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Un russo è diventato il numero 1 del tennis. Giusto ieri
▻ Sei giorni dopo la fine dei Giochi di Pechino, la Russia ha scatenato la sua tempesta sull’Ucraina, come sei giorni dopo la fine dell’Olimpiade di Sochi si era decisa a invadere la Crimea. Nel 2008 le manovre militari in Ossezia erano cadute a ridosso della cerimonia d’apertura. Dedicato a chi tiene in piedi la leggenda della tregua.
È questo il contesto nel quale il primo risultato sportivo che riguarda la Russia è l’ascesa al numero uno del tennis di Daniil Medvedev, nel momento meno opportuno, per il suo sport e per lui stesso. Dopo un record di 361 settimane in testa alla classifica, sebbene non consecutive, Novak Djokovic gli lascerà il comando da lunedì prossimo. È la conseguenza della sconfitta subita nei quarti di finale a Dubai da Jiri Vesely, 28 anni, il 123 del mondo. Con il rumore del rollio dei carri armati in sottofondo, il tennista che favorisce la salita di un russo al numero uno dell’ATP è un ceko. Se ci vedete uno scherzo della Storia, non è del tutto sbagliato.
La Russia ha già avuto Evgenij Kafelnikov per 6 settimane in cima tra maggio e giugno 1999, poi Marat Safin a spizzichi e bocconi per complessive nove settimane tra fine novembre 2000 e aprile 2001. Furono due parentesi dentro il regno Sampras-Agassi, prima che Hewitt, Ferrero e Roddick facessero da traghettatori verso l’età attuale. Dal 2 febbraio del 2004 – esattamente 18 anni – in testa si sono alternati Federer, Nadal e Djokovic, con l’eccezione di Andy Murray (41 settimane), quando prima dei suoi ripetuti infortuni si poteva parlare di Fab Four. Da lunedì c’è Medvedev, e con il suo Paese in guerra non ci sarà nessuno a fargli festa, né il tennis potrà celebrare mediaticamente, come forse vorrebbe, questo strappo.
Una rottura che non è una svolta generazionale. Medvedev diventerà il 27esimo numero uno mondiale nella storia, ma con i suoi 26 anni è il 22esimo per età. Più anziani di lui sono stati solo Pat Rafter, Ilie Nastase, Thomas Muster, Andy Murray e John Newcombe.
Julien Reboullet scrive su l’Equipe che l’episodio ricorda il momento in cui prese il potere Mats Wilander, spodestando dopo 14 anni il quartetto Connors, Borg, McEnroe e Lendl. Medvedev è il tennista più alto di sempre a diventare numero uno con il suo metro e 98 d’altezza. Supera di 4 centimetri proprio Safin e di 23 centimetri il più piccolo di tutti, il cileno Marcelo Rios – che però era molto più divertente da guardare.
Quanto resterà in testa, dipende anche da Djokovic e dall’evoluzione della pandemia. Senza essersi vaccinato, il serbo è tuttora nella condizione di non poter partecipare ai tornei di Indian Wells e di Miami.
Le ricadute dell’aggressione russa sullo sport e chi sta protestando
Nicola Sbetti, storico dello sport e studioso dei suoi rapporti con la politica internazionale, docente all’Università di Bologna, sul suo blog riepiloga la giornata di incontri, provvedimenti e tensioni vissuta dopo la notizia dell’aggressione russa. Il primo leader straniero a visitare Putin è stato il primo ministro pakistano, Imran Khan, ex campione del mondo di cricket.
Alcuni atleti russi si sono esposti con messaggi pacifisti insieme con i molti cittadini scesi nelle piazze delle principali città del paese per criticare Putin. Fra questi il tennista Rublev: pochi giorni fa aveva giocato e vinto il torneo di doppio a Marsiglia con l’amico ucraino Molcanov.
In serata abbiamo visto la scritta di pace sulla maglia dell’atalantino Malinovskiy e abbiamo saputo dello striscione con la scritta Stop War esibito dal San Paolo dai calciatori di Napoli e Barcellona. Gli arbitri non si sono uniti alla foto: erano russi. Così come non è stato autorizzato lo striscione simile preparato dai tifosi della curva.
Non è sceso in campo il calciatore ucraino dello Zenit Yaroslav Rakitskiy. Sbetti racconta che ha “una storia che fa capire le identità multiple dell’Ucraina. Cresciuto nel Donbass, schierato su posizioni più vicine ai filorussi che ai nazionalisti ucraini viene fatto fuori dalla nazionale per essersi accasato in un club russo. “Il calcio è diventato troppo politico”, commentò. Oggi ha voluto rivendicare la propria identità ucraina”.
