L’immagine dell’Oklahoma cambiata anche dal basket

   

Non solo western: la narrazione ambiata da romanzi, film e dai Thunder

Quando il trailer di Ready Player One cominciò a girare nei cinema e su YouTube, a Oklahoma City se ne risentirono. In basso sullo schermo compariva il nome di Columbus, Ohio, e i post sui social media diventarono tossici. Dalla rivisitazione del romanzo di Ernest Cline a cura di Steven Spielberg, la loro città era sparita. Spielberg avrebbe spiegato che nonostante il budget alto, altissimo, il film veniva più comodo così, era stato più razionale portar via la storia dalle cataste di Oklahoma, The Stacks, il distretto colpito dalla povertà e costituito da container e case ammucchiate l’una sull’altra in cui vivevano Owen Watts e sua zia nel libro del 2011. Quando Cline descrive la zona e la riempie di roulotte e veicoli, di travi e fili di ferro, in quel mondo virtuale noto come The Oasis, gli abitanti di Oklahoma riconoscevano paro paro il loro skyline. Poi si presenta Spielberg e puff. 

LA DISTOPIA

Ready Player One non è stato il primo film degli ultimi anni a rappresentare l’Oklahoma in termini distopici. James Mangold aveva ambientato parte del suo Wolverine [Logan] in una city che si trasforma in una squallida città festaiola con un casinò. L’anno prima Hell or High Water aveva fatto muovere i suoi personaggi principali in un casinò tribale dell’Oklahoma. In sintesi: la rappresentazione dell’Oklahoma è cambiata. L’Oklahoma non è più quel posto che ci hanno raccontato i western. È hip-hop. È fantascienza. È un mondo a corto di risorse e immerso dentro l’inquinamento, la povertà, l’isolamento.

In un’intervista con Tulsa World, Cline aveva detto che la scelta di Oklahoma come set del suo romanzo non era stata casuale, l’ispirazione gli era venuta durante un giro in auto attraverso le pianure piatte e aperte della regione. Ricordava di aver visto un mucchio di parchi eolici, con tutte quelle turbine in funzione e gli era venuto in mente un futuro post-petrolio, dove Oklahoma City sarebbe stata probabilmente uno di pochi luoghi con l’elettricità a sufficienza per sopravvivere.

Jeff Provine, professore di Storia dei fumetti all’Università dell’Oklahoma, ha detto che questa nuova rappresentazione in realtà può anche essere vista come un’alternativa coerente al tipico scenario rurale del West, una sua versione suburbana e digitale. In fondo, nella serie a fumetti di Thor, la Marvel ricostruisce la capitale divina norrena di Asgard ormai distrutta dai cattivi in un’area fuori Broxton. Due volte Oklahoma è stato il luogo per un episodio di X-Files e dunque ambientare una storia in Oklahoma negli ultimi anni sta diventando il primo mattone nella costruzione di un clima.

OLTRE IL WESTERN E IL COUNTRY

In questo panorama così mutato rispetto ai giorni in cui l’Oklahoma era solo la terra di John Wayne e del Grinta, oppure di Clint Eastwood e di Impiccalo più in alto, quand’è arrivata la pallacanestro dei Thunder anche la musica è cambiata.

L’Oklahoma era regolarmente menzionato nelle composizioni dei più grandi cantautori country, ma insieme con i canestri di Kevin Durant arrivarono le barre dell’hip-hop per portare fuori dalle aree rurali anche l’ultimo cliché. Nel suo album Views [2016], Drake dedica un lungo omaggio a Durant rappando in Weston Road Flows per dire della sua totale identificazione con la star.

Durant lasciò Oklahoma pochi mesi dopo l’uscita dell’album, aprendo una guerra fredda con l’ex compagno Russell Westbrook. Una frattura che ne provocò una parallela nella musica fra Drake e Kendrick Lamar, il quale sfruttò il gelo fra i due giocatori per alludere alla loro faida musicale nel singolo The Heart, Part 4.

A Oklahoma fanno come a Napoli. Se un personaggio pubblico gli dà una carezza, diventa ‘nu piezzo ‘e core. Uno psicoterapeuta direbbe che è carenza di affetto nell’età infantile. Così quando Meryl Streep ha detto che «l’Oklahoma è una sorpresa, di una bellezza sconvolgente, varia e misteriosa, il cielo è immenso, meraviglioso e spirituale», l’Oklahoma intero ha risposto con un oooh e si è tatuato sul cuore il nome dell’attrice. 

