# 5 giorni al GP di Abu Dhabi
► IL BOLOGNA ha perso la bussola per l’altissima classifica in una di quelle sera che arrivano apposta come trappola. È stato battuto in casa dalla Cremonese [1-3] e ora è sesto ma comunque a -4 dal primo posto e -3 dalla zona Champions. Come scrive Emilio Marrese su Repubblica: “Niente terzo posto, ma non finisce mica il cielo”. Dopo tre sconfitte di fila, la squadra di Davide Nicola si è rilanciata e si trova a ridosso delle prime-10.
◇ Il Giro d’Italia ha svelato il prossimo percorso. Partenza dalla Bulgaria, arrivo a Roma, il ritorno di Milano come sede di una tappa. Sulla cartina ci sono il Blockhaus e il Giau: poi andarci per davvero chi lo sa.
◇ Dall’ambiente della Red Bull si sono alzati sospetti e malizie sul sorpasso subito da Kimi Antonelli a Losail nel finale del GP, il sorpasso che ha mandato Lando Norris dal quinto al quarto posto. Ora però Antonelli sta ricevendo delle minacce e dal team di Verstappen hanno dovuto porgere delle scuse.
Il politico esclude l’artistico
Lev Tolstoj
Lo sport nell’età dei passaporti sbagliati
Era stata finora una partita triste di boicottaggi e messe al bando, una discussione avvilita sulle scelte del CIO, delle federazioni, dei comitati olimpici locali. Una storia cominciata nel Sudafrica dell’apartheid e proseguita con la Jugoslavia nei Balcani, una storia che dentro di sé conteneva gli asterischi sui medaglieri di Mosca 1980 e Los Angeles 1984, fino alle ultime edizioni dei Giochi senza Russia e Bielorussia, fino alla discussione se non ci fosse un doppio standard con Israele.
Ora di partita ne comincia un’altra, una sfida addirittura più politica, solo politica, e si gioca sui visti. Era rimasta sotto traccia, sepolta dalla polvere della precedente, ma proprio mentre spunta una federazione judo che riammette Mosca alle gare con il suo inno e con la sua bandiera, proprio mentre la presidente del CIO non esclude nulla per Milano-Cortina, le carriere delle atlete e degli atleti vengono segnate da scelte in cui lo sport non mette bocca. L’ultimo esempio e il più rumoroso fra tutti arriva dagli Europei di nuoto in vasca corta che cominciano oggi a Lublino, Polonia, dove non sono stati firmati i visti d’ingresso nel paese per i cittadini dei paesi aggressori dell’Ucraina.
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Le gare di oggi
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10.oo Batterie 400 stile libero femminili [con Simona Quadarella, Anna Chiara Mascolo, Alessandra Mao] | 10.25 Batterie 400 stile libero maschili [con Marco De Tullio] | 11.06 Batterie 50 farfalla femminili [con Silvia Di Pietro, Costanza Cocconcelli, Paola Borrelli, Sara Curtis] | 11.16 Batterie 50 farfalla maschili [con Michele Busa, Federico Burdisso, Simone Stefanì, Francesco Lazzari] | 11.30 Batterie 100 rana femminili [con Irene Burato] | 11.43 Batterie 100 rana maschili [con Nicolò Martinenghi, Simone Cerasuolo, Ludovico Blu Art Viberti, Gabriele Mancini] | 12.04 Batterie 200 dorso femminili [nessuna italiana] | 12.13 Batterie 200 dorso maschili [con Lorenzo Mora, Francesco Lazzari, Christian Bacico] | 12.30 Batterie 4×50 stile libero femminile [Italia – Svezia, Spagna e Danimarca sono le rivali] | 12.39 Batterie 4×50 stile libero maschile [Italia contro Germania, Olanda e Polonia]
Dalle 19.00
★★★★★ ☆ Finale 400 metri stile libero femminili. Simona Quadarella ha il secondo tempo d’ingresso dietro la tedesca Isabel Gose. Nelle batterie Alessandra Mao debutta in nazionale con un primato personale di 10 secondi più alto rispetto al crono di Quadarella.
