Che cosa è diventato il Borussia Dortmund in crisi di identità
Questa invece è la partita con il massimo scarto da colmare, così profondo da far scrivere a The Athletic che forse stavolta neppure il leggendario Muro Giallo potrà farci qualcosa. Domattina quasi certamente il Borussia Dortmund si sveglierà fuori dalla Champions League, per giunta a 6 punti dal quarto posto in Bundesliga con cinque partite ancora da giocare, senza nessuna certezza di tornare a giocare la Coppa anche il prossimo anno. Sarebbe la prima mancata qualificazione dal 2016 per un club che ha il secondo monte ingaggi in Germania.
Nico Kovac ha ereditato una situazione difficile. Quando è stato chiamato al posto di Nuri Sahin, il suo approccio tattico – difesa rigida, transizioni rapide, ritmo di gioco elevato – è stato visto come un azzeramento dello stile tradizionale in voga a Dortmund. Una parte del mandato conferito a Sahin consisteva del resto proprio nel ripristino dell’identità di attacco e di tempesta e Assalto che era andata perduta. Così The Athletic si domanda se il cambio di rotta può dirsi davvero riuscito, o se non siamo di fronte a un nuovo caso di voltafaccia.
Nel passaggio più interessante del suo pezzo per The Athletic, Sebastian Stafford-Bloor dice che “l’identità di gioco è importante per i tifosi, perché dà loro una visione tangibile della direzione che sta prendendo la squadra. Ed è molto più di questo. Si potrebbe dire che sia di fondamentale importanza per il funzionamento del club. È curioso confrontare la percezione del Dortmund con la realtà. Fuori dalla Germania rimane praticamente com’era dieci anni fa. È ancora la squadra che compra a basso prezzo, vende a prezzo alto e fa da perfezionamento per i talenti di alto livello. In realtà tutto questo è ormai superato. Dalla stagione 2017-18, quando Pierre-Emerick Aubameyang e Ousmane Dembélé furono ceduti rispettivamente all’Arsenal e al Barcellona, solo quattro giocatori – Jadon Sancho, Erling Haaland, Jude Bellingham e Abdou Diallo – se ne sono andati per 30 milioni di euro o più. La cosa più preoccupante è che altri club tedeschi ora sono subentrati in quello che un tempo era il punto di forza del club. Nell’ultimo decennio Eintracht Francoforte e Lipsia sono diventate entrambe più ricche e rilevanti di quanto non fossero in passato, soprattutto il Lipsia grazie anche al supporto della sua rete Red Bull. Con la crescente disponibilità e l’utilizzo dei dati, lo scouting è diventato alla pari, i vantaggi di un tempo non esistono più. Molti club sono diventati bravi nell’individuare talenti e c’è molta competizione per essere all’ultimo gradino prima dell’élite”.
Un ex dirigente della Bundesliga ha dichiarato in forma anonima a The Athletic che per il Borussia un altro grosso problema attuale è la reputazione. Quando un giocatore ha la possibilità di andare a Dortmund, vuole prima sapere cosa succederà. Dove verrà poi ceduto. Se il club si metterà di traverso quando sarà il momento di andarsene.
Così l’estate prossima Gittens se ne andrà quasi certamente, Sabitzer è diventato una figura divisiva nello spogliatoio e ci sarà mercato per Adeyemi, che “rimane un giocatore capriccioso e imprevedibile” dice The Athletic. Senza gli introiti della Champions balla anche il proposito di riscattare Carney Chukwuemeka dal Chelsea. “Il club dovrà reclutare altri giocatori di qualità. Ma questo processo dovrà essere guidato dalla consapevolezza di cosa rappresenti oggi il Dortmund. Cos’è? Qual è il suo posto nel calcio?”.