Lo Slalom del 5 agosto | Cosa leggere, sapere e vedere

 

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# 1 giorno a Nizza-Benfica di Champions

 

     

►  IL MILAN ha presentato Luka Modric [Ha scelto il Diavolo non certo per the last dance scrive il Corriere] mentre l’Inter si è vista chiudere di nuovo la porta per arrivare a Lookman da Percassi. Il giocatore non si è presentato all’allenamento [è sparito, Corriere della sera] e il presidente dell’Atalanta chiarisce che un patto per la cessione c’era, ma riguardava l’estero, non i club italiani. 

◇  Novak Djokovic non giocherà il torneo di Cincinnati. Oggi il sorteggio. 

◇  Il basket italiano è in lutto per la morte di Marco Bonamico, 68 anni, ala della Virtus Bologna [due scudetti] e della Nazionale italiana che fu argento olimpico a Mosca 1980 e campione d’Europa 1983 a Nantes. Era soprannominato Il Marine.

◇  Repubblica scrive stamattina con Massimo Calandri che la pensione di Cahill può attendere. Starà con Sinner almeno fino al prossimo Open d’Australia di gennaio a Melbourne. Ieri Jannik è arrivato a Cincinnati e ha fatto il primo allenamento sul cemento dell’Ohio. 

 

 

   

Pesante? Perché usate sempre questo termine? Avete problemi con la forza di gravità?

Chris Lloyd

La grossa occasione che passa dal collo di Leonardo Fabbri

Tutti a vantarsi di questa leggerezza. Da quando cominciò Italo Calvino. Prima era una vergogna, si passava per spensierati e frivoli. Arrivò lui e spiegò in una lezione che «la leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore». Che sollievo, che liberazione, che leggerezza [appunto]. Ora possiamo ripeterlo senza sensi di colpa. Con le parole succede. Fino al giorno prima sono un tabù, poi arriva uno scrittore e una certa parola passa la dogana. 

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Cose successe nel frattempo ai campionati nazionali

▥   Il sedicenne Cooper Lutkenhaus segnalato da Slalom qualche giorno fa ce l’ha fatta. Ha migliorato il record mondiale Under-18 di oltre un secondo con 1:42.27, piazzandosi al secondo posto dei Trials davanti a Bryce Hoppel [1:42.49] e dietro un ritrovato Donovan Brazier: il campione del mondo 2019 è tornato a giugno dopo anni di infortuni e ha corso il personale in 1:42.16.

▥   La due volte campionessa olimpica Valarie Allman ha lanciato il disco a 71,45, aggiungendo una prova da 70,28 e altri quattro lanci oltre i 67 metri. Non ha mai vinto i Mondiali e pare kla volta buona.

▥    Dopo la vittoria nei 100 metri di venerdì, Melissa Jefferson-Wooden ha completato la sua doppietta con un altro primato personale. Ha fatto segnare 21.84 sui 200, secondo miglior tempo al mondo della stagione. Ha vinto davanti ad Anavia Battle (22.13) e Gabby Thomas, una delle tre atlete a segnare 22.20, terza e qualificata ai Mondiali per un millesimo di secondo.

▥   Noah Lyles ha corso i 200 in 19.63, miglior crono dell’anno. Lyles aveva vinto sia i 100 sia i 200 metri a Budapest e non aveva bisogno di passare dai Trials, ma ha fatto capire come la pensava battendo il campione dei 100 metri Kenny Bednarek per 19.63 a 19.67. Nei 200 metri Courtney Lindsey è qualificato da quarto con 19.82 perché Lyles aveva una wild card. Fuori Erriyon Knighton con 19.97

▥   Il bronzo olimpico Emmanouil Karalis ha migliorato il record greco di salto con l’asta portandolo a 6,08  e salendo al quarto posto nella classifica mondiale di tutti i tempi alle spalle dei soli Mondo Duplantis, Renaud Lavillenie e Sergey Bubka. L’altro super greco Miltiadis Tentoglou ha saltato 8,12 nel lungo, un po’ meno di quanto faceva Furlani a Caorle.

▥   Ai Campionati francesi di Talence, Gabriel Bordier ha fatto il record mondiale dei 10 km di marcia [37:23.99] migliorando il crono del giapponese Eiki Takahashi [2020]. Un avversario in più per Massimo Stano.

▥   Just Kwaou-Mathey ha infranto per la prima volta la barriera dei 13 secondi nei 110 metri ostacoli [12.99] salendo al secondo posto nella classifica mondiale della stagione, mentre Lorenzo Simonelli a Caorle faceva 13.18. 

