sabato 3 gennaio 2026
# 1 giorno allo slalom femminile di Kranjska Gora
► IL MILAN ha vinto a Cagliari con un gol di Leao al primo tiro in porta dopo un primo tempo complicato. Stamattina ha 2 punti di vantaggio in classifica sull’Inter seconda. A Firenze è un caso politico l’arrivo dell’israeliano Solomon. Oggi la Juventus contro il Lecce e stasera il ritorno di Gasperini da avversario a Bergamo con la Roma. Alla vigilia di una partita così sentimentale, Gasperini ha scelto però di mettere l’accento su questioni di soldi, dicendo di aver lasciato a Bergamo un valore. Non era più bello pensare e dire di aver lasciato dei cuori? [Lo sapete, qui siamo ingenui]
◇ La Virtus Bologna ha battuto l’Olimpia Milan nel derby italiano di Eurolega [97-85], nonostante l’assenza del portentoso Edwards. Peppe Poeta ha definito imbarazzate la partita dei suoi.
Ancora io lo sentirò due dita sotto il cielo
Lucio Dalla
Cosa resta della Dakar
I primi Giochi olimpici mai assegnati all’Africa si terranno qui, dove dove sole dell’occidente bacia l’Atlantico con una luce che contiene speranza e contraddizioni. Dakar è oggi una metropoli che si muove al ritmo del mbalax e del commercio. Una volta mandava l’eco del suo nome nel mondo per quella corsa nel deserto, benedetta perché offriva l’occasione di riempire una pagina nei giorni in cui non c’era quasi niente, maledetta perché spesso finiva in dramma e morte – ma il dramma e la morte finivano in una breve.
Sotto il cielo del 2026, con quella corsa che si chiama Dakar ma ormai lontana da Dakar, in Senegal si stanno preparando per accogliere i Giochi olimpici giovanili. Nei cantieri si lavora con una certa frenesia, mentre la mascotte Ayo, un leone facile e orgoglioso, campeggia sui cartelloni come promessa di gloria. Eppure, dietro questa facciata di progresso, il cuore politico del Senegal è lo stesso. Le stanze del potere sono agitate da un sottile braccio di ferro tra il presidente Faye e il suo vice Sonko, un’ombra di incertezza che si riflette nelle strade, dove la rabbia degli studenti per le borse di studio mai arrivate si mescola ai timori per le nuove tasse che colpiscono l’economia digitale. Il 2026 è stato battezzato l’anno dell’occupazione, ma la strada per arrivarci è più accidentata di uno slogan. Mentre la città guarda al mare dei migranti naufraghi, l’orizzonte resta diviso tra l’ambizione di un continente che vuole correre e la resistenza di un popolo che lotta per non restare indietro.
Questa è Dakar mentre comincia la Dakar nel deserto saudita di Yanbu, 8.200 km di distanza. È come se la Roubaix si corresse a New York. Ma la potenza del marchio resiste a ogni travaso geografico.
