Il ritorno degli uomini jet

Chi ha paura, muore un po’ tante volte

Chi non ha paura, muore una volta sola

da “Il ritorno di Ringo”

 

sci

Giù per le nevi a 150 all’ora

 

  Gli uomini jet si lanciano oltre i 150 km all’ora lungo i pendii. Sono palle di neve sputate da un cannone. Johan Clarey, un francese di Annecy, la città del festival dell’animazione, come un Wile il Coyote dietro Beep Beep una volta ha toccato i 161,9 sulla pista del Lauberhorn, a Wengen. Erano due giorni che uno o l’altro battevano il record, prima Christof Innerhofer (a 158,8), poi il canadese Benjamin Thomsen (159,8), l’austriaco Hannes Reichelt per primo oltre il muro dei 160 (160,3) e poi lui, Clarey il coyote, nel passaggio dell’Haneggschuss.

La Coppa del mondo di sci ritrova dopo 10 mesi la velocità, oggi con il SuperG e domani con la prima libera della stagione sulla pista di Val d’Isère, la OK, che sta per Oreiller-Killy, da Henri e Jean-Claude, i due grandi di Francia. Ci si arriva da La Daille, prima del paese, si sale con la funicolare sino a Rocher de Bellevarde, si svolta a destra e ci si butta giù. A tutta. Beep beep.

Una pista che non è considerata così tecnica come la Face Olympique, un tracciato di difficoltà media secondo i tecnici, con una prima parte in quota e una seconda tra boschi radi, dove ci sono muri curvoni e tortuosità, lungo un dislivello di mille e venti metri.

 

Gianni Merlo una volta ha scritto sulla Gazzetta dello sport che gli uomini jet dello sci sono quelli che hanno sempre affascinato il pubblico perché si buttano in picchiata sui ripidi pendii delle montagne vestiti soprattutto di coraggio”

Quando sono nate le prime discese libere, si conoscevano solo il punto di partenza e quello di arrivo. C’erano delle bandierine lungo il percorso, ma erano consigli, non precetti, ogni atleta si sceglieva la strada da sé per arrivare a valle. 

L’apripista – raccontava Merlo – era una sorta di messaggero che portava all’arrivo il foglietto del giudice di partenza che segnalava a che ora e minuto sarebbe partito ogni concorrente. I tempi impiegati superavano anche i 7 minuti e un atleta, nel caso fosse stato raggiunto dal partente seguente, aveva il dovere di lasciargli la pista, pena la squalifica”,

Leo Gasperl, l’austriaco che fu poi anche allenatore della Nazionale italiana, usava un paio di sci da 26 chili, e poiché non gli bastava li appesantiva con delle lastre di piombo che avevano delle maniglie davanti agli attacchi, con delle cinghie per potersi tenere più basso, in posizione più aerodinamica. Quando smise con le gare, Gasperl fece il maestro e aprì un negozio a Cervinia, ebbe una sua linea di moda e insegnò a sciare a Gina Lollobrigida, Anita Ekberg, Vittorio Gassman. Gli sci stavano lasciando il legno hichory e stavano diventando di metallo-legno, per poi approdare alla fibra e diventare sempre più sofisticati. 

Gli atleti – ha raccontato Merlo in quel suo breve passaggio, come una storia della velocità su neve – non vestivano più maglioni di lana e calzoni larghi fissati in fondo con uno spago, ma nascevano i primi indumenti tecnici, aderenti

 

Ieri in Val d’Isère s’è tenuta l’ultima prova cronometrata e l’austriaco Vincent Kriechmayr è stato il più veloce di tutti con 2 minuti 6 secondi e 9 centesimi, di 66 più rapido del norvegese Aleksander Aamodt Kilde, che rimane il favorito per domani. La sorpresa è stata Matteo Marsaglia con il terzo tempo (a 81 centesimi), una promessa per il SuperG di stamattina.

È il week-end del rientro per Dominik Paris dopo l’infortunio di gennaio. Flavio Vanetti sul Corriere della sera ha scritto che la miglior verifica sarà comunque nella libera, nonostante sia bene non caricarlo di pressioni anche perché la pista non pare adatta a lui.

Paris ha detto stamattina a Simone Battaggia sulla Gazzetta che avrebbe preferito iniziare con la discesa perché «il superG è più difficile, non ha la ricognizione, è velocità senza prove. In allenamento però mi sono preparato. Andare veloce non mi basta. Fare cinque giri e poter scegliere il più veloce è facile. A me interessa tirare fuori il massimo quel determinato giorno, su quella determinata pista, con quel determinato meteo. La gara m’affascina sin da ragazzino. Il contorno non mi è mai interessato, anche se credo di essere migliorato».

Paura della velocità. Niente a che vedere, racconta, con quello che gli successe a 14 anni, rottura di tibia e perone per un incidente in Vespa. «Tagliai la strada pensando che non arrivasse nessuno e invece feci un frontale. Restai fermo tre mesi ma fui fortunato».

 

la classifica Odermatt e Pinturault 240, Zubcic 206, Kristoffersen 156, Braathen 155, Meillard 145

 

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