Lo Slalom del 6 dicembre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

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# 1  giorno al GP di Abu Dhabi

 

     

►  IL SORTEGGIO per i gironi dei Mondiali è andato in scena a Washington con un grande show che ha suggellato il patto di potere tra la FIFA e la Casa Bianca. Se l’Italia dovesse essere qualificata in marzo, giocherebbe con Canada, Svizzera e Qatar. 

◇  Agli Europei di nuoto in vasca corta è arrivata la quarta medaglia d’oro per l’Italia, la prima in una gara individuale, con Thomas Ceccon nei 100 dorso. Argento per Simona Quadarella negli 800 stile libero. 

◇  Lando Norris è stato il più veloce nelle due prove libere del GP di Abu Dhabi decisivo per l’assegnazione del Mondiale piloti. Scintille fra il britannico e l’olandese Max Verstappen.

◇  Il presidente Sergio Mattarella ha acceso il braciere olimpico al Quirinale e oggi la fiaccola si mette in viaggio per l’Italia verso Milano. 

◇  La Virtus Bologna ha vinto la sua sesta partita su sei in casa in Eurolega contro Dubai [79-78] con la tripla del sorpasso nel finale segnata da Luca Vildoza. Tuttosport titola: Viva Edwards Mani di forbice perché Carsen ne ha fatti 23. L’Olimpia Milano è stata invece battuta dal Baskonia, che ha avuto in Matteo Spagnolo un realizzatore da 18 punti. 

◇  Il Super-G maschile di Coppa del mondo è stato vinto dall’austriaco Krichmayr. Quarto posto per Dominik Paris. 

 

   

Sarà ma sono qua, un uomo che vive per metà

Sandro Giacobbe

 

  

Il sorteggio mondiale dei fidanzatini di Peynet

L’avevi creduto davvero che avremmo parlato di calcio, l’avevi creduto davvero o l’avevi sperato soltanto. Il forte rumore di niente del Poeta si è sentito dentro il Kennedy Center di Washington, dove la Coppa del mondo doveva cominciare con la solita liturgia delle palline, il tintinnio rassicurante del sorteggio e quella promessa sospesa che precede ogni grande torneo. Invece, a Washington, è andato in scena prima di tutto qualcos’altro, un ibrido tra gala televisivo e summit geopolitico, una di quelle serate in cui il calcio sembra solo l’ultimo degli invitati. The Athletic riferisce che prima ancora che le luci si accendessero sul palco di un luogo che l’ideologia MAGA si è preoccupata di strappare a una gestione che ha considerato woke, l’aria sapeva già di cerimonia fuori controllo. Un luogo nato per l’opera, per il balletto, per i concerti sinfonici, è stato trasformato in un contenitore di simboli, posture e ambizioni da trasmettere al mondo. Con una regia incapace di contenere l’eccesso.

È questo il clima che James McNicholas descrive parlando di nuovi travestimenti retorici del presidente FIFA, quando con il suo «oggi mi sento cowboy, oggi mi sento operaio edile, oggi mi sento un motociclista in giubbotto di pelle» ha aperto la serata con qualcosa che non aveva nulla del calcio e tutto della performance; un’estensione grottesca di quel «oggi mi sento africano, oggi mi sento gay» pronunciato quattro anni fa, come se Infantino vivesse ogni Mondiale come un nuovo debutto a teatro.

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prospettive

Il sorteggiooo. La gente vuole sapere del sorteggiooo

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Anche stamattina Gene Gnocchi potrebbe mandare in ristampa quel suo vecchio libro su Arrigo Sacchi dedicandolo a Rinus Gattuso. Sei degli altri otto possibili gironi in cui finire erano peggio o molto peggio. Bisogna solo evitare di pensare che questo girone sia un vaticinio. Il Qatar è l’evocazione dell’ultimo naufragio mondiale, la Svizzera il ricordo dell’ultimo naufragio europeo, il Canada non si sa ed è meglio non indagare. 

Perfino in un sorteggio super pilotato per evitare alle grandi di affrontarsi fra loro, il Caso ci ha messo la mano e si è divertito a seminare suggestioni. Così avremo in Spagna-Uruguay la sola classica fra due ex vincitrici; una partita sicura tra finaliste del passato [Inghilterra-Croazia] e un’altra possibile [Olanda-Svezia], infine un FranciaSenegal nel nome di Bruno Metsu e della sua impresa 2002. Mbappé contro Haaland ai gironi dà un senso alle 72 partite che serviranno a far fuori 12 squadre su 48. Se dai play-off dovessero arrivare Italia, Cechia e Svezia, in 11 gironi su 12 avremo una vecchia finalista. L’unico girone senza corona e senza gloria è quello degli USA: quando si dice il Caso. 