replay
La Dakar nell’archivio di Slalom
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C’era una volta a Dakar
12 GENNAIO 2020
Alessandro Pasini sul Corriere della sera una volta ha scritto che la Dakar funziona così: “si corre, si rischia, si sogna, si vivono esperienze straordinarie, si compiono imprese eccezionali, si misura se stessi e a volte, purtroppo, si muore. Quando succede, i sopravvissuti si dispiacciono, qualcuno prega, poi tutti ripartono senza guardarsi indietro. lo show che deve continuare e tutto il solito genere di retorica che divide il mondo in due tra quelli che la Dakar la amano e quelli che la odiano. Chi c’è stato è solito dirti che non la potrai mai capire senza andarci. Chi non c’è mai andato, appunto, non capisce, critica, parla di follia. O così o così, insomma. Vie di mezzo non esistono, come nel deserto”. [TUTTO QUI]
Correre la Dakar con l’air bag
2 GENNAIO 2021
L’Arabia Saudita ha chiuso i suoi confini di terra e di mare, ha sospeso i voli internazionali, ma ha fatto entrare le macchine e le moto della Dakar, che per il secondo anno di fila si corre nel suo deserto. L’organizzazione ha noleggiato dei charter per portare il carrozzone tra le dune ma il covid non ha fermato l’avventura. Dopo 48 ore in isolamento e un secondo test PCR dopo quello prima della partenza, i negativi sono stati autorizzati a raggiungere lo stadio King-Abdallah, sulle rive del Mar Rosso. [TUTTO QUI]
Che succede a Dakar mentre parte la Dakar
28 DICEMBRE 2022
È la corsa con la più grossa disparità tra l’attesa e l’epilogo. Anche quest’anno il rito è assolto. Sappiamo tutto della sua partenza, non ne parliamo se si presenta Renato Pozzetto, o Claude Brasseur. Ha il merito di cadere nei giorni senza calcio e con le redazioni in ferie, domani che facciamo, la Dakar. Se fosse in calendario a novembre, vivrebbe nelle ristrettezze di una breve come la Vendée Globe. Memorizziamo all’arrivo un pugno di nomi a malapena, i vincitori, e li dimentichiamo presto. In mezzo c’è il niente, salvo tragedie. [TUTTO QUI]
La Dakar più estrema di sempre
2 GENNAIO 2025
Il fatto più o meno è questo. Mentre Sébastien Loeb proverà a vincere la Dakar per la prima volta dopo otto vendemmie senza vino, Nasser al-Attiyah spera di riprendersi il titolo da Carlos Sainz padre, vincitore l’anno scorso, per battere il record di vittorie di tappa al leggendario rally-raid. Questa è la sintesi a cura de L’Équipe, dove stamattina Jérôme Bourret da Bisha scrive che ci sono una buona notizia e una cattiva notizia per i protagonisti della corsa. La buona notizia è che Sébastien Loeb ha una Dacia Sandrider che gli permetterà di lottare per la vittoria. La cattiva notizia è che Nasser al-Attiyah ha la stessa macchina. “È quindi attraverso la regolarità, la guida e la navigazione che si farà la differenza”. [TUTTO QUI]
Che cosa stanno leggendo in Europa
⬤ ⬤ ⬤ “La festa non è ancora finita” titola L’Equipe in prima pagina perché il Lens ha battuto per 3.0 il Tolosa in dice dal 23°, ha vinto la settima partita di fila e si è garantito di restare in testa alla classifica qualsiasi cosa accada nell’atteso derby di Parigi. Otto in pagella per Ganiou, centrale di destra nella difesa a tre, 20 anni. Il Lione va a Monaco ancora senza Endrick.
⬤⬤ ⬤ Il Times apre con gli aggiornamenti sulla panchina del Chelsea [poche garanzie da Rosenior dello Strasburgo] e con l’attesa per la finale mondiale di freccette [ne parliamo più giù]. Il Guardian aggiorna sulle Ashes di cricket [Inghilterra-Australia] e ospita un intervento di Sean Luckett, l’uomo che si svegliò dal coma dopo i fatti di Hillsborough grazie alla voce di Kenny Dalglish al suo capezzale: i due si sono re-incontrati.
⬤ ⬤ ⬤ Marca dedica la prima a Espayol-Barcellona, “un derby che arde”, e al rientro di Carvajal nel Real Madrid per la Supercoppa. Su As parla il presidente dell’Atlético Madrid, Enrique Cerezo, convinto che il Cholo Simeone porterà una Champions. “Derbi caliente” titola Mundo Deportivo per la partitona in città e l’altro giornale catalano Sport dice che è “mas que un derbi”.
⬤ ⬤ ⬤ E veniamo a noi. La Gazzetta celebra il ritorno di Allegri al primo posto [“Sfreccia il Milan”] e mette in prima una serie di spunti sul calciomercato: Chiesa e la Juve, Cancelo e l’Inter. Il Corriere dello sport-stadio dice che c’è Dovbyk per il Napoli, il Benfica vuole Lucca, “ma DeLa prende tempo”. Tuttosport dà spazio alle frasi di Spalletti di ieri sul mercato [“Non ho bisogno di niente”], mentre QS ha un’intervista con Duplantis: “Prima mi sposa, poi salto 6,40” – dice.
