi del 2004 ne seguirono altre tre contro Portorico, Lituania e Argentina nonostante ci fossero in squadra James, Iverson, Wade, Anthony, Duncan. Nel 2006 un ko con la Grecia e da allora 13 partite ai Mondiali senza perdere. Fino a ieri.
Faustino Sáez su El País ha scritto che “il team americano, costruito al volo, inciampando, non era che un cerotto sulla disaffezione dei più illustri compatrioti. La Francia ha annusato il sangue e gli ha dato la caccia“.
La squadra USA aveva appena due giocatori presenti all’ultimo All-Star Game: Kemba Walker e Khris Middleton. Il solo Harrison aveva esperienza di un torneo olimpico. Tanti big hanno rinunciato per non dover vivere due estati di fila – questa più la prossima con le Olimpiadi – lontano dai campi di preparazione delle loro squadre NBA. Tutti sanno che il prossimo torneo è il più aperto degli ultimi anni, dopo il rimescolamento dei valori seguito agli esiti pazzi del mercato dei free agent. Così hanno scelto tutti di prepararsi per l’anello.
L’analisi di Dan Peterson | Sulla Gazzetta dello sport, l’ex coach di Milano allarga il discorso-delusione ai giocatori NBA non americani. Tutti sotto tiro. Jokic nella Serbia, Antetokounmpo nella Grecia, Marc Gasol nella Spagna, gli stessi Gallinari e Belinelli da noi. Secondo Dan Peterson i ragazzi USA hanno fatto fatica perché non sono abituati alle gare secche come un quarto di finale ai Mondiali; perché in Europa non c’è la regola dei tre secondi in difesa; perché i fischi sull’infrazione di passi sono più numerosi e perché si gioca di squadra. Scrive: “Quando giocatori di 19 anni saltano il livello Ncaa per andare nella NBA, perdono un ponte di 4 anni fra il livello scolastico e quello professionistico. Non imparano nulla. Ovvio, l’anno prossimo all’Olimpiade gli USA manderanno i migliori e porteranno a casa l’oro. Diranno Siamo sempre i numeri uno. Ma questa vittoria della Francia ha dato coraggio al resto del mondo“.
La maledizione di Popovich | L’uomo che siede sulla panchina USA ha vissuto questi Mondiali come un’ossessione personale, scriveva nei giorni scorsi il NYTimes. Gregg Popovich era stato scartato dalla nazionale da giocatore alla vigilia dei Giochi del 1972 (persi in finale con l’URSS), era stato il vice allenatore ai disastrosi Mondiali 2002 (sesto posto) e ai deludenti Giochi 2004 (terzo posto). Niente da fare nemmeno stavolta. “Ogni sconfitta fa male – ha detto a Marc Stein del giornale americano – questa fa male anche di più, ma la vita continua. Ecco cosa conta. Sarebbe stato bello vincere, del resto ogni squadra vorrebbe vincere tutte le sue partite. Ma siamo adulti. Abbiamo le nostre famiglie, le nostre vite, e la vita continua”.
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Negli USA non ha l’aria di essere uno shock. La notizia dell’eliminazione della nazionale ha occupato una colonna laterale sul sito del NYTimes. Su quello del Washington Post non era fra le cinque più valorizzate né fra le cinque più lette. L’hanno presa bene. LeBron ha altri pensieri. Taco Tuesday è il tormentone che sta usando sui social ogni martedì sera, quando riunisce amici e familiari per mangiare tacos. LeBron aveva fatto sapere – e non scherzava – di volersi dare al merchandising legato all’evento, facendo promozione con video e podcast. Lo U.S Patent & Trademark Office ha bocciato però la richiesta di registrazione del marchio: si tratta di un’espressione di uso comune perché diventi proprietà privata. Come dire: sabato trippa. In Francia siamo all’estasi. L’Équipe titola in prima pagina: French Dream. “Un match per la storia, per l’eternità, entrato direttamente nel pantheon del basket tricolore. Enorme”. Così invece Christophe Remise su le Figaro. Ha individuato i punti chiave per la vittoria: la difesa ritrovata dopo i 100 punti lasciati lunedì all’Australia; i 18 punti del sesto uomo Nando de Colo con un 7 su 8 nei liberi nell’ultimo minuto; la tenuta mentale quando gli USA sono tornati avanti di +7 al 32’.
Rudy Gobert, la stella che non sa di esserlo
A questo punto è probabilmente rimasto il miglior giocatore ai Mondiali. Ieri ha messo insieme 21 punti e 16 rimbalzi dopo la partita deludente contro l’Australia. L’Équipe svela che il giorno dopo, in aereo, Nicolas Batum ha intercettato un provocatorio tweet di Myles Turner su Gobert: “Il miglior difensore della NBA, secondo alcuni”. Turner contro Gobert ha segnato 2 punti, poi 2 palle perse. “L’avevo visto, quel tweet, ma non avevo nulla di speciale da dimostrare contro di lui”, ha detto Gobert. Il suo ct Vincent Collet lo chiama il guardiano del tempio per le sue capacità difensive. È stato dichiarato miglior difensore NBA delle ultime due stagioni eppure non ancora chiamato per l’All-Star Game. “La colpa è del suo stile puramente difensivo, di statistiche non abbastanza sexy e di un club poco mediatico” (Le Figaro).