▥   Melvin Raffin è invece il nome in più da cui dovrà guardarsi Andy Diaz nel triplo. È salito al secondo posto della classifica mondiale vincendo i campionati francesi con il record personale di 17,52. 

▥    Mélina Robert-Michon ha vinto sempre in Francia il suo 24esimo titolo nazionale di lancio del disco con la misura di 61,64 

▥   Avversari per Marcell Jacobs ce ne sono in abbondanza. Aggiungiamo pure il brasiliano Cardoso, sceso a 9,93 con il nuovo record sudamericano. Era già diventato il primo del suo paese sotto i 10 secondi [9.97 nel 2023]. 

▥   A proposito di sprint. Ai Trials UK, Hughes ha fatto doppietta correndo i 200 in 19.90 e in 100 in 9.94 

▥   Malaika Mihambo ha dominato il salto in lungo femminile ai campionati tedeschi con la misura di 6,82, nelle sue migliori tradizioni centrata all’ultimo salto dopo una serie di litigi e baruffe con l’asse di battuta. 

 

 


  

 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   In Francia l’ascesa della seconda squadra di Parigi e il bilancio dei Mondiali di nuoto – In Inghilterra il cricket – In Spagna e in Italia il calciomercato

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I temi del giorno

 

 

I giorni di gloria dei direttori sportivi

Fu più o meno negli Ottanta che sui giornali il d.s. diventò diesse, proprio mentre il c.t. altrimenti detto Ct si trasformava spesso e volentieri in un cittì. La tv prendeva la forma della tivù, in qualche caso con due v. Diesse aveva su carta il pregio di distinguere il ds scritto senza puntini dalla Ds, la Domenica sportiva – che però aveva la maiuscola. Sono stati anni difficili.

Si faceva il diesse perché un presidente pensava che avresti saputo farlo bene. Più o meno era questa la logica che abitava dietro le assunzioni. Non c’erano i match analyst, non c’erano i database, moneyball poteva essere al massimo una maccheronica palla di soldi. Era un calcio nel quale per prendere un calciatore potevi fare affidamento al massimo su qualche videocassetta, oppure bisognava partire, partire andare e vedere. Un diesse faceva affidamento sugli osservatori, altra figura leggendaria. I vecchi del mestiere raccontavano che un tempo i giocatori andavano visti sette volte: con il sole, con la pioggia, in casa, fuori casa, contro una squadra più forte, contro una più debole e la settima volta in un derby. Questa filastrocca, riferita agli osservatori contemporanei, produce come reazione uno scettico bah

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Le analisi

I ricconi di Francia passano a due

  Si è aperta l’era della coabitazione, così dice l’Équipe a proposito di PSG e PFC, dove PFC sta per Paris Football Club, la squadra tornata nella serie A francese a distanza di 46 anni dall’ultima volta e destinata a sfruculiare la creatura qatarina di Nasser al-Khelaifi. Non hanno l’aria di essere passeggeri in transizione. Il proprietario è Antoine Arnault, figlio di Bernard, amministratore delegato di Berluti, presidente di Loro Piana, entrato nel mondo del lusso governato da suo padre una ventina d’anni fa come capo della comunicazione di Louis Vuitton, quando una lista del World Economic Forum inserì il suo nome tra i giovani decisionisti mondiali. 

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Le immagini della giornata di ieri

 Il Giro di Polonia e i gol di Napoli-Casertana

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Dai campi

Il campionato scozzese potrebbe farci qualche sorpresa

Secondo la BBC, il campionato scozzese appena cominciato potrebbe essere diverso dai soliti, potrebbe essere più equilibrato, più in bilico, fino al punto da sfuggire al duopolio della tradizione. Il dominio del Celtic ha prodotto 13 titoli negli ultimi campionati e l’aggancio ai Rangers a quota 55. L’ultima stagione è finita con 17 punti di vantaggio, ma tra i tifosi di Glasgow est cresce il malcontento, proprio mentre i Rangers col nuovo allenatore Russell Martin hanno avuto un avvio lanciato, superando pure il preliminare di Champions con il Panathinaikos. 

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Interpreti

 

    

L’ascesa di Victoria Mboko

Dentro casa Mboko il tennis è stato un corridoio, come quei ritagli di spazio che si ricavano in una terra ferita per sbucare da un’altra parte. Ha giocato Gracia, la figlia maggiore di Cyprien e Godee, papà e mamma scappati dalla Repubblica Democratica del Congo verso gli USA per motivi politici. Ha giocato il fratello Kevin. Così ha cominciato a giocare per imitazione pure la piccola Victoria, nata a Charlotte ma diventata canadese quando tutti hanno trasferito sogni e bisogni dalla Carolina del Nord a Toronto. 