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Le analisi
La crescita del Como non piace a Le Monde
Solo la proprietà del Nizza – in Europa – abbina l’attività nel calcio al business nel settore del turismo. Solo il Nizza a parte il Como, dove il panorama della città sta cambiando con Fabregas e Nico Paz. È una metafora di ciò che accade quando un luogo smette di appartenere ai suoi abitanti e comincia a funzionare come prodotto. Così dice il reportage di Le Monde Magazine: parte da uno stadio affacciato sul lago, dove il Como 1907 — rinato sotto la proprietà dei miliardari indonesiani Hartono — vince, cresce, attrae.
Il punto non è il risultato sportivo, ma quel che il calcio trascina con sé. “A un certo punto, la gente non farà più la differenza tra il lago e il club, integrati nella stessa marca” dice il giornale francese. Il pallone è solo il nucleo di qualcosa di più vasto, turismo esperienziale, immobiliare di lusso, eventi. In una parola: branding.
Como è un laboratorio di “paesaggi trasformati in marchi”, centri storici svuotati, un potere pubblico che arretra mentre il capitale privato avanza. La città operaia del Novecento è ormai irriconoscibile, dice Le Monde, i giovani se ne vanno, gli affitti esplodono, restano vetrine, resort e selfie. Il sindaco incarna la mutazione verso un “pragmatismo senza ideologia”, con entusiasmo per l’investitore e disprezzo per il conflitto sociale. «È un affare win-win», ripete a Le Monde, mentre si progetta uno stadio con l’hotel incorporato e si chiudono scuole pubbliche, si privatizzano servizi e si smantellano spazi popolari come il boulodrome. I ricchi sono benvenuti, dice Le Monde, i poveri un po’ meo, con un “Distinguo tra stranieri civili e gli altri”.
Avviene in una città con una storia lunghissima di dominazioni, resistenze, stratificazioni. Una città che porta nel suo nome tracce di Plinio e di Manzoni, mentre “ora conta di più George Clooney”. Il lago è stato il luogo del tempo lento, mentre oggi il tempo è accelerato, scrivono in Francia, monetizzabile. Anche l’aria del lago viene venduta in scatola, come al 100% autentica.
Don Giusto è il prete che viene presentato come l’antitesi simbolica al brand Como. Accoglie migranti, poveri, esclusi. La sua parrocchia è uno spazio promiscuo e umano, disordinato. L’ultima immagine è quello dello stadio sul lago, trasformato in una specie di parco tematico.
Qui arriva oggi l’Udinese. Il Como in casa non ha mai perso e dalla 7ª giornata in avanti ha tenuto la porta imbattuta sei volte su 10. L’Udinese porta dati sporchi e interessanti. È tra le migliori squadre per recuperi offensivi [seconda solo alla Roma] ma soffre dietro con 28 gol subiti nelle prime 17 [non accadeva da oltre vent’anni]. Lontano da casa frena: una vittoria nelle ultime sei trasferte. È una partita fra il pressing e la pressione. Il Como è la squadra che pressa più alto, l’Udinese vive di aggressione e riconquista.
ore12.30 su DAZN
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Dai campi
Il Chelsea guidato da un tipo che non aveva il pass per entrare al centro
Il più grande mismatch nella storia della Premier League. Così lo definisce Sam Dean sul Telegraph, ed è il confronto fra Pep Guardiola al Manchester City e Calum McFarlane al Chelsea, allenatore cresciuto nel settore giovanile, passato nel giro di pochi mesi da ruoli periferici alla prima squadra per la risoluzione del contratto con Maresca. Sette mesi fa era con gli Under-15 e ancora sette giorni fa il suo pass non gli consentiva di frequentare gli stessi ambienti della prima squadra. Sembra un romanzo di Pennac.
