Lo Slalom del 25 luglio | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

# 1 giorno ai Mondiali di nuoto in piscina

 

     

►  LA NAZIONALE italiana femminile di calcio è stata ricevuta al Quirinale dal presidente Mattarella. La capitana Cristiana Girelli si è commossa durante il discorso nel quale chiedeva rispetto e visibilità. Il presidente ha citato l’articolo 3 della Costituzione, sull’uguaglianza e le pari opportunità.

◇  Ai Mondiali di nuoto in Singapore è arrivata la nona medaglia per l’Italia, la terza nell’artistico dopo i sei argenti nelle acque libere. Enrica Piccoli e Lucrezia Ruggiero hanno vinto l’argento nel doppio libero femminile alle spalle del duo spagnolo formato da Lilou Lluis Valette e Iris Casas Tio, una medaglia storica scrivono in Spagna. Cioè. Nel senso che lo dicono del loro oro, non dell’argento italiano. Al terzo posto le russe sotto bandiera neutrale Maiia Doroshko e Tatiana Gayday. 

◇  Il Settebello ha chiuso il torneo al 7° posto battendo gli USA, stesso piazzamento ottenuto l’altro ieri dalla Nazionale femminile. È il peggior risultato maschile ai Mondiali dal 2009 [11° posto] e arriva dopo due settimi posti alle ultime due Olimpiadi. Per il Setterosa è la stessa posizione di un anno fa, il minimo dal 2013 in poi. Il titolo mondiale maschile è stato vinto dalla Spagna in finale sull’Ungheria, i napoletani biondi come li chiamava Brera. Due giorni fa pure le napoletane bionde avevano perso in finale contro la Grecia. 

◇   Ben O’Connor ha vinto la tappa regina del Tour de France andando in fuga sulla prima salita del Col du Glandon, resistendo al ritorno di Vingegaard e Pogacar sul Col de la Madeleine e rilanciando l’azione sul Col de la Loze finale. Pogacar ha conservato la maglia gialla. Domenica l’arrivo a Parigi

◇  Douglas Luiz non si è presentato al raduno della Juventus, senza dare spiegazioni. La Juve riparte con un problema in più titola il Corriere della sera e Massimiliano Nerozzi dice che da qualche estate ogni stagione somiglia a un quiz: da Lascia (le ambizioni) a Raddoppia (i guai). Repubblica sottolinea che gli esuberi bloccano il mercato ed Emanuele Gamba fa notare che sul sito ufficiale della Juventus, la rosa della prossima stagione ancora non c’è: coming soon, sta scritto. Per il Corriere dello sport-stadio la Juve è su un piano inclinato. 

◇  Andrea Pirlo torna in panchina. Allenerà lo United FC di Dubai, nella serie B degli Emirati Arabi. A proposito della retorica sulla classe 2006. 

◇  Tre ori per l’atletica italiana alle Universiadi e sono tre ori femminili: Eloisa Coiro negli 800 [1:59.84], Vittoria Fontana nei 200 [22.79, miglior crono dei suoi ultimi tre anni], Alice Muraro nei 400 ostacoli [54.60, tredici centesimi sotto il suo miglior tempo del 2024]. 

◇  Venus Williams è stata eliminata stanotte negli ottavi di finale del torneo di Washington dalla polacca Magdalene Frech. Emma Raducanu ha battuto Naomi Osaka nel primo scontro diretto della loro carriera. 

 

 

   

Nella tempesta più forte c’è sempre un ucello che ci rassicura

René Clair

 

Cento anni di Fastnet, la laurea dei velisti

Quando successe quello che successe, tutti dissero che era stata una cosa da kamikaze, partire, imbarcarsi su uno scafo e restare al largo in quelle condizioni, con il vento che tirava a 60 nodi e il mare forza 10. La regata finale della Admiral’s Cup si era trasformata in una tragedia, con 26 barche affondate dalla tempesta e altre 30 finite in secca o abbandonate dagli equipaggi per saltare sulle scialuppe di salvataggio e mettersi al riparo.

Un lungo silenzio radio tra Genova e Plymouth per un po’ fece temere il peggio anche per le quattro barche italiane, ma quando le rintracciarono uno dei partecipanti disse che alla prima occasione sarebbe tornato per vincere, mentre cominciavano a girare le foto dei velisti del Condor che festeggiavano il successo, nonostante 19 morti. 

