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#1 giorno a Italia-Germania, ottavi dei Mondiali femminili di pallavolo
► JANNIK SINNER si è qualificato per il terzo turno degli US Open disponendo in due ore dell’australiano Popyrin e lasciandogli 7 game in tutto. Giocherà domani contro Denis Shapovalov, esempio sublime del tennis e della società canadese della mescolanza. Avanti pure Cobolli e Musetti: hanno eliminato Brooksby e Goffin. Dovranno sfidarsi in un derby, uno di loro sarà agli ottavi.
◇ I sorteggi di Monte-Carlo hanno disegnato la prossima Champions. Domani è il giorno del santo patrono delle agenzie di viaggio. Esce il calendario con le date, gli orari e tutto, così si possono prenotare i voli e gli alberghi. Il premuroso Ceferin ha stabilito che la finale a Budapest si giocherà alle 18, non alle 21, così potete prenotare pure il ristorante per la cena.
◇ La Fiorentina si è presa uno spavento. È andata sotto 0-2 con gli ucraini del Polissya ma poi ha vinto 3-2 e oggi si aggiunge alla coppia Roma-Bologna per i sorteggi del girone di Europa League e Conference League
◇ Compravendita. Nkunku è arrivato a Milano, mentre per andare da Manchester a Napoli Hojlund sta impiegando più tempo di Marco Polo. La Juventus pare intenzionata a tenersi Vlahovic e a prendere Jackson se non dovesse arrivare Kolo Muani. Allegri ha perso Jashari per due mesi: si è fratturato il perone.
◇ La Nazionale di basket ha esordito agli Europei con una sconfitta contro la Grecia [66-75], in una partita dove Giannis Antetokounmpo si è manifestato di un’altra dimensione. La Spagna campione in carica è stata battuta dalla Georgia in una partita dal sapore bolognese [Shengelia di qua, Scariolo di là: stavano insieme alla Virtus]. Anche la Slovenia di Luka Doncic ha perso, battuta dalla Polonia perché la sua stella – dice Oa Sport – “predica nel deserto”.
◇ Larissa Iapichino nel salto in lungo [6,93] e Andy Diaz nel salto triplo [17,56] hanno vinto il diamante nelle finali del circuito di Zurigo. Noah Lyles ha battuto Letsile Tebogo nei 200 metri.
◇ La prima tappa di montagna della Vuelta verso Andorra è stata vinta dall’australiano Jay Vine. Juan Ayuso avrebbe dovuto attaccare e invece si è staccato. La maglia roja è adesso sulle spalle di Torstein Traeen. Ha una storia da sopravvissuto al cancro. «Ho scoperto che il ciclismo, come la vita, ti può essere portato via in un attimo» sono le sue parole. La rivista Rouleur ha ricostruito qui la sua storia e se oggi conserva la maglia roja domani ne riparliamo.
L’ultima persona che se ne è andata o che è stata licenziata sarà ritenuta responsabile di ogni cosa che va male, fino a che un’altra persona non se ne andrà o sarà licenziata
Arthur Bloch
L’Europa che verrà
È nata la prossima Champions e tutte le perplessità, i dubbi, i giudizi sospesi di un anno fa sembrano superate, dimenticate, acqua passata. La nuova Coppa in formato XXL ha retto al test dell’esordio. Era nata per disinnescare le tentazioni secessioniste. Ha resistito al maldestro atto di nascita di una Superlega durata 48 ore. Ha incassato bene le nostalgie dei conservatori e ha replicato benissimo all’accusa di essere un torneo della conservazione. Ha proposto la sesta finale inedita delle ultime sette edizioni e la sesta vincitrice differente, un nome nuovo nell’albo d’oro [PSG], il secondo in tre anni [con il City], quando nelle venticinque edizioni precedenti solo in un caso c’era stato un inedito [Chelsea 2012].
Su questa nuova Champions soffia invece un forte vento di novità, così forte da essere diventato quasi folkloristico, con la prima storica qualificazione del Bodoe/Glimt dalla Norvegia sopra la linea del circolo polare artico, con il Pafos che a Cipro si trova sullo stesso parallelo meridionale di Tunisia e Siria, con il Kairat Almaty che in Kazakistan dista 200 km dal confine con il Kirghizistan e milla dalla Cina, la seconda partecipazione in assoluto per gli azeri del Qarabag.
