Il nuovo mondo di Serena Williams

Dentro il campo sono Serena Williams

Fuori sono Serena e basta

S.W.

 

Con un pezzo scritto di persona per il numero di settembre di Vogue, Serena Williams ha annunciato il suo conto alla rovescia verso l’addio al tennis, a una cinquantina di giorni di distanza dal suo compleanno numero 41. La più grande giocatrice della storia sta per uscire di scena. 

 

NIENTE interviste, s’è scritta da sola le parole. Non le ha consegnate a una pagina di sport ma a una carta grammatura 80, qualità Galerie Fine, senza pasta legno: opacità, brillantezza, lucidezza. Serena Williams s’è allontanata dal suo vecchio mondo parlando al prossimo. Ha fatto stampare la parola farewell su una delle copertine patinate dove giocherà le partite che verranno. Ha lanciato tutto sui social all’ora in cui si alza dal letto Los Angeles, cioè Hollywood, l’ultimo pezzo d’America a svegliarsi la mattina. Non è un’ex tennista. È già da tempo dentro altri abiti. La dirigente d’azienda, la filantropa, la produttrice da premio Oscar. Lei aggiunge e sottolinea: una madre. Di nuovo, dopo Olympia. Prima possibile. Ma non sarà mai solo quello. Altrimenti avrebbe venduto l’esclusiva del suo addio a Bimbi Sani. 

Anche se su Vogue attacca così: 

 

Stamattina stavo andando a rinnovare il passaporto per Olympia, in vista di un viaggio in Europa. Io al volante, lei seduta dietro, giocava con una app. Cosa vuoi fare da grande, le ha chiesto la app. La sorella maggiore, ha risposto Olympia – di serena williams, Vogue

 

Ha scelto con cura i termini per dire che se ne va, in tutto questo tempo nel quale c’era e non c’era. Li ha messi in pubblico dopo la sua prima vittoria in 430 giorni, al primo turno di Toronto contro Parrizas-Diaz, a un anno e due mesi di distanza dall’infortunio patito a Wimbledon.

La parola ritiro allora non è la preferita, non è esatta [“Non mi è mai piaciuta. Non mi sembra moderna”]. Il futuro è il campo in cui vuole tenere i piedi. Non le interessano gli schemi del passato. Non desidera troppo clamore intorno all’ultima partita [“Sono terribile negli addii, la peggiore del mondo”], non è chiaro nemmeno quando arriverà. È iscritta a Cincinnati la prossima settimana. Gli US Open possono essere un capolinea verosimile. L’ultima chance di acchiappare Margaret Smith Court alla quota record di 24 Slam, dopo essere arrivata a 23 e aver perso quattro finali. 

Tumaini Carayol, firma del tennis per l’inglese Guardian, scrive che Serena è stata molto onesta nell’ammettere che il record le sta a cuore, non nasconde di essere seccata per averlo mancato, ma “ciò che conta – scrive – è che durante i suoi 27 anni di carriera, abbia stabilito il traguardo che conta per tutti coloro che la seguono, senza bisogno di asterischi. Ha raggiunto un livello di tennis che non si è mai visto a livello femminile e si lascia alle spalle una carriera straordinaria”.

 

    Ho pensato che si tratta di una transizione, ma devo essere sensibile nell’uso di un termine che significa qualcosa di molto specifico e importante per una comunità di persone. Forse la parola migliore per descrivere quello che sto facendo è evoluzione. Lontano dal tennis, verso altre cose che sono importanti per me. Devo concentrarmi sull’essere una mamma, sui miei traguardi spirituali e scoprire finalmente una Serena diversa. Mi godrò queste prossime settimane – di serena williams, Vogue

 

 

Sally Jenkins, editorialista del Washington Post ricorda di come Kareem Abdul-Jabbar una volta ha descritto il momento del suo ritiro. «Un giorno ti svegli e ti sembra di essere dall’altra parte della luna. E poi ti rendi conto che no, sono stati tutti quegli anni di partite – quello era l’altro lato della luna. Adesso sei sulla Terra». 