Il campione olimpico Klæbo, norvegse, ha detto: «È ora di assumersi le proprie responsabilità: non gareggio in un paese che sta invadendo un altro paese». Il campionato mondiale di bandy, sport simile all’hockey e diffuso nei paesi scandinavi, si doveva svolgere nel marzo 2020 a Irkutsk, in Russia, ma dopo essere stato posticipato più volte per covid, ora è nuovamente saltato per il boicottaggio annunciato da parte di Svezia, Finlandia, Norvegia e Stati Uniti.
Le Coppe del mondo di ski cross, Aerials e slalom parallelo di snowboarding dovevano fare tappa in Russia questa settimana. La federazione ha annunciato che i primi due appuntamenti vanno avanti regolarmente. Il terzo è stato cancellato. Gli atleti avevano raggiunto la Russia direttamente da Pechino. I canadesi e gli svedesi stanno tornando a casa senza gareggiare.
carnet eventi sportivi programmati in Russia
24-27 febbraio: Coppa del Mondo si slittino | 25-27 febbraio: Coppa del Mondo di free style | 5-6 marzo: Coppa del Mondo di freestyle | 18-20 marzo: Coppa del Mondo di sci di fondo | 18-27 marzo: Salto con gli sci | 24 marzo: playoff Mondiale di calcio, Russia-Polonia | 29 marzo: eventuale finale playoff Mondiale di calcio | 1-3 aprile: Coppa del Mondo di arrampicata sportiva | 8-10 aprile: Coppa del mondo di tuffi | 29 aprile-1 maggio: Coppa del Mondo di scherma | 28 maggio: finale di Champions League di calcio (fonte: Eurosport)
La UEFA comunicherà in giornate le sue decisioni dopo aver condiviso la preoccupazione della comunità internazionale per la sicurezza in Europa e condannato l’invasione militare russa in Ucraina. È atteso lo spostamento della finale di Champions da San Pietroburgo. L’Eurolega ha ufficializzato il rinvio delle partite della 27esima giornata che coinvolgono le squadre russe: Bayern-CSKA Mosca, Vitoria-Kazan e Zenit-Barcellona. Ma la FIBA ha fatto regolarmente giocare la Nazionale ucraina in Spagna per le qualificazioni ai Mondiali (88-74). La partita tra le squadre femminili di domenica a Kiev è stato posticipato.
Max Verstappen e Sebastian Vettel si sono espressi in favore di un boicottaggio del Gran Premio di Sochi a settembre. La partita di rugby tra Georgia e Russia in programma domenica a Tbilisi per gli Europei è stata rinviata. La partita di pallamano tra il PSG e lo Zaporozhye in Ucraina è stata rinviata.
C’è attesa per le decisioni del CIO, dopo la sua condanna a parole dell’invasione. Sono 71 gli atleti russi che dovrebbero gareggiare alle Paralimpiadi in programma a Pechino dall’inizio di marzo. La Nazionale polacca di calcio ha contattato la Fifa per cercare risposte sulla partita del play-off di marzo per la qualificazione ai Mondiali. La FIFA ha risposto che sta monitorando. Chi vince, sarà chiamato a sfidare per Svezia o Repubblica Ceca, altre due federazioni in attesa di capire come regolarsi. La Russia è tra le 16 squadre che si sono qualificate per gli Europei di calcio femminili in programma in Inghilterra a luglio. Dovrebbe giocare le sue partite del girone a Leigh. Il governo britannico ha indicato che seguiranno ulteriori sanzioni contro la Russia, non è ancora chiaro se possono riguardare anche la partecipazione a eventi sportivi.
Il deputato laburista Chris Bryant ha intanto chiesto che sia aperto un procedimento contro Roman Abramovich, il proprietario del Chelsea, insistendo sul fatto che abbia legami diretti con il presidente Vladimir Putin. Bryant ha dichiarato di averne notizia per aver visionato un documento riservato del Ministero dell’Interno.
Il quotidiano sportivo spagnolo Marca ha raccolto la testimonianza di Vasyl Kravets, giocatore ucraino del Gijón. «Stanno uccidendo persone, civili, ammalati negli ospedali. Tutta colpa di Putin, non voglio dire della Russia. Siamo un Paese che vuole vivere in pace. Non vogliamo attaccare nessuno, vogliamo vivere bene. Dico la verità: vorrei partire e andare in guerra per aiutare il mio popolo. Ma non so sparare, non saprei come muovermi, non saprei nemmeno come ricaricare una pistola. Eppure voglio fare qualcosa. Se potessi, andrei al fronte per difendere la mia terra. È un obbligo verso il cuore degli ucraini».