Un rivolgimento contro la vecchia o la vecchissima élite. Non c’è l’Austria del Wunderteam anni Trenta del Novecento. Non c’è la Svizzera che inventò il catenaccio negli anni Cinquanta. Non c’è la Scozia campione con il Celtic a fine anni Sessanta. È fuori tutta la scuola del genio balcanico – niente Bulgaria, niente Croazia, niente Serbia: i paesi di Stoichkov e Modric palloni d’oro; di Savicevic, Mijatovic e Suker, al secondo posto fra il 1991 e il 1998.
Pep Guardiola è diventato l’allenatore con più titoli in panchina. Carlo Ancelotti [cinque Champions tra Milan e Real] si è messo sulle orme di Garibaldi in Sudamerica. Luis Enrique è salito a due nel maggio scorso, José Mourinho è alla sua sesta assenza consecutiva. Non solo non si è qualificato con il Fenerbahçe, ma poco fa è stato comunicato anche il suo esonero.
Le prime quattro nazioni del ranking hanno 19 squadre su 36, più della metà, i Minions non hanno portato i paesi al nunero 11-12-13, ma c’ il risveglio dell’Europa del Nord che lo scorso anno era a zero, mentre stavolta accanto alla Norvegia c’è pure la Danimarca.
Cosa vedremo
Nella fase campionato si manifesteranno sette vecchie finali: Ajax-Inter, Bayern-PSG, Bayern-Chelsea, Borussia-Juventus, Liverpool-Real, Juventus-Real, Benfica-Real. Il Chelsea va a giocare a Napoli, dove stava per essere eliminato nell’anno in cui avrebbe invece poi vinto la Coppa: decisivo il cambio d’allenatore fra andata e ritorno, da Villas-Boas a Di Matteo. E al San Paolo re-incontra Conte. Il Napoli a sua volta riaccompagna De Bruyne all’appuntamento con il suo vecchio amore, McTominay e Hojlund [forse] a un’aria da derby. La Juventus rivede Pogba a Monaco. L’Atalanta rivive con il PSG l’aria euforica e drammatica della Coppa 2020, giocata in bolla nel pieno della tragedia del Covid, un quarto di finale sfuggito di mano negli ultimi istanti.
La panchina di Vinicius e lo sceriffo Xabi Alonso
A proposito di Real Madri. Pare che qualcosa si agiti sotto la scorza blanca. Lo racconta Elias Israel in un retroscena pubblicato da Marca, nel quale si parla di evoluzione francese e di involuzione brasiliana dentro le gerarchie della squadra con l’arrivo di Xabi Alonso in panchina. La partita di Oviedo avrebbe reso manifesto tutto quel che sta avvenendo intorno a Kylian Mbappé, leader indiscusso e già in forma sublime, “così rapido che la sua velocità di pensiero e di movimento non ha eguali nel mondo del calcio. Questa fiducia reciproca con Xabi lo ha reso il leader naturale per i compagni, che avvertono e apprezzano questa gerarchia indiscussa. Il Mbappé sognato dal Real Madrid sta iniziando a prendere forma”.
L’altro grande cambiamento per Xabi Alonso riguarda il modo di pressare e di difendere in avanti. La squadra sta mostrando l’intenzione di darsi una attitudine difensiva [ancora] più spiccata. Questo significa evoluzione francese, significa rendere Aurelien Tchouaméni uno dei cardini della squadra. “Il suo linguaggio del corpo rivela doti di leadership, sente una fiducia totale. Ma la rivoluzione francese è accompagnata da un cambiamento di status tra i brasiliani. Alcuni vogliono vedere la decisione di tenere in panchina Vinicius come un campanello d’allarme, o addirittura come il segno del fatto che Xabi Alonso vuol chiarire che esiste un nuovo sceriffo in città. Il problema è che la stella dello sceriffo sulla panchina del Real Madrid ha dei bordi molto delicati. La gestione dell’ego ha fatto cadere grandi allenatori, un nuovo equilibrio di questo tipo – dice Marca – è gestibile solo con dei risultati favorevoli. Del Bosque, Ancelotti e Zidane non hanno mai avuto bisogno di mettersi la stella”.