Così, a proposito di Serena scrive: “Non c’è una possibile vittoria sul ritiro, una specie di prima morte per uno sportivo, se non accettarlo con grazia, ed è difficile farlo con più grazia che apparire sulla copertina di Vogue, in Balenciaga blu e con gioielli Bulgari. Il ritiro offre una tranquillità ingannevole. Ma non c’è niente di tranquillo nello spostarsi in un territorio inesplorato. Questa è una sfida con cui Serena Williams non ha esperienza. È molto astratta, esoterica. Alcune stelle dello sport se ne vanno in silenzio per crescere i propri figli, come hanno fatto Steffi Graf e Pete Sampras. Altre, come Billie Jean King, costruiscono degli epici secondi e terzi atti. Altre ancora vanno in una cabina della TV. È difficile sapere cosa vorrà fare la Williams con la sua influenza, grazie al gran numero di opzioni che ha creato per se stessa. Vorrà rimanere una persona le cui azioni sono così pubbliche? Vuole diventare una produttrice di Hollywood, un’imprenditrice? Vuole promuovere la causa delle donne nella tecnologia? Tutto quello che sappiamo è che per ora vuole un altro figlio. C’è qualcosa di estremamente dolce che succede agli atleti che smettono. Tendono a diventare psicologicamente più schietti, espliciti riguardo alle loro vite personali, e quindi sono meglio compresi. Non vediamo l’ora di conoscere Serena Williams un po’ meglio nei prossimi anni”.

 

  ◉  COSA FARÁ – Lei stessa ha citato la sua società di venture capital. Pare interessata a spendersi nell’imprenditoria solidale. Dan Gartland su Sports Illustrated scrive che “proprio come ha aperto la strada alle tenniste nere, Serena Williams sottolinea che la sua azienda si concentrerà su investimenti in attività guidate da donne e minoranze”. 

Ha raccolto 111 milioni di dollari. Ha un portafoglio di 60 società che include SendWave, MasterClass e Daily Harvest. La sua socia è Alison Rapaport Stillman, che ha precedenti esperienze nell’alta finanza con JPMorgan, Wasserman e Melo 7 Tech. I soci accomandanti del fondo sono Norwest Venture Partners, Capital G e LionTree.

Matthew Futterman sul New York Times scrive che “è diventata un faro della moda, dello spettacolo e degli affari, cambiando il modo in cui le persone dentro e fuori lo sport vedevano le atlete”. 

Sports Illustrated le ha dedicato la copertina qualche settimana fa, quando Jon Wertheim ha scritto: “La sua carriera non è stata solo cinematografica, ma letteraria. Una storia avvincente, di cui è stata senza dubbio l’eroina, la protagonista, con ricchi personaggi secondari. Non diversamente da una partita di tennis, può essere divisa in sezioni. C’è stato un inizio elettrico, una parte centrale pesante, una fine piena di grazia”.

 

In Francia L’Équipe le riserva l’intera prima pagina e tutte le prime otto del giornale di stamattina. Nella sua analisi, Franck Ramella scrive che “evolvere, ecco cosa non ha mai smesso di fare, partendo dal nulla con la sorella Venus sotto l’impulso del padre visionario, prima di monopolizzare titoli, sfidare embolie polmonari, navigare in maternità, regnare sulla moda e sulle sue stravaganze – perle, stivaletti e tute – ignorare tutti i complessi”. 

L’ultimo anello che mancava, si legge, era vincere una partita con Olympia in tribuna. È arrivata anche quella, due giorni fa. Per la prima volta. L’Équipe lo chiama “l’ultimo spettacolo intimo essenziale prima di ritirarsi. Perché Olympia, nata il 1 settembre 2017, è un monumento sacro a cui Serena non ha mai voluto sacrificare nulla”. 