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Perfino Blatter trova eccessivo Infantino

«Abbiamo 211 federazioni nazionali e non ce n’è una sola che si opponga all’operato del nuovo presidente della FIFA, che parla solo con i capi di Stato e che ha portato la politica in questa Coppa del Mondo. Il calcio è un È un gioco meraviglioso, sociale, culturale – può essere economia – ma è per il mondo. Perché è il gioco più popolare al mondo. E ora dà l’impressione che i politici – da una parte l’Arabia Saudita e dall’altra gli Stati Uniti – prenderanno il sopravvento. Infantino prende delle decisioni e tutti sembrano felici. Non so da dove venga questa felicità. Dovrebbe avere un minimo di rispetto per chi ha creato questa grande eredità della FIFA. Il calcio non dovrebbe assegnare il premio della pace. Un giorno il calcio dovrebbe ricevere il Nobel della pace perché lavoriamo per la pace».

SEPP BLATTER intervistato dal Telegraph

 

Ma il calcio sopravvive a tutto

Nella sua rubrica del sabato per El Pais, Jorge Valdano scrive un intervento che è critico e sarcastico verso la FIFA e verso Trump, addolorato per il destino del calcio, ottimista sul futuro della bellezza. Un Valdano in purezza, pronto a sottolineare che tutto è troppo piccolo per il calcio moderno. Se l’ultimo Mondiale si è giocato in una sola città, questo si estenderà su un intero continente. Se l’ultimo Mondiale ha visto la partecipazione di 32 squadre, questo ne avrà 48. Da 64 partite a 104. Seguendo la logica della globalizzazione, il calcio sta spingendo i suoi limiti. La FIFA lo vende come una celebrazione democratica, ma l’intenzione è quella di espandere il prodotto a scapito del tessuto stesso del gioco. A nessuno sembra importare, ma se continuiamo a gonfiare la bolla, alla fine scoppierà. Stiamo facendo la stessa cosa al pianeta, che è altrettanto rotondo e molto più fragile, e preoccupa solo chi di noi non può salvarlo

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I temi del giorno

 

 

Il ruolo dei soldi di papà per Lando Norris

Ci sono rumori che restano incastrati nella memoria. Per Terry Mitchell, quel suono arriva da Brands Hatch, era una mattina del 2014 quando sentì «il rombo familiare delle Ginetta, ma non era un giorno di gara». Fu il giorno in cui capì che suo figlio Jack avrebbe iniziato a inseguire Lando Norris, senza poterlo veramente raggiungere. Owen Slot racconta su The Times come Mitchell, incuriosito, si fosse affacciato al circuito e avesse visto la scena destinata a segnare un’epoca: un Lando quattordicenne aveva due giorni di pista tutta per sé, due vetture, un coach personale. «L’intero circuito prenotato». Un altro mondo.

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Le analisi

 

Cosa ci dicono le medaglie di Ceccon e Quadarella

Per andare a prendersi il suo primo titolo europeo in vasca corta, Thomas Ceccon ha messo in acqua la strategia annunciata nei giorni scorsi, un passaggio più veloce ai 25 metri, una seconda vasca ragionata, per poi salire di potenza nelle ultime due e liberare una grande spinta negli ultimi 25 metri – come sottolineava Luca Sacchi in diretta su Rai Sport. Ha vinto in 49.29 – terzo tempo mondiale dell’anno, nonostante i molti però. Lia Capizzi sul Corriere della sera spiega: Con la vasca da 25 metri ha un rapporto di amore-odio, le tante virate e le fasi subacquee non gli permettono di sprigionare la sua nuotata. Non è in assetto gara, si è lasciato la barba, il petto non è depilato, ma si migliora di quasi quattro decimi.

Quando si abbassa di quasi cinque secondi il proprio primato personale, non ci possono essere rimpianti né critiche. Simona Quadarella lo ha fatto e ha battuto il record italiano anche negli 800. Lo ha tolto ad Alessia Filippi dopo l’altro sui 400 sottratto a Federica Pellegrini. Bene. Ma arriva un messaggio dalla concorrenza. Neppure migliorandosi così tanto, neppure un primato italiano basta ormai per eccellere fino all’oro nel mezzofondo femminile. Prima non bastava per avvicinare a livello mondiale Katie Ledecky, ora comincia a non bastare neppure per l’oro in Europa, dove Simona Quadarella ha costruito la parte più consistente della sua gloria internazionale. 