Torre di controllo, siamo il Bayern
Al Bayern Monaco hanno un’altra preoccupazione. È stato l’incantevole Joshua Kimmich a farsene portavoce. Dice che bisogna fare in modo di revocare il divieto di atterraggio notturno degli aerei a München. Dopo la partita di Coppa di Germania a Wiesbaden, la squadra è tornata a casa facendosi 428 km di viaggio in pullman. In Baviera non si atterra fra la mezzanotte e le cinque del mattino, a meno di rari casi eccezionali e con autorizzazione. La cosa che stupisce noi italiani è che al Bayern non sia concessa l’autorizzazione che una squadra di calcio italiana – anche di lignaggio inferiore – otterrebbe dalla politica locale in quattro e quattr’otto. Dallo scoppio della pandemia, peraltro, il Bayern tende a evitare il pullman. All’andata i giocatori avevano usato due jet privati per raggiungere Francoforte.
fonti | Stern | Bild | T-online
Deutschlandfunk: “ARD e ZDF trascurano gli altri sport?” – Le emittenti pubbliche trasmettono troppo raramente sport minori e spendono troppi soldi per il calcio. Questa situazione non può durare ancora a lungo, afferma Michael Schaffrath , ricercatore sui media dell’Università di Monaco. Ne parla con il coordinatore sportivo di ARD Axel Balkausky e Sascha Wandhöfer di Mediares [qui]
Oh, qui ci siamo un po’ distratti – una cosa, un’altra – e il Manchester United neppure gioca le Coppe. Ma di questa caduta fragorosa in Coppa di Lega contro il Grimsby, squadra di quarta divisione, qualcosa bisognerà pur dire. Undici tira fuori alcuni dati secondo i quali Ruben Amorim si conferma il peggior allenatore del club nell’ultimo secolo, con una percentuale di successi del 36.36% “francamente troppo basso, decisamente inferiore a manager come Carrick e Soskjaer che non hanno vinto dei titoli e peggiore pure del tanto odiato Ten Hag. Neanche quando lo United era diventato un club di media fascia, tra gli anni ’70 e ’80, il dato dei successi era rimasto così scarso”.
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I temi del giorno
Nkunku e il Milan, un’intuizione geniale o un azzardo
Scarta qui, scarta là, per il suo centravanti il Milan è arrivato al piano E. Non è Vlahovic [forse il piano A], non è Hojlund [il piano B], non è Boniface [il piano C], non è Horner [il piano D], da Max Allegri arriva invece Christopher Nkunku, il piano E pagato quanto il piano A – se l’incastro di cifre e ricostruzioni più o meno torna. Allegri ha fatto benissimo ieri a negare di aver mai chiesto Vlahovic, non può far sentire Nkunku un ripiego. Non va bene né per Nkunku né per il resto dello spogliatoio. Tuttavia, Ultimo Uomo mette in fila una serie di interrogativi sul francese del Chelsea.Emanueel Mongiardi ha scritto che un paio d’anni fa per Nkunku i tifosi del Milan avrebbero fatto i salti di gioia, un apio di di anni fa era “uno dei giocatori più eccitanti e prolifici d’Europa, una furia capace di coprire qualsiasi ruolo in attacco senza perdere mai in efficacia. Oggi, però, siamo in pieno 2025, quasi 2026, una nuova stagione è cominciata e purtroppo il ricordo di quel giocatore sembra lontano: intorno all’acquisto dell’ex PSG e Lipsia da parte dei rossoneri è difficile percepire ottimismo. Se parlassimo in astratto non ci sarebbero dubbi: la miglior versione di Nkunku potrebbe essere uno dei giocatori migliori della Serie A, se non il migliore insieme a Leão. Un’ala troppo elettrica in uno contro uno per i terzini del campionato italiano e una seconda punta troppo sgusciante per i nostri difensori. Un calciatore che potrebbe fare la differenza sia se schierato sotto punta, sia partendo un po’ più defilato”.
Il punto, si domanda Ultino Uomo, è cosa sia rimasto di quel Nkunku. I 42 milioni spesi sono la seconda cifra più cara mai tirata fuori dal Milan nella sua storia. “Quei soldi avrebbero potuto essere spesi diversamente e magari in un altro momento del mercato?”. L’analisi economica, sportiva e generale si trova per intero qui.
