Uno spagnolo in giallo al Delfinato dopo 15 anni
L’ultimo spagnolo che aveva messo la maglia gialla di leader al Delfinato era stato Alberto Contador quindici anni fa. Adesso arriva Iván Romeo, terzo capoclassifica diverso in tre giorni dopo il colpo di mano a Charantonnay, un’azione solitaria che lo ha portato al traguardo con 14 secondi di vantaggio. Stamattina ne ha 17 in classifica generale su Louis Barré, ma soprattutto 29 su Van der Poel, 1:06 su Pogacar, 1:12 su Vingegaard, 1:17 su Evenepoel, al termine della tappa con la seconda media più veloce degli ultimi quindici anni fra quelle con almeno 2.000 metri di dislivello e la corsa più veloce dell’anno con almeno 3.000.
Romeo ha 21 anni e aveva vinto una tappa simile alla Vuelta Valenciana [8° posto finale]. Oggi la corsa entra nella sua seconda metà con la cronometro lunga 17 km e mezzo, partenza da Charmes-sur-Rhone e arrivo a Saint-Péray. Venerdì, sabato e domenica chiusura con tre arrivi in salita e tre festival che faranno tornare al lavoro Alexandre Roos – speriamo – anche oggi assente dalle colonne de l’Équipe.
In compenso c’è Carlos Arribas che scrive su El Pais, parlando di “vincitori inaspettati il cui arrivo sul grande palcoscenico sembra cogliere di sorpresa. Sono fenomenali. Capita molto raramente. Iván Romeo è molto grosso, così grosso che Thierry Gouvenou, il direttore della corsa, deve stare in punta di piedi per allacciargli la cerniera rotta della maglia gialla al collo. Non ci riesce. Il Delfinato non ha maglie della sua taglia, maglie adatte al suo metro e 93 d’altezza per 75 chili, un campione improbabile per una tappa così dura, la più dura della sua vita e di quella di molti altri”.
Finanche Mathieu van der Poel ha definito bestiale la giornata di ieri, una delle più tremende che abbia mai trascorso in bici in tutta la sua vita, eppure lui è il “più ammirato in tutto il mondo – scrive Arribas – per la sua bellezza in sella, per la capacità di dominare terreni selvaggi, pioggia, fango, freddo, neve, da Roubaix a Sanremo, alle Fiandre”.
Tadej Pogačar è arrivato con la maglia cerchiata dal sudore, sfiancato da un caldo pirenaico senza i Pirenei attorno. Romain Bardet ha attraversato la sua città natale, Brioude, in queste che sono le ultime pedalate della sua carriera. Quattro ore e mezza di pedalate per una media di 45 all’ora, una tappa – dice Van der Poel – che in allenamento è impossibile simulare. Mathieu si era infilato in una fuga partita e mai arrivata, pazienza dice, «una fuga è sempre una partita a poker. C’erano molti corridori che guardavano me, alla fine se vuoi vincere la tappa devi sempre guardare anche gli altri. Non potevo rispondere da solo a ogni attacco».
Arribas definisce Romeo come “un Roger de Vlaeminck dal volto giovanile, senza basette minacciose, con un movimento ritmico delle spalle che lo spinge in avanti”, un ragazzo che corre con “i gomiti squadrati e le mani sul manubrio”. Chi immagina che oggi ne facciano polpette a cronometro, si sbaglia. Può perdere ma non affondare. Romeo è il campione del mondo Under-23 della specialità e secondo El Pais conserverà la maglia nella corsa vinta tre volte da Luis Ocaña [che lunedì avrebbe compiuto 80 anni].
“Ma non vincerà il Delfinato – aggiunge Arribas – perché le Alpi del week-end sono ancora troppo per la sua dieta”.
Pierre Menjot per L’Équipe racconta invece le prospettive di Florian Lipowitz, corridore tedesco arrivato secondo alla Parigi-Nizza di marzo, 24 anni, un passato nel biathlon, ma un passato serio. A 14 anni era campione nazionale nella sua categoria. Andava in bici d’estate per tenersi in forma. All’età di 16 anni, mentre pedalava con i genitori da Ginevra a Nizza, 800 km alla scoperta dei passi alpini, si è accorto che senza andare troppo forte il corpo reggeva alla fatica e alle pendenze. Proviamo, si è detto. Ha cominciato con le Gran Fondo, quella specie di maratona che si fa sui pedali, tipo otto ore di andare e venire, andare e venire, come le formiche quando escono per prendere il cibo e lo riportano nell tana caricandolo sulle spalle, quando le guardi e non sai se possa essere superiore la spossatezza per i metri da percorrere o per la soma da portare.
Comunque. Lipowitz dice che la sua partecipazione al Tour è ancora in discussione, sta correndo il Delfinato per guadagnarsela e nel giro di due-tre anni vorrebbe proprio diventare un bel corridoruccio da classifica.