Molti anni dopo, Nick Ward avrebbe raccontato nel suo libro Abbandonati nella tempesta di come il compagno Gerry Winks gli fosse morto tra le braccia con un ultimo messaggio per sua moglie. Il Grimalkin – così si chiamava la loro barca – si era data a una scuffia più e più volte, compresa l’ultima definitiva verso l’alba, una capriola di 180 gradi lungo l’asse longitudinale. Ward si era risvegliato in acqua attaccato alla cintura di sicurezza e si era accorto che gli altri tre compagni di avventura se n’erano andati su una zattera, lasciando lui e Gerry sul Grimalkin. Lo skipper David Shehan era morto, il suo corpo non sarebbe stato mai più recuperato. 

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 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   In Francia il Tour – In Inghilterra il cricket – in spagna il titolo mondiale di pallanuoto e le vicende di Barça/Real – In Italia il calciomercato

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Le analisi

 

Lo scherzetto di Lotito a Sarri

Con la grana di Douglas Luiz fra capo e collo, la Juventus ha accolto Joao Mario e lo ha mandato a fare le visite mediche. Valentino Della Casa per sky Sport Insider ha scritto che il portoghese “si presenta come terzino molto offensivo, di quelli che partono dalla difesa ma non si fermano certo dietro. Anzi, salgono. E salgono pure parecchio. In patria il suo soprannome è Turbo Lopes”. Prima uscita di Tudor il 2 agosto contro la Reggiana alla Continassa. Da Torino potrebbe partire Miretti in direzione Napoli. Conte deve conoscere un bravo esorcista. I soldi che sta facendo spendere in due anni ad Aurelio De Laurentiis non li ha spesi Dino in tutta la sua carriera di produttore. C’è un rilancio per Ndoye del Bologna ma il Corriere dello sport-stadio fa il nome di Sterling, e Sky Sport cita come alternative Kubo, Grealish e Laurienté. La Stampa fa notare che al Toro passa lo straniero: nella rosa di Baroni ci sono 25 nazionalità diverse. 

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Dai campi

 

        

Non c’era nessun duello, Tadej e Jonas ci avete imbrogliato

Forse dovremmo rivedere l’idea che al Tour de France ci sia un duello, che ci sia stato, che ci sarà. I 4:15 di vantaggio per Tadej Pogacar su Jonas Vingegaard sono il sesto distacco più ampio fra primo e secondo degli ultimi vent’anni. Ancora tre linee del traguardo e sarà Parigi. La scoperta è che forse un duello vero non c’è stato mai. Tre degli altri cinque distacchi sono i 5:20 dello sloveno nel 2021, i 6:17 del 2024, i 7:29 di Vingegaard nel 2023. In cima a tutti c’è il Vincenzo Nibali del 2014 con i suoi 7:37 su Peraud. 

Il piano per mandare in crisi la maglia gialla era un pitoffio, una botta a muro. L’offensiva della Visma si è trasformata in un fiasco, spiega in termini più internazionali Pierre Menjot su L’Équipe. Un petardo bagnato. Il progetto reclamizzato in lungo e in largo per due settimane e mezza prevedeva che Matteo Jorgenson si sobbarcasse il grosso del lavoro mettendosi in testa al gruppo. Faticoso ma fin qui facile. È il secondo punto che non s’è realizzato mai: l’affondo di Vingegaard. È finito in un pasticcio, dice l’analisi del giornale francese, facendo calare il sipario su un Tour dove l’incertezza era una convenzione accettata solo alla partenza. 

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Le immagini della giornata di ieri

  La Nazionale di calcio al Quirinale

 🟨 La prima partita fra Raducanu e Osaka La finale ai Mondiali di pallanuoto La tappa regina al Tour de France La Nations League di pallavolo

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Interpreti

 

     

La morte di Hulk Hogan, il corpo dell’America anni Ottanta

  Prima che il wrestling da noi prendesse il nome con cui americani e inglesi chiamano la lotta olimpica, in televisione si chiamava catch. Arrivava in seconda serata su certi canali locali e il più rumoroso eroe era Antonio Inoki. 

