Lo Slalom del 23 ottobre | Cosa leggere, sapere e vedere

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mercoledì 23 ottobre 2024

#4 giorni al GP del Messico

 

IN CIMA AI PENSIERI

L’ossessione realizzata di LeBron, compagno di squadra di suo figlio

  A quattro minuti dalla fine del secondo quarto, quando i punti di vantaggio dei Lakers su Minnesota viaggiavano intorno alla ventina, Padre Tempo si è fermato e ha infilato tra le pieghe della storia della NBA l’evento per il quale dentro casa James mister LeBron lavorava da anni. Il primo figlio compagno di squadra di suo padre si chiama Bronny. Resta solo da definire se LeBron volesse proprio questo o se gli importasse di più essere il primo padre che diventava compagno di squadra di suo figlio. Trentanove anni lui, il più grande marcatore nella storia del campionato. Venti l’altro, scelto al secondo giro del Draft di giugno dalla nazionale viola e oro. Sono andati insieme al tavolo, hanno fatto il check-in e il pubblico dell’arena che ha venduto i diritti sul nome alla Crypto punto com è impazzito, o almeno si dice così. 

  Bronny James è stato al centro della scena per tre minuti, senza far punti e sbagliando entrambi i suoi tentativi al tiro. È poi rimasto in panchina per tutto il secondo tempo. LeBron ha chiuso invece con 16 punti, quattro rimbalzi e quattro assist, in una partita che strada facendo è diventata più combattuta. La NBA ha avuto molte coppie padre-figlio degne di nota, dice Ben Golliver sul Washington Post, ricordando Joe e Kobe Bryant, Dell e Stephen Curry, ma nessuna che si sia sovrapposta. LeBron era alla sua seconda stagione in NBA quando Bronny nacque, 6 ottobre 2004. Ha resistito e ha lottato contro il Tempo per diventare il secondo giocatore da 22 stagioni in campionato, come Vince Carter. Per anni, James ha parlato nelle interviste del suo desiderio di diventare la risposta del basket a Ken Griffey Sr. e Ken Griffey Jr., compagni di squadra con i Seattle Mariners nel 1990 e nel 1991 nella Major League di baseball. Quando alla vigilia della partita con Minnesota è stato chiesto ai Lakers se bisognava aspettarsi di vedere in campo insieme i James, la franchigia ha alimentato il mistero, bah, boh, vediamo, non si sa. Che fosse un segreto farlocco era chiaro dall’invito fatto proprio ai Griffey, ehi, cos’avete da fare martedì sera, perché non fate un salto a Los Angeles?

I Griffey stanotte erano là, seduti a bordo campo durante la partita e in posa in campo con i James durante il riscaldamento. Era la prova definitiva che sarebbe successo. LeBron ha dedicato una buona quota delle sue energie per fare in modo che tutti i pezzi del mosaico andassero al loro posto. Ha giocato da free agent una partita strategico-diplomatico con i Lakers per indurli a prendere Bronny al Draft. Ha speso la sua voce affinché in panchina arrivasse JJ Redick, suo compagno di podcast, per la prima volta alla guida di una franchigia così in vista. Così, come ogni volta che un’ossessione arriva alla casella del traguardo, stamattina rimane una domanda da porsi guardandosi negli occhi. E ora?

 

  La NBA si è aperta con una tripla di Tatum, primo canestro della stagione, dopo la consegna degli anelli ai Boston Celtics. Nessuno poteva immaginare che sarebbe stata la prima di 29, record NBA eguagliato di canestri dalla distanza, come i Milwaukee Bucks del 29 dicembre 2020 contro Miami. I Celtics ne hanno sbagliate 13 [47.5% di percentuale]. Se i New York Knicks sono davvero l’alternativa a Est, se sono diventati così smart come scriveva ieri con un certo trasporto il Wall Street Journal bisogna aspettare che si presentino in campo quelli veri. Quelli di stanotte sono stati spazzati via, sotto anche di 35 nell’ultimo quarto. Jayson Tatum ha chiuso con 37 punti e 10 assist, 14/18 dal campo di cui 8/11 da tre in 30 minuti. Derrick White ne ha messi 24 [6/10 da tre]. 23 per Jaylen Brown, 18 per Jrue Holiday e 11 per Horford. 