L’allenatore italiano che lavora là
«Per il ruolo che rivesto dovrei essere io a rassicurare e proteggere i miei giocatori, ma francamente in questa fase faccio fatica. Ho visto file interminabili di auto: cinque milioni di ucraini stanno cercando riparo in Polonia, poi ci hanno sconsigliato di guardare fuori. Nei giorni scorsi continuavano a inviarmi messaggi per chiedermi di tornare. Fra le 4 e le 5 siamo stati svegliati dalle esplosioni, è il giorno peggiore della mia vita. Del resto io, lo staff e i giocatori brasiliani siamo rimasti perché fino a mercoledì sera c’era il 70 per cento di probabilità che il campionato riprendesse dopo la sosta invernale. Leggevo i siti, mi informavo, certo non mi immaginavo un’escalation così rapida. Ma davanti a una situazione del genere hai due possibilità: o pensi a te stesso o rispetti gli impegni presi anche verso i giocatori. Qualche errore di valutazione da parte di chi avrebbe dovuto interrompere l’attività però c’è stato. Sono in costante contatto con l’ambasciatore italiano e anche Renzo Ulivieri e il presidente della Figc Gabriele Gravina ci hanno assicurato la vicinanza: il prima possibile torneremo in Italia. Anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha voluto informarsi sulla nostra situazione. Non era nostra intenzione fare gli eroi, noi siamo per il calcio. Ora non serve più che restiamo ma penso anche ai giocatori ucraini che rimarranno in balia della guerra e che potrebbero essere i miei figli. Spero che oggi non cadano altre bombe». | Roberto De Zerbi allenatore dello Shakhtar Donetsk
La resistenza contro i separatisti degli ultrà d’Ucraina
L’Equipe racconta in due pagine come gli ultrà delle squadre d’Ucraina hanno condotto in questi anni campagne di resistenza contro i separatisti filo-russi. La tensione dura dal 2013. Uno di loro, Oleg, nome di fantasia, dice che molti – lui compreso – adesso stanno però pensando di lasciare il Paese il prima possibile. «Un soldato mi ha detto che in caso di occupazione, le mie possibilità di sopravvivere sono pari a zero. Non ho avuto il tempo per fuggire e nemmeno i mezzi. Altri ci hanno provato e ancora ci provano. Le strade sono piene, non c’è più benzina».
Oleg racconta al giornale francese di aver già fatto 14 mesi di prigione in passato. È nato e cresciuto a Lugansk, nell’est del Paese. Tifa per lo Zorya e ricorda la storia di Igor Prudnikov, ultrà, rapito nel 2014. L’intelligence russa, secondo i gruppi che frequentano le curve in Ucraina, possiede un elenco con i nomi, i luoghi di lavoro, gli indirizzi e i numeri di telefono degli ultrà dello Shakhtar. Esporre bandiere, sciarpe, simboli del nazionalismo ucraino, ha delle conseguenze, dice Alex. A Dnipro, uno di loro, Vasili Ovcharenko, è diventato un attivista politico a pieno titolo.
Gli ex campioni del mondo di boxe dei pesi massimi Vitali e Vladimir Klitschko hanno chiesto aiuto alla comunità internazionale. Il primo è diventato sindaco di Kiev nel 2014. “Cari ucraini, cari abitanti di Kiev, quello che ha fatto la Russia è una grave tragedia per l’intera Europa. Ma sono convinto che sopravviveremo. Rimarremo in piedi e potremo mostrare la nostra forza e il nostro coraggio”, ha scritto in un messaggio in tre lingue (ucraino, russo, inglese) pubblicato sui social.
“Chiedo a tutti i partner internazionali di guardare a questa tragedia che si svolge oggi in Ucraina e a questa guerra insensata che non produrrà vincitori, solo vinti” ha aggiunto il fratello Vladimir.
La visione di Putin dello sport e l’uso che ne fa
Jean Christophe Collin su l’Equipe racconta il rapporto che esiste tra Vladimir Putin e lo sport. Viene spesso definito un giocatore di scacchi. “I veri conoscitori del mondo russo – scrive – sanno che non è così, è soprattutto un rozzo judoka senza alcuna nozione di rispetto. Gli unici individui per i quali ha stima, sono quelli che ha conosciuto nello sport durante la sua giovinezza, come Jean-Claude Killy, una delle poche persone che hanno confidenza con lui e possono parlargli”.
Secondo l’Equipe un rapporto del Pentagono che risale al 2008 gli attribuisce la sindrome di Asperger. L’unica volta che qualcuno ha visto Vladimir Putin sconvolto è stata il 7 giugno 2013 a San Pietroburgo, quando aveva partecipato al funerale della sola persona che gli ha fatto mai abbassare gli occhi, Anatoly Solomonovitch Rakhline. Il suo insegnante di judo. Nella propria autobiografia Putin lo definisce l’uomo che lo ha sottratto alla strada.