Guardiola siede in panchina per la sua partita numero 1.012 e dall’altra parte c’è un signore dentro una centrifuga. McFarlane è arrivato in estate dal Southampton, passato in precedenza anche dai settori giovanili dello stesso Manchester City, da Fulham, Crystal Palace e da un’esperienza in Norvegia. Nessun rapporto diretto con Guardiola. McFarlane rifiuta qualsiasi narrazione egocentrica. Si definisce a disagio con l’idea dell’“interim” sotto i riflettori e vorrebbe parlare solo della partita e della preparazione. Benedetto ragazzo.
ore 00.00 su Sky Sport
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Domani il derby di Parigi: ma mancano i campi
C’è voluto del tempo per prendere Parigi, ma adesso il calcio ne ha fatta una delle sue case più luminose. Per i risultati del PSG, ma non solo. Parigi è uno dei più straordinari vivai calcistici d’Europa, eppure vive in una contraddizione permanente: produce talento in quantità industriale e o fa in spazi strettissimi. È il paradosso raccontato stamattina da Hugo Delom su L’Equipe, alla vigilia del derby di Ligue 1 tra i campioni d’Europa battenti bandiera qatarina e il Paris FC della famiglia Arnault. Una sfida fra ricchi e ricchissimi. L’Equipe racconta allora una capitale dove il calcio nasce ovunque — nei City Stade, nei campetti improvvisati, tra i palazzi — nonostante un numero di infrastrutture nettamente insufficiente rispetto ai praticanti.
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La Macchina del tempo
Il delitto d’onore ha i giorni contati
Il 3 gennaio del ’66 è un lunedì e i giornali riferiscono del “nuovo pressante appello del Papa” per aprire negoziati di pace per il Vietnam. La Pravda accusa gli USA di voler estendere la guerra anche al Laos e alla Cambogia, mentre la politica italiana discute dell’articolo 587 del codice penale. Il delitto d’onore. Il ministro Oronzo Reale promette che sarà modificato entro febbraio. Le proposte sono due: la sua abolizione o la sua trasformazione in una attenuante, Reale è un avvocato, un deputato, ex segretario del partito repubblicano. Sarà anche ministro delle finanze e poi giudice della Corte costituzionale. Da Guardasigilli del tempo propende per la prima soluzione e tra le riforme in programma c’è pure la cancellazione dal codice penale del reato di adulterio e il diritto al riconoscimento dei bambini nati fuori dal matrimonio. Sessant’anni fa non era previsto.
Il dibattito era nato dopo una sentenza della Corte di Catania che aveva condannato a due anni e 11 mesi un maestro che aveva ucciso il seduttore della figlia. “Ma i nostri studi per una riforma – dice il ministro – erano già molto avanzati”. L’omicidio per motivi d’onore andrebbe trattato alla stregua di un delitto comune, con una la pena prevista di 21 anni: questo pare che chieda una larga parte del Paese, secodo La Stampa che se ne occupa in prima pagina.
Come cambia Roma Di altri cambiamenti si occupa il Corriere della sera. Sandro De Feo riflette sulla progressiva scomparsa della Roma umbertina, osservata nel momento in cui il tessuto urbano della capitale viene eroso da nuove costruzioni moderne, spesso estranee al contesto. Il punto di partenza del pezzo è autobiografico: il ritorno a Roma dopo un’assenza permette all’autore di cogliere l’accelerazione del cambiamento, la sensazione che quella città sia destinata a sopravvivere solo negli archivi. “Tra cinque, dieci o, mettiamo pure, venti anni, chi vorrà ritrovare quella Roma dovrà andare a cercarsela nei musei e nei repertori di urbanistica”.
De Feo ricostruisce cosa si intenda per Roma umbertina: non solo edifici, ma un mondo fatto di figure, stili, costumi, memorie letterarie e politiche che progressivamente scoloriscono. Quella Roma nata da un gigantesco boom edilizio tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, percepito già allora come violento e disordinato.
