La rivalità tra Firenze e la Juventus

Questa è la storia di una rivalità, uno dei rivoli che in Italia prende l’anti-juventinismo, declinato nelle varie città secondo colori locali ma poi chissà quanto davvero sentito dentro la Nazione Juve. L’inimicizia nacque nel 1928, anno di un clamoroso 11-0 inflitto dalla Juventus a un’avversaria ancora acerba per la serie A, una squadra in buona sostanza fatta di dilettanti.
Nonostante l’evidente dislivello tecnico – ha raccontato Matteo Politanò su Panorama – i bianconeri non vollero però fare sconti infierendo sui toscani e scatenando così la rabbia dei tifosi viola che da quel giorno giurarono inimicizia eterna alla Juve. Ad infierire ci pensò anche la stampa con un ironico titolo: “Firenze, un…dici nulla?” che non fece altro che aumentare la rabbia toscana. Da quel giorno Juventus-Fiorentina non fu più una partita come le altre e l’attrito aumentò ulteriormente il 22 febbraio 1953 quando i bianconeri rifilarono un 8-0 a una Fiorentina in nove per gli infortuni di Cervato e Virgili. Quattro anni dopo si rischiò invece la tragedia: Virgili segnò il gol vittoria per i viola e la pressione dei tifosi fece crollare la ringhiera della Maratona provocando un centinaio di feriti.
 
La cessione di Baggio è stato uno dei capitoli più feroci di questa storia. L’ha raccontato Giuseppe Pastore su Ultimo Uomo:
Alle ore 13.48 del 17 maggio 1990, la Fiorentina annuncia la cessione di Roberto Baggio alla Juventus; il giocatore appone il suo pregiato autografo nello studio di Luca di Montezemolo in via della Camilluccia, a Roma. La cifra è causa di dibattiti ancora oggi: si parla di 25 miliardi, poi 18, poi 11 e mezzo più il cartellino di Renato Buso. La notizia era nell’aria da parecchi giorni, tanto che i più maligni avevano storto il naso sull’errore di Baggio a tu per tu con Tacconi, nella finale d’andata di Coppa Uefa. Nel pomeriggio, Claudio Pontello tiene una conferenza stampa per chiarirsi con i frastornati tifosi viola: le sue parole vengono amplificate in tutta Firenze dalle radio private. Non l’avesse mai fatto: quando annuncia che la sua famiglia ha intenzione di mantenere il controllo della società, è come se suonasse il gong che fa partire una notte irripetibile e irripetuta per la città del Giglio. Gli ultrà si radunano sotto la dimora di famiglia: “Tutte le sere, verremo tutte le sere”. Compaiono scritte sinistre sui muri: “Uccidere i Pontello non è reato”. All’alba la Questura conta cinquanta feriti, 15 arresti e 54 fermati. Il questore Filippo Fiorello commenta: «Ci sono stati molti episodi di complicità. Mentre la polizia caricava i manifestanti, dalle finestre di alcune case di piazza Savonarola (sede della Fiorentina) o viale Matteotti la gente lanciava pietre e vasi da fiori sulle forze dell’ordine. La gente ci trattava come nemici, ci offendeva, ci chiamava bastardi»”.
 
L’aria intorno alla Juventus a Firenze era calda da un po’. Nel 1982 le due squadre si erano giocate lo scudetto testa a testa fino all’ultima giornata, chiusa con un gol annullato a Ciccio Graziani contro il Cagliari e l’1-0 bianconero a Catanzaro con un rigore di Liam Brady.
Vincenzo Martucci per l’Agi ha raccontato il ruolo avuto dal regista Franco Zeffirelli, “bravissimo a usare la cassa di risonanza della tv. Si agganciò allo slogan “È una bellissima Fiorentina, dei meglio secondi che ladri. Abbiamo perso lo scudetto per le solite pastette della Juve. Orribile giornata e immensa gloria viola”. E prese di mira il presidente della squadra rivale: “Boniperti è una persona sgradevole, l’ho visto mangiare noccioline in tribuna: sembrava un mafioso americano”. Si beccò una querela per diffamazione, che si è protratta per anni e gli è costata 40 milioni di lire”.
Zeffirelli si sarebbe preso la sua rivincita nei giorni di Calciopoli, quando prese carta e penna, e scrisse una lunga lettera alla Gazzetta dello Sport.
Nel 1983 – le parole di Zeffirelli – fui querelato dalla Juventus e dal suo presidente di allora, Giampiero Boniperti, per aver denunciato pubblicamente che la squadra bianconera aveva vinto una buona metà dei suoi scudetti con la benevolenza e i pasticci degli arbitri. Avevo detto anche che mi faceva rabbia vedere che questa società, considerata fra le migliori d’Europa, era costretta a sporcarsi le mani con traffici mafiosi. Condannato in tutti i gradi di giudizio, nel 1989 dovetti pagare 37 milioni di lire alla Juventus e al suo presidente. A distanza di oltre vent’anni, posso dire con sommo piacere e animo grato che il tempo mi ha dato clamorosamente ragione. Ho denunciato le prevaricazioni e le prepotenze della Signora del calcio italiano quando la società bianconera era intoccabile: e per questo ho pagato una pesantissima multa. Ma oggi abbiamo finalmente le prove provate di come la Juventus abbia costruito le proprie vittorie attraverso la compiacenza e la corruzione degli arbitri. Moggi non è un caso isolato e appartiene a un certo periodo della storia juventina, ma il sistema è vecchio come è vecchia la Juventus e non è mai cambiato. (…) Oggi ci sono le prove che dovetti pagare 37 milioni per aver avuto il coraggio di denunciare una situazione di vergognosa dipendenza degli arbitri dalla Juventus, situazione che ora è finalmente emersa con la denuncia degli scandali attraverso le intercettazioni telefoniche. Considero serenamente la possibilità di ricorrere con tutti i mezzi legali per avere il rimborso di quei 37 milioni, oltre agli interessi maturati. E mi aspetto anche le scuse del signor Boniperti”.
 
