
Non ha raccolto poco in assoluto. Anzi. Ha vinto tre tappe al Giro [Chiappucci: una], la maglia azzurra del 2019, la maglia a pois del Tour 2023, ha vestito la maglia gialla al Tour 2019 e adesso finalmente la maglia rosa. È poco solo rispetto alla quantità di volte in cui è sembrato sul punto di diventare qualcosa di più grande.
La prima volta che si è presentato al Giro era dieci anni fa e vinse subito a Sestola, da neoprofessionista. È stato quel giorno che gli ha cucito addosso un’attesa enorme. Era lo scalatore italiano giovane e vincente, capace di attaccare. Era una calamita di confronti. Dieci anni dopo, CyclingNews ha scritto che quella vittoria al debutto aveva creato l’aspettativa di un futuro uomo da Giro.
Il problema di Ciccone è stato insomma il primo Ciccone. Ha vinto troppo presto una tappa troppo bella, e da quel momento ogni fuga è parsa una promessa di classifica, ogni scatto una candidatura, ogni giornata buona l’inizio di qualcosa. Ciccone è rimasto soprattutto un corridore da episodi. Non piccoli, ma episodi. Così il terzo posto con abbuono che ieri in Calabria gli ha messo addosso il colore più desiderato del mese di maggio porta un mood che sta a metà strada fra il risarcimento e il rimpianto.
CONTINUA A LEGGERLO NELLA VERSIONE COMPLETA SU SUBSTACK
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
scopri la newsletter di oggi