 

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Dai campi

     

 

La prova del nove  Pinamonti vs Kean

  La prima della A dopo il sorteggio Mondiale va in scena con uno degli eroi di Berlino sul prato, Fabio Grosso allenatore del Sassuolo. È la partita fra una neopromossa solida e la Viola dalla peggior partenza della sua storia. Pinamon ti vs Kean promette gol italiani. È l’incontro tra due specie diverse di attaccanti, due modi opposti di abitare l’area. Andrea Pinamonti è il centravanti che vive di geometria, di attacchi puliti, movimenti puliti, l’idea che il gol sia un mestiere più che un’illuminazione. Taglia sul primo palo come se seguisse una rotta, difende la palla con pazienza. È una punta che garantisce la logica, mentre Moise Kean è vibrazione pura, accelerazione inattesa, un gesto che può stravolgere tutto senza preavviso. Gioca improvviso, nervoso, verticale. È il tipo di attaccante che se gli lasci mezzo metro ti apre un varco, e se non glielo lasci se lo costruisce. In lui c’è sempre la possibilità di veder partorire un colpo fuori copione.

  ore  15    su DAZN

fantastico   Lautaro vs Paz

  Nella cosmogonia di Brera sarebbe stata la partita del giorno per la somma di punti e il piazzamento delle squadre. Sono pure le due con il maggior possesso palla della A. Nel duello tra Lautaro Martínez e Nico Paz c’è l’impatto tra due modi diversi di intendere il talento argentino: la potenza matura e la promessa che prende una forma. Lautaro Martínez è la certezza. Ha ritrovato i gol dopo uno di quei periodi che ogni tanto gli prendono. L’anno scorso restò senza segnare per 7 giornate e nell’anno dell’ultimo scudetto ne fece solo uno da febbraio in avanti, al Frosinone. È un attaccante che ha bisogno del ghiaccio attorno, si nutre di freddezza, nel fuoco delle polemiche ci sta male. 

Nico Paz è il futuro che prova a dichiararsi. Tocco morbido, visione larga, un modo di ricevere la palla che annuncia un’intuizione in arrivo. Le sue giocate sono traiettorie che provano a immaginare un’altra partita dentro la partita. Uno detta il ritmo e l’altro lo interpreta, da una parte c’è l’esperienza che pesa come una pietra e dall’altra la leggerezza che scivola tra le linee.

  ore  18   su DAZN

mille luci Scamacca vs Giovane

La crisi più lunga del Verona – senza ancora una vittoria – contro un’Atalanta che pensa proprio di essere ripartita, reduce da due successi di fila convincenti. Scamacca vs Giovane è l’urto tra la potenza e la compostezza. Scamacca entra in campo come un animale sicuro del proprio corpo, Giovane si sta costruendo una forma, ma ha sporcato la scorsa partita con uno sciagurato passaggio di testa all’indietro senza logica. Scamacca vive per attrarre il contatto, Giovane sguscia per evitarlo.

  ore  20.45    su Sky Sport e DAZN

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Interpreti

   

Cosa c’è sotto la scorza dei gol i Haaland

  Il Sunderland rivelazione della Premier è una delle squadre che ha guadagnato più punti da situazioni di svantaggio, e se c’è una cosa che rende questa partita meno scontata è la fragilità difensiva mostrata dal City nelle ultime tre partite [otto gol subiti]. Jamie Jackson sul Guardian dice che gli occhi sono su Phil Foden, tornato devastante con quattro gol nelle ultime due partite, ma Erling Haaland ha un legame simbolico con questa sfida, anche suo padre segnò al Sunderland con la maglia del City. 

Certo, papà non è arrivato a cento con la maglia del City. Un traguardo a ui si dedica Jonathan Liew con uno dei suoi soliti pezzoni sul Guardian. L’archivio mentale dei cento gol di Erling Haaland è una carta dei menu scritta in corsivo norvegese: il numero 33 all’Arsenal con i capelli che gli scappano dietro; l’81 al Chelsea quando vede Robert Sánchez fuori dai pali e lo scavalca con una palombella che sembra una presa in giro dell’idea stessa di portiere, il 98 al Bournemouth è stato una gag slapstick: rideva mentre cadeva, il 53 al Brentford puro teatro fisico: come se Haaland emanasse un raggio d’onda che manda in corto la coordinazione altrui.

