lunedì 3 febbraio 2025
#1 giorno ai Mondiali di sci
NEVI
Andiamo tutti a Saalbach: come a Roccaraso
L’uomo che ha posato la prima pietra di questi Mondiali a Saalbach si chiamava Johann Beckenschlager e veniva dalla famiglia patrizia Beckenloer di Breslavia. Suo padre Marcus si era arricchito come mercante di tessuti, era stato elevato alla nobiltà boema nel 1430. La data esatta della nascita di John non è nota. Qualcuno si sbilancia e dice: 1428. Altri stanno sul vago e aggiungono: prima del 1435. Comunque. A metà degli anni ’40 del Quattrocento Johann bambino o pre-adolescente va in Ungheria e probabilmente entra in contatto con la corte reale e con l’umanista Johann Vitez, vescovo. Il passaggio successivo di cui si ha documentazione è quello del 1459 presso l’Università di Ferrara.
Johann dunque si fa umanista e prete – a quel tempo doveva essere un po’ come Wembanyama ai San Antonio Spurs, tipo che sei alto 2 metri e 20 ma sai pure palleggiare e tirare da tre. Diventa vescovo, arcivescovo, primate d’Ungheria, ma quando s’accorge che sta perdendo il favore del re, il 13 febbraio del 1476 se ne va e si all’imperatore Federico III, di cui diventa consigliere e finanziatore. Dall’anno successivo lo troviamo a Vienna: coadiutore del vescovo Leo von Spaur gravemente malato, e dal 1480 amministratore della diocesi, carica alla quale rinuncia quando prende il governo di Salisburgo. È la città in cui morirà nel 1489.
Ma prima fa in tempo a lavorare come diplomatico per Federico III e fare il governatore della Stiria, dell’Austria. della Carinzia, della Carniola, dell’Istria e del Carso. Fu anche il responsabile del reclutamento di mercenari imperiali per la guerra contro il re ungherese. È in quella nobile veste che un giorno Johann Beckenschlager autorizza e dispone che il villaggio di Saalbach possa tenere un mercato. È uno dei suoi ultimi atti prima di morire, varrà l’ingresso nel mondo del commercio, quello che più in là diremo il mondo della borghesia. Il turismo di massa è arrivato dopo la prima guerra mondiale, senza però che l’aristocrazia napoletana e gli editorialisti milanesi ne fossero turbati come per Roccaraso [satira politica].
[Una riflessione sulle reazioni a Roccaraso di Paolo Manfredi su Gli stati Generali]
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EUROGOL
Finire nell’abisso per colpa di un terzino
La Nemesi di Pep Guardiola
Quale straordinaria rivincita si prende certe volte il Caso. Fa succedere cose strampalate e quelli che hanno studiato la chiamano Nemesi. Prendiamo Myles Lewis-Skelly. È un ragazzo che gioca a calcio in quella squadra di Londra che chiamano Arsenal. Mestiere: terzino. Solo che terzino non vuol dire proprio niente più. I terzini sono i Pier Paolo Pasolini del calcio d’oggi. Scrivono romanzi, fanno inchieste sotto forma di documentario, girano film, compongono poesia, consegnano editoriali per la prima pagina dei quotidiani, alla fine giocano pure a calcio. Chi ha inventato tutto questo si chiama Pep Guardiola.
Il pasolino sinistro dell’Arsenal è Lewis-Skelly – e allora ha pensato bene di manifestarsi in tutta la sua pasolinità contro l’uomo che questa roba l’ha inventata. Il momento migliore della più chiassosa sconfitta recedente del Manchester City è arrivato quando il prodigioso diciannovenne nato da genitori britannici, con quattro nonni che vengono da Barbados, Guyana, Giamaica e Samta Lucia, ha ricevuto un passaggio da Declan Rice e si è lanciato con grazia e naturalezza verso la palla. Dice il Guardian con Barney Ronay che Lewsi-Skelly ha con la palla “un rapporto naturalmente intimo”. Ha una tecnica impressionante per essere un terzino e una disposizione a far tutto quando gioca da centrocampista. È una specie di Essien che gioca come Cabrini, oppure una specie di Cabrini che gioca come Essien.
Insomma: che succede. Al minuto 62 succede che Lewis-Skelly fa il pasolino mutevole pensato da Pep, “la posizione più geniale e postmoderna in campo, il motore di ogni reinvenzione tattica, di nuove linee e nuovi angoli: scudo, avanguardia e sovraccarico del centrocampo contro l’allenatore che ha portato quest’innovazione nel campionato inglese, la prima volta con certe strane manovre indolenti di Pablo Zabaleta, molto molto tempo fa, quando nel calcio c’erano ancora i contrasti e i portieri non facevano i passaggi”.
