Il futuro di Pauline Ferrand-Prévot

 

Quali obiettivi può darsi dopo aver vinto il Tour

Raccontano che da bambina, nella casa dei genitori a pochi km da Reims, Pauline Ferrand-Prévôt andava a sedersi sul divano di famiglia tra il fratello maggiore e la sorella minore ogni volta che arrivava l’estate.

L’estate non comincia il 21 giugno. L’estate comincia quando comincia il Tour de France. Di ritorno dal Reims Université Club, dove durante le vacanze sperimentava una serie indefinibile di sport diversi, ma guardava tutto il ciclismo in tv e comprava le figurine dei ciclisti. A sua madre Sylviane, strabiliata da tanta ossessione, ripeteva sospirando che le sarebbe piaciuto nascere maschio.

Questo racconta stamattina L’Équipe nel celebrare come Gutenberg comanda [7 pagine] la maglia gialla della signora francese della bicicletta. È un altro racconto che non farà piacere a Jeannie Longo. Non solo la trentatreenne Pauline ha cassato dalla memoria collettiva di un paese le sue imprese, ora sappiamo che neppure la bambina Pauline le considerava abbastanza. Voleva essere Jalabert, non lei. 

Quando a casa crollarono e le diedero una bici da corsa, Pauline cominciò a battere regolarmente i maschi. Durante le gare, raccontano adesso i genitori, se gli altri bambini la vedevano arrivare e scendere dalla macchina, abbassavano la testa. A cinque anni pareva che si volesse dare al pattinaggio artistico. La nonna le aveva preparato una meravigliosa divisa. Arrivò ultima, la prese male e quella sera stessa disse a sua madre che la bicicletta, quella sì, la bicicletta voleva. 

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Dopo l’impresa di sabato sul Col de la Madeleine, dove ha dato quasi due minuti alla migliore scalatrice al mondo [Sarah Gigante] e oltre tre minuti alle favorite [Demi Vollering e Katarzyna Niewiadoma], ieri in maglia gialla PFP è arrivata sola sola sul traguardo di Châtel Les Portes du Soleil, con una ventina di secondi di vantaggio sulle più brave dopo essersi fatta 7 km da sola.

L’AGIOGRAFIA

È fatale che stamattina la Francia caschi nell’agiografia come Lucio Dalla finiva dentro gli occhi di Cara quando lei si faceva più vicino. Così mamma Sylvaine racconta di quella volta in cui la portò al Parco Léo-Lagrange, le tolse le rotelle e la mise in cima a una collina.

La vincitrice del Tour de France pare che sia andata a sbattere contro un albero, o forse è solo che stamattina diverte raccontare la sua storia in questo modo, chi lo sa, chi lo può sapere. La signora Sylvaine, pedalatrice appassionata pure lei, arrivò a fondare un club [AC Bazancourt-Reims] pur di dare un guscio alla ragazza, in effetti parecchio versata anche nel nuoto, ma soprattutto competitiva in tutto. Se ne accorsero i tredicenni iscritti ai campionati francesi di mountain bike per cadetti. Pareva che avesse già l’esperienza di una adulta, la stessa aggressività e la stessa passione. 

Era un po’ focosa dice la maman, detestava la noia ricorda Julien Guiborel, allenatore della nazionale giovanile di Francia. A scuola diceva di voler fare il medico, ma quando prese la maturità scientifica diventò campionessa del mondo jr di ciclismo. E da lì vrooom, con questa sua capacità di passare da un obiettivo all’altro, di correre sulla ghiaia del gravel, sul fango del ciclocross, di tenersi lontana dalla strada per 10 anni, tornare e vincere una Roubaix per preparare il Tour. 

L’Équipe insiste molto sul fatto che fosse priva di modelli in cui riconoscersi, per questo ha sperimentato una moltitudine di discipline, coltivando la varietà. Intorno a lei raccontano che dopo i Giochi di Parigi e l’oro nel cross country temevano un calo di motivazione, la depressione post olimpica, la chiama mammà, alla guida di un camper con il marito in coda alla carovana del Tour per otto giorni. Dice di avergliene parlato e si direbbe che il calo di motivazione non c’era, non c’è stato. Anzi, si è risvegliato quello stupore televisivo di ogni estate, stava sepolto da qualche parte, si è risvegliato sul Col del la Madeleine e sull’ultima salita di ieri tra le Alpi. Senza che fosse necessario essere un maschio dice L’Équipe. 

È la Regina Sole, titola Le Parisien, ma che ne sarà ora di lei? – si domanda Eurosport France. Se hai vinto il Tour alla tua prima partecipazione, se gli anni sono trentatré, quale ciclismo si può immaginare oltre l’orizzonte. Pauline Ferrand-Prévot ha risposto «Non lo so» a chi glielo ha chiesto ieri, «non lo so, voglio solo godermi questo momento: può anche capitare solo una volta nella vita».

Maman persil prezzemolinamente ha detto a RMC che potrebbe diventare campionessa del mondo di motocross e ha sbruffoneggiato aggiungendo che forse abbiamo capito male, forse non c’era un piano triennale per arrivare a vincere il Tour, forse il piano è vincerlo per tre anni di fila.

Replica di PFP: «Preparare il Tour è difficile, non sono sicura di poterlo fare di nuovo». Eurosport France dice che potrebbe provare a vincere il Giro, potrebbe andare al Fiandre, alle Strade Bianche, potrebbe puntare ai Giochi di Los Angeles, potrebbe tornare a vincere la Freccia Vallone dopo 10 anni dalla prima volta, o potrebbe prendersi la maglia iridata. Ce ne sono di cose che si possono fare. La prima potrebbe essere liberarsi di mammà. 

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