
Fabio Riva su La Stampa scrive che il movimento “ne esce maluccio [a prescindere], come maluccio ne era entrato”, parla di pasticciaccio brutto di dimensioni sesquipedali e considera che per arrivare alla soluzione “sono stati necessari un bel po’ di passaggi mica tanto edificanti per il movimento. Nell’ordine: un mea culpa, una rottura del dialogo Lega/Prefetto, un ricorso al Tar, un non pronunciamento del Tar, un liscio e busso da parte del presidente della Federtennis [Angelo Binaghi], una riapertura del dialogo. Solo dopo tutto questo, la Lega l’ha per così dire spuntata. Pagando però un prezzaccio in termini di immagine”.
La più clamorosa conseguenza di tutto questo è stata dover ascoltare Angelo Binaghi e finire per dargli ragione, un evento così estremo che per farsi perdonare e stare in pace con la coscienza bisognerà andare a piedi a Pompei, scalzi, e sui mattoncini Lego.
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