pallavolo
Paola Egonu è un fenomeno ma non sarà professionista
La pallavolista della Nazionale italiana e dell’Imoco Conegliano, campionessa del mondo per club e MVP del torneo della settimana scorsa, ha ricevuto il premio come donna dell’anno dal mensile D di Repubblica, succedendo a Franca Di Biasio, Ilaria Cucchi e Paola Regeni.
Tutto iniziò con la noia sul divano. «Da piccola ridevo tanto, correvo tanto e finivo i compiti sempre troppo presto. Finendo per annoiarmi sul divano, davanti ai cartoni animati. Fu lì che un pomeriggio mio padre (emigrato dalla Nigeria in provincia di Padova con la madre, ndr) mi disse: “Scegliti uno sport, avrai una cosa in più da fare”. In tivù stavo guardando Mila e Shiro, i mitici “due cuori nella pallavolo”. Allora gli dissi: “Ho deciso, papà: farò volley”».
➣ Lei è una che i muri riesce ad abbatterli con le sue schiacciate e il suo esempio, come nel coming out di un anno fa quando hai detto semplicemente: “Sì, ho una fidanzata”.
«Non l’ho fatto per gli altri, ma per me stessa. Per vivere senza dovermi nascondere. Non volevo essere né capita, né accettata: non ne avevo bisogno. Alle ragazze tormentate dai dubbi, dico: fate quello che vi sentite, ma non abbiate mai paura di essere voi stesse. La vita è vostra.
Potranno parlare, forse sparlare. Ma dopo non sarete più il loro gossip, vi lasceranno in pace. Se non farete certe scelte solo per paura, invece, alla fine ci avrete perso solo voi».
➣ Ci svela un pregio e un difetto?
«Sorrido molto, non chiedetemi di fare la faccia triste: non sarei io. E sono sempre sincera. Però devo imparare a usare qualche filtro in più. A volte sono troppo diretta e con le parole possiamo fare molto male. Poi non do mai un’ altra chance: quando vengo delusa è un dolore talmente enorme che pur di non riviverlo, metto un punto … Mia mamma mi ha insegnato a scegliere: “Non puoi avere una cosa e l’altra, devi fare una scelta”. Papà mi dice: “Prenditi tutto il tempo che ti serve prima di ogni decisione importante”. Al nonno nigeriano non piace il mio abbigliamento da volley, ma lo accetta perché sa che questa ormai è la mia vita». | Intervista di Giovanni N. Ciullo, D
Il suo presidente. Piero Garbellotto, titolare di un’azienda che produce botti dal 1775, con Maschio ed Elena Polo, altri imprenditori del distretto vinicolo della Marca, comprò i diritti da Parma e mantenne la grande pallavolo a Conegliano per poi spostarla nel Palaverde trevigiano, teatro dei trionfi dell’era Benetton.
➣ Siete la città campione iridata negli sport di squadra più piccola di sempre. Lo sapeva?
«No, e così è tutto ancora più sfizioso. La favole di provincia sono le più belle. Siamo l’espressione condivisa di un territorio: 900 mila abitanti frantumati in tanti comuni che si riconoscono nell’ Imoco. Provincia di Treviso, ma anche l’intero Veneto e oltre.
Vantiamo il record europeo di pubblico. E ogni tifoso oggi si sente campione del mondo».
➣ Per voi molto ruota proprio attorno al Prosecco. È un mercato in salute come il vostro club?
«La crescita è continua. E il fresco riconoscimento Unesco delle nostre colline, con le Olimpiadi 2026 a Cortina, darà ulteriore impulso».
➣ Anche i vostri numeri sono sempre più importanti?
«La squadra campione d’Italia e del mondo è il fiore all’occhiello di una società con un serbatoio di mille giovani e 180 partner commerciali per un budget ormai oltre i 3,5 milioni. Sponsor che versano da 3 mila a oltre 300 mila euro. Meglio essere tanti a mettere poco che pochi a mettere tanto».
➣ E sugli spalti sempre pieni che pubblico avete?
«Veda lei: nell’ultima partita andavamo dagli 0 anni della figlia di Barcellini, nostra ex giocatrice, ai 91 di mia zia. Tutti come se fossero a casa».
➣ Per finanziare gli ingaggi, vi siete inventati gli sponsor personali di maglia.
«Vero. Quasi tutte cantine, con l’eccezione della Nordest Insurance per Paola Egonu». | Intervista di Roberto Condio, la Stampa
No al professionismo femminile. «Non credo proprio che porteremo il volley femminile al professionismo – spiega il presidente della Federazione, Bruno Cattaneo, fra l’altro avvocato – perché vorrebbe dire aderire alla legge 91, che mi pare abbia mostrato molti problemi non solo nel calcio, in quanto poche sono le società che riescono a resistere dal punto di vista economico. Ovviamente dovremo confrontarci, ma non penso che questo sia il passaggio che la pallavolo si aspetta. Anche se lo dice il presidente di una federazione molto femminile…». | a la Gazzetta dello sport