La regista Tava Sofsky ha detto all’Oklahoma Gazette che «non ne hanno idea, nove volte su dieci quando riusciamo a farli salire su un aereo per portarli qui e farli restare da uno a quattro giorni, si innamorano».

[Verissimo. A Napoli per esempio il problema è dal quinto in poi] 

COPPOLA E IL CAMBIO DI PARADIGMA

Oklahoma aveva quella reputazione là, così imbevuta di colori pastello e di cartolina cowboy. Uno guarda Furore e pensa che questa terra sia sempre stata e sarà per sempre fatta di praterie dall’erba alta, foreste di latifoglie. La sfida dell’industria culturale è stata altissima: mutare la percezione e la comprensione che le persone hanno dell’Oklahoma.

Il primo a provarci fu Francis Ford Coppola per girare l’adattamento cinematografico di I ragazzi della 56ª strada, il film che lanciò le carriere di Tom Cruise e Patrick Swayze, un libro che tuttora fa parte del canone obbligatorio nei programmi scolastici di tutto il paese. Dopo sono venuti Rusty il selvaggio e le scene iniziali di Rain Man, i primi passi del viaggio on the road attraverso gli Stati Uniti di Tom Cruise con Dustin Hoffman, dove si vede sia il solito Oklahoma rurale sia quello urban. 

Una nuova generazione di film è iniziata con il blockbuster Twister, quando Jan de Bont scelse di girare nella piccola città di Wakita dopo averla attraversata in auto e aver visto i resti dei danni causati dalla grandinata del 1993.

Oggi c’è un museo dedicato a Twister in Main Street. Offre un tour a piedi fra i cinque isolati attraversati dal film ed è ricco di cimeli, tra cui un pallone da football portato sul set da Bill Paxton. Il ruolo di Paxton nel film era stato offerto alla star della musica country Garth Brooks, lui la rifiutò perché disse che non si abbassava a fare la comparsa: la vera star del film era il tornado. Quando nel mondo del cinema sono arrivate le Film Commission, anche lo stato di Oklahoma ha cominciato a offrire incentivi fiscali per attrarre le troupe. L’ultima grande produzione è stata Killers of the Flower Moon

Insomma adesso è chiaro. L’Oklahoma non è un posto che si può prendere alla leggera. Non è popolato solo dall’archetipo della gente di campagna. Ne contiene moltitudini. Rilla Askew, autrice di romanzi e professoressa all’Università dell’Oklahoma, dice che la sua terra offre un materiale ricco per gli scrittori che abbiano voglia di conoscerne la cultura, ma tutta, non solo quella facile, «alla portata degli scrittori che si lanciano con il paracadute per un barbecue e una breve visita alla Tallgrass Prairie National Preserve, o anche per chi non ci viene affatto» 

In un’intervista all’Oklahoma Gazette – fonte essenziale e primaria di tutte queste righe – Askew ha detto che «siamo come una specie di tabula rasa nella mente dell’americano medio».  La percezione di un vuoto immenso e piatto, nutrita dalle inquadrature panoramiche dello skyline della città durante le dirette delle partite dei Thunder. Askew sostiene che un cambiamento duraturo del racconto di Oklahoma City può venire solo grazie agli artisti locali, artisti capaci di spostare la narrazione verso la modernità, allontanando la regione sia dal suo passato reale sia da quello immaginario. 

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La finale inattesa tra due piccole città

È una finale inaspettata, inattesa dagli stessi bookmaker che in genere ne sanno. All’inizio della stagione la davano possibile con una percentuale di 1 su 100. Non tanto per i Thunder, attesi, attesissimi. Quanto per i Pacers dell’Indiana, tra i partecipanti alle finali più improbabili di sempre nella definizione di The Ringer. La squadra ha vinto solo 50 partite durante la stagione regolare, ha dovuto superare Giannis Antetokounmpo e i suoi Bucks al primo turno, i Cleveland Cavaliers al secondo e i Knicks rivali di sempre nelle finali di conference. Lungo il percorso hanno messo a segno alcune delle rimonte più incredibili nella storia dei playoff. Sono diventati solo la sesta testa di serie numero #4 nella storia NBA a raggiungere la finale per l’anello. 