FIGURINE

L’uomo che ha rovinato Paul Pogba

  L’uomo che ha rovinato Paul Pogba assomiglia a uno di quei rappresentanti della Stanhome che negli anni Settanta giravano per appartamenti con i loro cataloghi e i loro sorrisi per convincerti a comprare un pulitore del forno o uno smacchiatore prelavaggio. Erano diventati un piccolo fenomeno sociale. Si creavano un loro giro di casalinghe, e le casalinghe si inventavano porta-gente come poi sarebbe successo solo nelle discoteche. L’uomo che ha rovinato Paul pogba si chiama Gary Brecka e più o meno così viene descritto in una paginata che gli dedica L’Équipe, presentandolo come un guru, un personaggio da film, un wolf of Wall Street che un giorno si presente dinanzi a un panel di donne imprenditrici per parlare della sua azienda, la 10X Health, che «ha cambiato la mia vita e ora potrà cambiare la vostra». Boom. 

L’Équipe la definisce una falsità pronunciata con fenomenale disinvoltura [devono prima aver consultato l’ufficio legale per spingersi a tanto]. «Ho lavorato nel settore delle assicurazioni sulla vita per ventidue anni, il mio compito era prevedere la data di morte dei nostri clienti. Avevo abbastanza informazioni per sapere quando sarebbe arrivata nel mese successivo» è il discorso che Brecka fece alle signore in quel giorno di novembre del 2022. Parlò di rimorso provato per aver trascorso tanti anni a catalogare le persone dentro file Excel e disse di aver sentito il bisogno di cambiar vita una volta raggiunta la consapevolezza che «avrei potuto usare tutte quelle informazioni accumulate su di loro per cambiare le loro vite, per aumentare il tempo che gli restava»

Un romanzo. Maxime Aubin, corrispondente del giornale francese da San Francisco per la copertura totale di tutto ciò che è Wembanyama, parla allora di storia ben congegnata, intesa a pubblicizzare una serie di prodotti e servizi apparentemente rivoluzionari, dai test genetici alla terapia a infrarossi, compreso un intero elenco di integratori alimentari. Eccoci qua, eccoci arrivati al nodo Paul Pogba. Brecka si presente come il paladino del biohacking, una tendenza emersa all’inizio degli anni 2010 nella Silicon Valley. Dave Asprey è il suo padre fondatore. È noto per aver ideato la dieta Bulletproof, ricca di grassi e povera di carboidrati. Un giorno si chiese come avrebbe potuto hackerare la salute seguendo gli stessi principi adoperati in ambito informatico. Denys Coester, anestesista di Parigi, è stato uno dei primi a interessarsi a questo fenomeno in Francia, e a L’Équipe dice che il biohacking si potrebbe definire come un insieme di strumenti che permettono di accedere alla longevità, ottimizzando le capacità mentali e fisiche. Sull’argomento Coester ha pubblicato un libro, Manuel de startuping the biohacker

Brecka ha una visione diversa. Lo vede come un’alternativa vera e propria alla medicina tradizionale, spingendosi in uno dei suoi podcast a definire l’industria farmaceutica felice di avere un bambino malato di cui occuparsi. È originario della Florida, non ha una laurea in medicina, il suo sito web segnala un percorso di studi in biologia presso la Frostburg State University nel Maryland, e una seconda laurea presa in biologia umana presso una scuola privata di chiropratica nell’Illinois. L’Èquipe precisa di aver provato a contattarlo invano. Dopo una carriera nel settore assicurativo, nel 2015 ha lanciato Streamline Medical Group, la prima azienda specializzata in ringiovanimento e contrasto all’età. Il miliardario americano Grant Cardone è stato uno dei suoi primi clienti e ha finito per comprarsi l’azienda nel 2021, dopo aver aiutato Brecka a lanciare 10X Health System l’anno precedente. 