Lei stessa ricorda su Vogue di aver trascorso solo un periodo di ventiquattro ore lontano dalla sua bimba. Ma Olympia già una bimba non è. È una socia in affari. Continueranno a camminare insieme, non certo dentro le pareti di casa, giocando a mamma e figlia. Romain Lafont ricorda sul quotidiano francese la dimensione di una stella globale, “perché è passato molto tempo da quando la Williams non è più solo una grande tennista che ha rivoluzionato il suo sport. Ha ballato nel videoclip di una canzone della sua amica Beyoncé, si è scambiata carezze con gli Obama, è apparsa in prima pagina di Vanity Fair quasi nuda incinta di sette mesi, ha partecipato al matrimonio reale di Harry e Meghan Markle, ha incontrato Nelson Mandela. Una celebrità globale, un’icona la cui notorietà va infinitamente oltre il mondo del tennis e dello sport in generale. Sono pochi quelli che hanno avuto diritto a un proprio personaggio nei Simpson”.

E nel suo commento definitivo, Sophie Dorgan scrive: “Unica e universale. Adorata oppure odiata. Semplice e complessa. Esuberante e misteriosa. Non si può catturare una donna libera. In venticinque anni Serena Williams ha capovolto tutto, anche se questo significava confondere o dare dei dispiaceri. La ragazzina che schiacciava le arance con la sua racchetta sul campo fatiscente di Compton non è mai cambiata. Gloria, vittorie, fortuna, niente ha spento questa forza interiore che voleva mostrare a tutti come una ragazzina nera di un sobborgo povero di Los Angeles potesse rivoluzionare uno sport bianco. Non era solo una questione di vincere. Serena stava urlando l’ora del risveglio al mondo e stava aprendo il campo delle possibilità a tutte le donne. Degna erede di Althéa Gibson, ha abbattuto tutte le barriere, non solo quelle razziali. Ha cambiato il gioco e l’immagine della giocatrice. Fisicamente, ha spinto la potenza al rango di una banalità e ha rotto il tabù delle curve e dei commenti sgradevoli sulla plasticità degli atleti. Quando aveva dei chili di troppo, indossava un completino da Catwoman molto attillato e nessuno osava mettere il broncio. Mentalmente, ha trasformato l’immagine della sportiva evanescente e pulita in quella di una guerriera che faceva scoppiare i timpani con il come on. Con lei, la lotta è entrata nel tennis femminile. Oggi abbiamo tutti una nostra Serena. La sua eredità è immensa. Nelle scuole nere degli USA, la sua foto è incorniciata come prova dell’esistenza del sogno americano. Nelle scuole di tennis, si insegna la sua tecnica. Sulle riviste più prestigiose, si ascolta la sua parola a proposito dei diritti delle donne. Nei giornali economici si racconta la donna d’affari. Nel mondo della musica o della moda, desideriamo la sua presenza. Come sui campi, dove ha passato la vita a guadagnarsi il rispetto”. 

 

La notevole differenza tra l’eccellenza nera e l’eccellenza bianca è che l’eccellenza bianca si ottiene senza dover combattere il razzismo | Claudia Rankine – poetessa

 

 

  ◉  CORIANDOLI I commenti italiani | Stefano Semeraro per La Stampa dice che “da quando aveva 3 anni e per la prima volta toccò una pallina, di vite ne ha vissute mille, rischiandone anche un paio per una embolia e nel travaglio del parto, tentare di ricordarle tutte è come condannare Gargantua ad un consommé.  Il mondo farebbe bene a prepararsi. Anche a quello che Serena sarà capace di diventare nella prossima vita”.

  ◇  Gaia Piccardi sul Corriere della sera scrive che “finirà così, in un giorno imprecisato tra il 29 agosto e il 10 settembre, la corsa a perdifiato della quinta figlia di Oracene e Richard Williams, l’uomo che senza aver mai impugnato la racchetta decise che Serena e Venus, la maggiore, dovessero dominare il tennis per un ventennio. Ed ha senso che il capolinea sia New York, con le sue luci e il suo mondo di possibilità, perché se ce la fai a Ny puoi farcela ovunque, perché nel ’99 l’Open Usa fu il primo trionfo in un Major e nel 2015 sarebbe dovuto essere la consacrazione di un Grande Slam annunciato, se una dispettosa pugliese di nome Roberta Vinci non ci avesse messo lo zampino [e il rovescio in back], perché solo il campo centrale più grande del mondo può contenere il carattere strabordante della donna che si è battuta per la parità di salario, il rispetto dei diritti degli afroamericani, la dignità delle minoranze”.