L’età di Rocco Commisso

 

I cori sull’Heysel | «Non voglio più sentirli né sull’Heysel né su Scirea. Si va contro i miei principi. E non voglio più neanche quelli contro il Sud. Io sono calabrese, Joe Barone è siciliano, Montella è napoletano, attaccare i meridionali è attaccare noi. Non so chi abbia fatto quei cori, non li conosco ma non voglio più sentirli. Ai leader della Fiesole dico: controllate i pochi che lancia quegli urli. La Fiorentina è di tutti, mia, dei tifosi e della Fiesole. Quei cori e la violenza no». [intervista al Corriere dello Sport-Stadio, settembre 2019]

 

Cosa l’ha sorpresa del presidente Commisso?
«Dopo trenta minuti di colloquio a New York mi ha detto: “Vincenzo, non hai paura di niente”. Commisso è un uomo che sa leggere dentro lo persone. Lo confesso, dopo quella sua osservazione mi sentivo quasi nudo. Rocco e Barone sono straordinari, hanno una grande umanità, sono dei lavoratori incredibili. Stanno con i tifosi più di qualsiasi altro dirigente della nostra Serie A ma non hanno nessun problema a condannare chi fa i cori sull’Heysel. Spero che conservino questa loro genuinità». [Vincenzo Montella alla Gazzetta dello Sport, settembre 2019]
aggiornamenti
La prima polemica con il neo-presidente scoppia al suo primo giorno in sella al club, il 6 giugno 2019, quando posa per una foto con alcuni tifosi e una sciarpa con scritto Juve merda. Non il massimo dello stile” fa notare Tuttosport. Il 2 febbraio del 2020, giorno della sua prima partita allo Stadium, Commisso contesta i rigori che fruttano i primi due gol della Juventus: «Sono disgustato, gli arbitri non possono decidere le partite, come successo oggi». Qualche mese dopo, alla fine dell’estate 2020, firma il primo affare con Agnelli: la cessione di Chiesa. Comincia così a incrinarsi il rapporto con la sua curva. Nell’agosto 2021, mentre a Marina di Gioiosa Ionica gli viene concessa la cittadinanza onoraria dice:«Come hanno comprato Chiesa? Ce lo hanno “rubato” perché gli hanno dato molti soldi… Ci sono club come Juventus, Barcellona ed Inter che sono indebitati per un “lavoro sporco”». A settembre ripete: «Deve esserci trasparenza nel calcio italiano, invece da quel ho letto le norme non sono state rispettate da Juve che ha 200 milioni di perdite, altri 150. Eppure non mi risulta che abbiano avuto delle penalizzazioni in classifica o sul mercato». Gli stessi argomenti torneranno dopo il passaggio di Vlahovic alla Juventus.

Dopo l’inaugurazione del Viola Park, da Torino arriva attraverso Tuttosport un titolo che fa arrabbiare Commisso. Bello il Viola Park, l’ha pagato la Juventus” strilla in prima pagina il giornale. Da Firenze replicano e il direttore Guido Vaciago il giorno dopo risponde ancora: Commisso è arrabbiato, ma è vero che la Juve ha finanziato il Viola Park. Ci dispiace perché noi di Tuttosport lo ammiriamo molto per quello che sta facendo a Firenze, nonostante lui abbia qualche problemino con la libertà di stampa e di critica. Dopodiché è curioso che se la sia presa quando, con il nostro titolo ‘Bello il Viola Park, l’ha pagato la Juventus’, abbiamo sottolineato due fatti: che il nuovo centro sportivo della Fiorentina è davvero un capolavoro e che Rocco è stato molto intelligente a investire i soldi del mercato non per foraggiare procuratori o giocatori, ma per arricchire il club con un’infrastruttura. Infrastruttura costata 113 milioni, quindi ampiamente coperta dai 141 che la Juventus, fedele cliente della bottega viola, ha versato per Chiesa (2020) e Vlahovic (2022). Stando a un video pubblicato sul sito ufficiale della Fiorentina, la Juventus ‘falsa il sistema del calcio italiano’. È un’affermazione forte e forse un po’ meno circostanziata del nostro titolo, perché – per esempio – la Juventus negli ultimi dieci anni ha investito sul mercato italiano 745 milioni, più di qualsiasi altro club. Soldi veri, che hanno alimentato le casse delle consorelle di Serie A, soldi con i quali è più facile per altre società tenere i bilanci a posto e soldi con i quali altre società hanno comprato giocatori (spesso all’estero) per competere nel campionato.

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