A proposito di centravanti in arrivo dalla Premier in Lombardia, Luigi Garlando scrive stamattina del passaggio di Vardy dalla favola di Leicester a Cremona: se stasera Davide Nicola batte pure il Sassuolo dopo aver steso il Milan a San Siro, si trova primo da solo in testa alla classifica
Quanto tempo si impiega per andare da Manchester a Napoli
Oh, poi sempre Ultimo Uomo analizza anche il più lungo viaggio mai compiuto tra Manchester e Napoli. In aereo sono tre ore, in macchina se ne impiegano venticinque, in treno un giorno intero, in moto sei, a piedi venti. Chissà come sta venendo Hojlund, più lento di Marco Polo nell’antico Oriente. Secondo Ultimo Uomo, il fatto che il Napoli si sia buttato su di lui significa che si sta preparando a un futuro senza Lukaku, “e questo è sicuramente saggio, ma la notizia è proprio qui: nel Napoli di Conte del futuro, vicino e lontano (facciamo lo sforzo di fantasia di immaginare Conte almeno un’altra stagione a Napoli), in attacco c’è almeno un giocatore molto diverso da Romelu Lukaku, cioè il prototipo dell’attaccante di Conte”. Segue l’analisi delle analogia e delle differenze con il belga. Slalom aggiunge solo una perplessità sui 35-40 milioni spesi per Lucca, nella stessa sessione di mercato dei 22 incassati per Raspadori. Negli ultimi tre anni, Raspadori ha segnato più gol di Lucca, ha servito più assist di Lucca, ha giocato più partite in Nazionale di Lucca, ha vinto più scudetti di Lucca. Dice: ma Lucca è più giovane. No. Sono entrambi del 2000. O il Napoli ha strapagato Lucca oppure ha sottovenduto Raspadori. La cosa più probabile è che siano vere tutt’e due le cose.
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Le analisi
Le finali di Diamond League: l’ultimo test prima dei Mondiali
Zurigo aveva il cast più sbrilluccicoso della stagione di atletica leggera. Ovviamente. Ma la qualità delle prestazioni è rimasta inferiore alla puntata di Diamond League vissuta a inizio luglio sulla pista di Eugene. Lo dicono le spietate tabelle di World Athletics con cui vengono comparate le diverse prestazioni, misure e crono trasformati in punti. Eugene toccò 89.601 punti, le due serate di Zurigo si sono fermate a 88.859. La stessa quota del meeting di Chorzów.
Per una volta non è stato Armand Duplantis a spiccare su tutti con quell’asta che lo catapulta regolarmente sopra i 6 metri. Si è fermato là e quella misura vale 1.267 punti. Meglio di lui e del grerco Kiralis hanno fatto in tre: Joe Kovacs nel getto del peso [il suo 22,46 vale 1.268 punti], Cordell Tinch nei 100 ostacoli [12.92 vale 1.270 punti], Karsten Warholm nei 400 ostacoli [46.70 vale 1.300 punti]. Il norvegese che si schiaffeggia sente aria di Tokyo, la pista dove ai Giochi del 2021 stabilì un primato del mondo sbalorditivo.
Anche in campo femminile la prestazione di maggiore qualità è arrivata dai 400 ostacoli: Femke Bol ha corso in 52.18 [1.263 punti]. Ha fatto un pochino meglio di Salwa Eid Naser, 1.258 punti per il 48.70 sui 400 piani.
Noah Lyles ha chiuso l’appuntamento con un 200 vinto spalla-a-spalla a Letsile Tebogo, 19.74 contro 19.76. corsia numero 6 contro corsia numero 7: un tempo se non stavi nella corsia 4 certi tempi non li sfioravi neppure [se ne parlava qui a proposito del vecchio primato mondiale di Mennea]. Lyles ha ottenuto un primo posto in Diamond League per la 19esima volta in carriera. È il suo quinto diamante, com’è riuscito solo alla mezzofondista Faith Kipyegon.
The Athletic l’ha giudicata “una gara buona, non eccellente per i suoi standard”. Tebogo è stato in testa dalla partenza fino a metà gara: era ancora in vantaggio ai 180 metri. Lyles lo ha preso negli ultimi 20 con un tuffo sul traguardo. È la dodicesima vittoria consecutiva sui 200 metri. Ha perso due volte nelle ultime 32 gare, sempre l’estate scorsa, sempre contro Tebogo, sempre a Parigi, semifinale e finale olimpica. Quando si scoprì che era positivo al Covid. Lyles va in Giappone per fare doppietta [100-200] e per aggiungere un quarto titolo mondiale ai tre che già detiene nei 200, un’impresa riuscita solo a Usain Bolt fra il 2009 e il 2015.