Adam Nessim, medico con sede a New York, è l’autore di alcuni video di denuncia di quelli che definisce «ciarlatani della salute». Quando Dana White, il gran capo dell’UFC, perse una ventina di chili e aumentò la massa muscolare con l’aiuto di Brecka, la considerazione dell’americano prese quota. Aveva 53 anni e disse di sentire un’età biologica di 35. Secondo Nessim non c’è proprio niente di magico nel protocollo di Brecka. Suggerisce di fare esercizio fisico e di seguire una dieta appropriata, un po’ come i telegiornali che nel mese di agosto consigliano agli anziani di non uscire nelle ore più calde, ah, e poi bere, bere tanto. Brecka però aggiunge pure un aiutino, alcuni integratori alimentari che non sono riconosciuti dal punto di vista medico – scrive L’Équipe – e poi vende tutto a un prezzo esorbitante

Come ha fatto un calciatore di altissimo bordo come Paul Pogba a incrociare la sua strada? Preoccupato per una serie di infortuni, il centrocampista della Juventus lo ha incrociato durante una vacanza in Florida. Così è finito negli uffici di 10X Health a Miami, era novembre 2022 secondo la ricostruzione de L’Équipe. Fu lì che si sentì prescrivere del deidroepiandrosterone (DHEA), una sostanza con effetti simili a quelli del testosterone, in genere prescritto alle persone anziane. Pogba non sapeva né che fosse un derivato da uno steroide anabolizzante né che fosse un prodotto dopante vietato dai regolamenti dell’Agenzia mondiale antidoping [WADA]. Pare incredibile, ma bisogna considerare – come fa Nessim – che «le star del cinema o dello sport hanno così tanti soldi che sono sempre alla ricerca delle ultime cure all’avanguardia, o del segreto medico di cui nessuno ha ancora sentito parlare»

Il fatto che Brecka appaia nelle foto con Cristiano Ronaldo o con David Beckham non significa che debba essere considerato uno specialista, ma è sufficiente a spargere la voce che lo sia. Secondo Coester, Pogba avrebbe dovuto parlare con il suo staff medico prima di prendere quella roba, anzi prima di prendere qualsiasi cosa. Ma Coester riconosce che Brecka «a volte abbellisce la realtà» e questo non fa di lui un truffatore: «È un imprenditore della salute e non lo nasconde affatto». Negli USA c’è spazio per veder proliferare questo genere di affari. La medicina della longevità è un settore che sta diventando sempre più organizzato e scientifico.

IL TEMA

Nell’era Bosman non si vince la Champions con i giovani

  EUROGOL  I giovani, presto presto. Facciamo giocare i giovani. Se non giocano i giovani il calcio muore. Se non giocano i giovani non c’è futuro. Bello, bellissimo, magnifico. Solo che. Ecco. Come dirlo. Se giocano i giovani, spesso non si vince. Basta guardare cosa succede nel torneo dell’élite che più élite non si può. È dai tempi dell’Ajax 1995 che nell’albo d’oro non si incontra una squadra che abbia dato uno spazio esteso ai ventenni. 

L’idea generale, nutrita dalla storia della competizione e rafforzata dalla moderna tendenza dei grandi club, dal Real Madrid al Manchester City, è che la Champions League non abbia molto in simpatia i più giovani, non quando sono in maggioranza e non sufficientemente bilanciati. Lo scrive stamattina L’Équipe, il giornale che la Coppa dei Campioni l’ha inventata. Lo dice anche con un brivido, perché sono francesi – il PSG e il Monaco – le due partecipanti dall’età media più bassa. Non sembra una promessa di chissà che cosa. 

I nomi collettivi sono un inganno. Contengono molte porzioni diverse di qualcosa. Ma se bisogna procedere per approssimazione e tenendo conto del significato medio del termine, la verità è che i giovani costano meno dei vecchi. Così chi ricorre ai giovani lo fa quasi sempre più per necessità che per convinzione. Non è filosofia. È economia. Tanto che L’Équipe stamattina sottolinea: Non pensavamo che questo regime finisse per applicarsi anche al PSG, dove hanno preso Messi e Neymar finché hanno potuto spendere e spandere al sole. Ora il club parigino ha cambiato politica e i compleanni gli costano sempre meno in candeline [meravigliosa definizione]. 

L’Ajax 1995 che batté per 1-0 il Milan in finale a Vienna era quello che il giornale francese chiama il simbolo del calcio pre-Bosman, con tre stranieri [Jari Litmanen, Finidi George e Nwankwo Kanu], dieci ragazzi locali, due dirigenti [Danny Blind e Frank Rijkaard] che conoscevano l’ambiente: nove dei tredici giocatori utilizzati in finale avevano 24 anni e meno, sei ne avevano 22 anni o meno [Reiziger, Davids e Overmars, 22, Seedorf, 19, Kluivert e Kanu, 18]. 

