Sinner e il trionfo di Melbourne: l’ultima spalla di Cahill su cui posare il capo

C’è stato un gesto, a un certo punto. Jannik Sinner è andato a posare la sua testa sulla spalla di Darren Cahill, subito dopo la fine della partita, dava l’impressione di starci bene, di starci comodo, di volerci restare tanto, se non per sempre. Ora pare che dopo Cahill nel box possa arrivare Agassi, o forse Ivanisevic, gira pure il nome di Seppi. Ma nessuno sarà così paterno come lui quando s’è sfilato, quando gli ha detto con un gesto e senza parlare ti stanno aspettando, devono darti la Coppa, adesso è tempo che tu vada, non ti voltare indietro. 

Così Jannik è andato e ha sollevato la terza grande Coppa. L’ha vinta senza aver dovuto affrontare e battere un vincitore di Slam. La somma delle posizioni degli avversari affrontati dai quarti di finale in avanti fa 31. È la più alta degli ultimi anni tranne che per il suo stesso US Open di settembre, quando era 42, ma quella volta dovette almeno scavalcare l’ostacolo di Daniil Medvedev

A Melbourne gliene sono toccati di più bassi, i più bassi degli ultimi anni, tutti avversari che a vincere un Major non sanno come si fa. Non è colpa sua e non è una vergogna. Novak Djokovic è stato un fenomeno anche in questo. Per quattro volte negli ultimi quattro anni è arrivato a uno Slam attraverso la medesima via [Melbourne 2021, Wimbledon 2021, Wimbledon 2022, Melbourne 2023], senza giganti lungo la strada, senza giocare una Classica nel senso breriano del termine: una partita fra due nomi  presenti nell’albo d’oro. A Rafa Nadal capitò a Wimbledon nel 2010, a Roger Federer tre volte [Wimbledon 2003, Melbourne 2006, Roland-Garros 2009].

Non è una colpa ma è il segno di un panorama che muta, un panorama nel quale Sinner ci sta alla maniera sua, dove è possibile meravigliarsi della freddezza della sua celebrazione dopo un epico scambio di 21 colpi, quando ha sporto il petto in fuori, ha lasciato uscire alcuni respiri profondi e ha stretto il pugno scrive Charlie Eccleshare su The Athletic. Vincere alla Sinner deve voler dire quel che sottolineava Barbara Rossi in diretta su Eurosport: Zverev ha statistiche migliori al servizio, ma quando bisogna servire meglio l’ha fatto lui, vincendo l’84 percento dei suoi 57 punti con la prima. 

The Athletic dice che esiste un universo alternativo in cui la genialità di Jannik Sinner non ha limiti. È stato clinico nel battere Alexander Zverev mostrando un atletismo e un tiro scandalosi. La vittoria fa evolvere la sua avvincente rivalità con Carlos Alcaraz, con cui è indietro 4-3 quando si tratta di titoli del Grande Slam e che ora sembra essere il suo unico rivale in cima alla classifica ATP

Ma dall’America Eccleshare ha tutta la libertà di scrivere che non è questo l’universo in cui è accaduto. Solo il 16 e 17 aprile, quando la Corte Arbitrale dello Sport convocherà la sua udienza a porte chiuse a Losanna, in Svizzera, per pronunciarsi sull’appello delle autorità mondiali antidoping, ci sarà un po’ di chiarezza al vertice del tennis maschile. Sinner ha ancora una volta mostrato la sua brillantezza sui campi in cemento e il suo temperamento da grandi partite, ma cosa significhi per il tennis non sarà deciso sul campo. Anche se si trattasse solo di pochi mesi, Sinner salterebbe l’Open di Francia e Wimbledon e potrebbe arrivare allo US Open fresco. Ma è possibile che la vittoria contro Zverev sia stata l’ultima di Sinner che il mondo vedrà ai Major quest’anno

