Sempre da un ragazzo spagnolo è arrivata un’analoga presa di posizione nel tennis. Carlitos Alcaraz ha mosso al tennis gli stessi rilievi che Rodri ha avanzato nei confronti del calcio. Ora deve augurarsi che Andrea Gaudenzi non abbia poteri occulti. È una battaglia che pure Iga Swiatek conduce da un po’ sul fronte femminile, quando ripete che il prezzo di giocare così spesso è troppo alto e che il suo morale ne ha sofferto. «Il nostro sport sta andando nella direzione sbagliata. Non abbiamo tempo per pensare o per migliorare. Passiamo da un torneo all’altro. La stagione è troppo lunga, bisogna cambiare» ha detto e da qualche giorno ha annunciato una pausa. Ashleigh Barty, la numero 1 al mondo prima di lei, si è ritirata all’età di 25 anni. Swiatek ne ha 23 e quest’anno ha giocato già 61 partite, con cinque tornei vinti e un bronzo olimpico.
Sia Alcaraz sia Swiatek puntano il dito sull’imposizione stabilita dai regolamenti, i tornei obbligatori – i Mandatory – che tutti i migliori e le migliori sono costretti a giocare. Il numero , è andato crescendo negli ultimi anni, così com’è cresciuta la loro durata, con I Masters 1000 che arrivano a durare due settimane, come un Grande Slam. Tutto, questo, sottolinea Alcaraz, comincia a pesargli eccessivamente.
«Ci sono tanti infortuni dovuti alle palline che cambiano,al calendario, a tante altre cose. A un certo punto, molti bravi giocatori perderanno tornei per questo motivo, perché dovranno pensare al proprio corpo e prendersi cura della loro vita privata. Hanno una famiglia e tante altre cose nella vita oltre al tennis. Tutto questo è troppo» sono state le sue parole. Alcaraz ha giocato finora 52 partite ufficiali, comprese le quattro in Coppa Davis a Berlino. Le ha distribuite in 12 tornei. Quando la stagione sarà finita, potrebbe essere arrivato a 76. Nel 2021 era arrivato a 49 partite; l’anno successivo il numero è salito a 66, nel 2023 era 77. Alla stagione ufficiale vanno aggiunti gli extra, le esibizioni, quella con Novak Djokovic in Arabia Saudita, a marzo ha incontrato Nadal a Las Vegas, presto lo vedremo a Riad, in quello che El Pais definisce “un conclave milionario”. Ci sono pure Nadal e Djokovic. Poi andrà negli USA e palleggerà con Ben Shelton al Madison Square Garden di New York [4 dicembre] e con Frances Tiafoe a Charlotte [il 6]. “Più chilometri, più ore di volo, più fatica” scrive El Pais.
A queste esibizioni deve far riferimento Jannik Sinner, quando manda a dire ad Alcaraz che uno gli impegni se li può anche scegliere, per non stancarsi le partite si possono selezionare. I rapporti fra i due devono essersi raffreddati dopo la storia del clostebol. Fine della digressione.
“Nella sua ansia di espandersi e generare affari – ha scritto Alejandro Ciriza su El Pais – il tennis continua a tirare la corda e a spremere la gallina dalle uova d’oro. Viene mantenuto l’enorme volume di tornei – 68 quest’anno nell’ATP e 58 nella WTA – e viene ampliato il numero di eventi obbligatori che i migliori devono giocare”. Otto dei nove Masters 1000 e almeno quattro ATP 500 tra gli uomini; dieci WTA 1000 e sei WTA 500 per le donne. “Il calendario non offre quasi tregua – spiega El Pais – al di là della parentesi tra novembre e dicembre, in realtà piuttosto fittizia perché i giocatori devono affrontare quasi subito la fase di preparazione. Oggi il riposo è minimo e tutto succede al volo, tutto è sovrapposto. Tutte le parti vogliono di più, e gli attori principali e le attrici, con riluttanza, ne fanno le spese, ma non senza protestare”
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