Thiago Scuro, direttore del generale del Monaco, spiega che con calciatori giovani è più facile imporre una certa maniera di giocare, per esempio aggressività e pressing senza palla. Il PSG ha preso due calciatori sopra i 26 anni, al momento del loro acquisto svincolati: Milan Skriniar e Marco Asensio. Skriniar era funzionale al 3-4-3 immaginato da Christophe Galtier. Con Campos d.s., sono poi arrivati undici giocatori sotto i 22 anni e Luis Enrique ha sostenuto l’approccio. Un anno fa, durante una conferenza organizzata dalla Facoltà di Economia della Sorbona, Campos ha rivelato che nella sua idea di costruzione di una squadra, bisogna prevedere 4 giocatori fondamentali, capaci di farti guadagnare punti. Li chiama giocatori A1, in linea di massima sono il portiere, un difensore centrale, un centrocampista e un attaccante. Un tempo si chiamava la spina dorsale della squadra. Poi ci sono i B1, giovani capaci di diventare un giorno A1 e che vengono venduti a caro prezzo. Per completare il mosaico prendo gli A2, che non sono i migliori del mondo ma sono molto importanti per il funzionamento della squadra. 

Con un’età media di 23 anni e 361 giorni, contro la Real Sociedad nel marzo scorso il PSG era già stata la squadra più giovane nella fase a eliminazione diretta della Champions nella stagione scorsa. Negli ultimi dieci anni, la squadra vincitrice in Champions dall’età media più bassa è stata il Liverpool 2019: 26 anni e 217 giorni. Dice L’Équipe: Naturalmente il talento conta più dell’età. Ma a parità di talento… 

Le partite di ieri 

  MILAN VS BRUGES

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La vittoria di Fonseca, titola il Corriere della sera, dopo i primi tre punti del Milan nel girone di Champions, ottenuti contro i belgi del Bruges che rispetto a quando eravamo bambini adesso sono diventati Brugge [un po’ come l’Olympiakos riscritto Olympiacos]. La vittoria di Fonseca, scrive il quotidiano milanese dopo le critiche delle settimane passate. E sono due, perché già in campionato domenica scorsa ha fatto di testa sua: Toglie Leao e il Milan si scuote. Il Corriere dello sport-stadio dice: ora allenatore e giocatore si parlino. Tijjani Reijnders è stato il migliore del Milan, il terzo olandese a segnare più di un gol in una partita di Champions dopo Van Basten e Seedorf. Un primatino pure per Camarda, l’esordiente più bambino nella storia del club con 16 anni e 226 giorni alle spalle e l’italiano più giovane a giocare superando Kean alla Juventus [16 anni e 268 giorni].

  ARSENAL-SHAKHTAR

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Boring boring Arsenal, proprio bruttarello alla vigilia della partitona contro il Liverpool e con la sconfitta fresca fresca patita a Bournemouth. Non è certo il tipo di prova che fa ben sperare [Gabriele Marcotti, Corriere dello sport-stadio]. Riccardo Calafiori è uscito con le sue gambe, ma dopo una torsione del ginocchio destro che andrà controllata. L’Arsenal continua a essere imbattuto in casa nella fase a gironi dal 2015. Zinchenko è rimasto in panchina dopo essere stato il personaggio più mediatico della vigilia, lui ucraino contro la squadra dell’Ucraina costretta dalla guerra a giocare sempre fuori casa. In una intervista al Guardian ha raccontato tutta la strada fatta dalla sua piccola città natale di Radomyshl, nel nord del Paese: «Non avevamo molte strutture e ci allenavamo solo due volte a settimana. Io volevo di più. Mia madre dice di aver visto il fuoco nei miei occhi». La famiglia di Zinchenko è ancora in Ucraina. «Stamattina mia zia mi ha mandato un video. Lavora in un asilo nido da più di 30 anni. Il video mostra dove si è nascosta nel rifugio dalle 7.30 alle 10.30 perché c’era una sirena che suonava. Lavorando con i bambini, non può correre alcun rischio. Io penso di essere più utile parlando qui che vivendo là. Ci sono calciatori che giocano nel campionato ucraino e all’improvviso suona una sirena. Devono tutti correre a nascondersi nel rifugio. Quando mostro i video ai miei compagni di squadra dell’Arsenal, non riescono a credere che stiamo vivendo questa vita»

Zinchenko ha la sua autobiografia in libreria, si intitola Believe. «Non potrei essere abbastanza grato per tutto ciò che le persone in tutto il mondo stanno facendo per noi. Alcune persone donano qualcosa, altre accolgono i rifugiati. Anche vedere un adesivo con una bandiera ucraina su un’auto mi dà coraggio e la convinzione che non siamo soli. Allo stesso tempo capisco che c’è un po’ di stanchezza per questa guerra. Ma se vi mettete nei nostri panni, non possiamo arrenderci, giusto?». Inoltre ha raccontato di aver giocato le prime 43 partite in Premier League con un contratto da ragazzino delle giovanili.