È solo quando la sfilata dei numeri finisce che Jonathan Liew fa scattare il primo ragionamento: forse i numeri – la valuta elementare del calcio – sono il modo più istintivo di interpretare i 100 gol di Haaland, un’esistenza costruita per accumulo, per certezze rotonde, per il piacere di contare, ma sotto la scorza c’è dell’altro. Tre anni fa, Liew si era chiesto “quanto a lungo dovremo continuare a restare a bocca aperta davanti a lui?” e quale sarebbe stato il “livello appropriato di reverenza quando Haaland sarà ancora così nel 2025”. Liew ammette di essersi sbagliato su una cosa: il tempo non ha spento il mito, lo ha complicato, lo ha reso più sfaccettato. Mi sa che inizio perfino a farmelo stare simpatico, concede.

Una parte è merito del contesto: il City non è più quella creatura levigata e invincibile. Si incrina e si umanizza. Adesso è l’Arsenal a somigliare a una macchina perfetta, mentre Haaland, per quanto trascinato dai lampi di Foden e Doku, resta quello che getta carbone nella fornace, quello che prova a tenere insieme un assemblaggio imperfetto. E una parte è merito suo: rivedendo i 100 gol, qualcosa cambia attorno al cinquantesimo. Le tre firme classiche — lo sfondamento tra i centrali, il saccheggio sul secondo palo, la stoccata invisibile sul cross da sinistra — restano il suo pane quotidiano. Ma c’è più finezza, più leggerezza, più soluzioni inventate: un destro improvviso, un tocco sotto, un’apertura di corpo che ipnotizza il portiere e poi lo beffa. Un giocatore che cresce anche nel modo in cui si prende meno sul serio: si presta a video su YouTube, parla della sua dieta a base di latte di yak e pellet di ghiaccio, dice frasi come “i miei glutei ora sono forti, davvero attivati” con naturalezza e un’inflessione comica.

Nel frattempo restano i numeri, che però — scrive Liew — finiscono per ridurlo a un meme, sottraendogli la portata dell’impossibile. Drogba e Cristiano lo precedono nella classifica all-time della Premier: entrambi hanno giocato più del doppio delle sue partite. I Greaves e i Bloomers non reggono il confronto. E al termine di un contratto di nove anni, chissà quali record respireranno ancora. Certo, si può discutere del dominio finanziario del City, della protezione arbitrale per gli attaccanti moderni, dell’ecosistema costruito attorno al suo talento. Possiamo parlare di tutto questo, ma solo fino a un certo punto perché trattare Haaland solo come prodotto del sistema, sostiene Liew, significa impoverire un’esperienza irripetibile: uno di quei calciatori che vorremmo raccontare ai nipoti, magari come antidoto all’attacco pre-programmato da IA che ingrigisce tanto calcio d’oggi.

Tutto torna a ciò che chiediamo ai nostri campioni: vogliamo che sbaglino, che inciampino, che ogni tanto diventino umani. Ma soprattutto vogliamo essere stupiti, vogliamo essere testimoni di gesti che nessuno aveva mostrato prima. Ci stancheremo mai di vedere Erling Haaland segnare gol?. Ripassiamo fra tre anni.

  ore  16    su Sky Sport

 

L’isteria di Barcellona non contagia Flick

  Il Barcellona arriva a Siviglia dopo 35 partite consecutive di Liga in cui ha segnato almeno un gol, sfiorando la soglia dei 100 gol in questo periodo e guadagnando 15 punti dopo essere stato in svantaggio. Il Betis ha perso solo due volte in 14 giornate eguagliando il suo miglior dato storico a questo punto del campionato, ma subisce spesso nel primo quarto d’ora. 

Rafa Cabeleira ha raccontato su El Pais il ritorno del Barça al Camp Nou come se fosse l’ingresso in una Disneylandia immaginata dai bambini prima che gli adulti rovinassero tutto con organigrammi, budget e logiche da parco a tema. Non la Disneyland patinata delle brochure, ma quella delle fantasie infantili: un luogo dove la realtà si piega all’emozione, dove ogni angolo promette un miracolo, dove la fisica è un’opinione e il calcio torna a essere un sentimento primario.

Il nuovo stadio diventa così il simbolo di una credulità ritrovata, di una felicità semplice riaccesa in tre partite — “la felicità che deriva dall’identificazione con i propri cari”, ricorda Cabeleira — e soprattutto dell’idea che nessuna archistar o politico può prendersi il merito di ciò che la squadra ha saputo ridare ai tifosi: la sensazione che tutto sia di nuovo possibile. Al centro della metamorfosi c’è Hansi Flick, “il tedesco più mediterraneo”, un personaggio quasi da spot estivo, che non cerca di capire la città di Barcellona perché non si lascia travolgere dai suoi isterismi. Un allenatore impermeabile al mood catastrofista dell’ambiente, quello che vive nella convinzione di come qualsiasi gesto sia il presagio di una tragedia imminente. La foto in cui Raphinha lo consola come uno studente che ha fallito la Maturità – dice El Pais – ha scatenato l’ennesima paranoia collettiva e la foto di due giorni dopo, quella in cui Flick esultava per il successo l’ha spazzata via con la stessa velocità.