Non pago del gol che indirizzava la partita nella direzione della mortificazione per Pep, Lewis-Skelly è andato a esultare come di solito fa Erling Haaland, sedendosi sul prato con le gambe incrociate, in una posizione che pareva yoga, la posizione del loto, eppure faceva tutt’il contrario dello yoga. Anziché invogliare alla riflessione e alla diffusione della pace interiore, diciamo la verità: Lewis-Skelly sfotteva.
Così la crisi del City – come se a Manchester non bastasse quella dello United [e viceversa] – assume una sfumatura di toni che va dal patetico al grottesco, dove patetico sta per pathos e grottesco viene da grotta, parete, le superfici di pietra su cui la realtà prendeva la forma di un disegno e sempre si trattava di una deformità.
Sofferente e deforme, questo adesso è il City a una decina di giorni scorsi dal vero istmo della sua stagione, la partita di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid, altro gigante in croce.
La quantità di atteggiamenti cupi di Pep Guardiola nel 24-25 supera di gran lunga la somma di tutti quelli assunti in carriera fino a un anno fa. Il Guardian dice che ieri a un certo punto si è seduto accasciato sulla panchina “con l’aria di uno Jedi morente”. È successo quando Ethan Nwaneri ha segnato il gol del 5-1.
Se avessero detto ai tifosi dell’Arsenal che al 3 febbraio avrebbero avuto 9 punti di vantaggio sul Manchester City, avrebbero pensato a una Premier League dominata in lungo e largo, “avrebbero prenotato una torta gigante con un sosia di Arsène Wenger dentro” [sempre il Guardian]. Invece è solo un altro segno dell’Apcalypscity.
AMERICHE
L’effetto che fa Doncic ai Lakers
Giannis parla alla nuora perché la suocera intenda
Giannis Antetokounmpo è caduto dalle nuvole come tutti. Come i giornalisti più addentro alle cose della NBA. Come Lebron James che era cena e nulla sapeva.
«Pensavo fosse una notizia falsa. È pazzesco. Ovviamente – ha detto il greco di Milwaukee – ho giocato molte volte contro Luka, Durant e tutte le persone coinvolte nello scambio. Questo è il mondo in cui viviamo. È un business, nessuno è al sicuro. Sei stato cinque volte titolare nella prima squadra dell’All-NBA, sei arrivato alle finali appena sette mesi fa, sei un ragazzo che guida la classifica cannonieri, sei arrivato secondo o terzo nella votazione per l’MVP, segni una volta 70 punti e un’altra volta una tripla-doppia da 60, sai come si gioca a basket, e potrei andare avanti e avanti e avanti, sei un ragazzo con una media di 34-9-10…”. Eppure ti scambiano. Questo voleva dire Giannis lasciando i punti sospensivi. Mats Hummels da Roma sui social ha scritto: Per fortuna che a noi calciatori questa roba non può capitare. I calciatori possono decidere se andare o non andare in una certa destinazione.
«Alla fine, l’ho detto già in passato – ha proseguito Antetokounmpo – vieni valutato ogni singolo giorno. Non si deve dare nulla per scontato. Essere un All-Star non dà niente per scontato. Ogni secondo che giochi una partita NBA vieni valutato, e io lo adoro, provo a giocare con gioia. Capisco il business del basket, a volte le squadre hanno bisogno di fare le loro mosse migliori. Ma allora quando un giocatore crede di poter andare in un’altra squadra e crede di poter avere la possibilità di vincere un campionato, non possiamo crocifiggerlo e dire che non è stato leale e che ha deluso tutti. La storia dimostra che bisogna fare ciò che è meglio per te e per la tua famiglia».
Giannis deve aver sentito che il clima si faceva teso, così ha smorzato: «Ok, diciamo una cosa divertente perché ho preso la cosa molto molto sul serio… Ora che un europeo sarà, credo, il volto dei Lakers, mi pare sia una grossa cosa per l’Europa. Non è mai successo prima. C’è stato Pau Gasol. Ovviamente un grande giocatore. E come si dice – Vujačić? Sasha Vujačić? – un ragazzo eccezionale, uno dei miei amici più cari, ma sbaglio sempre il suo nome. Lo adoro. Ma sapete cosa voglio? Mi piace Luka ai Lakers, voglio Jokic ai Knicks. Voglio che tutti gli europei vadano in tutti i grandi mercati della NBA per vedere qualcosa di incredibile. Questo voglio. Questo è il mio sogno».