Victoria è cresciuta ma resta piccola se stamattina di lei si parla come della più giovane semifinalista del Masters 1000 canadese degli ultimi dieci anni. La rivista Tennis ha scritto che Mboko aggiunge il suo nome ai libri di storia per via di una serie di prestazioni stellari. L’ultima teenager che aveva seminato cotanto stupore era stata Belinda Bencic ai tempi della sua fatat adolescenza nel 2015. Arrivò fino al titolo. 

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 E guardo il mondo da un oblò: lo sport mentre succede

La prodigiosa Mboko a Montrèal

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Lewis Hamilton

Il week-end all’Hungaroring era cominciato con la depressione di Lewis Hamilton ed è finito con i nervi al vento di Charles Leclerc, così i problemi dentro la Ferrari sono passati a due. Il principino è sceso dalla macchina dopo il GP d’Ungheria parlando di problemi al telaio, ma secondo alcuni osservatori potrebbe esistere un tema di pressione delle gomme: qui Sky Sport propone la sua interpretazione dei fatti e la sua ricostruzione del grigio pomeriggio magiaro [questo è un omaggio ai grandi padri dell’allitterazione, da Petrarca a Montale]. 

Jean Alesi sul Corriere della sera dice che non gli è piaciuto niente della corsa della rosse in Ungheria, ma prima ci tiene a far sapere di aver visto la corsa nel ristorante Lo Scoglio a Nerano, al tavolo affianco c’era pure Steven Spielberg. Da questo incontro ravvicinato del terzo tipo con il più grande spacciatore di dinosauri dell’età contemporanea, Alesi è riemerso pensando che l’atteggiamento di Hamilton demoralizza chi lavora attorno a lui. Senna o Schumacher non avrebbero mai detto cose del genere, mentre Carlo Vanzini – la voce della F1 – ha detto che la frustrazione del Sir si può superare. 

Jacques Villeneuve ne ha parlato con Giulia Toninelli per la Gazzetta. «Lewis viene da esperienze completamente differenti in Formula 1 e in passato ha sempre lavorato con il metodo inglese e tedesco, ora si sta rendendo conto di quanto – in Ferrari – tutto sia diverso. Sicuramente sorprende vederlo così demoralizzato. Sembra sempre che in Ferrari ci sia un po’ di confusione nelle scelte e nelle comunicazioni, anche via radio, e questo non aiuta il suo adattamento. «L’anno prossimo sarà quello del vero confronto con Leclerc. Questa macchina non è stata disegnata per Hamilton mentre con i nuovi regolamenti si resetterà tutto nel 2026. Però comunque l’attenzione, e le aspettative per il suo arrivo, erano tante e non si può nascondere il fatto che il primo periodo sia stato senza dubbio deludente».

 

In ricordo di Marco Bonamico

Il Marine, dunque. Così stamattina tutti ricordano Marco Bonamico, anzi il mio marine aggiunge Dan Peterson sulla Gazzetta dopo molti anni di pallacanestro vissuta uno di fianco all’altro. «Non aveva paura di niente e nessuno, ogni partita – ha detto ad Antonino Morici – per lui era come lo sbarco a Iwo Jima. Se chiudo gli occhi mi vengono in mente due ricordi. Stagione 1974-75. Marco a 17 anni era un altro ragazzo. Non aveva fatto semplicemente dei progressi rispetto all’anno precedente: era salito di livello come un razzo lanciato da Cape Canaveral, da allenatore facevo fatica a stargli dietro. A Udine, a inizio campionato, lo metto in quintetto e lui combina un disastro. Torna in panchina e io lo sfido sorridendo: “Sei sfortunato. La settimana prossima giochiamo contro Siena in casa davanti ai nostri tifosi: ti faccio partire di nuovo in quintetto”. Risultato: schiacciate, difesa, dominio. Uno spettacolo. Il suo lavoro per il sindacato dei giocatori è stato prezioso. Ma non mi ha certo sorpreso: aveva la faccia tosta e la personalità per parlare con presidenti come Porelli alla Virtus e trattare alla pari con tutti. Ce l’aveva dentro».

Giorgio Burreddu, ancora sulla Gazzetta, dice che al basket ci arrivò per caso. E tardi. In prima media il professore di applicazioni tecniche fece costruire alla sua classe un tabellone in legno col canestro. Bonamico è stato soprattutto dedizione e talento. Purissimo. Metodico, severo, un gigante gentile secondo la formula scelta per il titolo. 

 

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Oggi

 

 

Dinamo Kiev vs Pafos

  Le squadre in corsa nel terzo preliminare sono 20. Sono divise lungo due cammini differenti, due binari: il torneo dei campioni e il tornei dei piazzati. Per queste due vie passeranno il turno in 10 e andranno a giocarsi ai play-off la qualificazione alla Champions vera e propria, il maxi-girone preliminare che abbiamo conosciuto nella stagione scorsa. 