★★★★☆ Finale 400 metri stile libero maschili. Duncan Scott guida i tempi d’ingresso guidano Lucas Henveaux e Lukas Märtens sono i rivali. Marco De Tullio è la testa di serie numero #10, deve crescere un po’ per prendersi una corsia in finale.
Semifinali 50 metri farfalla femminili. Beryl Gastaldello in testa al ranking. L’obiettivo dell’Italia è vedere in semifinale almeno due delle quattro azzurre in batteria.
★☆☆☆☆ Semifinali 50 metri farfalla maschili. Michele Busa è il detentore del record italiano e si tratta del secondo tempo assoluto nella start list alle spalle della star svizzera Noè Ponti.
Semifinali 100 metri rana femminili. L’elefante nella stanza è Benedetta Pilato, che sconta la squalifica dopo i fatti di Singapore. L’unica italiana è Irene Burato, Lisa Angiolini ha rinunciato per una bronchite.
★★☆☆☆ Semifinali 100 metri rana maschili. Una delle gare pesanti per la spedizione italiana: Martinenghi, Cerasuolo e Viberti sono tutti da fascia alta.
Semifinali 200 metri dorso femminili. Non ci sono italiane. Sarà grande equilibrio tra Carmen Weiler Sastre – la favorita – Pauline Mahieu, Dora Molnar in ascesa, Katie Shanahan, Lise Seidel
Semifinali 200 metri dorso maschili. Lorenzo Mora è nella entry list dietro gli interpreti francesi Tomac e Cejka.
★★★☆☆ Finale 4×50 metri stile libero femminile e 4×50 metri stile libero maschile
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I temi del giorno
Un pezzo cucito con le spillette
Il silenzio di Sinner nel lutto per Pietrangeli
▥ Se n’è andato un vecchio ragazzo e un pezzo del Novecento. Un modo di giocare e di vivere senza cambio campo, erano una cosa sola, si mischiavano. Era elegante, ingombrante, cosmopolita, ironico. Una racchetta da dolce vita. Ne hanno voluto fare un nostalgico, un reduce, uno che viveva nel passato, che frequentava re e principesse, la vecchia Hollywood da Viale del Tramonto. Un vecchio narcisista geloso dei suoi eredi moderni. Non è vero: il presente gli piaceva, ma faceva confronti, voleva solo uguale rispetto per la sua epoca analogica. Da capitano non giocatore si scontrò con la politica perché nel ’76 l’Italia andasse in Cile a giocare la finale di Davis [Emanuela Audisio, Repubblica]
▥ Senza Pietrangeli capitano non giocatore l’Italia non sarebbe mai andata a giocare in Cile. Fu lui che tenne il servizio contro Gian Maria Volonté, Domenico Modugno e le piazze italiane, fu lui che tessé la trama con il PCI di Berlinguer e la DC di Andreotti per andare a giocare in Sudamerica grazie alle seconde palle di servizio della diplomazia, mentre Modugno continuava a cantare: «Non si giocano volée con il boia Pinochet». [Marco Ciriello, Il Mattino]
▥ Tessè la sua tela con l’aiuto di Giulio Andreotti per porre le condizioni che permettessero una trasferta osteggiata dalla stragrande maggioranza del paese, ma avallata da Gianni Clerici che si riferiva agli oppositori con l’appellativo di «Balilla rossi». Una tela che ottenne l’effetto voluto portando la squadra a Santiago. Ma non si veda in questo una scelta di campo politica: a lui interessava solo vincere la Coppa, scrivere il suo nome su un’impresa che allora era avvolta dal mito. E questo gli faceva tollerare senza colpo ferire le accuse di essere un impenitente fascista. Lo ferì molto di più il fatto di arrivare a Fiumicino, dopo la conquista dell’insalatiera, e non trovarci folle osannanti. [Piero Valesio, Domani]
▥ Era un uomo di destra, ma i migranti gli stringevano il cuore: Veniva ridicolmente accusato di essere invidioso di Sinner, quando la sua era la libera critica di un appassionato, che un Paese conformista e opportunista non era in grado di comprendere. [Aldo Cazzullo, Corriere della sera]
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Le analisi
L’aggressione degli ultrà ai calciatori del Nizza
La notte del ritorno da Lorient già bastava da sola per abbassare l’umore del Nizza: sei sconfitte consecutive, squadra svuotata. Ma quel che li attendeva al centro d’allenamento è stato peggio. L’Équipe dedica la prima pagina al “Caos NIzza” e a una una scena “che va oltre la comprensione e oltre il limite dell’accettabile”. Quattrocento tifosi, con la Populaire Sud compatta, hanno portato dei fumogeni rossi e il solito messaggio: basta mancare di rispetto in un momento in cui si è passati dal sogno Champions alla decima posizione.