Iapichino e Mihambo si battono e si sorridono
Nella tappa di Londra era successo che Larissa Iapichino avesse saltato 6,92 all’ultimo balzo, un centimetro, solo un centimetro dietro Malaika Mihambo. Finì con un sincero divertimento, una serie di risate, gli abbracci all’avversaria, ma tu pensa, ma guarda, un centimetro, e vabbè. Ieri sera sulla pedana di Zurigo, il 6,93 lo aveva messo da parte lei, Larissa. Al terzo tentativo. È stata la tedesca a tentare il sorpasso all’ultimo balzo. Peraltro: Mihambo degli ultimi salti è la regina. Sia ai Mondiali di Doha nel 2019 sia ai Mondiali di Eugene del 2022 il suo ultimo salto diede un oro alla Germania e contestualmente impedì uno storico sorpasso nel medagliere dell’Africa sull’Europa – lei che assai simbolicamente è figlia di un uomo emigrato dalla Tanzania. È la regina dell’ultimo salto anche perché spesso e malvolentieri litiga con le pedane. Una volta pasticcia e si fa misurare a 4 metri e 70, un’altra volta infila una serie di nulli, un’altra ancora lascia 20 centimetri di margine quando stacca sull’asse di battuta. È la lunghista che più si avvantaggerebbe di quell’esperimento provato qualche mese fa. Anche ieri sera ha fatto la sua migliore misura all’ultimo tentativo: 6,92. Un centimetro in meno lei – stavolta. E anche a Zurigo un sincero divertimento, una serie di risate, gli abbracci a Larissa Iapichino, ma tu pensa, ma guarda, un centimetro, e vabbè.
Guardian: “Il debutto della maratona di Sydney coincide con il boom della corsa in Australia”. ➔ Elise Beacom ha scritto: “Le maratone vanno a ruba come i biglietti di Taylor Swift. Correre è di moda e molti nuovi runner cercano il percorso più breve dal divano di casa alla maratona più vicina, una corsa su una distanza che un tempo veniva considerata sovrumana. Ora, con la proliferazione di allenamenti condivisi online e la mentalità di Ned Brockman secondo cui estremo è meglio, correre 42,2 km non è mai sembrato così fattibile”. [per intero si trova qui]
Athletics Illustrated: “Eliud Kipchoge e Sifan Hassan pronti a correre la maratona di Sydney”
Norris e Piastri come Guardiola e Mourinho
Già ieri pioveva e potrebbe non smettere. Il GP di Zandvoort potrebbe tenersi proprio nel segno delle cateratte [basta che non sia cataratta]. A L’Equipe stamattina sostengono che la circostanza potrebbe aiutare qualche pilota deluso, qualche pilota in cerca di un’occasione per tornare alla ribalta. Hanno messo la foto di Lewis Hamilton per illustrare il pensiero e lo descrivono in conferenza stampa come “rannicchiato nel colletto del suo parka Ferrari e a volte con lo sguardo altrove”.
Riprende così il Mondiale dopo la sosta e riprende il duello interno alla McLaren per il titolo piloti. Se ne occupa Rivista Contrasti con Giacomo Cunial, disegnando il profilo dei due papaya e proponendo in chiave automobilistica alcuni concetti che regolarmente vengono cavalcati nel racconto del calcio. Il titolo chiarisce definitivamente le intenzioni: “Essere Piastri nell’era Norris”, dove per era Norris, Rivista Contrasti intende una gerarchia costruita “in ufficio con la divisione marketing”, oppure nei comunicati stampa, nelle trasmissioni TV, sui social”. Piastri è invece l’underdog che ce l’ha fatta contro i radical-chic.
“Lando Norris era ed è il protagonista inglese perfetto: britannico, cresciuto nel vivaio McLaren, educato, brillante, pop, instagrammabile, mai “scorretto”, il volto ideale per un pubblico che prima o poi doveva scrollarsi di dosso l’ombra pesante di Hamilton o non riesce a recepire l’inaccessibilità caratteriale di Verstappen. In qualche modo era stato deciso che fosse lui il campione del futuro, assieme a George Russell, altro fenomeno pop entrato col tappeto rosso mediatico nel circus. Eppure — come spesso succede nello sport, quando è davvero sport — la pista ha una trama tutta sua. Oscar Piastri, australiano di poche parole e molta guida, ha scompaginato la sceneggiatura creata attorno a Lando Norris. Non con clamore, ma con la tenacia paziente di chi non pretende il palcoscenico: se lo prende. Mentre Norris aveva già il favore delle copertine e dei social, Piastri si è conquistato un posto ma soprattutto i Gran Premi. Quasi l’australiano sta riuscendo a ricordare, nei modi, un certo Kimi Raikkonen. È la sostanza che disinnesca la forma”.