Saliva sul ring in mutande nere, urlava ideogrammi in libertà, scaraventava via l’asciugamano e cominciava a menare nel racconto che una volta fece Alessandro Pasini sul Corriere della sera. Pugni e calci quasi tutti finti, lacci californiani, se occorreva sedie sulle teste, una volta ha pure tagliato i capelli a uno che lo aveva fatto particolarmente incazzare

Il suo aedo, uno dei miti trash della generazione, era Tony Fusaro, che si eccitava dicendo «ecco Kimura che vola qui di fianco a noi», come se l’Antonio fosse così forte da far planare uno da Tokyo a casa nostra con uno slavadente. Ma così era il catch: improbabile come gli anni Ottanta, divertente come un trionfo.

Kimura era il suo nemico più perfido insieme con Riki Choschu. Il suo rivale più onesto si chiamava Hulk Hogan, l’uomo che avrebbe fatto diventare quell’intrattenimento di nicchia un fenomeno pop, ovviamente in contrasto con il Codacons che protestava e giudicava le trasmissioni violente e diseducative. Fabrizio Miccoli giocava nella Fiorentina quando disse che la sera di Juventus-Liverpool, il primo Juventus-Liverpool vent’anni dopo l’Heysel, aveva preferito restare quattro ore davanti alla tv per vedere Wrestling Mania perché «lo seguo da quando c’era Hulk Hogan», e aveva continuato a farlo con Rey Misterio e Batista. «Ho l’album delle figurine e il gioco alla playstation». 

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La videochiamata di Pozzecco a Polonara

Gianmarco Pozzecco e tutta la sua band sono andati in palestra per cominciare a preparare gli Europei, ma prima ancora di sollevare un peso o di correre o di tirare una palla in un canestro hanno fatto una video chiamata ad Achille Polonara, ricoverato a Valencia per curare una forma di leucemia. Polonara è anche nell’elenco dei convocati di Pozzecco per la trasferta, con il ruolo di match analyst. Daniele Dallera sul Corriere della sera oggi scrive che in un letto di ospedale si sta corti e stretti anche se caposale, infermiere e medici premurosi quel letto lo hanno allungato e definisce il c.t. azzurro il dr. House dello sport italiano.

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Oggi

 

   

La Formula 1 sul circuito di Spa

|  parole  Stefano Domenicali

➣  Piastri-Norris, finora un duello soft.

«Sì, ma prima o poi uno butterà fuori l’altro. La McLaren si sta preparando per quel momento, lasciarli correre non è da tutti. Lo dico perché ci sono passato, quando ero in quel ruolo (alla Ferrari ndr ) non facevo così. Poi la McLaren insegna che nei momenti di difficoltà non bisogna disperarsi: se hai persone e strumenti adeguati, le cose cambiano in fretta».

➣   Sembra un messaggio per la Ferrari. A Vasseur va dato altro tempo?

«Anche qui non entro nel merito. Con tempi e risorse giuste i risultati arrivano. Ci sono stati cambiamenti importanti e bisogna lasciare che gli ingranaggi girino. Tagliare gli alberi è facile, ma se hai bisogno di ombra serve prudenza. I vertici della Ferrari hanno sicuramente gli elementi per prendere le decisioni giuste, e sicuramente le prenderanno nella logica della continuità e della necessità di avere il tempo di mettere in pista la macchina in progettazione».  – intervista di daniele sparisci, Corriere della sera

 

|  altre parole  Matteo Binotto

L’ex team principal della Ferrari ha parlato con Jacopo D’Orsi su La Stampa dopo due GP in cui la Sauber ha brillato, al punto da tornare su un podio dopo 13 anni, in attesa che arrivino i motori Audi. «Nell’ultimo anno abbiamo assunto quasi 150 persone, tanti giovani, non tutti specialisti di F1. Abbiamo un’academy per giovani ingegneri, il progetto guarda al futuro, l’obiettivo è provare a vincere dal 2030. Ci siamo dati cinque anni, se ci riusciremo ci avremo messo meno della Rossa».

A proposito di Ferrari ribadisce che avrebbe fatto scelte diverse [non avrebbe preso Hamilton] e dice che l’imitazione di Crozza non lo infastidiva, anzi, ogni tanto se la va pure a rivedere. Ecco. 

 


     

 Guida allo sport in tv di oggi

Darderi in semifinale a Umago

▥   I Mondiali under-19 di pallavolo Le prove e le qualifiche della F1 per la Sprint I Mondiali di scherma

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 E guardo il mondo da un oblò: lo sport mentre succede

 La sconfitta di Venus Williams a Washington

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