La Francia in campo nel giorno del Bataclan

  Deschamps non avrebbe voluto giocare il 13 novembre

Non un Gran Premio, ma un premio sì. Il premio d’America, dice L’Equipe. Così dalla sua prima pagina di stamattina il giornale francese definisce la partita della nazionale con l’Ucraina. Vale la chiusura del cerchio e vale la qualificazione ai Mondiali, ma si gioca in una data che secondo Didier Deschamps sarebbe stato meglio non riempire di palloni che vanno e vengono, di cross e tiri in porta. Sono passati dieci anni dal Bataclan e per il calcio Bataclan significa la sorella di Griezmann coinvolta, significa l’attentato e le esplosioni nella stessa sera allo Stade de France durante l’amichevole con la Germania. 

Vincent Duluc ha scritto su L’Équipe  una riflessione sul dovere di vincere e di ricordare, mescolando la memoria collettiva con l’urgenza sportiva e la responsabilità simbolica dei Bleus di oggi.  La prima firma di calcio del giornale racconta come “da dieci anni non esiste più un 13 novembre ordinario”, e che la partita non può essere un giorno qualsiasi: il ricordo dell’attacco al calcio e al Paese accompagna sempre, “con lo spavento, la stupefazione, il lutto, ma anche il calore nazionale dei giorni successivi”. Continuare a giocare, allora come oggi, è per lui un atto di resistenza: “continuare a giocare era stato un modo per difendersi”.  Duluc lega questo dovere a una continuità storica, “i grandi momenti sono sempre appartenuti ai grandi giocatori”, e affida a Mbappé l’eredità di Platini e Zidane, “che portavano lo stesso numero 10 e la stessa luce. L’estate americana ha questo prezzo”. 

CHERKI UN GIOCATORE DI STRADA: CHE SIGNIFICA

Camavinga è in dubbio, il Thuram juventino è salito a bordo all’ultimo istante, a Cherki è dedicata una pagina e mezza nella quale viene considerato come l’ultimo romantico del calcio moderno — in genere il calcio moderno è pieno di ultimi romantici. È un ragazzo cresciuto nei centri sportivi ma rimasto figlio della strada, guidato dal piacere del gesto e da un amore infantile, irriducibile, per il gioco. La definizione di “giocatore di strada” è arrivata per prima da Guardiola [gira e rigira è sempre colpa sua], così L’Equipe stamattina esplora cosa significhi davvero: una miscela di istinto, libertà e amore puro per il gioco che rende Cherki diverso dagli altri.

Il punto è da dove venga questa libertà. Gli allenatori che lo hanno cresciuto all’Olympique Lione ne parlano come di un ragazzo autodidatta nel cuore, costruito dal piacere e non dalla regola. «C’è in lui una parte innata, qualcosa che assomiglia a un dono», dice Cyrille Dolce, suo ex educatore. «Ciò che ha del calcio di strada è quel tocco di palla, quella tecnica sotto pressione», aggiunge Amaury Barlet, che lo ricorda bambino: «Arrivava prima degli altri, con una rete di palloni, dribblava, inventava gesti». Rudi Garcia, che lo ha allenato al Lione – uà Rudi Garcia: ve lo ricordate Rudi Garcia? – chiarisce però che non è solo un prodotto dell’istinto: «Capisco cosa intendete con “giocatore di strada”, ma non possiamo limitarlo a questo. Ha anche una qualità rara negli spazi ampi, la capacità di vedere scelte che gli altri non vedono».

Il cuore dell’analisi, però, sta nel rapporto viscerale di Cherki con il gioco. «Ha un tale amore per il calcio che, ancora oggi, se vedesse un bambino in strada si fermerebbe a giocare con lui», racconta Dolce. Gerald Baticle lo ricorda adolescente: «A 17 anni, mentre gli altri si riposavano, lui continuava a palleggiare solo per il piacere». Questa passione si traduce allora in una personalità fuori schema. «Ha un’enorme fiducia in sé, senza essere arrogante», dice Garcia. «In una partita può perdere quattro o cinque duelli, ma ci torna sempre. È il profilo tipico del calcio di strada: vai, non ti fermi, non ti fai domande», aggiunge Caqueret. Delom mostra così come Cherki rappresenti un tipo raro di calciatore in un’epoca di controllo e tattica: libero, istintivo, esteta. “Ama le cose belle”, scrive, e proprio in questo risiede la sua differenza. «Quando si attacca, il calcio ha bisogno di essere caotico. Giocatori liberi come Rayan portano questo», conclude Dolce. 

Ovviamente se stasera fa solo casino e il casino non porta un gol, all’ultimo dei romantici gli mettono 2 in pagella. 

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