  ASTON VILLA-BOLOGNA

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La punizione che ha spalancato la partita all’Aston Villa è nata da un fallo di Freuler per fermare il gioco: c’era Fabbian a terra che gridava dal dolore. Lo sottolinea il Corriere dello sport-stadio parlando di mancanza di fair play. Memore di tanta Fiorentina vista, Alberto Polverosi scrive stamattina che quando una squadra di Italiano segnerà alla prima occasione buona, suoneranno tutte le campane del Paese questo è il destino di Italiano, a Bologna come a Firenze. Una volta perso Vlahovic (che nel girone d’andata con Vincenzo segnò 17 gol prima di passare alla Juve), non ha più incrociato un cannoniere di razza e così l’attimo buono scappa sempre via alle sue squadre. Anche al Villa Park, come ad Anfield Road, il Bologna ha giocato per quasi un’ora una partita di personalità. Ha subìto la pressione degli inglesi, però si è difeso a denti stretti, ha tenuto il campo e per un tempo anche il risultato.  La realtà è che volontà, cuore, carattere e organizzazione non possono bastare ai livelli della Champions. Questo Bologna, tecnicamente impoverito rispetto al campionato scorso, più di questo non può fare, non può dare. La Champions era un’occasione di crescita e invece adesso rischia di trasformarsi in un impiccio per il campionato.  Non tutto è perso, ma ci vorrebbero i giocatori dell’anno scorso

Ora il Bologna, come del resto lo Shakhtar, è arrivato a tre partite di fila in Champions senza segnare neppure un gol. Non succedeva dai tempi dell’FK Austria Wien, stagione 2013-14: sarebbe arrivata addirittura a quattro. Stasera potrebbe succedere anche Salisburgo e Young Boys, che nel frattempo ne hanno subiti rispettivamente sette e otto. 

L’Aston Villa è stamattina la sola squadra a punteggio pieno e dopo tre partite non ha subito gol: non succedeva dal Málaga 2012-13 e Leicester 2016-17. 

Samuel Illing-Junior ha giocato uno spezzoncino da un quarto d’ora contro la sua squadra. Lui è al Bologna in prestito proprio dall’Aston Villa. I giornali inglesi stanno spiegando ai loro lettori perché si può, contrariamente a quanto si vede in genere in  Premier League, dove le clausole nei contratti spesso impediscono una circostanza simile. L’UEFA ritiene che si tratti di una norma inapplicabile e contraria ai propri regolamenti, per cui in sostanza dice: fate come volete a casa vostra, lo prendiamo come un accordo fra gentiluomini, ma quest’accordo nelle coppe lo disconosciamo. Così accadde che Coutinho segnò due volte con la maglia del Bayern Monaco contro il Barcellona che era ancora il suo datore di lavoro, e pure Thibaut Courtois era in prestito quando l’Atletico Madrid eliminò il Chelsea undici anni fa.

  JUVENTUS VS STOCCARDA

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McKennie non è stato mai dentro la partita, Vlahovic è stato sostituito di nuovo, il diciottenne Adzic ha fatto il diciottenne spiegando bene cos’è che in genere si possa chiedere ai giovani e cosa no. Quando Danilo si è pure fatto espellere, non c’è stata più Juventus che potesse arginare l’oceano Stoccarda con le mani di Perin: 8.5 su Corriere dello sport-stadio. Juve senza gioco e senza coraggio, per il Corriere della sera. Anche Emanuele Gamba su Repubblica concorda: A Lipsia la Juventus aveva giocato un calcio di istinti rapaci, come solo le menti internazionali sanno giocare. È dunque incomprensibile come contro la meno forte delle tedesche, e per giunta in casa, sia invece tornata a ruminare il suo gioco vuoto in una notte di niente. La Juve non è stata pericolosa nemmeno una volta e ha ballato la rumba per un bel pezzo, girando a vuoto, attaccando mai e limitandosi a un serrato presidio dell’area, la propria. Di europeo ha proposto solo i più dimenticabili ricordi delle ultime opache stagioni, quelle che dalla finale di Cardiff hanno scandito il declino progressivo: per più di un’ora la neoJuve è sembrata quella roba là con tutti quei difetti là, la lentezza, l’eccesso di prudenza, la carenza di personalità, l’attesa del tempo che passa

