La Francia e la sua bestia nera: il quarto di finale con la Germania

 

  Dicono che prima di ogni partita, Laurent Bonadei scriva su una lavagna a fogli mobili dentro lo spogliatoio il numero di partite che mancano alla finale. Ne restano due. È quello l’obiettivo di una Francia paradossale, nazione guida del movimento globale, otto volte vincitrice della Champions con il Lione [13 finali complessive, 2 con il PSG], eppure soltanto una volta in semifinale su sette partecipazioni agli Europei, mai fra le prime tre ai Mondiali e neppure alle Olimpiadi. 

Voglio crederci titola grosso così L’Équipe in prima pagina, con le foto di Delphine Cascarino, Marie-Antoinette Katoto e Grace Geyoro in primo piano, non lassù in mansarda, perché calciomercato in prima pagina non se ne trova. Sei giorni dopo aver travolto l’Olanda [5-2] dopo essere stata in svantaggio a metà del tempo, Les Bleues tornano a Basilea per sfidare la Germania, storica bestia nera [se si può dire ancora, se si dice ancora]. La sfida è immensa, ma non insormontabile considera Syanie Dalmat raccontando che sulla collina di Heiden, tutto sembra perfetto: un campo base idilliaco, vista sul Lago di Costanza, le partite scatenate a carte Uno.

C’è solo ‘sto orologio della chiesa che rintocca ogni quarto d’ora. Pazienza. Quando c’è la conferenza stampa, pure amiche e parenti possono accedere all’hotel, così l’atmosfera diventa più rilassata e gioiosa. 

La Francia viene da 11 vittorie consecutive e finalmente ritrova Griedge Mbock Bathy, difensora del PSG e capitana, pronta all’esordio. È lei che lo dice, sente che non esiste più alcun complesso di inferiorità verso le tedesche, battute nel loro ultimo confronto a febbraio 2024, in semifinale di Nations League [2-1] per la prima volta al di fuori di un’amichevole. 

Il c.t. Laurent Bonadei ha tirato fuori addirittura la semifinale del Mundial maschile ‘82, ma per vendicarsi le ragazze non hanno bisogno di andare così indietro nel tempo – scrive l’Équipe – nessuna di loro era ancora nata

Undici mesi dopo la sconfitta alle Olimpiadi di Parigi contro il Brasile [0-1 nei quarti di finale], les Bleues sono al loro ennesimo assalto a una semifinale. Se mancassero l’obiettivo  per la terza volta di fila – dice il giornale francese – l’attuale striscia positiva avrebbe un peso inferiore e per la prima volta in un Europeo, le francesi non avrebbero giocato almeno quanto la volta precedente.

LE TEDESCHE

Vista dalla Germania si tratta di una partita in cui la nazionale dovrà scoprire se la transizione sotto la guida del Ct Christian Wück sarà coronata da successo. Sarà all’altezza del compito? chiede Anna Dreher da Zurigo per la Suddeutsche Zeitung. E noi dal divano che ne possiamo sapere? Die Zeit presenta la squadra a chi legge una a una. Stina Johannes ha una laurea in Matematica con una tesi in geometria differenziale. Giulia Gwinn ha avuto contrasti con sua madre per la sua voglia di giocare a calcio: andò al primo allenamento di nascosto. Sarai Linder è una fisioterapista. Di Carlotta Wamser la Frankfurter Rundschau dice che potrebbe giocare due partite al giorno. Sjoeke Nüsken ha studiato ingegneria civile. Sydney Lohmann è famosa per aver segnato il gol numero 1.000 del Bayern e per la sua capacità di aprire una bottiglia di birra con il tallone. Klara Bühl ha l’hobby antico dell’uncinetto. Lea Schüller è una micidiale attaccante apparsa sulla copertina di Vogue Germania ma assalita da altrettanto micidiali dolori per l’endometriosi. Laura Freigang è appassionata di fotografia. Selina Cerci ama invece la tv spazzatura e Giovanna Hoffmann legge la Bibbia.

Innamorarsi di Schertenleib e del tacco di Bonmatí

Due rigori sbagliati non hanno fermato la Spagna. Alla fine della partita le giocatrici svizzere hanno salutato il pubblico di casa come fosse stato un trionfo: storica è per loro la qualificazione ai quarti di finale. Ma era il massimo a cui potessero ambire ieri sera. Oltre che mostrare la sontuosa maniera di stare in campo di Sydney Schertenleib. Quando c’è lei bisognerebbe prevedere una cam personalizzata, un po’ come nella pallamano per Grace Zeudi. Tecnica, elegante, versatile ha scritto Irene Guevara su El Pais, e qui aspettiamo la prima partita del Barcellona per rivederla. Una folgorazione. Un numero 10 in un corpo da numero 8. Un numero 8 in un talento da numero 10.

Ma il gesto della serata è stato di Aitana Bonmatí. Ora non è che si può scoprire stamattina quanto sia brava  Aitana Bonmatí. Ma Jonathan Liew sul Guardian celebra il suo colpo di tacco che ha smarcato Del Castillo davanti alla porta, il tocco di genio di cui è sempre capace, il motivo per cui non si può mai dormire quando c’è di lei, mai dormire quando c’è la Spagna.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.