Norris sarebbe la pianta Guardiola, Piastri sarebbe la pianta Mourinho – per dirla in termini che non riusciamo ancora ad abbandonare. Ancora si legge: “Piastri e McLaren si somigliano più di quanto si possa pensare: nessuno dei due urla. Ma quando funzionano, funzionano meglio di tutti. Norris, in questo ambiente, sembrava destinato a raccogliere il testimone. Ma il talento da solo non basta. Serve saperlo sopportare. Serve sopportare anche e soprattutto la pressione, la psicologia, l’estremo delle corse. E Piastri, oggi, sembra sopportare meglio il peso di tutto, anche della responsabilità di competere”.
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Dai campi
La morte di Angela Mortimer, l’altra faccia di Althea Gibson
▥ La tennista che non sentiva il suono della palla è morta lunedì all’età di 93 anni. Angela Mortimer era stata negli anni Cinquanta l’altra faccia di Althea Gibson, la prima afro-americana a vincere uno Slam, la donna che ha abbattuto le barriere, la cui eredità viene celebrata in questa edizione degli US Open. Poff, poff – dice Adriano Panatta a quel tale in quel film. Angela Mortimer riuscì a vincere tre titoli dello Slam [Roland-Garros 1955, Australian Open 1958, Wimbledon 1961] senza sapere cosa fosse. Soffriva di una grave ipoacusia fin da bambina. All’età di 8 anni aveva tentato di dissotterrare una bomba inesplosa nella brughiera dietro casa. Del tennis sentiva solo quel che accadeva a volume molto alto. Gli applausi, per esempio. Non sentiva i rimbalzi, non sentiva il rumore del colpo sul piatto delle corde. Non chiese compassione. Disse che tutto quel silenzio l’aiutava. «Penso che mi abbia aiutato a concentrarmi ancora meglio sui miei colpi, eliminando qualsiasi tipo di distrazione».
Quando fece il primo provino, il maestro le disse di lasciar perdere, non era per lei. Il Guardian ha scritto che “molti adolescenti sarebbero sopravvissuti alla crudeltà di quella valutazione, ma Mortimer aveva già preso la sua decisione. Sarebbe diventata una tennista” [l’obituary si legge per intero qui]
La storia di Angela Mortimer è stata anche la storia di Althea Gibson – così ha scritto in Germania Der Spiegel per salutare la campionessa britannica. Gibson era figlia di braccianti agricoli della Carolina del Sud e dopo il suo primo successo a Wimbledon disse che era stata tanta la strada fare, ce n’era stata proprio tanta dalla sezione dell’autobus riservata ai neri fino alla stretta di mano alla Regina. L’All England Tennis Club si rifiutò di accettarla come membro. Dovette continuare a cambiarsi in macchina perché in molti club non le era permesso entrare negli spogliatoio. È morta in povertà nel 2003.
Angela Mortimer faceva la sua corsa parallela di donna che sfidava altre convenzioni. Si prese la libertà di non mettere il gonnellino bianco. Giocava in pantaloncini corti, indifferente alle lamentele degli organizzatori. Ted Tinling, il più famoso stilista di tennis, si offrì di creare una linea di abbigliamento solo per lei. Angela disse oh grazie, lei è molto gentile, se è solo per me allora disegni dei pantaloncini. E così fu.
John Barrett, suo marito, sarebbe diventato la voce del tennis alla BBC. Insieme sono entrati nella Hall of Fame, i soli coniugi fino all’arrivo di Andre Agassi e Steffi Graf.
Le accuse di razzismo a Jelena Ostapenko
▥ Eppure, nel torneo che ricorda Althea Gibson, ci sono ancora frammenti di società anni Cinquanta che riemergono. È l’accusa che viene mossa a Jelena Ostapenko da Andscape, la piattaforma mediatica Disney dedicata alla valorizzare dell’identità nera. Jerry Bembry ha scritto del battibecco post-partita fra la tennista lettone e Taylor Townsend. Secondo la versione riferita dalla statunitense, Ostapenko l’avrebbe giudicata nello scambio verbale a rete una donna «senza classe, senza istruzione». Parole che su Andscape paiono “simili a quelle che Gibson avrebbe potuto sentire nel 1950, non quelle che ci si aspetterebbe di sentire in un grande evento sportivo del 2025”.