Antonio Barillà su La Stampa ha scritto: Più della sconfitta, colpisce in negativo la prestazione: disattesa la filosofia di imporre il gioco, troppa sofferenza dinanzi al ritmo tedesco, lacune infinite in costruzione e voragini in fase di non possesso. Nessun dramma, non ci stancheremo di ripetere che ogni rifondazione richiede pazienza, ma adesso conta misurare la capacità di reazione in vista della partitissima di S. Siro con l’Inter.

Ivan Zazzaroni sul Corriere dello sport-stadio dice: All’undicesima uscita stagionale la squadra di Motta ha conosciuto la sofferenza piena: 22 tentativi dello Stoccarda, dieci nello specchio costituiscono un bilancio molto negativo. Le assenze di Koopmeiners, Nico e Bremer non sono uno scherzo, tuttavia ciò che ieri è veramente mancato è stato il gioco. Il primo tempo in particolare ha registrato il dominio dello Stoccarda: la Juve non è mai riuscita a portare uomini nell’area di Nübel e ha sofferto la pressione dei tedeschi tanto sulla fascia di Conceiçao e Savona, dove Mittelstädt e Leweling hanno fatto ciò che volevano, quanto a sinistra dove Cabal è stato costretto a un super lavoro su Millot

 

  YILDIZ  La serata contro il Feyenoord e l’esultanza con la lingua da fuori, a quaranta giorni di distanza assumono dimensioni meno esagerate di quella sera. Yildiz è un ragazzo da far crescere, non ancora un numero 10 da cui lasciarsi trascinare. Ivan Zazzaroni sul Corriere dello sport-stadio sottolinea: Il ragazzo merita le occasioni e lo spazio che gli vengono offerti, ma gioca con la tensione di chi deve per forza incidere. Un tiro e mezzo nelle ultime cinque partite non sono un bilancio da numero 10, ovvero da giocatore che dovrebbe condizionare più degli altri la proposta. Non credo che la pesantezza della maglia lo aiuti a crescere meglio. Spero di sbagliarmi. Sospetto che l’assegnazione del numero dell’eccellenza appartenuto a Baggio e Del Piero, ma anche – per poco tempo – a Tevez e Pogba, sia stata fatta anche per accontentare lo sponsor Adidas che chiedeva una bella storia da raccontare e vendere, un personaggio sul quale poter eventualmente imbastire una campagna.  

  PSG VS PSV

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La partita che ha fatto la gioia dei grafici. In alto in un angolino dello schermo, nelle tre lettere abbreviate, ci stavano i nomi completi delle squadre. Non fa salti di gioia Luis Enrique, e neppure tutto il mondo che circonda il PSG. L’Équipe dedica la prima pagina a questo 1-1 deludente, parlando di falso nove ma di problema vero. La questione del centravanti rimane aperta. La nuova prestazione del sudcoreano Lee in prima linea conferma le difficoltà nel trovare un padrone nell’area avversaria dice il giornale francese. José Barroso scrive che il concetto di falso nove non è mai stato così all’altezza del nome che porta. All’inizio della stagione, Luis Enrique aveva elencato una decina di nomi che avrebbero potuto giocare da centravanti: Gonçalo Ramos, Kolo Muani, Asensio, Ousmane Dembélé, Barcola, Lee, Doué, Neves, pure Hakimi, e possiamo essere sicuri – si legge su L’Équipe – che non stava esagerando. Agli occhi dell’allenatore parigino, il quadro d’insieme è più importante dei singoli individui. Un quadro sempre più rigido, imposto ai suoi giocatori a discapito di una certa libertà d’azione. Questo può andare forse bene in L1, dove il suo collettivo può facilmente far girare la testa alle squadre rivali. Meno in Champions League, dove il collettivo resta un solido valore aggiunto ma che mal sopporta la mancanza di precisione e di efficienza, dove è invece il talento individuale a fare la differenza

Per questo alla fine Hugo Delom scrive che dinanzi a un timido Barcola e a un goffo Dembélé, Achraf Hakimi potrebbe davvero essere il miglior attaccante del PSG. Se non altro, il terzino giustifica la libertà concessagli da Luis Enrique. Ma il PSG dovrà trovare a questo punto un giocatore che sappia tagliare i cross come lui.