  ◇  Emanuela Audisio su Repubblica  trova “difficile che Serena vinca a New York, anche se le manca un titolo per eguagliare il record di 24 Slam dell’australiana Margaret Court. Cl ha provato, senza riuscirci: dopo il numero 23 in Australia nel 2017, ha giocato e perso altre quattro finali in un Major, due a Wimbledon, due negli States. Però in questi venti anni ha fatto molto altro: ha rivoluzionato il tennis, ha aperto porte, ha inventato l’intimidazione, ha attratto il business. Con servizio a più di 200 km orari, dritto potente e fiducia a mille: nessuno può battermi. È sempre stata molto di più di una giocatrice, e soprattutto la possibilità di una società e di un’estetica diverse. I suoi colpi erano ceffoni, energia allo stato puro, più ring che court. La sua racchetta era un’ascia che tramortiva, un uragano che spazzava le avversarie. Come il suo sorriso, ma era anche capace di piangere. Mantenendo però sempre una sua civetteria: abitini, tute attillate, gonne svolazzanti, quintali di braccialetti, come fosse una farfalla atomica”. 

  ◇  La scrittrice Elena Stancanelli su la Stampa firma un intervento dedicato appunto al corpo della ex numero 1 al mondo: “Serena ha un seno esagerato e natiche strepitose, gambe e braccia che, almeno in televisione, incutono soggezione. Potremmo dire un corpo non conforme, per la nostra pigra abitudine al conformismo. Lo stesso che ci faceva dire quale sarebbe la distribuzione di muscoli migliore per diventare un tennista di alto livello. Serena Williams ha preso le nostre idee e le ha sbriciolate. Le nostre teorie su cosa fosse giusto o sbagliato nel corpo di un tennista e, come effetto collaterale, su cosa fosse bello o brutto nel corpo di una donna. Perché quel corpo così non conforme rispetto alle tenniste, ma anche ai tennisti, che l’hanno preceduta, Serena lo ha fasciato fuori dal campo in abiti eleganti, lo ha spogliato e presentato in tutta la sua gloriosa maestosità. Ci ha stesi, rimbambiti, incantati davanti a qualcosa che non riuscivamo a riconoscere né a definire. E lo ha fatto non in maniera politica, ma con la libertà di chi può permettersi tutto quello che vuole”. 

  ◇  Vincenzo Martucci sul Messaggero trova che “ci sono tanti modi per dire addio. Serena Williams somiglia a Gloria Swanson in Viale del Tramonto: sfuma dalle pagine della rivista patinata Vogue con l’ineluttabile sensazione di vita”. Federica Cocchi per La Gazzetta dello sport sottolinea che la rivista scelta per il messaggio è la stessa da cui disse addio Maria Sharapova, “acerrima rivale, sempre che di rivali nell’era di Serena ce ne siano davvero state. Una scelta che conferma quanto Serena Williams sia una figura che valica i confini dello sport, mettendosi tra coloro che attraverso il carisma in campo, e il costume, hanno cercato di cambiare le cose”.

  ◇  Giorgia Mecca, che alla parabola umana e sportiva delle sorelle Williams ha dedicato il libro Nel nome del padre, stamattina scrive sul Foglio: “Bisogna essere ottusi per giocare a tennis e continuare a pensare di poter vincere, ha scritto un giorno Maria Sharapova, altra grande ritirata recente nonché odiatissima rivale di Serena. Aveva ragione Sharapova, Serena è stata una magnifica ottusa per tutta la parte finale della sua carriera. Ha insegnato alle tenniste come ci si comporta in campo e come non ci si deve comportare: servizi vincenti e umilianti cadute, pianti isterici ed esultanze sguaiate. Grazie a lei nessuna si dovrà più vergognare di come scende in campo: troppo muscolosa, troppo nera, troppo vecchia, troppo emotiva. Serena in campo è stata tutto, la peggior versione di se stessa e la migliore. Nessuna delle due è sbagliata. Tra poco più un mese il tennis le mancherà e lei mancherà al tennis. Si dice che nessun campione è più grande del proprio sport, ma Serena Williams con e contro il tennis ha giocato alla pari”.