Non sono parole che possano lasciar tranquilli i Milwaukee Bucks.
| WHAT IF
Se avessero chiesto a un calciatore di commentare lo scambio Totti-Cannavaro
Maaa, diciamo che nel calcio ci sta, noi dobbiamo restare concentrati sui nostri impegni, partita dopo partita, ci sono ancora sedici giornate da giocare, sono sedici finali, il resto bisogna chiedere al mister.
TENNIS
Il secondo capitolo di Auger-Aliassime
Félix Auger-Aliassime è quel tipo che aveva perso le prime nove finali giocate in carriera, offrendo molta gratificazione ai tennisti del circolo alla domenica che dal divano o dagli account social sapevano spiegare benissimo cosa e come avrebbe dovuto fare, e invece guarda lui. Ora siamo appena alla quarta settimana della nuova stagione e ha già due titoli da parte. Il magazine Tennis ricorda di quando sul finire del 2022 era il numero #6 del mondo e prometteva di essere la star perfetta, quella che parla bene, educata, “poteva piacere sia ai tifosi più giovani sia a quelli più tradizionalisti”.
La sua stella si è piegata sotto il peso di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. La marcia di Auger-Aliassime è stata rallentata da qualche infortunio e dall’incostanza. Nel maggio scorso è arrivato in finale a Madrid ma poi ha perso al primo turno a Wimbledon e agli US Open. Ha chiuso la stagione senza un titolo e ha dovuto ritirarsi nel finale per un infortunio alla schiena. Ora cerca prima di tutto stabilità, pensa che il miglioramento della classifica sarà una conseguenza. Ha vinto 10 partite su 12 nel 2025. Ha portato a sette i titoli in carriera, sei sono arrivati indoor. Ma anche in finale a Montpellier sono emersi momenti delicati. Si è fatto annullare due match point nel secondo set ed è stato sotto 15-30 un paio di volte sul suo servizio nel terzo. Kovacevic ha persino trascinato il pubblico francese dalla sua parte. FAA l’ha definita la finale più folle che lui abbia mai giocato. Kovacevic è diventato il numero 74 al mondo e la lista degli americani fra i primi-100 adesso comprende dieci nomi, con il 19enne Learner Tien che chiude la fila al #80.
Auger-Aliassime ha solo 24 anni, Tennis scrive che è “in circolazione da abbastanza tempo per sapere che questa è una maratona e non uno sprint”. Le stagioni sono lunghe, un anno è lungo, nessuno ha il controllo su tutto ciò che può accadere.
IL TELECO-SLALOM
Guida allo sport in tv di oggi
13.00 ATP Rotterdam: primo turno – SKY SPORT
Il circuito torna all’arena Ahoy di Rotterdam per la 52esima edizione del torneo con la partecipazione di quattro nomi presenti nell’albo d’oro: Felix Auger-Aliassime [2022], Andrey Rublev [2021], Daniil Medvedev [2023], Stan Wawrinka [2015]. Gli ultimi due sono pure avversari al primo turno. Carlos Alcaraz gioca per la prima volta su questi campi, dove gli spagnoli non hanno mai vinto. Juan Carlos Ferrero fece la finale nel 2004 e Rafa Nadal nel 2009. Avrà al primo turno l’olandese Botic van de Zandschulp, dopo aver perso da lui agli ultimi US Open. A proposito di giocatori di casa, Tallon Griekspoor ha un record di 17 vittorie in 20 partite nelle partite in Olanda dall’inizio della stagione 2023. Una wild card è stata data al numero 1 al mondo junior Mees Rottgering. L’altro NextGen presente è Jakub Mensik. Mattia Bellucci e Andrea Vavassori si sono conquistati un posto in tabellone superando le qualificazioni. Vavassori gioca anche il torneo di doppio con Bolelli. Gli altri tre azzurri al via sono Matteo Berrettini, Flavio Cobolli e Lorenzo Sonego. Segue la Francia con 4 iscritti.
Il più giovane vincitore nella storia del torneo è stato Miloslav Mecir a vent’anni nel 1985, il più anziano Roger Federer a 36 nel 2018. Quello che ce l’ha fatta con la classifica più bassa rimane lo svedese Anders Jarryd, che era #156 nel 1993.
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