Oklahoma City è una squadra più profonda, più giovane, più talentuosa e più versatile. Secondo Howard Beck di The Ringer questa partita dà a tutti una speranza, a chiunque non tifi per squadre di Los Angeles, San Francisco, New York o Boston

Non è un coniglio venuto fuori da un cappello. È una prospettiva su cui la lega ha lavorato. adam il commissioner Adam Silver è stato accusato di voler stravolgere la storia della NBA, di voler deviare la traiettoria dal corso segnato negli anni d’oro da David Stern e dalla sua visione: creare personaggi globali per vendere il prodotto nel mondo. Dopo Magic e Bird, dovevano venire le icone di Kobe e Jordan, e poi ancora LeBron. Oggi Silver pensa che sia la distribuzione della gioia a rendere il vitello grasso più grasso, pensa che sia la chiave per la penetrazione di mercati ridotti alla marginalità da troppi anni pieni di sconfitte. 

Stiamo per assistere a una finale che vedrà scontrarsi il 47esimo mercato televisivo della nazione [Oklahoma] contro il 25esimo [Indianapolis] secondo i dati Nielsen. Qualcosa di paragonabile a una finale di pallavolo da noi. Negli ultimi quattro anni, l’America dei canestri ha dato l’anello a Milwaukee [38esima città per ascolti tv] e Denver [17esima]. 

Questa è la vera parità – dice The Ringer – che l’NBA ha cercato di orchestrare attraverso regole sempre più severe sugli stipendi negli ultimi 15 anni. Fa bene agli ascolti? E chi se ne frega. L’equilibrio competitivo, la convinzione che la propria squadra abbia una reale possibilità, è oggettivamente un fattore positivo per la lega

The Athletic riprende la suggestione e rilancia: gli small market, i piccoli mercati, hanno un vantaggio: offrono un legame più stretto tra la squadra e i tifosi. Joe Vardon ha scritto che giocare a Oklahoma City o a Indianapolis mette al riparo dal cinismo e dalle aspettative che si vivono a LA o NY. Mark Daigneault, il coach dei Thunder, ha detto che «giocare in una comunità dove tutti tifano per te, tutti ti supportano, tutti ti incoraggiano, onestamente ha un impatto sulla crescita dei giocatori».

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Oklahoma City ha una popolazione di circa 700.000 abitanti. I Thunder sono l’unica grande franchigia sportiva professionistica dello stato [anche se le squadre universitarie hanno grande seguito]. Lo stato dell’Oklahoma è il ventesimo più grande degli Stati Uniti in termini di estensione territoriale. 

Indianapolis è più grande di Oklahoma City [ma fa solo 180.000 abitanti] e offre un panorama più ampio. I Colts della NFL occupano lo stadio a un paio di isolati dalla Gainbridge Fieldhouse. La 500 Miglia di Indianapolis è uno degli eventi automobilistici più cult al mondo, lo stato dell’Indiana ha in Notre Dame la seconda classificata nel football NCAA, l’Università dell’Indiana e Purdue si contendono la scena. C’è Caitlin Clark che infiamma le Indiana Fever in WNBA, una lega che sta esplodendo in popolarità con Clark alla guida.

Sì, ma chi gioca

I ragazzi del poster sono Tyrese Haliburton da una parte, Shai Gilgeous-Alexander dall’altra. Il primo è quel tipo che in un sondaggio anonimo organizzato fra i giocatori è stato definito il più sopravvalutato di tutti. Lui  se l’è legata al dito, col dito si è preso tutta la mano e con la mano ha cominciato a segnare a ripetizione.

L’altro è il canadese eletto MVP della stagione regolare, il settimo non statunitense negli ultimi sette anni: toh – gli stessi sette anni in cui vincerà una squadra sempre diversa. Il Wall Street Journal ha scritto dell’euforia del Canada per il loro campione. Vivono in una nazione pazza per l’hockey, ma sono ossessionati da una squadra NBA a 1.600 km di distanza

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Tyrese Haliburton dovrà vedersela con una delle migliori difese nella storia dell’NBA. I Thunder lo presseranno a tutto campo con Lu Dort, Cason Wallace e Alex Caruso. Haliburton avrà bisogno di un’esperienza extracorporea dice sempre The Ringer nella sua anteprima. Secondo le previsioni di chi ne sa, può farcela per una partita, forse può farcela per due, ma i Thunder sono stati una sega circolare per tutto l’anno e non sembrano intenzionati a rallentare.


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