Ci sono tracce di antica nobiltà alla ricerca del tempo perduto. Stasera vanno in campo il Malmoe finalista nel 1979, la Dinamo Kiev che vinse due Coppe delle Coppe e ai tempi di Lobanovski incantava, i Rangers Glasgow che hanno il loro nome nello stesso albo d’oro. Domani tocca al Bruges finalista nel 1978, al Ferencvaros del Pallone d’oro 1967 [Flórián Albert], alla Stella Rossa Belgrado campione nel 1991, al Feyenoord campione nel 1970 e del Benfica che ne parliamo a fare. 

Non è una squadra ma la Champions l’ha vinta due volte pure Josè Mourinho, sulla panchina del Fenerbahçe per provare a rimettere piede nella Coppa a cinque anni di distanza. La Gazzetta stamattina gli dedica una pagina con la convinzione che la Champions ha bisogno di lui. L’UEFA dovrebbe far sapere nei prossimi giorni che il torneo si terrà regolarmente anche in caso di eliminazione dei turchi. 

Stasera se ci fosse un biglietto varrebbe la pena andare a Lublino, Polonia, uno dei nomi più colmi del dramma del Novecento e dove i drammi di oggi si affacciano con la Dinamo Kiev che qui gioca le sue partite casalinghe. 

In scarpette e pantaloncini passano stasera da avversari tra i corridoi dello stadio i ciprioti del Pafos Football Club, signori del campo neutro, sorteggiati per la seconda volta di fila contro una squadra di un paese di guerra: al turno precedente gli è toccato andare in Serbia per affrontare ed eliminare il Maccabi di Tel-Aviv. 

Pafos è il posto al quale Esiodo e Omero hanno attribuito la nascita di Venere. Ci sono l’aeroporto e l’over turismo low cost. È patrimonio UNESCO dell’umanità e allo stadio Stelios Kyriakides stanno crescendo le ambizioni. L’altro ieri i tifosi sono andati all’aeroporto per accogliere David Luiz, il brasiliano che ha scelto di vivere il suo tramonto davanti ai tramonti dell’isola. La squadra è nata una decina d’anni fa dalla fusione tra l’AEK Kouklion e l’AEP Paphos e sulla stemma c’è la faccia di Evagoras Pallikarides, rivoluzionario greco-cipriota membro dell’EOKA durante la campagna del 1955-1959 contro il dominio britannico sull’isola, giustiziato per possesso di armi da fuoco. Il gran lancio del Pafos nel calcio internazionale si deve ai soldini del signor Roman Dubov, un britannico dalle evidenti origini russe. Ha ristrutturato il campo d’allenamento e ha investito nelle giovanili. Così nel 2024 è arrivata la prima Coppa della storia e nel 2025 il primo scudetto, ma il Pafos ha pure una squadra di beach soccer che gioca la Champions League. 

 


     

 Guida allo sport in tv di oggi

Le amichevoli di calcio delle squadre di A

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L’ultimo scroll

   

Roberto Saviano e il Napoli

«Mio padre mi ha trascinato allo stadio e viviamo ancora fusi nelle nostre visioni: le telefonate iniziano affettuosamente e proseguono sulle rispettive opinioni calcistiche. Penso emergerebbe pure in analisi da uno psicologo che tra di noi c’è un collegamento radicato attraverso il Napoli. Ho conosciuto Vinicio, Sivori, Burgnich, Juliano, Krol senza averli visti ma attraverso i suoi racconti. Lui che è svenuto quando è morto Diego». 

Il Napoli allo stadio per ovvi motivi è impossibile. 

«Mi piacerebbe, ci sarei potuto andare – non sarebbe stato agevole, chiaramente – ma a un certo punto, sa com’è la scaramanzia, ho preferito evitare. Vuoi vedere che perdiamo proprio nell’ora e mezza in cui ci sto io? mi sono detto». 

Quattro scudetti non le bastano, par di capire. 

«Voglio la stella. La merita De Laurentiis che, lo comprendo, lascia che la narrazione su di lui si fermi al manager calcistico, mentre gli va riconosciuto il merito di aver estirpato la camorra dallo stadio. La presenza della delinquenza nelle curve sta riemergendo adesso, con le varie inchieste che hanno mostrato l’omertà di alcune proprietà». 

Il calciatore che la incanta oggi… 

«Lobotka. È un intellettuale. Senza di lui, il calcio viene scarabocchiato». – intervista di antonio giordano, La Gazzetta dello sport, ieri

 

     

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