Quarantamila km di volo in un mese: la F1 accusata di inquinare

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A Interlagos, l’altra settimana, i piloti si passavano un pennarello come fosse stato un talismano: ognuno ha disegnato un alberello da attaccare al grande muro voluto da Sebastian Vettel per sensibilizzare la campagna in difesa della foresta amazzonica. Ventuno alberi di cartone, venti facce sorridenti, duecento telecamere: l’illusione perfetta di un messaggio ecologista lanciato nel mese in cui il paddock ha programmato più o meno 40.000 km di voli intercontinentali. Nel novembre in cui la Formula 1 ha attraversato il mondo come un’astronave impazzita, la coreografia verde in Brasile è stata solo un’ombra proiettata sul cemento.

Così racconta Tanguy Mantovani su Eurosport France scrivendo che il messaggio è semplice come una beffa: Silverstone-San Paolo, ritorno in Europa, Las Vegas, Doha. Tutto in quattro settimane. Fernando Alonso ha detto che nessun altro sport lo accetterebbe. Si era appena fatto 17 ore d’aereo e 13 di fuso da smaltire. L’asturiano non parla di CO₂, parla di corpi, di meccanici che montano e smontano garage in tre continenti, di ingegneri che vivono in un jet-lag permanente, piloti che arrivano al venerdì come fantasmi.

Eppure, nell’assurdità del calendario, c’è una logica terrena. In Brasile si deve correre a inizio o fine anno per ragioni di clima, di stagioni invertite, di tradizione. Per il resto – scrive Eurosport France – tutto si piega agli assegni. Il Qatar e Abu Dhabi pagano per avere gli ultimi GP della stagione, scrive Mantovani. È il denaro a disegnare la geografia: chiudere quando l’attenzione mondiale è al massimo significa valere di più. Las Vegas è la produzione interna di Liberty Media: non paga un canone, ma ha bisogno di visibilità. La versione ufficiale dice che quello è un weekend calmo per la città. L’ufficiosa è la più logica: mettere il proprio GP dove brilla di più.

Un mese così, secondo Eurosport France, non è solo insensato, è ostile. Soprattutto se, come nota Mantovani, è l’ennesima giravolta di uno sport che dichiara di voler diventare carbon neutral entro il 2030, ma che nel 2022 ha prodotto 223.000 tonnellate di emissioni: l’equivalente dell’impronta di 20.000 francesi. Le monoposto generano meno dell’1% del totale. Il resto è tutto ciò che circonda il circo: logistica, hotel, staff, viaggi, infrastrutture. La parte invisibile ma ingombrante dell’ingranaggio. 

Potete anche affiggere un alberello di cartone al muro di Vettel per sentirsi migliori per cinque minuti, dice Eurosport France, il paddock preferisce pensare al titolo in palio tra Norris, Piastri e Verstappen. Il circo deve continuare in pace.

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