Lo sguardo generale di Vincent Duluc è sconfortato. Il punto non è una brutta partita – scrive – in Champions League il PSG ha trascorso serate giocando molto meno bene di ieri sera. Il fatto è che non riuscendo a battere il PSV, il PSG ha ricordato all’improvviso all’Europa di aver ringiovanito la squadra, che il suo talento più grande se n’è andato e che serve più qualità offensiva per essere sicuri di vincere una partita così. Sono le basi per definire una sconfitta il processo di costruzione di Luis Enrique, non lontano dal somigliare a un declassamento. Questo PSG non sembra fatto per arrivare fra le prime-otto, un po’ lo sospettavamo, e anche nei suoi momenti migliori non sembra proprio una grande d’Europa. O non ancora, nella migliore delle ipotesi.

  REAL MADRID VS BORUSSIA DORTMUND

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Vinicius es de oro, titola in prima pagina Marca. Il Madrid è di Vinicius,  dice El Pais. A meno di una settimana dall’assegnazione del Pallone d’Oro, quattro giorni prima del Clasico, il genio incontenibile – scrive David Alvarez – è riemerso per abbattere con una tripletta il Borussia Dortmund, arrivato al Bernabéu da protagonista della nuova Champions. In mezzo ai rottami, ancora sull’1-2, Carlo Ancelotti ha annusato un odore familiare. Aveva pronti Camavinga e Tchouameni sulla fascia per far succedere qualcosa, e il pareggio è arrivato con Vinicius, che aveva preso la partita come una questione personale

Da Barcellona, Santi Nolla, direttore del Mundo Deportivo, scrive che la rimonta del Real è stata aiutata dall’allenatore tedesco Nuri Sahin [ex giocatore del Real Madrid sottolinea Nolla], che al 51esimo minuto, avanti per 0-2, ha tolto un attaccante per mettere un altro centrale. Tutti indietro: ed è stata un’esibizione blanca, una vittoria clamorosa ma non sorprendente

 

  TITOLI

▥  Corriere dello sport-stadio: Ciao sold out, la Roma che fa?” – Domani contro la Dinamo Kiev si scenderà sotto il muro dei 60.000: primi segnali  di progressiva freddezza dell’Olimpico, un problema che i Friedkin devono risolvere. Con Mou e De Rossi  lo stadio  era sempre  spettacolare:   il 99,2%  dei biglietti  garantiva  il pienone. I tanti abbonati per ora salvano   i numeri ma molti non rinnoveranno. Il malessere  del tifo dipende  dallo scollamento  ideologico

▥  Corriere dello sport-stadio:  Totti non si ferma «Se c’è lo sponsor…»” – Lo sketch con Corradi («Noi calciatori…») precede la battuta  sul futuro prossimo: «Nel frattempo mi alleno giocando a padel». Francesco non abbandona la «pazza idea» di tornare. La provocazione  continua dopo  l’apertura dei giorni scorsi  

   PENSIERI E PAROLE  

Federica Brignone a tre giorni dall’inizio della Coppa del mondo di sci

➣  Come arriva al primo appuntamento?

«Ho lavorato fino a metà giugno sul ginocchio: mi ero fatta male l’anno scorso verso Natale. Poi tanta preparazione fisica, per cinque mesi non ho fatto tracciati o pali. Infine, in Argentina un mese sulla neve, le uniche prove “vere” prima dell’Austria».

➣  A smettere non ci pensa più, per fortuna. Fino a quando vuole proseguire?

«Fino a quando avrò voglia di lavorare in un certo modo. Non parlo di competitività, ma di metodo: devo stare fisicamente e mentalmente bene, il risultato è una conseguenza. Se dovessi non sentire più quella spinta smetterei, perché non avrebbe senso». – intervista di daniele sparisci, Corriere della sera

REWIND

LE IMMAGINI DI IERI


    IL TELECOSLALOM..

LO SPORT OGGI IN TV

LA GUIDA ALLA GIORNATA

TENNIS.