 

I numeri

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  365  Le partite di singolare in un torneo dello Slam vinte in carriera. È il record nella storia, sia tra gli uomini sia tra le donne

  186 Il record di settimane consecutive al vertice della classifica mondiale. Ex aequo con Steffi Graf

  5  È stata la quinta giocatrice nella storia a vincere i 4 tornei del Grande Slam in singolare e in doppio, dopo Doris Hart, Shirley Fry, Margaret Court e Martina Navratilova

  1  È stata la prima e la sola a vincere i 4 tornei del Grande Slam più l’oro olimpico, sia in singolare sia in doppio. È anche la terza giocatrice nella storia dopo Helen Wills nel 1924 e sua sorella Venus nel 2000, ad aver vinto l’oro olimpico in singolare e doppio nello stesso anno [2012]

  2  È stata la seconda giocatrice a vincere il Masters alla sua prima partecipazione [nel 2001], come aveva fatto nel 1972 Chris Evert, che fece suo il titolo della prima edizione. È la seconda giocatrice nella storia dopo Martina Navratilova ad aver vinto titoli del Grande Slam in tre diversi decenni: anni ’90, 2000 e 2010.

  6  È l’unica persona nella storia [uomini e donne] ad aver vinto almeno 6 volte tre tornei del Grande Slam in singolare [Australian Open, Wimbledon, US Open].

[tratti da L’Équipe]

 

    Dicono di lei

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voci Roberta Vinci

  ➣  Lei le ha inferto la sconfitta forse più dura della carriera, nel 2015 a New York, negandole il Grande Slam 

«Credo che non me l’abbia perdonata. Non siamo mai state amiche, ciao ciao e basta, del resto era sempre circondata da tante persone, la sorella, la madre, il padre, l’allenatore. Ma per un periodo dopo non ha giocato, quella partita l’ha segnata» – intervista di stefano semeraro, La Stampa

 

 ➣ Come definiresti la giocatrice Serena Williams?

«Pieno di complessità e ricchezza. Quando incroci la sua strada, non può lasciarti indifferente. Come giocatrice, è stata la mia sfida più grande. È un’avversaria che ti spinge al limite e questo è positivo. Ha una grande personalità, un cuore e ha dovuto superare molte avversità nella sua vita. È davvero eccezionale. Ha segnato molto la mia carriera. In termini di storia del tennis, non mi piace fare paragoni e dire che è stata il massimo, ma ha rivoluzionato molte cose nel tennis femminile e le sono davvero grata»

 ➣ Cosa ha rivoluzionato nel gioco?

«Quando sono arrivate Serena e Venus, hanno scosso il circuito, prima con una dimensione fisica importante, ma anche con un approccio diverso. Volevano dominare. Aver vissuto tutto questo insieme, ha aggiunto una dimensione in più a questa storia. Era già difficile affrontarne una e noi avevamo la sensazione che avremmo giocato sempre contro entrambe. Possiamo parlare di tutte le sue qualità tennistiche, ma uno dei suoi punti di forza era dimostrare di essere convinta che ti avrebbe schiacciato, quando invece doveva essere piena di dubbi, come chiunque giochi. Questo faceva molta paura alle sue avversarie». – intervista di sophie dorgan, L’Équipe 

 

      titoli | New York Times: “Coco Gauff vs Naomi Osaka potrebbe essere una rivalità [amichevole] in divenire”

 

in tv oggi ore 17 Supertennis: WTA Toronto | ore 18 Sky: ATP Montreal

 

 

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