Il team manager aveva avvisato su WhatsApp di non reagire. Ma quando il pullman ha imboccato Boulevard Jean-Luciano, il quadro era già esploso: “Una densa fumata rossa”, mani che picchiavano sulla fiancata, un capo ultras salito di forza sul bus, spintoni, insulti. Un giocatore ha invitato il tifoso a scendere e parlare fuori. Altri lo hanno trattenuto. Alcuni non hanno voluto lasciare i sedili del bus per paura.
Franck Haise è stato invece applaudito. Ha ascoltato a lungo gli arrabbiati, mentre attorno il parcheggio si è frammentato in piccoli cerchi di confronto. Solo quando il resto della squadra è scesa dal pullman, la tensione si è alzata di livello. Alcuni sono stati strattonati, altri afferrati per il collo. Ci sono stati sputi e colpi, gli obiettivi principali Jeremie Boga e Terem Moffi. L’ivoriano è stato accusato di scarso impegno e di aver regalato biglietti a tifosi del Marsiglia. Sono volati pugni alla testa, al torace e nelle parti intime. Per Moffi la scena è ancora più feroce: “Gli hanno strappato il berretto, tirato i capelli e poi ha preso una decina di colpi, alcuni all’inguine” racconta L’Equipe. Yéhvann Diouf è corso in loro aiuto per strapparli all’accerchiamento, mentre anche il direttore sportivo Florian Maurice veniva preso di mira, contestato per il mercato estivo, spintonato e picchiato.
Solo dopo un tempo che è parso lunghissimo sono riusciti a rifugiarsi nel centro sportivo. I giocatori chiedono perché non ci sia stata protezione, perché siano stati esposti così ai tifosi, andati via dopo un’ora. Il club tace. Non ha ancora preso una posizione ufficiale di denuncia, il presidente Bocquet ha previsto un incontro con gli ultras. Haise ha detto alla squadra che si rivedranno domani. «Forse ho più bisogno di riposo di voi».
Tra quattro giorni arriverà l’Angers. “Si preannuncia una partita rovente” dice il giornale francese, e Yves Leroy scrive un commento su “questi disordini di una portata raramente vista negli ultimi anni. Perché i giocatori del Nizza si sono trovati in un’imboscata ampiamente prevista fin dalla loro partenza da Lorient? Che tipo di coerenza stanno dimostrando le autorità pubbliche, dopo aver sciolto la Brigade Sud Nice solo per consentirle di riformarsi e prosperare sotto una nuova bandiera, quella del Populaire Sud? Il margine di manovra dei club è limitato. Una politica di restrizione totale li porta a temere di vedere le tribune vuote o in mano a nuovi gruppi incontrollati. In passato, alcune istituzioni hanno corso la pericolosa scommessa di tollerare umiliazioni pubbliche, da lievi a violente, per evitare incidenti più gravi. Dopo gli incidenti di domenica, la risposta deve rientrare nel quadro giuridico vigente, con l’applicazione della legge identica – né più né meno severa – per i tifosi come per gli altri cittadini. Resta da costruire un modello di relazioni sane, equilibrate, dove la violenza non sia più il corollario angosciante delle crisi sportive di una squadra, a Nizza come in molti altri club”
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Discussioni
La maternità nella pallamano, le virtù del sistema francese
La Francia ai Mondiali senza tre delle sue colonne non è una faccenda qualunque. È un cambio d’epoca, quasi un laboratorio. Non sono fuori per infortunio ma per scelta. Il gruppo di Sébastien Gardillou si è presentato senza Estelle Nze Minko, Chloé Valentini e Laura Schneider-Flippes perché sono in maternità. «La maternità faceva ancora più paura perché non avevamo alcuna certezza riguardo alla reazione dei club e su come sarebbe andata finanziariamente» racconta Schneider-Flippes a Thibault Caïe su Libération. Il giornale della gauche francese presenta il panorama come uno dei casi più avanzati in Europa di tutela delle atlete.