È questo, dice Cabeleira, il Barça eterno: brusche pennellate emotive, tragedie annunciate, euforia illimitata, e un’incapacità cronica di godersi Disneylandia perché la giovinezza è passata e la maturità non è mai davvero arrivata. La lezione numero uno del nuovo manuale delle Giovani Marmotte è semplice: “Perché fare promesse se un tedesco ti può dare tutto?”. È il Barça che torna bambino, ci dice Cabeleira, e il mondo torna di nuovo un posto magico.

  ore 18.30    su DAZN

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Oggi

 

   

Roma

62 giorni a Milano

Le statue dello Stadio dei Marmi

Di nove delle sessanta statue presenti allo Stadio dei Marmi non si conosce l’anno della realizzazione. Le prime che hanno un’attribuzione più o meno certa risalgono al 1930 e sono il lanciatore della palla di ferro, l’arciere, il pugilatore, il discobolo, il fromboliere, il David e il lanciatore di giavellotto, il cui originale è però andato perduto negli anni Sessanta e sostituito da una riproduzione in marmo. 

L’ultima statua sarebbe stata aggiunta al complesso nel 1938, il pugile che si asciuga di Aldo Buttini, figlio di un antiquario: ne aveva scolpite altre nove. Il viaggio della fiamma olimpica parte da qui, un luogo iconico – eh sì – dello sport romano, per proseguire verso la Città del Vaticano, Largo Argentina e l’architettura del Gazometro, prima di dirigersi verso Castel Sant’Angelo e terminare la corsa a Piazza del Popolo, dopo aver attraversato per oltre 30 km tutti i luoghi più suggestivi della città.

 

 

Aston Villa vs Arsenal

Villa Park è uno degli stadi più difficili del campionato: l’Aston Villa ha perso una sola partita nelle ultime 25 gare casalinghe di Premier, con una striscia di otto vittorie nelle ultime nove partite, ma l’Arsenal si presenta solidissimo in trasferta [una sconfitta nelle ultime 21 gare] e con l’allure di nuova squadra fichissima. Ben Fisher ricorda sul Guardian che la squadra di Mikel Arteta ha sprecato un vantaggio di due gol all’Emirates Stadium l’ultima volta che le squadre si sono incontrate a gennaio. Due punti persi nella corsa al titolo, una giornata che diede una spinta alle ambizioni del Liverpool e scolpì la sensazione che i Gunners non ce l’avrebbero fatta. L’Aston Villa ha sconfitto l’Arsenal anche nel 2023-24, interrompendo bruscamente una striscia di sei vittorie consecutive. Ora l’Arsenal si trova in una posizione diversa, in testa con un vantaggio di cinque punti e sei sulla squadra di Unai Emery. Vediamo.

  ore  13.30   su Sky Sportù

 


     

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L’ultimo scroll

   

Il ricordo di Michele Scarponi

Andrea Schiavon su Tuttosport recensisce Profondo come una salita, il libro di Alessandra Giardini con la cura editoriale di Gino Cervi che sostiene le campagne della Fondazione Michele Scarponi [si prenota con una donazione di 50 euro scrivendo a info@fondazionemichelescarponi.com]. Schiavon ha scritto: Questo libro è per i bambini che ascoltano le storie del Giro d’Italia raccontate dal nonno. Questo libro è per i giovani aspiranti campioni, che leggendo le pagine dedicate alle stagioni di Michele con la Zalf e il successivo passaggio alla Site Frezze capiranno quanto possano essere lunghi e faticosi gli anni di gavetta. Questo libro è per chi ama il ciclismo e pensa che di doping si possa e si debba parlare senza fare sconti ma anche senza generalizzazioni qualunquistiche. Questo libro è per chi crede che, prima o poi, una seconda possibilità arriva. Questo libro è per quei papà che, quando sono in trasferta per lavoro, non vedono l’ora di tornare a casa dai loro bambini. Questo libro è per chi crede che fare bene il proprio lavoro sia anche sacrificare le ambizioni personali per aiutare un compagno. Questo libro è per chi sogna strade sicure per chi va in auto, in bici e a piedi, senza alcuna gerarchia basata sul numero di ruote.

 

     

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico. 

           

 

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