La manovra di Verstappen che annuncia il duello futuro
Quando finì la partita, l’arbitro si avvicinò a Karl-Heinz Rummenigge e gli chiese pure la maglia. Voleva portarla a suo figlio, ma gli aveva appena annullato il gol più bello tra quelli che non sono mai esistiti. Kalle aveva portato il suo piede più o meno dove negli anni Ottanta saliva Sara Simeoni. Teneva le braccia larghe come le ali di un uccello e nell’ultimo istante in cui saliva, o forse era il primo in cui scendeva, con la gamba destra altissima, tesa verso il cielo, diede un colpo con il piede alla palla, molto sopra la testa di un difensore dei Rangers Glasgow. Sbucò da quella nebbia e da quel fumo tipico degli stadi europei del tempo, ma il signor Volker Roth lo giudicò gioco pericoloso e non lo mise a verbale. Come andare davanti al cavalletto di Leonardo e cancellargli la Gioconda appena finita.
Michel Platini invece ci rimase come quella statua del Canova, quella Paolina Bonaparte che se ne sta ignuda alla Galleria Borghese di Roma con la faccia poggiata alla mano destra, quando all’incirca un anno dopo si vede annullare un capolavoro della medesima stoffa: stop di petto, sombrero col destro a scavalcare Pavoni, diagonale al volo di sinistro nella porta dell’Argentinos Jrs in finale di Coppa Intercontinentale. Gioco pericoloso di nuovo. In effetti: pericoloso – lui e Rummenigge – come modello per tutti gli altri che non ci riescono.
La faccenda più incredibile fra tutte è che pure quella volta l’arbitro era Volker Roth, un grossista di ferro e articoli sanitari nella Bassa Sassonia prima che cadesse il Muro. Avrebbe chiuso la carriera nel 1986 dando un rigore al Werder Brema contro il Bayern al 90° minuto di uno scontro diretto per il titolo, ultima giornata, per un fallo di mani controverso. Michael Kutzop era il miglior tiratore di Germania e lo sbagliò. È morto nove mesi fa, dopo essere rimasto a fare l’ad nella vecchia azienda di famiglia.
Insomma. Ci sono capolavori che ufficialmente non sono mai esistiti, se non nella retina di chi la hi visti, e un altro lo ha segnato Max Verstappen a Las Vegas, ma glielo hanno annullato. Il GP di domenica scorsa resterà nei libri per la doppia squalifica alle McLaren, eppure prima che accadesse tutto questo Max si era inventato una manovra silenziosa, sobria, che merita più attenzione. Ci dice quello che potremmo vedere nelle ultime due corse, domenica in Qatar e poi Abu Dhabi.
All’avvio della corsa, mentre Norris spingeva forte dalla pole, Max ha evitato la guerra lampo e ha scelto la pazienza: ha lasciato che Norris prendesse la traiettoria interna e lo chiudesse, strappandogli la linea pulita in frenata. Un gesto di potenza e nervi tesi. Verstappen non si è lasciato trascinare. Ha concesso lo spazio e anche l’illusione di essere stato bravo a prenderlo. Ma ha costretto Norris a esagerare, mandandolo dritto alla curva, troppo profondo, largo per eccesso d’impeto, quei due metri in più che hanno fanno perdere tempo, ritmo e autorità.
È stato un mind game – così ha letto la scena The Race, una versione affascinante, così affascinante da spingere a dedicare una ventina di minuti per raccontarla. Va’ tu va’, avrebbe detto in buona sostanza Max a Lando, che io sbaréo [cit.].
Quella mossa di Verstappen a Las Vegas l’abbiamo guardata senza vederla. È rimasta schiacciata dal rumore della squalifica, dai titoli sulle penalità, dall’ennesima notte di caos in un circuito che nasce più come showroom che come pista. In quei primi tre secondi della corsa c’è forse un indizio preciso, l’indicazione che Max non ha più bisogno di forzare per vincere. Gli basta aspettare che siano gli altri a forzare. Norris ha 24 punti di vantaggio da gestire. Potrebbe non cascarci. Ma Verstappen ha già vinto. Sa come si fa e per giunta sa come si fa all’ultimo GP. Dentro la Red Bull lo chiamano un vantaggio nascosto, qualcosa che non appare nei grafici della telemetria. «Non sono uno showman; probabilmente non mi interessa poi così tanto» ha detto Verstappen alla fine della corsa. Senza sdraiarsi con la mano sotto il mento per una manovra che gli hanno cancellato, sta lì che aspetta le McLaren all’appuntamento. Di là dovranno passare.