La pallamano francese fa da apripista: la convenzione collettiva del 2021 ha portato il salario garantito per un anno in caso di gravidanza. Prima erano tre mesi. Non è soltanto un diritto: è un invito a non vivere la maternità come una minaccia. Il Metz lo aveva capito prima di tutti. Valentini e Schneider-Flippes parlano di conversazioni normali, naturali, con un club che da anni anticipava la normativa, arrivando a immaginare contratti per «giocatrici in una prima stagione, congedo maternità nella seconda, un ritorno in campo».
All’estero il quadro cambia: a Györ, dove Nze Minko gioca da nove anni, per evitare la precarietà è stato necessario scrivere un accordo su misura per lei «con un progetto di maternità, e il mantenimento del salario con la decurtazione di una percentuale». Il club ungherese ha quattro giocatrici in maternità contemporaneamente, e i diritti restano un privilegio in pochi contesti d’élite.
Il primo trimestre, invece, è uguale per tutte: paure, discrezione, un corpo che cambia prima di poterlo dire. ««È ancora strano annunciare una gravidanza al proprio presidente e allo staff prima ancora di dirlo ai propri genitori», racconta Valentini. E Nze Minko aggiunge la versione agonistica dello stesso imbarazzo: «Quando all’inizio della preparazione non sei né alle amichevoli, né agli allenamenti, né nelle foto, gli osservatori si fanno inevitabilmente delle domande».
Dietro queste storie, Libération osserva come la convenzione non basti a cancellare ogni ostacolo: il caso di Kimberley Rutil, incinta in un club dal budget minimo, mostra una società francese più aperta ma ancora fragile. Lei stessa è rimasta sorpresa dalle reazioni ma non ha tuttora certezze sul contratto dopo il parto. Il professionismo femminile resta esposto alla geografia economica dei club.
A Metz, Thierry Weizman vede la maternità come un valore aggiunto dentro la squadra per «la serenità che la giocatrice porta alla squadra. Recuperiamo una giocatrice riconoscente verso il nostro club che le ha permesso di vivere la maternità nel miglior modo possibile». Ora stanno valutando l’apertura di un asilo nido nel palazzetto. Per Valentini, la pausa è stata un’occasione per ««respirare, godersi il momento, prendere le distanze, imparare qualcosa sul proprio corpo». Per tornare, spera, «ancora più forte». Nze Minko, che riprenderà intorno ai 35 anni, ammette di avere dubbi fisici — «Il corpo si riprende il controllo di sé ed è destabilizzante per noi che siamo abituate a conoscerci a memoria».
È il limite dove la scienza dello sport incontra la biologia. E anche se la convenzione collettiva non è «una soluzione miracolosa», avverte Benoît Henry, qualcosa si muove: ci sono club che devono ancora imparare, ci sono economie fragili, ma esiste un orizzonte culturalmente più ampio.
Schneider-Flippes trova «strano passare il mese di dicembre a casa». Guarderà le compagne «per quanto possibile, tra un biberon e l’altro». Nze Minko è sugli spalti da spettatrice. “La la maternità diventa – scrive Libération – un altro modo di essere parte della squadra”.
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
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