Paolo Colaiacomo su La Stampa racconta che Adriano Panatta ha un nuovo amore. Non è una dona. “Per il golden boy del tennis italiano è finito il tempo delle avventure con le stelline di Cinecittà. Oggi la sua vita oltre al tennis ha due grandi valori: la moglie Rosaria ed il figlio Nicolò. Negli intervalli di tempo libero Adriano però sogna di diventare calciatore. Il pallino del foot-ball l’ha sempre avuto”.
È successo che ha debuttato con la maglia numero 9 del Montemurlo, formazione toscana della Seconda Categoria dilettanti. In realtà non ha fatto il centravanti puro ma ha giocato soprattutto da centrocampista. Panatta ha accettato l’avventura per la novità, per amicizia verso il presidente del club Mazzino Betti, imprenditore locale, e anche per un ritorno economico.
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Oggi
La finale mondiale di freccette più giovane di sempre
DI ROBERTO LIBERALE
È la finale mondiale più giovane di sempre. Il trionfo della New Gen dei darts, con il 23enne olandese Gian Van Veen contro Luke Littler, il più giovane campione del mondo della storia nel 2025. Età media: 21 anni, 4 mesi e 27 giorni, un anno e sette mesi più giovane di quella del 3 gennaio 2024, quando l’ancora minorenne Littler fu sconfitto dal 29enne Humphries.
Van Veen è il terzo finalista più giovane della storia, superato naturalmente da Littler e poi dall’inglese Kirk Shepherd, poco più che 21enne all’epoca della partita persa contro John Part nel 2008. Che l’età dei partecipanti al mondiale si stesse costantemente abbassando era una realtà. La novità è che il vertice, fatto in passato spesso da giocatori quasi quarantenni, se non più anziani, si sta ormai ringiovanendo anno dopo anno. Il finalista più anziano negli ultimi quattro anni è stato Van Gerwen, che a 35 anni è considerato un veterano. Le ultime tre finali non hanno mai superato i 26 anni di età media.
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Il Teleco-Slalom
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L’ultimo scroll
L’Aquila
34 giorni a Milano
La lezione di Ignazio Silone
Il fuoco di Olimpia ha dormito a Pescara e stasera arriva a L’Aquila, la terra di Ignazio Silone. A differenza di D’Annunzio e Flaiano [qui], il legame di Ignazio Silone con il fuoco non è estetico o satirico, ma etico, tragico, legato alla sofferenza e alla resistenza dei contadini, i cafoni. In Silone il fuoco rappresenta la forza della verità che brucia le menzogne del potere e della propaganda. Nella sua visione vicina al cristianesimo primitivo, il fuoco è l’elemento che mette alla prova la moralità. La sua stessa scrittura è stata definita dalla critica letteraria infuocata, per la capacità di denunciare le ingiustizie sociali della Marsica.
Il legame più storicamente drammatico riguarda il destino delle sue opere. I roghi nazisti. I libri di Silone – come Fontamara – furono tra quelli bruciati nei roghi di Berlino nel 1933, come racconta Fabio Stassi nel suo meraviglioso Bebelplatz [Sellerio, 2024]. Con il suo antifascismo radicale finì tra le fiamme insieme a Pietro Aretino, “cantore della libertà rinascimentale”; Giuseppe Antonio Borgese, “cittadino del mondo e inguaribile utopista”; Emilio Salgari, “antimperialista amato in Sudamerica”; Maria Volpi, “unica donna della lista, disinibita narratrice del piacere e dell’indipendenza femminile”.
Il fuoco è stato lo strumento del totalitarismo per tentare di cancellare la voce del dissenso e della dignità umana che Silone difendeva. In Fontamara, il fuoco appare indirettamente attraverso la rivolta, la rabbia di Berardo Viola, il suo sacrificio finale. Nelle case povere dei contadini, il focolare è l’unico centro di resistenza contro il freddo e l’indifferenza del mondo. Se per D’Annunzio, dunque, il fuoco fu passione ed estasi, per Flaiano ironia e disincanto, in Silone è la luce e il calore della sofferenza e della testimonianza, dell’Etica e della Verità.
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link
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