Da noi è una tesi che porta dritti all’iscrizione nella lista di proscrizione dei disfattisti, degli anti-nazionalisti, degli odiatori. È la parola che usa il Giornale, quando scrive che non riuscendo nessuno a batterlo su campo, si cerca di incrinare la sua fiducia grazia a un’arma di solito infallibile: l’odio”. Libero la butta ancora più sfacciatamente in politica e incolla la faccia di Sinner sul corpo di Giorgia Meloni, o viceversa la faccia di Giorgia Meloni sul corpo di Sinner, ma insomma sono fratelli e sorelle d’Italia, sono una cosa sola. Provate a fermarlo titola il giornale da destra parlando di pazza idea per Jannik squalificato e Giorgia a casa

Quella del ricorso della WADA al TAS dovrebbe essere una faccenda complessa, una scena riempita da avvocati, versioni di una parte e dell’altra, perizie scientifiche, nanomoli, responsabilità, giurisprudenza, casi precedenti, ricerca dell’equità. Invece è una scena dove la ricerca della chiarezza, se non vogliamo chiamarla verità, è diventata un’operazione canaglia. Il Corriere della sera lo dice più forte dei colpi bassi: si punta sul caso clostebol per destabilizzarlo, inutilmente

C’è anche tennis, tanto tennis, per fortuna. Il tennis si è arreso a Sinner, dice Giorgia Mecca sul Foglio Sportivo, mentre Ester Viola recupera l’immagine del carro su cui non si può salire, e amen. Ha a disposizione una marcia che gli altri non possiedono. Nel tennis – spiega Mecca – succedono spesso i momenti interlocutori, quelli in cui il ritmo si abbassa. In questi casi di solito chi sta vincendo si rilassa anche senza perdere il polso della partita e chi sta perdendo si aggrappa a questi cali fisiologici (fisiologici prima dell’era Sinner) per provare a rientrare in partita. Contro il numero uno del mondo questo non accade mai, non accade più

Stefano Semeraro su La Stampa dice che “con Djokovic obbligato a tagliandi sempre più ravvicinati, e Alcaraz in crisi di fiducia, Jannik è l’unico capace di spingersi nelle terre estreme di certi scambi. E di tornarne senza perdere la tenerezza”. È bella la suggestione che Semeraro cita: sia Budge sia Laver, autori del Grande Slam, avevano i capelli rossi. Marco Imarisio sul Corriere della sera ricorda questa finale vinta senza concedere una palla break, cita l’analoga circostanza di Federer nel 2003 a Wimbledon contro Philippiussis, Nadal contro Anderson allo US Open 2017, e sottolinea come tutti i più forti esponenti della generazione compresa tra il 1996 e il 1998, sono stati eliminati da giocatori nati nel nuovo secolo. Sono già vecchi, superati, e non deve essere una bella sensazione. L’ultimo è stato Zverev. la misura dell’enormità di quel che sta facendo Sinner. Non diamolo per scontato, mai – avverte.

Gabriele Romagnoli su Repubblica ha scritto invece che quando il gioco si è fatto duro è diventato invulnerabile. Che cosa è scattato? Probabilmente ha ragione il suo allenatore: per dare il meglio gli servono i momenti cruciali, le «belle domeniche», come le ha definite lui, con le tribune stracolme, milioni di persone davanti al video e la coppa a bordo campo che splende nell’oscurità prima che si alzi il sipario e quando si chiuderà il finalista battuto sarà una comparsa. Incarna la definizione di Hemingway del coraggio come “grazia sotto pressione”, ma non vorrebbe dire alle armi né addio né arrivederci, se non lo costringono a farlo.

Poi verrà il momento di cercarsi un’altra guida, dopo il padre biologico [Hansepeter], quello putativo già psicanaliticamente ammazzato [Riccardo Piatti] e quello scelto da sé [Darren Cahill]. O forse sarà il momento di andare da solo per la strada.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.