Vladimir Putin viveva con i suoi genitori in via Baskov 21 a Leningrado. La famiglia era stata profondamente segnata dall’assedio nazista. Suo padre era membro di un battaglione di sabotaggio dei servizi segreti sovietici infiltrato dietro le basi nemiche in Estonia. Sua madre era stata creduta morta e gettata in una fossa comune. Fu suo padre a scoprirla e a salvarla. Il primo figlio dei due, Viktor, è stato portato via dai genitori perché non potevano permettersi di dargli da mangiare. Sarebbe morto più tardi di difterite in una casa di ricovero. Questo è il mondo da cui proviene Putin.
Sua madre, Maria Chelomova, aveva 41 anni quando nacque. La famiglia viveva nel centro di Leningrado in una kommunalka. Era gracile, si mise a fare boxe, gli ruppero il naso alle prime lezioni. Si diede così al sambo, disciplina basata su tecniche di combattimento. L’Equipe scrive che esiste un ramo riservato esclusivamente al KGB e le cui tecniche sono segrete, in particolare quelle che consentono di eliminare istantaneamente un individuo con pochi gesti, senza attirare l’attenzione. Putin le conosce: come si uccide una persona in due mosse.
Questo è il periodo in cui conosce il suo maestro di judo, diventato disciplina olimpica dal 1964. L’intero gruppo di Rakhline praticava entrambi gli sport.
L’Equipe scrive che nell’autobiografia Putin definisce inoltre il karate come il balletto, non un vero sport, perché lo sport – scrive – “è legato al sangue, al sudore e al duro lavoro”.
Che fare? Proposte per un isolamento
Oliver Brown sul Telegraph è dell’idea che lo sport possa fare molto, che abbia molte carte da giocare nella partita della diplomazia e delle sanzioni.
“Si potrebbe presumere – dice – che Putin scrolli le spalle dinanzi alla prospettiva di un’escalation delle sanzioni e che sia impermeabile a qualsiasi danno che lo sport sia in grado di infliggere. Ma nella Russia di Putin, lo sport è uno strumento nell’arte di governo. Ogni vittoria comporta un valore politico inestimabile, un’opportunità per il presidente di curare l’immagine di una terra indistruttibile, governata da un leader onnisciente. È questo calcolo che ha portato la Russia alla sua grottesca orgia di imbrogli a Sochi. Spiega anche perché Putin è così ansioso di usare lo sport per alimentare il suo culto della personalità, sia abbracciando Bernie Ecclestone alle gare di F1 sia pattinando davanti a difensori stranamente statici, per segnare otto gol in una partita di hockey su ghiaccio. Durante i suoi due decenni al potere, organizzazioni come la Fifa e il CIO si sono genuflesse davanti a Putin, glorificandolo in occasione dei loro più grandiosi spettacoli e chiudendo un occhio, mentre le sue politiche espansionistiche acceleravano. La guerra in Ucraina dovrebbe capovolgere questa logica cinica. Per compensare di tutte le occasioni in cui lo sport ha incoraggiato Putin, ora ha un ruolo altrettanto vitale da svolgere, nel tagliargli le gambe”.
Una posizione che Brown esprime dopo aver criticato Thomas Bach per quella che gli pare una condanna di maniera dell’invasione, con la formula della violazione della tregua olimpica. “La risposta dello sport alla crisi ucraina – continua – è una dimostrazione da manuale di come si giocherella mentre Roma brucia. Non solo il CIO ha trascurato di prendere sul serio i tamburi della guerra, ma il trattamento da tappeto rosso riservato a Putin gli ha fornito la possibilità di un vertice informale con il premier cinese Xi Jinping”.
Il Telegraph rammenta l’accordo di sponsorizzazione da 30 milioni di sterline tra l’UEFA e il colosso russo dell’energia Gazprom, la medaglia di Putin ricevuta dal presidente della FIFA Gianni Infantino per il suo elogio alla Russia e alla “miglior Coppa del Mondo di sempre”.
Non è impossibile agire con coraggio, dice il giornale inglese, citando la decisione dello Schalke in Germania di rimuovere il marchio Gazprom dalle maglie. Cosa fare? Escludere del tutto gli atleti russi dalle Paralimpiadi del prossimo mese, tenere la Nazionale di calcio fuori dagli spareggi per i Mondiali, cancellare qualsiasi grande evento sportivo internazionale in programma in Russia quest’anno, dal GP di Sochi ai Mondiali di nuoto in vasca corta a Kazan.
Anche Martyn Ziegler e Matt Lawton sul Times sono del parere che vadano sottratti alla Russia tutti gli eventi sportivi che dovrebbe ospitare, mentre James Forsyth sullo stesso quotidiano si domanda: “Quanto dolore economico siamo disposti a subire per l’Ucraina? L’Occidente deve essere pronto a sopportare il colpo economico del boicottaggio del petrolio e del gas russo e dell’aumento delle spese militari”.