Se si indaga un po’ – dice la rivista – il percorso di Ostapenko è ogni tanto costellato di uscite di questo genere. Sei anni fa, dopo aver protestato senza successo per una chiamata in favore di Coco Gauff, tenne la palla sollevata in aria e chiese ripetutamente all’arbitro: La vedi? Adesso riesci a vedere la palla? Sei sicuro? Un’altra volta tirò una racchetta in testa a un raccattapalle e la sua avversria Naomi Broady ne chiese invano la squalifica. Nel 2021 a un cambio di campo pare che avesse pronunciato contro Maria Sakkari parole che Gianni Clerici avrebbe detto “irriferibili”. Sakkari chiese all’arbitro di andare alla Var, sul serio, voleva che scendesse dal sediolone per andare a riguardare le immagini e leggere il labiale.
“Diciamolo chiaramente – ha scritto allora Andscape – gli atleti, nella foga del momento, perdono la calma. Lo capiamo. Ma se fosse dimostrato che Ostapenko ha effettivamente affermato che Townsend non ha istruzione e non ha classe, si sarebbe oltrepassato un limite, e gli organi di governo del tennis dovrebbero affrontare la questione”.
L’immarcabile Antetokounmpo
Giannis Antetokounmpo ha avuto contro l’Italia un inizio di partita spettacolare. Poi è cresciuto un po’. Incontenibile. Immarcabile. Imprendibile. Un giocatore di un’altra dimensione. Un professore di filologia germanica in mezzo a studenti che ripetono the pen is on the table. Tutta la squadra intorno a lui s’è adeguata. La squadra avversaria meno. Nel primo periodo l’italia è stata tenuta a 12 punti, nove li ha segnati Melli. Il problema più grande è stata la scarsa vena di Simone Fontecchio, zero punti e 0/6 dal campo. Quando anche Melli ha cominciato a rallentare, la Grecia si è tenuta stabilmente su un vantaggio a due cifre. Il punto chiave della partita è stato una tripla segnata da Thanasis Antetokounmpo, il fratello di Giannis, il tiro in totale libertà che ha portato il punteggio sul 71-61 a poco meno di tre minuti dalla fine. Giannis ha chiuso a 31, Melli a 15, Saliou Niang ne ha aggiunti 11 – il migliore in campo tra gli azzurri dal divano di casa Slalom. Nelle pagelle di Backdoorpodcast il voto più alto l’ha preso Melli [7,5]: “Il primo tempo è enciclopedico, tra canestri, rimbalzi e difesa, attaccando sempre Mitoglou. Nella ripresa è più silente in attacco, ma c’è sempre dietro”.
Quando finisce un amore, ti senti un buco nello stomaco. Lo dice Riccardo Cocciante, e quando finisce un amore voi a Riccardo Cocciante non lo dovete contraddire. È il campione degli amori finiti, degli amori mai nati, degli amori sfioriti. Quando finisce un amore, state a sentire a Riccardo vostro: nemmeno se cambiassi faccia.
Quando invece finisce un ciclo, ti senti lo stesso un buco nello stomaco, ti senti pure il vuoto nella testa e si sente anche un gigantesco rumore. Quando un ciclo sportivo finisce in Spagna, il rumore è fragoroso. Il tiki-taka della Nazionale di calcio implose ai Mondiali in Brasile sotto cinque gol dell’Olanda. La meravigliosa Spagna di Scariolo campione del mondo nel 2019 e campione d’Europa nel 2022 si è probabilmente spiaggiata ieri sull’isola di Cipro con la sconfitta subita alla Georgia. Dice Juan Gutiérrez su As che il sospetto esisteva, “lo pensavamo tutti, anche se eravamo ancora aggrappati all’idea della bacchetta magica di Scariolo”. Appoggiandosi a Shengelia, Bitadze, Mamukelashvili, Shermadini, la Georgia ha vinto non solo per qualità, ma anche “con orgoglio, anima, determinazione e ambizione. Fa parte delle caratteristiche di quel popolo patriottico. Uno spirito che mancava tra gli spagnoli. Scariolo dice ancora che c’è un futuro. Dobbiamo confidare in lui. Ma prima è giunto il momento di chiudere quest’epoca con la dignità che la sua storia merita”.