4.10  WTA Tokyo: ottavi di finale – su SuperTennis, Sky Sport

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7.00  WTA Guangzhou: ottavi di finale – su SuperTennis, Sky Sport

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14.00  ATP Basilea: secondo turno – su Sky Sport

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14.00  ATP Vienna: secondo turno – su Sky Sport

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VITE OLIMPICHE.

10.30 Lotta,  Mondiali Under-23 – in streaming su UWW Tv

5.00 (domani mattina) Golf, Genesis Championship Jack Nicklaus Golf Club, Incheon, South Korea – su Sky Sport

CONFINI.

11.00 Snooker, Northen Irelan Open: secondo turno – su Discovery+

EUROGOL

14.00  Youth League: Young Boys vs Inter – su Sky Sport

16.30  Europa League: Galatasaray vs Elfsborg – su Sky Sport

16.30 Europa League: Braga vs Bodo/Glimt – su Sky Sport

18.45  Champions League: Atalanta vs Celtic – su Sky Sport

18.45  Champions League: Brest vs Bayer Leverkusen – su Sky Sport

21.00 Champions League: Barcellona vs Bayern – su TV8, Sky Sport

21.00 Champions League: Manchester City vs Sparta Praga – su Sky Sport 

21.00 Champions League: Lipsia vs Liverpool – su Sky Sport

21.00 Champions League: Atletico Madrid vs Lilla – su Sky Sport

21.00 Champions League: Benfica vs Feyenoord – su Sky Sport 

21.00 Champions League: Salisburgo vs Dinamo Zagabria – su Sky Sport

21.00 Champions League: Young Boys vs Inter – su Amazon Prime Video

PALAZZETTI E DINTORNI.

18.30  Eurocup: Hapoel vs Jerusalem vs Cluj-Napoca e Turk Telekom vs Valencia – su DAZN

18.30  Champions League: Promitheas vs Galatasaray – su DAZN

19.00  Eurocup: Aris vs Cedevita Olimpija – su DAZN

19.30  Eurocup: Buducnost vs Bahcesehir Kol. – su DAZN

20.00  Eurocup: Trento vs Hapoel Tel-Aviv –  su Sky Sport e DAZN

20.00  Champions League: Nanterre vs Wurzburg – su DAZN

20.00 Eurolega femminile: Schio vs Landes – Rai Sport e sul canale Youtube dell’Eurolega

Giorgia Sottana, capitana della Famila Schio, 7 scudetti in Italia, uno in Turchia con il Fenerbahce Istanbul, ha detto al Corriere dello sport-stadio: «Andare in televisione, per di più in chiaro sulla Rai è un passo molto importante per il basket femminile italiano perché ci regala tanta visibilità. Questo potrebbe essere un primo passo che può creare un effetto domino. Ora bisognerà essere bravi a sfruttare questa situazione per allargare il raggio d’azione»

20.30  Champions League: Unicaja vs Petkim Spor – su DAZN

20.30  Eurolega: Partizan Belgrado vs Virtus Bologna – su Sky Sport e DAZN

Virtus, fuori l’orgoglio, titola il Corriere dello sport-stadio aggiungendo che il Partizan  in casa  non è certo  il rivale ideale  per la riscossa,  Bologna però pur senza  Pajola non può  rimandare l’appuntamento per smuovere  la classifica”. Nelle prime 4 giornate sono arrivate 4 sconfitte. In regia Morgan. Chance per Tucker e Zizic.    

20.30 Eurocup femminile: Sassari vs Sosnowiec – sul canale Youtube della Eurocup

CALCIOMONDO

22.00 Mondiali Under-17 femminili: Zambia vs Giappone – in streaming su FIFA+

22.00 Mondiali Under-17 femminili: Polonia vs Brasile – in streaming su FIFA+

1.00 Mondiali Under-17 femminili: Inghilterra vs Nord Corea – in streaming su FIFA+

1.00 Mondiali Under-17 femminili: Messico vs Kenya – in streaming su FIFA+

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1.00 NBA: Philadelphia 76ers vs Milwaukee Bucks – su Sky Sport

1.30 NBA: Miami Heat vs Orlando Magic – su Sky Sport

4.00 NBA: Portland Trail Blazers vs Golden State Warriors – su Sky Sport


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Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde qualche aggiornamento quotidiano su temi, discussioni, rubriche pubblicate durante il giorno. Non vi impressionate. È una cosa poco invasiva, riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.

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Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. Fa molto fico averne uno.


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