El Confidencial la chiama una dura realtà, il peggior inizio che si potesse immaginare. El Mundo dice che è un ritorno sulla terra. “Ogni barlume di speranza si è trasformato in amarezza”.
Le partite di oggi
Lituania-Montenegro sarà qualcosa in più del duello fra Jonas Valanciunas e Nikola Vucevic, ma sarà soprattutto il duello fra Jonas Valanciunas e Nikola Vucevic. All’esordio con la Gran Bretagna, i lituani hanno tirato con un irreale 2/19 da tre. Irreale per la loro tradizione e il loro dna. Con il Montenegro non potranno permetterselo.
La Lettonia gioca a casa sua il derby baltico con l’Estonia per ridare fiato all’ipotesi della vigilia, quando era considerata una delle outsider. La partita d’esordio con la Turchia è stata invece un fiasco totale.
La Serbia ha fatto una grande impressione all’osservatore GenZ dentro casa Slalom, lui dice che solo la Germania se la gioca, nemmeno la Francia. L’esordio di Dennis Schröder [21 punti] è stato del resto molto convincente. Contro l’Estonia, la Serbia ha toccato anche il +20 e stasera il Portogallo è un avversario dal talento individuale finanche inferiore. Jokic potrebbe imperversare.
La Finlandia ha la possibilità di aggiungere una seconda vittoria dopo quella nel derby scandinavo con la Svezia, ma ha lasciato 90 punti al non irresistibile attacco avversario all’esordio, e contro la Gran Bretagna dovrà dare una registrata alla difesa. Akwasi Yeboah è stato il migliore fra i britannici, il primo realizzatore di un canestro a questi Europei, ma la squadra è stata surclassata in area, avendo concesso 13 rimbalzi in attacco alla Lituania e avendone presi solo 10 in difesa. La Lituania ha segnato 62 punti da dentro l’area, compensando così lo scenufregio da tre di cui si parlava più su.
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Interpreti
La squadra di Jules Rimet punta alla Ligue 1
Adesso a Parigi esagerano. Per decenni hanno ignorato il calcio che appassionava le capitali del resto d’Europa. Negli ultimi trenta si sono progressivi appassionati al PSG e nella primavera scorsa hanno visto arrivare in Ligue 1 una seconda squadra. Adesso il Paris FC ha fatto venire la voglia pure alla Red Star, la squadra fondata da Jules Rimet in persona, una cuginetta della Coppa del mondo.
Nel giro di un secolo è scivolato indietro nelle gerarchie cittadine, ma pare che sia alle porte una sterzata alle ambizioni. L’Equipe racconta l’inaugurazione del nuovo centro di allenamento presso la sede regionale dell’Île-de-France a Saint-Ouen. La struttura accoglierà una sessantina di ragazzi in tre fasce d’età, dall’Under-16 all’Under-18. Ci sono voluti quasi diciotto anni per costruirlo. L’obiettivo è formare una squadra che abbia per l’80% giocatori provenienti dalla regioni, ha spiegato Patrice Haddad, il presidente. La ristrutturazione è complessiva, il club è stato ceduto nel 2022 a 777 Partners. Due anni dopo, le difficoltà finanziarie del fondo d’investimento hanno spinto il principale creditore, A-Cap, a recuperare l’asset – adesso el squadre di calcio si chiamano così. Asset. La compagnia assicurativa, anch’essa americana, è ora la proprietaria del club di Seine-Saint-Denis. E pare che intenda rimanerlo per molto tempo. Ma in Ligue 1. Altrimenti non ha senso.
L’Equipe racconta che si sono fatti avanti diversi investitori per subentrare, da Shawn e Philip Todd, a Stephen Pagliuca dell’Atalanta e dei Boston Celtics. A-Cap si è presa il tempo di analizzare e valutare come vanno le cose. Il budget per questa stagione è stimato in 15 milioni di euro, lo stadio è in fase di ristrutturazione e dovrebbe essere in grado di ospitare 10.000 persone entro la fine del 2026. Il business plan prevede la Ligue 1 entro il 2030.
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Orson Welles diceva: il montaggio è tutto. A cura di Angelo Carotenuto. Per segnalazioni sui contenuti e per suggerimenti: angelo.carotenuto@loslalom.it